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Coordinamento Donne e Politiche di Inclusione CISL Bankit Il Coordinamento si occupa di promuovere la cultura di genere e rimuovere le discriminazioni sui luoghi di lavoro

Fondamentale la normativa, ma se non si lavora sulla cultura, sull'educazione, non si ribaltano gli archetipi sociali di...
02/12/2025

Fondamentale la normativa, ma se non si lavora sulla cultura, sull'educazione, non si ribaltano gli archetipi sociali di riferimento. Perché il patriarcato opprime le Donne ...e gli Uomini.

È stato chiesto al dott. Fabio Roia, uno dei magistrati più esperti in tema di violenza maschile sulle donne, il motivo per cui ha intitolato il suo nuovo libro "Mai più cosa vostra”.

«È un libro che ho scritto con Ilaria Ramoni, avvocata esperta di mafia e di diritti umani. È un libro contro il patriarcato perché noi riteniamo che ci sia un fondamento nella violenza di genere che esiste e resiste ancora oggi. È il patriarcato! Teoricamente sarebbe stato abolito nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia.

Ma non basta una legge per abolire un sentimento, una forma di cultura radicata nella nostra storia e nella nostra società. Noi riteniamo che il patriarcato sopravviva nelle nuove generazioni e continui a caratterizzare il rapporto uomo-donna, nelle relazioni di affettività, nelle relazioni lavorative e anche in contesti mafiosi».

Come dargli torto, visto che nell'esame degli episodi, che quotidianamente si connotano quali espressione di violenza maschile sulle donne, c'è la comune costante di una cultura che vuole la donna inferiore all'uomo? A destra pensano di debellarla con l'introduzione del reato di femninicidio?? Davvero ci si affida a soluzioni a basso costo???

GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE Ogni anno, in questi giorni, siamo sommersi da...
25/11/2025

GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Ogni anno, in questi giorni, siamo sommersi da frasi fatte: “rispettiamo le donne”, “mai più violenza”, “basta femminicidi”.
Eppure continuiamo a fingere che la violenza sia un incidente, un raptus, un mostro isolato che emerge dal nulla.
Ma non è così: è un sistema, e noi ci viviamo dentro.

Il 25 novembre serve a ricordarci una cosa scomoda: la violenza non nasce quando un uomo alza le mani, ma molto prima.
Nasce quando “è solo un commento”, “era scherzoso”, “dai, sei troppo sensibile”. Quando crediamo che certe dinamiche non ci riguardino.
Quando a un racconto di violenza: “sì, ma come era vestita? sì, ma cosa avrà fatto? sì, però è complicato…”.

La violenza contro le donne prospera grazie all’indifferenza di chi non la esercita, ma nemmeno la contrasta. E questo riguarda tutti e tutte, anche negli ambienti che si raccontano evoluti, moderni, “immuni”.

Perché questa giornata è importante?
Perché ci obbliga a guardarci allo specchio e chiederci: sto contribuendo a cambiare qualcosa, o sto solo facendo finta di non vedere?
Perché ci costringe a smettere di raccontarci fiabe rassicuranti e a riconoscere che la violenza è un fenomeno culturale, non un’eccezione.
E perché, banalmente, finché il numero di donne uccise, minacciate, isolate o costrette al silenzio continuerà a raccontare un Paese che non vuole cambiare, allora questa giornata non è una cerimonia: è un allarme.


Roma, 25 novembre 2025
La Segreteria First Cisl Banca d'Italia

Se questi sono giornalisti....
12/11/2025

Se questi sono giornalisti....

“Ma spiegaci un attimo questa attitudine per magari laccare le unghie, oppure portare gli orecchini...”

La domanda non è stata fatta ad una sfilata di moda ma durante la premiazione dei Collari d’oro, una delle massime onorificenze riconosciute dal CONI agli sportivi italiani più meritevoli.

A chi era rivolta? Al campione del mondo di fioretto, Tommaso Marini.

Che risponde un po' sorpreso dalla domanda fuori luogo ma senza incertezze: “oggi siamo una squadra, quindi parlare di me sarebbe molto egoista. Riporterei l’attenzione su di noi, siamo un gruppo molto bello, unito, abbiamo faticato tanto. Abbiamo vinto altri collari d’oro insieme, condividere questi successi insieme è la parte più bella dello sport”.

Una risposta perfetta, che però non nasconde il fastidio del campione per una domanda inopportuna, e infatti arriva poi su Instagram la reazione: «Non ho capito il nesso tra il nostro oro mondiale di squadra e il mio smalto o gli orecchini… »

E infatti un nesso non c'è, se non quello di un Paese che proprio non riesce a progredire, ad emanciparsi, e quindi a considerare per nulla strano o stravagante un uomo che mette lo smalto o si trucca, come fosse un diritto concesso solo al sesso femminile.

In un mondo dove spesso le donne devono giustificare tutto — corpo, vestiti, accessori, oggi Marini ricorda che la dignità non ha stile imposto.

E lo facciamo anche noi, ridendo di quel “medioevo” che qualcuno ancora pensa possa avere spazio.

Grazie Tommaso: per la scherma, per il coraggio e per aver ricordato che lo sport è squadra, talento e rispetto.
E che gli accessori… sono solo dettagli. E in ogni caso nessuno deve giudicarli o identificarci con loro.

Quanto vale la vita di una donna?
12/11/2025

Quanto vale la vita di una donna?

Valentina Milluzzo era la giovane donna deceduta il 16 ottobre 2016 presso il reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dopo oltre due settimane di degenza. Con lei morirono anche i due gemelli che portava in grembo e la Procura della Repubblica, in conseguenza della denuncia dei familiari, nominò i propri consulenti perché si facesse chiarezza sulla vicenda. Veniva, difatti, contestata dai congiunti di Valentina una presunta negligenza dei sanitari, che avrebbero invece dovuto salvaguardarle la vita. Nello specifico i familiari accusarono i medici di non essere intervenuti finché i bambini portati in grembo da Valentina erano vivi, perché i sanitari erano obiettori di coscienza.

Nell'immediatezza della tragica vicenda in uno studio televisivo della Rai, più precisamente durante la trasmissione Storie italiane, i familiari resero pubbliche le motivazioni della perizia medica affidata dal Tribunale di Catania a due esperte, le dottoresse Claudia Giuffrida e Maura Francesca Berlich. Vi si desunse che "La possibilità della prosecuzione della gravidanza era veramente scarsa. Si ritiene che l'aborto fosse inevitabile dal 5 ottobre 2016 (11 giorni prima della morte per arresto cardiocircolatorio, consecutivo a shock settico in soggetto con sepsi, ndc)”. Conseguentemente si desumerebbe che Valentina avrebbe potuto essere salvata per tempo, solo che si fosse effettuato l’aborto terapeutico da approntare nell’immediatezza della situazione clinica riguardante i due feti in grembo alla giovane donna. Invece, trascorsero invano altri 11 giorni, caratterizzati purtroppo da una terapia antibiotica inadeguata, come scrivono gli esperti.

Salvatore Milluzzo, padre di Valentina, durante la stessa trasmissione televisiva usò parole dure contro i medici, che costrinsero la figlia ad un calvario durato oltre due settimane. La madre, Giusi Moschetto, inoltre ci tenne a precisare più volte che la congiunta era morta ”in un ospedale e non in una baracca”. Rimarcando in maniera ferma e decisa: “Non si può consegnare una figlia nelle mani di professionisti per poi vedersela riconsegnare morta".

Oggi, martedí 11 novembre 2025, ad un anno esatto dalla sentenza d'appello che aveva assolto i quattro medici perché "il fatto non sussiste", dopo una pronuncia di condanna a sei mesi in primo grado perché "in concorso e cooperazione tra loro cagionavano con colpa il decesso della gestante", la Corte di Cassazione si è pronunciata, solo per le responsabilità civili, sulla morte di Valentina Milluzzo e dei due feti che portava in grembo. Oggi è stata definitivamente acclarata la verità, l'unica in grado di fare ottenere giustizia a questa donna che ha perso ingiustamente la vita.

Siamo accanto ai familiari di Valentina che si sono strenuamente battuti in questi anni per la Verità. Come il padre, Salvatore, che poche ore ha ha divulgato in un post la notizia della fine del loro calvario giudiziario e di vita.

La strada è ancora lunga...
12/11/2025

La strada è ancora lunga...

UNA RECENTE ED IMPORTANTISSIMA SENTENZA SULLA VIOLENZA DOMESTICA

La recentissima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione VI penale, la n. 35667, depositata il 31.10.25, con relatrice Paola Di Nicola Travaglini, è degna di nota, perché innova il panorama delle sentenze in tema di violenza domestica. Difatti tale pronuncia giudiziaria è per la prima volta riconducibile alla attestazione di come tale genere di violenza sia a carattere ciclico, mutuando questa tesi dal patrimonio della psicologia e della sociologia. Puntare su l’individuazione nella violenza domestica di un ciclo di comportamenti tipicamente a tre fasi-tensione, episodica esplosione, riconciliazione-costituisce il pilastro su cui si basa tale sentenza, conseguentemente innovativa.

Riportiamo ora alcuni suoi passi: “Il ragionamento del Tribunale di Avellino inquadra non illogicamente – ed anzi in coerenza con un dato esperienziale – i comportamenti di V. all’interno di una tipica modalità manipolatoria e ciclica della violenza nelle relazioni intime, in cui i maltrattamenti dell’autore, soprattutto psicologici (disprezzo, umiliazioni, denigrazioni, ricatti morali rispetto alla sottrazione del figlio appena nato, richiami costanti all’inadeguatezza della donna in quanto donna), seguiti da violenze fisiche, idonee a porre in pericolo la vita del nascituro, erano state tali da culminare nella rottura della relazione, ma anche in successive richieste di perdono di G., capaci di confondere la vittima e porla nell’illusoria aspettativa del cambiamento, accettando la ripresa della convivenza, sino a riprendere con maggiore crudeltà nel periodo successivo”.

Nel prosieguo, “Nel caso in esame, l’affidabilità della massima di esperienza costituita dalla modalità ciclica, con precise fasi, della violenza nelle relazioni strette, anche con riferimento alle dinamiche relazionali che in quell’ambito si sviluppano, è legata non solo all’ampia casistica giudiziaria circa i comportamenti ricorrenti degli autori e delle vittime in questi reati, ma anche alla loro progressiva acquisizione da parte sia di organismi internazionali accreditati sia, infine, delle stesse fonti sovranazionali)”.

Ulteriormente: “Le condotte riferite dalla persona offesa, con le sue paure e i suoi ripensamenti, danno puntuale conto del c.d. ciclo della violenza ovverosia un modello tipico di crescita esponenziale della modalità maltrattante nei contesti affettivi di coppia che si sviluppa secondo precise fasi, tutte sussistenti nella specie, e correttamente valutate dai Giudici di merito proprio in questa chiave”.

Una sentenza come questa diventa conseguentemente apripista per future pronunce in tema di maltrattamenti familiari. Laddove prima era possibile ritenere e giudicare la loro vittima inattendibile perchè, ad esempio, avesse ritirato la denuncia, vedrà tale scelta valutarsi non aprioristicamente, ma sulla base del riscontro dei comportamenti del maltrattante nella loro ciclicità. Si aprono, quindi, speranze nuove per le vittime di violenza domestica, alla costante ricerca di giustizia e verità nelle aule giudiziarie italiane.

03/08/2025

Abbiamo convintamente aderito

E non chiamiamolo raptus. Eliminare una persona fisicamente perché "mi ha lasciato" è il nodo fondamentale della questio...
29/05/2025

E non chiamiamolo raptus.
Eliminare una persona fisicamente perché "mi ha lasciato" è il nodo fondamentale della questione. A qualsiasi età non concepire che le persone siano senzienti e, quindi, autonome e libere di cambiare opinione, sentimenti, desideri è agghiacciante. Ed è ciò che avviene in tutti questi uomini che non trovano altra risposta che uccidere. Non sono "mostri", sono assassini e l'arma la carica una società sessista e sessualizzata che non concepisce la libertà e l'indipendenza delle donne, ma ancora, nonostante le leggi, fortemente patriarcale.
E il patriarcato è tossico per entrambi i sessi, anche se la vita la perdono le donne...

Buon 1 maggio, aspettando una festa del lavoro stabile e tutelato e realmente equiparato
01/05/2025

Buon 1 maggio, aspettando una festa del lavoro stabile e tutelato e realmente equiparato

O Partigiana, portami via...
23/04/2025

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