AGAT - Associazione geografica per l'ambiente e il territorio

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AGAT IN NATUREMobilità 5: Las otras orillas (The other shores) Sevilla (Spagna) – novembre 2024Partecipanti: Davide Casc...
13/03/2025

AGAT IN NATURE
Mobilità 5: Las otras orillas (The other shores)
Sevilla (Spagna) – novembre 2024
Partecipanti: Davide Caschera, Luca Cupellaro e Elisa Petroni
Provider: STITCHING CHAIN

da Davide Caschera: “
Il vento di Tarifa porta con sé il profumo del sale e delle terre lontane. Lo Stretto di Gibilterra è più di un semplice confine d’acqua: è un ponte, un respiro tra due mondi. Abbiamo seguito il filo della storia, lasciandoci guidare dalle voci del passato, come pellegrini alla ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide.
Siviglia è stata il primo capitolo del nostro viaggio, una città che racchiude secoli di civiltà stratificate, fuse tra loro come i colori caldi dei suoi tramonti. La Cattedrale si erge maestosa, raccontando la riconquista cristiana, ma basta spostare lo sguardo sulla Giralda per ritrovare il richiamo del passato islamico. Il Tempio di Ercole ci ha ricordato che queste terre erano già percorse dagli uomini prima ancora che i confini fossero tracciati. Qui, la storia non è solo custodita nei monumenti, ma vibra nell’aria.
Córdoba ci ha accolti con il suo fascino silenzioso. La Mezquita ci ha immersi in un’atmosfera quasi sospesa nel tempo: la luce filtra tra le colonne, dipingendo ombre che raccontano un’epoca in cui la città era il cuore pulsante dell’Andalusia musulmana. Camminare tra le sue navate è stato come attraversare secoli in pochi passi. Ma Córdoba non è solo araba: tra le sue strade resistono le tracce dell’antica Roma, il ricordo di un tempo in cui l’impero si estendeva fino a questi luoghi, lasciando dietro di sé ponti, teatri e un’eredità mai svanita del tutto.
Da lì, ci siamo mossi verso Tarifa, l’ultimo frammento d’Europa prima del grande salto. Qui il vento non è solo una costante della natura, ma sembra portare con sé le voci di chi ha attraversato queste acque nei secoli: commercianti fenici, navigatori arabi, conquistatori spagnoli. Dalla riva, lo Stretto di Gibilterra si mostra in tutta la sua potenza, una lama d’acqua che separa e allo stesso tempo collega. Lo abbiamo osservato con la consapevolezza di stare per varcare un confine che, nella storia, è sempre stato più simbolico che reale.
Poi, il salto: Tangeri ci ha accolti con il suo fascino caotico e misterioso. La città è un crocevia di culture, un mosaico di influenze arabe, berbere ed europee che si mescolano nelle sue strade strette e nei suoi mercati vivaci. Qui abbiamo sentito il peso della "otra orilla", il concetto di un’altra sponda che non è solo geografica, ma anche culturale e storica.
Ad Asilah, la quiete e l’arte si sono fuse in un paesaggio quasi onirico: le mura bianche, i murales colorati, il suono del mare che accarezza le coste. Un luogo dove il tempo sembra scorrere più lentamente, lasciando spazio all’immaginazione.
Poi Chefchaouen, la perla blu incastonata tra le montagne. Le sue strade dipinte di azzurro ci hanno trasportati in un mondo fiabesco, in cui il colore non è solo decorazione, ma un vero e proprio linguaggio. Qui abbiamo camminato senza fretta, lasciandoci avvolgere dall’atmosfera rarefatta e dal silenzio che si interrompe solo con il canto del muezzin.
Tetouan ci ha riportati alla realtà, con la sua energia vibrante e il suo mix tra passato coloniale spagnolo e radici marocchine. Ogni angolo della città racconta una storia, ogni volto sembra portare impresso il segno di incontri e scambi avvenuti nei secoli.
E infine Ceuta, ultimo avamposto spagnolo in terra africana. Qui si erge la statua di Ercole, a simboleggiare la leggenda secondo cui fu proprio lui a separare Europa e Africa. Ma osservandola, ci siamo chiesti se davvero questi due mondi siano separati. Forse, più che una divisione, lo Stretto è sempre stato un legame: una porta aperta tra popoli che non hanno mai smesso di viaggiare, scambiarsi saperi, mescolarsi.
Abbiamo camminato tra le strade delle città, ma abbiamo anche viaggiato indietro nel tempo, immaginando i passi di chi è venuto prima di noi. Abbiamo evocato storie di marinai, mercanti, esploratori e popoli indigeni che per secoli hanno fatto su e giù tra le due sponde.
Il nostro viaggio è stato più di un percorso geografico: è stato un’immersione nelle connessioni profonde che uniscono l’Europa e l’Africa, il passato e il presente, il ricordo e la realtà. Lo Stretto di Gibilterra non è una barriera, ma un battito condiviso tra due continenti.

AGAT IN NATUREMobilità 4: Sustainability - Teaching Eco SkillsOporto (Portogallo) – settembre 2024Partecipanti: Simone D...
13/03/2025

AGAT IN NATURE
Mobilità 4: Sustainability - Teaching Eco Skills
Oporto (Portogallo) – settembre 2024
Partecipanti: Simone Di Cocco, Martina Di Giulio, Ilaria Macchianera, Emanuele Maggiara
Provider: EUNEOS

Da Emanuele Maggiara: “
Il soggiorno Erasmus+ a Espinho, che si è svolto dal 21 al 28 settembre, è stato un’esperienza straordinaria e una preziosa opportunità per immergersi in un contesto internazionale focalizzato sulla sostenibilità e sulla collaborazione tra giovani provenienti da tutta Europa.
Sin dal primo giorno, il programma si è distinto per la sua natura dinamica, offrendo numerosi laboratori, attività pratiche e discussioni di gruppo su temi cruciali come il riciclo, l’energia rinnovabile e le soluzioni ecologiche che possiamo adottare nelle nostre città. È stato estremamente stimolante confrontarsi con i partecipanti, tra cui numerosi docenti ed esperti, scoprendo modalità e pratiche differenti per affrontare le sfide ambientali in Europa.
Durante il soggiorno, abbiamo avuto anche la possibilità di esplorare direttamente Espinho, un esempio concreto di città che si impegna nella tutela dell’ambiente. Abbiamo visitato iniziative locali che promuovono la creazione di spazi verdi, come la cura delle dune artificiali, dove vengono rimosse le erbe infestanti per mantenere l’equilibrio ecologico. È stato affascinante vedere come queste iniziative possano avere un impatto positivo sul territorio e sulla comunità.
Oltre alla componente educativa, il programma ha offerto molte occasioni di svago e socializzazione. Ogni giorno è stato un'opportunità per scambiare idee, esperienze e sorrisi con persone di diverse culture, mentre ogni sera ci siamo lasciati incantare dalla bellezza di Porto, godendoci tramonti sul fiume Douro e partecipando a serate interculturali che ci hanno permesso di apprezzare maggiormente le diversità che ci univano.
In sintesi, l’esperienza Erasmus+ a Espinho non è stata solo un viaggio, ma una vera occasione di crescita personale, di scambio culturale e di riflessione sul nostro impegno verso un futuro più ecologico. Se avete l’opportunità di partecipare a un progetto simile, non esitate: sarà sicuramente un’esperienza che arricchirà la vostra vita.

AGAT IN NATUREMobilità 3: Transylvania – Landscape and LegendsSibiu (Romania) – giugno 2024Partecipanti: Gaia Bovolenta,...
13/03/2025

AGAT IN NATURE
Mobilità 3: Transylvania – Landscape and Legends
Sibiu (Romania) – giugno 2024
Partecipanti: Gaia Bovolenta, Ilaria Di Cori, Giovanna Gasparotto e Michela Ruzzini
Provider: KONTERA DESIGN

Da Ilaria Di Cori: “
Durante l’esperienza in Transilvania abbiamo avuto l’occasione di visitare luoghi ricchi di storia e di conoscere alcune delle tradizioni e delle leggende legate a questo territorio.
Palazzi signorili dalle tinte pastello, chiese e torri mosaicate, una splendida piazza e numerosissimi ristorantini multietnici donano al delizioso centro storico della città di Sibiu un’aria bohémienne. In questo contesto, un dettaglio architettonico cattura l’attenzione: i tetti in mattoncini rossi della maggior parte delle case della città sembrano avere gli occhi. Si tratta di lucernari, chiusi da piccoli vetri rettangolari, intenti a interrompere l’ordinata trama delle tegole con la loro apparizione e che assomigliano incredibilmente a delle palpebre socchiuse. La loro funzione è quella di garantire, soprattutto in inverno, una maggiore luce negli ambienti posti ai piani alti delle abitazioni, ma la leggenda vuole che quegli “occhi” servano, in qualche modo, a proteggere la città.
Il mix di culture presenti nella città di Sibiu si nota anche dalla presenza di numerose chiese di diverse fedi religiose. A distanza di pochi metri l’una dall’altra, infatti, sorgono chiese protestanti, luterane, calviniste, cattoliche e ortodosse e, durante il nostro soggiorno, abbiamo vissuto un momento molto emozionante, proprio in una chiesa ortodossa, in occasione di una cerimonia di commemorazione dedicata agli eroi che hanno combattuto per la libertà della Romania.
Questa combinazione di culture è dovuta alle conquiste dei vari popoli, fra cui quello tedesco e quello ungherese, che hanno raggiunto questo territorio nel corso dei secoli e si è mantenuta fino ad oggi. A Sibiu e in altre città limitrofe, inoltre, c’è un’elevata presenza di comunità sinti che, sebbene non siano del tutto integrate nel tessuto sociale romeno, sono state senz’altro assimilate in maniera pacifica. In alcune zone della Transilvania, fino a qualche anno fa, si contava addirittura l’80% di popolazione gypsy.
Nella città, soprattutto nelle zone periferiche, si nota un’architettura fortemente influenzata dalla politica di razionalizzazione delle risorse messa in atto dal regime comunista. In Romania, il passaggio alla democrazia, contrariamente ad altri paesi del blocco comunista dell’Europa orientale, è avvenuto in modo violento e il ricordo di quel periodo è ancora vivo nella popolazione di Sibiu e di altre città romene. Al regime è dovuta molta dell’arretratezza economica e socioculturale della città e della nazione più in generale. Un’arretratezza dalla quale la società e la classe politica sibieni stanno cercando di emanciparsi. Lo dimostra la volontà di migliorare la città dal punto di vista ambientale, promuovendo, ad esempio, progetti di smaltimento sostenibile di rifiuti, oppure riducendo drasticamente la produzione di lana poiché troppo inquinante e dal punto di vista turistico, ristrutturando locali dismessi, al fine di trasformarli in strutture ricettive e promuovendo, attraverso attività culturali e festival musicali, la conoscenza e lo sviluppo turistico del territorio.
È stato a partire dai primi anni Duemila e, in modo particolare, dal 2007, con la nomina di Sibiu a capitale europea della cultura, che è stato avviato un processo di valorizzazione dei territori che ha contribuito non solo ad attirare l’attenzione di potenziali turisti, ma anche a richiamare molti dei sibieni che si erano trasferiti in zone limitrofe, consentendo la creazione di nuove strutture abitative e un rientro di popolazione giovane.
Una tappa del nostro tour è stata la cittadina di Brad, nella provincia di Hunedoara, famosa soprattutto per il Museo dell’Oro fondato nel 1896. La visita del museo ci ha consentito di scoprire una collezione di oltre 2.000 reperti d’oro, rinvenuti nelle miniere del Paese e di tutto il mondo, tra cui i reperti di oro nativo, scoperti nei Monti Metalliferi. Non è un caso che il museo si trovi in questa città. Sorge, infatti, nella zona dell’impresa mineraria Barza Brad ed è per questo che custodisce anche minerali, rocce e vecchi strumenti di campagne minerarie di fine ‘800 attive nei pressi della città.
Abbiamo visitato anche il Castello Hunyad, una delle più importanti strutture gotiche della Transilvania, che si ritiene essere il luogo in cui Vlad l’Imperatore venne tenuto prigioniero da Mattia Corvino per i sette anni successivi alla sua cattura e il Castello di Bran, più comunemente conosciuto come “il Castello di Dracula”. Le leggende legate a quest’ultimo castello sono numerose, tuttavia, quella che ci ha più colpito è legata alla Principessa Ileana.
A partire dal 1920, il castello di Bran divenne una residenza estiva dei sovrani del Regno di Romania, Ferdinando I e Maria, e la principessa Ileana vi soggiornò fino al 1948, quando tutta la famiglia reale rumena venne esiliata dal governo comunista. Si racconta che nella giornata in cui lasciò il castello, il popolo, molto affezionato a lei, decise di portarle in dono dei cestini pieni di mele chiedendole di promettergli che sarebbe tornata. Lei non fece ritorno al castello e morì nel 1991 in America, ma nel 2006, dopo molti anni di trattative, suo figlio Domenico si vide restituire dalle autorità rumene, l’intera proprietà come parte dell’eredità materna.
La comunità della cittadina di Bran, in cui si trova il castello, è l’unica comunità che durante il periodo comunista non è stata espropriata dalle proprie abitazioni. Le proprietà che abbiamo visto in quella zona, immerse nel verde ed ancora fortemente legate alle tradizioni di un tempo, appartengono alla stessa comunità da generazioni.
Fanno parte del Museo Astra, uno dei più importanti musei etnografici all’aperto del mondo, alcune delle abitazioni che sorgevano nei pressi di Bran e in altre località della Transilvania in epoca preindustriale. Sono state trasferite lì per riprodurre un vero e proprio villaggio tradizionale rumeno, allo scopo di creare una sorta di rifugio per conservare il passato. Si tratta di un’immensa riserva naturale, nata nel 1905 come Museo della Civiltà Popolare Tradizionale, in cui è perfettamente ricreata la vita di un tempo, attraverso la presenza non solo di abitazioni originali ma anche di mulini, di antichi strumenti utilizzati per la fabbricazione di oggetti e per la lavorazione di materie prime e di installazioni legate alla produzione alimentare e all’allevamento di animali.
Il suo aspetto così genuino e autentico ci ha molto colpito ed è stato bello scoprire che una delle case che si trovava vicino la casa di famiglia del nostro tutor, proprio a Bran, è stata trasferita al Museo Astra. Lì viveva una donna con suo padre e si racconta che quella casa fosse “fatta di latte” poiché la nonna di quella che è stata l’ultima proprietaria della casa poté costruirla solo grazie al suo lavoro come balia.
Un’altra tappa del tour è stata la città di Alba Iulia, situata sul sito dell’antica città romana di Apollum. Nel centro storico di questa raffinata cittadina sono presenti due importanti cattedrali, una ortodossa e una cattolica. La prima viene chiamata “cattedrale della riunificazione della nazione” poiché fu costruita, in poco più di un anno, a seguito dell’annessione della Transilvania alla Romania e qui, nel 1922, vennero incoronati il Re Ferdinando e la Regina Maria, come famiglia regnante della Romania Grande. La seconda, invece, è cattolica e la sua architettura e il contesto nel quale è inserita ricordano molto alcune chiese del territorio umbro.
Abbiamo avuto modo di conoscere anche le montagne tra la Transilvania e la Valacchia, raggiungendo tramite la Transfagarasan, una meravigliosa strada fra i Carpazi, un luogo immerso nella natura, a circa 2.000 metri di altitudine. Lì, abbiamo fatto un brunch a base di prodotti tipici del luogo, ammirato la rigogliosa vegetazione e assaporato un silenzio carico di pace, vivendo momenti davvero indimenticabili, fra cui l’incontro con un simpatico orsetto e una bella scalata a caccia di rododendri!
È stata un’esperienza fortemente formativa che ci ha consentito di conoscere e apprezzare luoghi densi di storia, e una popolazione che, nonostante abbia ancora un piede nel proprio passato, possiede, al tempo stesso, uno sguardo dritto e aperto verso il futuro, e una forte volontà di creare un domani migliore per le generazioni future.”

AGAT IN NATUREMobilità 2: Green skill in educationVienna (Austria) – giugno 2024Partecipanti: Claudio Calvani, Giustina ...
13/03/2025

AGAT IN NATURE
Mobilità 2: Green skill in education
Vienna (Austria) – giugno 2024
Partecipanti: Claudio Calvani, Giustina Feruglio, Giulia Segat e Franco Segat
Provider: EUROPASS TEACHER ACADEMY

AGAT IN NATUREMobilità 1: Education for sustainable developmentAtene (Grecia) – maggio 2024Partecipanti: Elide Felici e ...
13/03/2025

AGAT IN NATURE
Mobilità 1: Education for sustainable development
Atene (Grecia) – maggio 2024
Partecipanti: Elide Felici e Adriana Gotadoro
Provider: IDEC AINTEK

Da Elide Felici: “ Il corso è stato molto interessante perché abbiamo avuto modo di approfondire un tema sempre più attuale, visualizzandolo da diversi punti di vista. Ci siamo confrontate con persone provenienti da altre parti del mondo che avevano esperienze diverse. È stato educativo e ci ha permesso di metterci in gioco con i vari obiettivi giornalieri durante quella settimana lasciandoci vari spunti su come mettere in pratica giornalmente quello che abbiamo imparato”.

AGAT IN NATURE è il sesto progetto dell’Associazione Geografica per l’Ambiente e il Territorio.Il progetto è partito ad ...
13/03/2025

AGAT IN NATURE è il sesto progetto dell’Associazione Geografica per l’Ambiente e il Territorio.
Il progetto è partito ad agosto del 2023 ed è terminato lo scorso novembre e ha previsto lo svolgimento di 16 mobilità funzionali alla crescita e al miglioramento del nostro staff.
I 16 partecipanti hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con colleghi provenienti da tutta Europa, con i quali si sono confrontati e hanno costruito sinergie essenziali a futuri rapporti di collaborazione.
La divulgazione dei metodi appresi sta favorendo il nostro movimento nell’inserimento a una visione più europea del nostro lavoro.
Le azioni di mobilità hanno generato effetti positivi sulla qualità delle nostre attività educative e didattiche dentro il gruppo di lavoro delle Officine Escursionistiche.

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