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❗[Invito alla lettura e diffusione] "La crescente rilevanza di questa minaccia va ricondotta al continuo potenziamento d...
10/06/2026

❗[Invito alla lettura e diffusione]
"La crescente rilevanza di questa minaccia va ricondotta al continuo potenziamento degli strumenti di influenza e manipolazione psicologica di massa reso possibile dalla proliferazione dei social media, dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dagli avanzamenti nelle neuroscienze e nelle neurotecnologie."

Il commento del Direttore Luigi Sergio Germani sulla guerra cognitiva e sulla necessità di una strategia di sicurezza nazionale adeguata, per Formiche

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La guerra cognitiva emerge come minaccia crescente per le democrazie liberali, sfruttando social media, IA e neuroscienze. E l'Italia, bersaglio strategico per posizione geopolitica e fragilità interne, deve dotarsi con urgenza di una strategia nazionale di sicurezza cognitiva

[Invito alla lettura e condivisione] 🗞"La guerra cognitiva punta a influenzare percezioni e decisioni attraverso disinfo...
09/06/2026

[Invito alla lettura e condivisione] 🗞
"La guerra cognitiva punta a influenzare percezioni e decisioni attraverso disinformazione, tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Stati, attori non statali e soggetti privati la usano per indebolire le democrazie e la coesione sociale"
Un articolo firmato da Massimiliano Di Pasquale per L'Inkiesta

🔗 https://www.linkiesta.it/2026/06/il-controllo-della-percezione-e-la-vera-arma-del-potere-globale/

Linkiesta.it

La guerra cognitiva punta a influenzare percezioni e decisioni attraverso disinformazione, tecnologie digitali e intelligenza artificiale

🇷🇺 La strategia di cognitive warfare adottata dalla Russia, si fonda sul concetto di "reflexive control" (controllo dell...
08/06/2026

🇷🇺 La strategia di cognitive warfare adottata dalla Russia, si fonda sul concetto di "reflexive control" (controllo della reazione): è un trucco psicologico in cui si predetermina il processo decisionale del nemico, fornendogli informazioni tali da indurlo a compiere una scelta che egli crede libera e volontaria, ma che è in realtà autodistruttiva.

🇨🇳 La strategia adottata dalla Cina, si basa sulla "intelligentized warfare": l’uso massiccio di dati e AI per controllare la volontà dei decisori e plasmare un’opinione pubblica favorevole alla leadership e agli obiettivi geopolitici della Cina. Si tratta quindi di prediligere una stabilità funzionale a una destabilizzazione caotica.

🇮🇷 L’Iran opera una cognitive warfare su scala di potenza più ridotta, ma con una efficacia tattica notevole, basata su due direttrici: la dimensione interna volta alla legittimazione del regime camuffando e nascondendo la natura dittatoriale del sistema, e la dimensione regionale volta a indebolire Israele e Arabia Saudita attraverso l’instabilità politica.

L’Italia è un bersaglio primario nella cognitive warfare di attori statali e non statali: direttamente e indirettamente, la guerra cognitiva operata in Italia ha obiettivi sistemici molto forti. L’Italia è un membro del G7, della NATO, è uno snodo energetico e un punto strategico essenziale: l’Italia è soprattutto, una realtà fragile, non disciplinata sulla materia e strutturalmente disarmata davanti al nuovo conflitto cognitivo.

Di questo e di molti altri aspetti tecnici e teorici della cognitive warfare in generale e del suo impatto sulla sicurezza nazionale, si è parlato nel webinar "Le strategie di guerra cognitiva: Cina, Russia e Iran a confronto", organizzato dall'Istituto Gino Germani.

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📍 Webinar gratuito su YouTube📑 "Le strategie di guerra cognitiva: ...

A breve su YouTube
05/06/2026

A breve su YouTube

[Webinar gratuito su YouTube]
📑 "Le strategie di guerra cognitiva: Cina, Russia e Iran a confronto"
📌 5 giugno 2026 | 18:30-20:00
▶️ Guarda la diretta: https://www.youtube.com//streams

La guerra cognitiva – che punta al controllo del pensiero e dei processi decisionali dell’avversario sfruttando tecnologie digitali, intelligenza artificiale e avanzamenti nelle neuroscienze e nelle neurotecnologie – sta diventando una dimensione sempre più critica nei conflitti del XXI secolo , sia in quelli tra Stati che in quelli tra Stati e attori non-statuali. La guerra cognitiva viene praticata da Stati (soprattutto regimi autocratici che sfidano l’Occidente ), da attori terroristici (tra cui movimenti jihadisti), e persino da attori economici e politici privati .

Le grandi potenze autocratiche del mondo non-occidentale – in particolare Russia, Cina e Iran – hanno sviluppato e stanno mettendo in atto strategie di cognitive warfare finalizzate a controllare le proprie popolazioni, avanzare i propri interessi geopolitici a livello regionale e globale, nonché a influenzare e destabilizzare le democrazie liberali. Minare la fiducia nella democrazia, indebolire le capacità cognitive e il pensiero critico (specie tra le giovani generazioni), scardinare il consenso interno e la coesione sociale del mondo libero attraverso la manipolazione sistematica delle percezioni e delle emozioni: sono obiettivi che accomunano le strategie di guerra cognitiva dei tre attori sopracitati .

Ci sono, tuttavia, importanti differenze negli approcci alla guerra cognitiva di queste tre autocrazie. Differenze che dipendono dalle rispettive priorità geopolitiche dei regimi (che non sempre coincidono), dalla loro cultura strategica, e dalle risorse e strumenti operativi che hanno a disposizione .

Il webinar offrirà una panoramica introduttiva alle strategie di cognitive warfare di questi tre grandi attori e al loro impatto sulla sicurezza nazionale italiana

🔎 L’evento è il primo di due appuntamenti pubblici dedicati all’introduzione e all’anteprima del corso di Alta Formazione “Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale: le nuove frontiere dell’intelligence e della difesa psicologica” (Roma, in aula e online, 18,19,20 giugno 2026). Iscrizioni aperte.

🔗 Scopri il corso: https://www.istitutogermani.org/2026/05/13/corso-di-alta-formazione-guerra-cognitiva-e-sicurezza-nazionale-le-nuove-frontiere-dellintelligence-e-della-difesa-psicologica/

CONVEGNO"Difendere la mente: la minaccia della cognitive warfare. Verso una strategia di sicurezza cognitiva nazionale"📌...
04/06/2026

CONVEGNO
"Difendere la mente: la minaccia della cognitive warfare.
Verso una strategia di sicurezza cognitiva nazionale"
📌 ROMA, 12 giugno 2026 - Ore 16:00-18:00
📍 Sala "Per Roma", Via Nazionale 66

🔗 https://www.istitutogermani.org/2026/06/03/convegno-difendere-la-mente-la-minaccia-della-cognitive-warfare/
📧 Per richieste di partecipazione in presenza, si prega di inviare una mail a [email protected]

IL CONVEGNO
La cognitive warfare – una forma di guerra che attacca la mente dell’avversario, puntando a controllarne i pensieri e le decisioni- sta emergendo negli ultimi anni come una delle maggiori minacce alla sicurezza nazionale italiana ed europea.
La crescente rilevanza di questa minaccia va ricondotta al continuo potenziamento degli strumenti di influenza e manipolazione psicologica di massa reso possibile dalla proliferazione dei social media, dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dagli avanzamenti nelle neuroscienze e nelle neurotecnologie.

Il termine “guerra cognitiva” abbraccia una molteplicità di attività e tecniche praticate da attori statuali e non, sia in tempi di guerra che di pace: operazioni psicologiche, propaganda, disinformazione, violenza simbolica, attacchi cibernetici finalizzati a provocare panico e paralisi decisionale, minacce nucleari e altre metodologie di influenza psicologica.

Le democrazie liberali – caratterizzate dalla libertà di espressione, la libera circolazione delle idee, il pluralismo politico – sono particolarmente vulnerabili alle azioni di guerra cognitiva condotte da diversi tipi di attori, e in particolare:

- Stati autoritari anti-occidentali – Cina, Russia, Iran e Corea del Nord – che hanno integrato la cognitive warfare nelle loro strategie militari e geopolitiche.
- Formazioni terroristiche ed eversive – organizzazioni jihadiste, gruppi terroristici di estrema destra e sinistra – che ricorrono a tecniche di guerra psicologica sui social media per diffondere paura e confusione, propagare ideologie che predicano l’odio e la violenza, e radicalizzare individui e gruppi.
- Partiti e movimenti politici illiberali, che operano all’interno dei sistemi liberal-democratici, utilizzando strumenti di guerra cognitiva per accrescere il proprio consenso ed erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche.

Le azioni di guerra cognitiva mirano ad influire sulle percezioni, le emozioni, i pensieri e le decisioni del bersaglio al fine di raggiungere determinati obiettivi tattici o strategici. L’obiettivo di una campagna cognitiva può essere limitato e di breve termine, oppure può avere una finalità strategica e di lungo periodo, tesa a disgregare una società dall’interno, tramite il degrado delle capacità di pensiero razionale e di giudizio autonomo della sua popolazione (e in particolare delle giovani generazioni), l’affievolimento nella percezione della distinzione tra il vero e il falso, la delegittimazione delle sue istituzioni, e l’indebolimento progressivo della sua coesione sociale.

Gli attori della cognitive warfare mirano a sfruttare diverse vulnerabilità cognitive e psicologiche diffuse nelle società occidentali post-moderne -spiccatamente individualiste e secolarizzate, oltreché dominate dal web. Tra queste vulnerabilità vanno evidenziate:

1) La cultura della “post-verità”, nella quale i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica rispetto agli appelli alle emozioni e alle convinzioni personali.
2) La prevalenza, per dirla con Daniel Kahneman, del “pensiero veloce” (istintivo e basato sulle emozioni), rispetto al “pensiero lento” (razionale e caratterizzato da un’attenta riflessione e considerazione dei fatti).
3) La tendenza a ignorare o scartare informazioni che mettono in discussione le proprie opinioni e credenze;
4) La frammentazione della società in numerosi echo-chambers di conformismo e groupthink (pensiero di gruppo).

L’Italia, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo e la sua appartenenza alla NATO e alla UE, per i suoi problemi di coesione sociale interna e per la diffusa mancanza di una cultura della sicurezza nazionale e dell’intelligence presso la classe politica italiana, rappresenta un bersaglio ideale per chi vuole destabilizzare la coesione dell’Occidente.

Il nostro paese non è preparato per questo nuovo tipo di guerra. Di fronte alla minaccia della cognitive warfare alla sicurezza nazionale e all’ordine democratico, l’Italia deve dotarsi di una specifica strategia di sicurezza cognitiva e psicologica nazionale, la cui attuazione richiederà politiche innovative nei campi dell’ educazione e della cultura, oltreché significativi investimenti nella formazione dei giovani. Tale strategia, infatti, dovrà contrastare in primo luogo il rischio di declino cognitivo delle giovani generazioni, potenziando sempre di più le loro capacità di pensiero critico e la loro resilienza cognitiva.

[Webinar gratuito su YouTube]📑 "Le strategie di guerra cognitiva: Cina, Russia e Iran a confronto"📌 5 giugno 2026 | 18:3...
29/05/2026

[Webinar gratuito su YouTube]
📑 "Le strategie di guerra cognitiva: Cina, Russia e Iran a confronto"
📌 5 giugno 2026 | 18:30-20:00
▶️ Guarda la diretta: https://www.youtube.com//streams

La guerra cognitiva – che punta al controllo del pensiero e dei processi decisionali dell’avversario sfruttando tecnologie digitali, intelligenza artificiale e avanzamenti nelle neuroscienze e nelle neurotecnologie – sta diventando una dimensione sempre più critica nei conflitti del XXI secolo , sia in quelli tra Stati che in quelli tra Stati e attori non-statuali. La guerra cognitiva viene praticata da Stati (soprattutto regimi autocratici che sfidano l’Occidente ), da attori terroristici (tra cui movimenti jihadisti), e persino da attori economici e politici privati .

Le grandi potenze autocratiche del mondo non-occidentale – in particolare Russia, Cina e Iran – hanno sviluppato e stanno mettendo in atto strategie di cognitive warfare finalizzate a controllare le proprie popolazioni, avanzare i propri interessi geopolitici a livello regionale e globale, nonché a influenzare e destabilizzare le democrazie liberali. Minare la fiducia nella democrazia, indebolire le capacità cognitive e il pensiero critico (specie tra le giovani generazioni), scardinare il consenso interno e la coesione sociale del mondo libero attraverso la manipolazione sistematica delle percezioni e delle emozioni: sono obiettivi che accomunano le strategie di guerra cognitiva dei tre attori sopracitati .

Ci sono, tuttavia, importanti differenze negli approcci alla guerra cognitiva di queste tre autocrazie. Differenze che dipendono dalle rispettive priorità geopolitiche dei regimi (che non sempre coincidono), dalla loro cultura strategica, e dalle risorse e strumenti operativi che hanno a disposizione .

Il webinar offrirà una panoramica introduttiva alle strategie di cognitive warfare di questi tre grandi attori e al loro impatto sulla sicurezza nazionale italiana

🔎 L’evento è il primo di due appuntamenti pubblici dedicati all’introduzione e all’anteprima del corso di Alta Formazione “Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale: le nuove frontiere dell’intelligence e della difesa psicologica” (Roma, in aula e online, 18,19,20 giugno 2026). Iscrizioni aperte.

🔗 Scopri il corso: https://www.istitutogermani.org/2026/05/13/corso-di-alta-formazione-guerra-cognitiva-e-sicurezza-nazionale-le-nuove-frontiere-dellintelligence-e-della-difesa-psicologica/

Esiste un mercato in forte crescita, spesso legalmente ambiguo, in cui si acquistano campagne progettate per distruggere...
21/05/2026

Esiste un mercato in forte crescita, spesso legalmente ambiguo, in cui si acquistano campagne progettate per distruggere la reputazione di un competitor, abbattere il valore di un titolo azionario o delegittimare un avversario politico.
Si chiama Disinformation-as-a-Service, DaaS o Black PR. Funziona attraverso agenzie di marketing oscuro, consorzi specializzati in operazioni ibride e società di intelligence privata che operano nella zona grigia tra la consulenza e la guerra informativa. Il DaaS è un rischio concreto per qualsiasi realtà con una reputazione da proteggere e non conosce confini nazionali.
L’Italia è un Paese a fortissimo rischio.
La capacità di riconoscere, valutare e contrastare queste minacce è oggi una competenza strategica, non diversamente dalla sicurezza informatica di vent'anni fa.

📌 Il 18, 19 e 20 giugno l'Istituto Gino Germani organizza il corso di Alta Formazione “Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale”, che unendo formazione di alto livello in intelligence, neuroscienze, psicologia e analisi geopolitica, si propone come una occasione inedita e fortemente strutturata per acquisire le conoscenze necessarie a riconoscere, gestire, affrontare in ambito industriale e non solo, la minaccia DaaS.
🔗 Programma e iscrizioni: https://www.istitutogermani.org/2026/05/13/corso-di-alta-formazione-guerra-cognitiva-e-sicurezza-nazionale-le-nuove-frontiere-dellintelligence-e-della-difesa-psicologica/

L'influenza psicologica e la manipolazione della mente sono  il cuore della  cognitive warfare (guerra cognitiva), che é...
19/05/2026

L'influenza psicologica e la manipolazione della mente sono il cuore della cognitive warfare (guerra cognitiva), che é destinata a svolgere un ruolo sempre crescente nel XXI secolo, non solo nei conflitti geopolitici fra Stati ,ma anche nella competizione politica ed economica all'interno delle nazioni. L'analisi della guerra cognitiva studia sistematicamente come attori statuali e non riescano a orientare opinioni, emozioni, percezioni e decisioni altrui senza che l'obiettivo se ne accorga.

La Russia chiama questa tecnica "controllo riflessivo": indurre l'avversario a prendere volontariamente una decisione che è nell'interesse di chi ha costruito l'ambiente informativo intorno a lui. La Cina la chiama influenza sistemica. Hamas e Hezbollah la chiamano gestione della narrativa. Le agenzie private di Black PR non la chiamano in nessun modo, ma generano un fatturato enorme.

Capire come funziona è il primo passo per difendersi, sia in ambito militare che in ambito civile e industriale.

Il Corso di Alta Formazione in "Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale: le nuove frontiere dell’intelligence e della difesa psicologica" organizzato a Roma dall’Istituto Gino Germani, dal 18 al 20 giugno, vuole fornire precisi strumenti di conoscenza e difesa su questo tema.

📌 Iscrizioni aperte:

Il nuovo corso di alta formazione dell'Istituto Gino Germani sulla Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale, in aula e in live streaming

Nel 2023 la NATO ha ufficialmente riconosciuto la cognizione umana come sesto dominio di guerra. Si tratta di una classi...
18/05/2026

Nel 2023 la NATO ha ufficialmente riconosciuto la cognizione umana come sesto dominio di guerra. Si tratta di una classificazione operativa, che colloca la mente accanto a terra, mare, aria, spazio e cyber come teatro di conflitto istituzionalmente riconosciuto.
Eppure la maggior parte delle organizzazioni, sia pubbliche che private, non ha ancora aggiornato le proprie politiche di sicurezza di conseguenza. La guerra cognitiva non è uno scenario futuro ma è il contesto in cui operiamo oggi: campagne di disinformazione e manipolazione psicologica promosse da attori statali, organizzazioni terroristiche e movimenti estremisti che si avvalgono di tecniche di guerra cognitiva per radicalizzare la conflittualità sociale, società private che vendono servizi di manipolazione dell'opinione pubblica a chiunque possa permetterseli.

Il corso di Alta Formazione “Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale: le nuove frontiere dell'intelligence e della difesa psicologica”, organizzato a Roma dall’Istituto Germani il 18, 19 e 20 giugno, si focalizza su questo tema con alcuni dei massimi esperti italiani e internazionali di intelligence, neuroscienze, psicologia e analisi strategica.
📍 Le iscrizioni sono aperte. Tutte le informazioni su:

Il nuovo corso di alta formazione dell'Istituto Gino Germani sulla Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale, in aula e in live streaming

Indirizzo

Rome

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