15/08/2026
GIUSEPPI IL WEB NON DIMENTICA
Vorremmo veramente smettere di parlare di Giuseppe Conte e voltare pagina, annunciare che il simbolo M5S è sfuggito dalle fauci del contismo sfrenato e chiudere questo triste capitolo della storia del Movimento ma non possiamo, il Conte ci regala sempre nuove perle e siamo costretti a intervenire.
Ieri l'ex PDC ha pubblicato un post celebrativo delle sue splendide gesta nella gestione delle concessioni autostradali ai Benetton dopo il dramma del crollo del Ponte Morandi
A smentire la versione autocelebrativa di Conte non è un avversario politico, ma Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture del suo stesso governo.
Toninelli ha raccontato un retroscena molto pesante: «Conte mi urlò in faccia che bisognava solo minacciare la revoca, per poter trattare con i Benetton».
Altro che battaglia portata avanti fino in fondo. Secondo il suo ex ministro, la revoca non sarebbe mai stata il vero obiettivo di Conte, ma soltanto un’arma da agitare pubblicamente per ottenere condizioni migliori al tavolo della trattativa.
La procedura amministrativa, sostiene Toninelli, era pronta. Mancò però la volontà politica: Salvini si tirò indietro e Conte, preoccupato dai possibili contenziosi, preferì non forzare la mano.
La sua ricostruzione è molto chiara: il Conte I parlava di revoca; il Conte II scelse la trattativa. Caduto il primo governo, quella battaglia venne accantonata e la promessa fatta agli italiani dopo la morte di 43 persone non fu mai mantenuta.
Ma andiamo per ordine: dopo anni di promesse, le concessioni autostradali non sono mai state revocate.
Al loro posto, una soluzione alternativa: il passaggio di Autostrade per l’Italia (ASPI) sotto controllo statale, tramite l’acquisizione da parte di Cassa Depositi e Prestiti (CDP).
Un compromesso presentato come vittoria, ma che ha lasciato intatti molti dei problemi del passato
Nel 2019, il governo Conte I aveva annunciato la volontà di revocare la concessione ad ASPI, all’indomani del crollo del ponte Morandi.
L’inadempienza della società nella manutenzione dell’infrastruttura era evidente.
Nel 2021 Cassa Depositi e Prestiti (51%), insieme ai fondi Blackstone e Macquarie, rileva l’88% di ASPI.
Nel 2024, ASPI ha distribuito 790 milioni di euro in dividendi agli azionisti, compresa CDP, mentre gli investimenti sulla rete risultano ancora insufficienti: sarebbero necessari 23 miliardi.
Nel frattempo, i pedaggi continuavano a crescere: +3,34% nel 2023, +2,3% nel 2024.
I cittadini hanno pagato di più, senza percepire un vero miglioramento in manutenzione e sicurezza.
Insomma, il passaggio di Autostrade per l'Italia allo Stato non ha risolto il problemi e ha anche esonerato i Benetton dalle proprie responsabilità dato che non hanno dovuto più occuparsi della manutenzione delle autostrade.
I cittadini ne escono con 8 miliardi in meno in tasca ma con la rete autostradale da ricostruire a nostre spese e con i pedaggi aumentati.
Le famiglie delle vittime hanno avuto fiori e cerimonie.
I Benetton, un assegno da otto miliardi.
Visti i fatti il Conte dovrebbe guardarsi bene dal celebrarsi in questa maniera parlando di "atti e sfide messi in campo" sui social, ma si sa il contismo si basa sull'autoreferenzialità e gli accoliti sono pronti a sostenere le tesi più strampalate pur di portare Oz a Palazzo Chigi.
E le proposte? In soffitta, Ca vas sans dire.