12/11/2025
La strada è ancora lunga...
UNA RECENTE ED IMPORTANTISSIMA SENTENZA SULLA VIOLENZA DOMESTICA
La recentissima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione VI penale, la n. 35667, depositata il 31.10.25, con relatrice Paola Di Nicola Travaglini, è degna di nota, perché innova il panorama delle sentenze in tema di violenza domestica. Difatti tale pronuncia giudiziaria è per la prima volta riconducibile alla attestazione di come tale genere di violenza sia a carattere ciclico, mutuando questa tesi dal patrimonio della psicologia e della sociologia. Puntare su l’individuazione nella violenza domestica di un ciclo di comportamenti tipicamente a tre fasi-tensione, episodica esplosione, riconciliazione-costituisce il pilastro su cui si basa tale sentenza, conseguentemente innovativa.
Riportiamo ora alcuni suoi passi: “Il ragionamento del Tribunale di Avellino inquadra non illogicamente – ed anzi in coerenza con un dato esperienziale – i comportamenti di V. all’interno di una tipica modalità manipolatoria e ciclica della violenza nelle relazioni intime, in cui i maltrattamenti dell’autore, soprattutto psicologici (disprezzo, umiliazioni, denigrazioni, ricatti morali rispetto alla sottrazione del figlio appena nato, richiami costanti all’inadeguatezza della donna in quanto donna), seguiti da violenze fisiche, idonee a porre in pericolo la vita del nascituro, erano state tali da culminare nella rottura della relazione, ma anche in successive richieste di perdono di G., capaci di confondere la vittima e porla nell’illusoria aspettativa del cambiamento, accettando la ripresa della convivenza, sino a riprendere con maggiore crudeltà nel periodo successivo”.
Nel prosieguo, “Nel caso in esame, l’affidabilità della massima di esperienza costituita dalla modalità ciclica, con precise fasi, della violenza nelle relazioni strette, anche con riferimento alle dinamiche relazionali che in quell’ambito si sviluppano, è legata non solo all’ampia casistica giudiziaria circa i comportamenti ricorrenti degli autori e delle vittime in questi reati, ma anche alla loro progressiva acquisizione da parte sia di organismi internazionali accreditati sia, infine, delle stesse fonti sovranazionali)”.
Ulteriormente: “Le condotte riferite dalla persona offesa, con le sue paure e i suoi ripensamenti, danno puntuale conto del c.d. ciclo della violenza ovverosia un modello tipico di crescita esponenziale della modalità maltrattante nei contesti affettivi di coppia che si sviluppa secondo precise fasi, tutte sussistenti nella specie, e correttamente valutate dai Giudici di merito proprio in questa chiave”.
Una sentenza come questa diventa conseguentemente apripista per future pronunce in tema di maltrattamenti familiari. Laddove prima era possibile ritenere e giudicare la loro vittima inattendibile perchè, ad esempio, avesse ritirato la denuncia, vedrà tale scelta valutarsi non aprioristicamente, ma sulla base del riscontro dei comportamenti del maltrattante nella loro ciclicità. Si aprono, quindi, speranze nuove per le vittime di violenza domestica, alla costante ricerca di giustizia e verità nelle aule giudiziarie italiane.