05/03/2026
Sanremo può offrire un punto di osservazione sociale
La settimana del Festival di Sanremo offre ogni anno uno spaccato dell’Italia più genuina, quella ferma a cinquant’anni fa. Ieri un esempio che chiarisce il concetto meglio di mille articoli.
In conferenza stampa le Bambole di Pezza vengono incalzate da un giornalista “illuminato” che pare uscito da una riunione di condominio del 1987: “Ma il femminismo non è superato? Non siamo oltre il patriarcato? A casa mia comanda mia moglie”.
Ecco qua: “A casa mia comanda mia moglie”.
Il non plus ultra dell’analisi sociologica, secoli di studi buttati nel cesso, tanto c’è il giornalista boomer che ci spiega come campare.
Le Bambole tirano fuori quello che capita di rado, la risposta giusta al momento giusto: “non vogliamo comandare a casa, vogliamo potere ovunque.”
Traduzione: non si tratta di sostituire un dominio con un altro, ma di smettere di vivere in una finta parità raccontata dagli uomini che si sentono oppressi perché magari permettono alla moglie di scegliere il colore delle tende.
Gli uomini che frignano sono davvero un fenomeno interessante. Quell’uomo che, appena sente la parola “femminismo”, si trasforma in vittima.
“Eh ma adesso non si può dire più niente.”
“Eh ma le donne comandano già.”
“Eh ma siamo noi discriminati.”
È un curioso cortocircuito: per secoli noi uomini abbiamo avuto il potere economico, politico, religioso, simbolico. Tutto.
Il Femminismo non dice “ok, adesso tocca a noi”, vuole solo che tutto ciò venga spartito equamente e l’uomo che fa? Piange perché permette alla moglie di scegliere dove andare in vacanza.
Il patriarcato oggi non si presenta più con la clava. Si presenta con il broncio da frignone.
“A casa mia comanda lei” è un capolavoro di propaganda vittimista che mira a confondere il micro con il macro.
Che in una singola famiglia una donna abbia più voce non significa che il sistema sia paritario. Significa che fuori da quella cucina ci sono:
- stipendi medi più bassi per le donne
- carriere rallentate dalla maternità
- carichi di cura distribuiti in modo squilibrato
- percentuali ridicole nei ruoli apicali
Il patriarcato non è “chi decide il menù”, è chi decide le regole del gioco. E quelle, guarda caso, sono ancora scritte in larga parte da uomini.
Far credere che “le donne comandano” è un trucco retorico geniale che sposta l’attenzione dall’asimmetria strutturale al teatrino domestico. Così l’uomo può sentirsi oppresso perché passa l’aspirapolvere una volta all’anno (il sempre urticante “aiuta in casa”, come se fosse un ospite), mentre continua a vivere in un sistema che lo favorisce statisticamente.
Non solo, la frase “le donne comandano in casa” diventa tragicamente paradossale quando si realizza che quella casa dove “comandano” è il luogo dove spesso vengono pure uccise o sono oggetto di violenza.
È una contraddizione che si smonta da sola. Se davvero detenessero il potere, non sarebbero anche le principali vittime della violenza tra le mura domestiche. Il potere reale non coincide con il potere percepito o raccontato per autoassolversi.
C’è poi un retrogusto disgustoso in questa narrativa: l’idea che in realtà la donna tenga l’uomo “sotto il tacco”, che manipoli, che controlli, che domini nell’ombra.
È un immaginario da manuale Incel. L’uomo sarebbe la vera vittima di un potere femminile occulto. Una fantasia consolatoria. Perché se sei oppresso, non devi metterti in discussione.
Peccato che la parità, nei fatti, sia lontanissima e che i numeri su lavoro, rappresentanza, sicurezza personale raccontino un’altra storia.
Sapete com’è, “mi sento comandato” non è un indicatore statistico.
Le Bambole di Pezza hanno fatto quello che si dovrebbe fare sempre, non accettare la premessa sbagliata. Non si sono fatte trascinare sul terreno del “ma allora volete comandare voi?”, ma hanno riportato il discorso dove deve stare: potere, diritti, libertà.
Il punto non è chi comanda in casa.
Il punto è chi può camminare per strada senza paura.
Chi viene pagato di più a parità di lavoro.
Chi non deve dimostrare il doppio per ottenere la metà.
Finché la risposta non sarà “tutti allo stesso modo”, il femminismo non è superato, è semplicemente necessario.
E dire ridacchiando che fai scegliere la pizza a tua moglie non ti rende una vittima del sistema.