Coordinamento Donne e Politiche di Inclusione CISL Bankit

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Coordinamento Donne e Politiche di Inclusione CISL Bankit Il Coordinamento si occupa di promuovere la cultura di genere e rimuovere le discriminazioni sui luoghi di lavoro

14/03/2026

Le parole creano il pensiero

Un anno vola...
05/03/2026

Un anno vola...

Ecco. Di male in peggio...
05/03/2026

Ecco. Di male in peggio...

E, MENO MALE, CHE CON GIORGIA MELONI, PRIMA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SI ERA ROTTO IL SOFFITTO DI CRISTALLO!!!

"Alla vigilia dell'8 marzo, mentre celebrano gli 80 anni dal voto alle donne, la premier Meloni e la ministra Roccella depositano contemporaneamente in Parlamento un decreto legislativo che prevede la cancellazione della figura delle Consigliere di parità sul lavoro. Una scelta sbagliata che prevede la chiusura dei punti di riferimento della promozione della parità di genere nelle regioni, per costruire invece una struttura centrale romana. Ma davvero il governo pensa che le donne in difficoltà nelle più diverse aree del Paese, possano pensare di rivolgersi con una pec a strutture ministeriali? I dati della disparità ci dicono con spietatezza che c'è bisogno di investire di più sulla parità effettiva, soprattutto nel lavoro, con risorse e strumenti concreti, anche potenziando e migliorando ruoli di garanzia, come quello delle consigliere di parità territoriali che sono vicine alle donne nei problemi quotidiani. Il nostro paese dovrebbe recepire la direttiva europea rafforzando invece l'impegno distribuito nelle città e nelle aree periferiche, non eliminare questo presidio. Per coerenza con le parole che vengono pronunciate ogni giorno per la celebrazione della parità, chiediamo alle donne di governo, Meloni e Roccella in primis, un ripensamento responsabile per andare incontro, in modo efficace, ai bisogni di tutte le italiane, ovunque vivano". Così le deputate del gruppo parlamentare del Partito Democratico. ( Agenzia Dire)

Un appuntamento consueto e gradito
05/03/2026

Un appuntamento consueto e gradito

💐 Domenica 8 marzo 2026, in occasione della 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚, è previsto l’ingresso gratuito per le donne in tutti i musei e luoghi della cultura statali.

📌 Numerosi sono gli istituti che organizzeranno visite guidate o altre iniziative a tema, mirate a sensibilizzare il pubblico dei musei sull’importanza culturale della Giornata.

👉 La programmazione dettagliata degli eventi, in costante aggiornamento, è disponibile sulla pagina dedicata del sito del Ministero della Cultura https://cultura.gov.it/evento/8-marzo-2026

Sanremo può offrire un punto di osservazione sociale
05/03/2026

Sanremo può offrire un punto di osservazione sociale

La settimana del Festival di Sanremo offre ogni anno uno spaccato dell’Italia più genuina, quella ferma a cinquant’anni fa. Ieri un esempio che chiarisce il concetto meglio di mille articoli.
In conferenza stampa le Bambole di Pezza vengono incalzate da un giornalista “illuminato” che pare uscito da una riunione di condominio del 1987: “Ma il femminismo non è superato? Non siamo oltre il patriarcato? A casa mia comanda mia moglie”.
Ecco qua: “A casa mia comanda mia moglie”.
Il non plus ultra dell’analisi sociologica, secoli di studi buttati nel cesso, tanto c’è il giornalista boomer che ci spiega come campare.
Le Bambole tirano fuori quello che capita di rado, la risposta giusta al momento giusto: “non vogliamo comandare a casa, vogliamo potere ovunque.”
Traduzione: non si tratta di sostituire un dominio con un altro, ma di smettere di vivere in una finta parità raccontata dagli uomini che si sentono oppressi perché magari permettono alla moglie di scegliere il colore delle tende.

Gli uomini che frignano sono davvero un fenomeno interessante. Quell’uomo che, appena sente la parola “femminismo”, si trasforma in vittima.
“Eh ma adesso non si può dire più niente.”
“Eh ma le donne comandano già.”
“Eh ma siamo noi discriminati.”
È un curioso cortocircuito: per secoli noi uomini abbiamo avuto il potere economico, politico, religioso, simbolico. Tutto.
Il Femminismo non dice “ok, adesso tocca a noi”, vuole solo che tutto ciò venga spartito equamente e l’uomo che fa? Piange perché permette alla moglie di scegliere dove andare in vacanza.
Il patriarcato oggi non si presenta più con la clava. Si presenta con il broncio da frignone.
“A casa mia comanda lei” è un capolavoro di propaganda vittimista che mira a confondere il micro con il macro.
Che in una singola famiglia una donna abbia più voce non significa che il sistema sia paritario. Significa che fuori da quella cucina ci sono:
- stipendi medi più bassi per le donne
- carriere rallentate dalla maternità
- carichi di cura distribuiti in modo squilibrato
- percentuali ridicole nei ruoli apicali

Il patriarcato non è “chi decide il menù”, è chi decide le regole del gioco. E quelle, guarda caso, sono ancora scritte in larga parte da uomini.
Far credere che “le donne comandano” è un trucco retorico geniale che sposta l’attenzione dall’asimmetria strutturale al teatrino domestico. Così l’uomo può sentirsi oppresso perché passa l’aspirapolvere una volta all’anno (il sempre urticante “aiuta in casa”, come se fosse un ospite), mentre continua a vivere in un sistema che lo favorisce statisticamente.
Non solo, la frase “le donne comandano in casa” diventa tragicamente paradossale quando si realizza che quella casa dove “comandano” è il luogo dove spesso vengono pure uccise o sono oggetto di violenza.
È una contraddizione che si smonta da sola. Se davvero detenessero il potere, non sarebbero anche le principali vittime della violenza tra le mura domestiche. Il potere reale non coincide con il potere percepito o raccontato per autoassolversi.

C’è poi un retrogusto disgustoso in questa narrativa: l’idea che in realtà la donna tenga l’uomo “sotto il tacco”, che manipoli, che controlli, che domini nell’ombra.
È un immaginario da manuale Incel. L’uomo sarebbe la vera vittima di un potere femminile occulto. Una fantasia consolatoria. Perché se sei oppresso, non devi metterti in discussione.
Peccato che la parità, nei fatti, sia lontanissima e che i numeri su lavoro, rappresentanza, sicurezza personale raccontino un’altra storia.
Sapete com’è, “mi sento comandato” non è un indicatore statistico.
Le Bambole di Pezza hanno fatto quello che si dovrebbe fare sempre, non accettare la premessa sbagliata. Non si sono fatte trascinare sul terreno del “ma allora volete comandare voi?”, ma hanno riportato il discorso dove deve stare: potere, diritti, libertà.
Il punto non è chi comanda in casa.
Il punto è chi può camminare per strada senza paura.
Chi viene pagato di più a parità di lavoro.
Chi non deve dimostrare il doppio per ottenere la metà.
Finché la risposta non sarà “tutti allo stesso modo”, il femminismo non è superato, è semplicemente necessario.
E dire ridacchiando che fai scegliere la pizza a tua moglie non ti rende una vittima del sistema.

Il 5 marzo un nuovo importante evento di Noi Rete Donne su Donne Agricoltura e Sostenibilità.Coordinano Daniela Carlà e ...
27/02/2026

Il 5 marzo un nuovo importante evento di Noi Rete Donne su Donne Agricoltura e Sostenibilità.
Coordinano Daniela Carlà e Sabrina Alfonso.
Interverranno, tra le altre, Annalisa Maiorano di Cisl Roma Capitale Rieti e Giulia Callini

Tina Anselmi.La partigiana Gabriella. Sindacalista CISL Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori. Parlamentare. Mini...
27/02/2026

Tina Anselmi.
La partigiana Gabriella. Sindacalista CISL Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori. Parlamentare. Ministra.
Una madre della nostra democrazia cui essere grati/e.
Un importante evento organizzato da Valeria Valente e Daniela Carlà Noi Rete Donne.
Per chi non avesse seguito, qui la registrazione.

Organizzato dalla senatrice del Pd Valeria Valente, in collaborazione con “Noi Rete Donne” e “In memoria di Tina Anselmi”. Intervengono: la segretaria del Pd Elly Schlein, Valeria Valente, Pier Ferdinando Casini, Anna Rossomando, Daniela Carlà (di Noi Rete Donne), Valentina Magrin (nipote d...

Fondamentale la normativa, ma se non si lavora sulla cultura, sull'educazione, non si ribaltano gli archetipi sociali di...
02/12/2025

Fondamentale la normativa, ma se non si lavora sulla cultura, sull'educazione, non si ribaltano gli archetipi sociali di riferimento. Perché il patriarcato opprime le Donne ...e gli Uomini.

È stato chiesto al dott. Fabio Roia, uno dei magistrati più esperti in tema di violenza maschile sulle donne, il motivo per cui ha intitolato il suo nuovo libro "Mai più cosa vostra”.

«È un libro che ho scritto con Ilaria Ramoni, avvocata esperta di mafia e di diritti umani. È un libro contro il patriarcato perché noi riteniamo che ci sia un fondamento nella violenza di genere che esiste e resiste ancora oggi. È il patriarcato! Teoricamente sarebbe stato abolito nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia.

Ma non basta una legge per abolire un sentimento, una forma di cultura radicata nella nostra storia e nella nostra società. Noi riteniamo che il patriarcato sopravviva nelle nuove generazioni e continui a caratterizzare il rapporto uomo-donna, nelle relazioni di affettività, nelle relazioni lavorative e anche in contesti mafiosi».

Come dargli torto, visto che nell'esame degli episodi, che quotidianamente si connotano quali espressione di violenza maschile sulle donne, c'è la comune costante di una cultura che vuole la donna inferiore all'uomo? A destra pensano di debellarla con l'introduzione del reato di femninicidio?? Davvero ci si affida a soluzioni a basso costo???

GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE Ogni anno, in questi giorni, siamo sommersi da...
25/11/2025

GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Ogni anno, in questi giorni, siamo sommersi da frasi fatte: “rispettiamo le donne”, “mai più violenza”, “basta femminicidi”.
Eppure continuiamo a fingere che la violenza sia un incidente, un raptus, un mostro isolato che emerge dal nulla.
Ma non è così: è un sistema, e noi ci viviamo dentro.

Il 25 novembre serve a ricordarci una cosa scomoda: la violenza non nasce quando un uomo alza le mani, ma molto prima.
Nasce quando “è solo un commento”, “era scherzoso”, “dai, sei troppo sensibile”. Quando crediamo che certe dinamiche non ci riguardino.
Quando a un racconto di violenza: “sì, ma come era vestita? sì, ma cosa avrà fatto? sì, però è complicato…”.

La violenza contro le donne prospera grazie all’indifferenza di chi non la esercita, ma nemmeno la contrasta. E questo riguarda tutti e tutte, anche negli ambienti che si raccontano evoluti, moderni, “immuni”.

Perché questa giornata è importante?
Perché ci obbliga a guardarci allo specchio e chiederci: sto contribuendo a cambiare qualcosa, o sto solo facendo finta di non vedere?
Perché ci costringe a smettere di raccontarci fiabe rassicuranti e a riconoscere che la violenza è un fenomeno culturale, non un’eccezione.
E perché, banalmente, finché il numero di donne uccise, minacciate, isolate o costrette al silenzio continuerà a raccontare un Paese che non vuole cambiare, allora questa giornata non è una cerimonia: è un allarme.


Roma, 25 novembre 2025
La Segreteria First Cisl Banca d'Italia

Indirizzo

Via Panisperna 32
Rome
00181

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