Amnesty International - Roma Centro

Amnesty International - Roma Centro Pagina del Gruppo Roma Centro di Amnesty International. Organizziamo iniziative, eventi e azioni per difendere i diritti umani. Unisciti a noi, contattaci!

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⭕ Gaza: il dottor Manna racconta la sua detenzione in IsraeleIl dottor Ahmad Mhanna, ex direttore dell’ospedale Al-Awda ...
02/06/2026

⭕ Gaza: il dottor Manna racconta la sua detenzione in Israele

Il dottor Ahmad Mhanna, ex direttore dell’ospedale Al-Awda nel nord della Striscia di Gaza, racconta i suoi 22 mesi di detenzione nelle carceri israeliane. Qui di seguito sono riportate le sue parole.

L’agguato dell’esercito.

Verso le 16 del 16 dicembre 2023, l’esercito israeliano ha fatto irruzione nell’ospedale Al-Awda, nel campo profughi di Jabalia. Mi hanno ammanettato e bendato, poi portato in una casa poco distante mentre ero ancora in divisa. Per tutta la notte sono stato lasciato immobilizzato sulle scale.

I soldati non mi hanno mai interrogato. Nel cuore della notte, l’edificio ha iniziato a tremare violentemente per il rumore di un bulldozer lì vicino. La polvere era soffocante e, finché il mezzo non si è allontanato, ho temuto che la casa mi sarebbe crollata addosso.

Alle 8 del mattino seguente mi hanno tolto le manette. Un soldato mi ha ordinato di tornare in ospedale, dicendo in modo minaccioso: “Se ti rifiuti di collaborare, parlerà la pistola”. Gli ho risposto che non avevamo nulla da nascondere; la mia priorità era la sicurezza dei pazienti.

Sono stato costretto a fornire un elenco di tutte le persone presenti nella struttura e a chiamare per nome tutti gli uomini tra i 16 e i 60 anni affinché venissero interrogati. È stato ordinato loro di spogliarsi e di rimanere solo con la biancheria intima nonostante facesse molto freddo. Tra le persone arrestate c’erano diversi miei colleghi e un paziente con una gamba amputata. Proprio quando pensavo che fosse finita, un soldato mi ha indicato dicendo: “I miei colleghi di Tel Aviv vogliono bere qualcosa con te”. In quel momento ho capito che sarei stato detenuto a tempo indeterminato.
Il trasferimento

Siamo stati trasferiti in camion attraverso il valico di Erez. Quando i soldati hanno notato che non ero bendato, mi hanno colpito violentemente al petto, mi hanno rimesso le manette e mi hanno ordinato di tenere la testa bassa.

All’arrivo nella prima struttura siamo stati portati nella “stanza della discoteca”. Il pavimento era di pietra nuda, coperto solo da un tappetino da yoga. Un ventilatore soffiava aria gelida mentre musica israeliana ad altissimo volume veniva riprodotta senza interruzione per 24 ore con l’obiettivo deliberato di privarci del sonno.

Durante i primi interrogatori, durati ore, mi hanno accusato di aver fornito cure mediche ai combattenti. Un soldato che si è presentato come generale, insoddisfatto delle mie risposte, mi ha minacciato di ulteriori violenze. Sono stato picchiato e insultato, hanno detto che mi avrebbero rotto le ossa.

In seguito siamo stati trasferiti a Sde Teiman, una base militare israeliana utilizzata anche come centro di detenzione. Qui un soldato ha minacciato di fare del male a mia moglie e alle mie figlie. Durante quei 24 giorni non sono mai comparso davanti a un giudice. A un certo punto siamo stati trasferiti ad Al-Kallaba (“il canile”), dove sono rimasto sempre ammanettato mentre le guardie ci aizzavano i cani contro: ricordo ancora distintamente il peso di un cane sdraiato sulla mia schiena.
Crudeltà sistematica

Alla fine sono stato trasferito nel centro di detenzione di Ketziot, nel Negev/Naqab. Siamo stati sottoposti alla tashrifa (“accoglienza”), un rituale di pestaggi e umiliazioni durante il quale ci veniva gettata addosso acqua bollente. Sono rimasto per un anno e due mesi in questa struttura fatta di tende, dove la maggior parte di noi dormiva per terra.

Sono comparso davanti a un giudice per la prima volta tre mesi dopo l’inizio della mia detenzione attraverso una breve videochiamata via computer. Mi è stato detto che ero detenuto sulla base di “prove segrete” ai sensi della Legge sui combattenti illegali. Paradossalmente, in un’udienza mi hanno accusato di essere affiliato ad Hamas e in quella successiva al Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Il mio unico vero “crimine” è stato essere un medico.

In carcere la fame era imposta deliberatamente. Era progettata per spogliarci della nostra umanità, riducendoci alla mera sopravvivenza. Il cibo era sporco, scarso e talvolta mescolato a cenere di si*****te. Quando le guardie scoprivano che qualcuno aveva conservato degli avanzi, tutti quelli che condividevano la cella venivano puniti.

L’igiene era inesistente. Niente sapone, niente spazzolini da denti e nessuna doccia per sei mesi: la conseguenza è stata la diffusione della scabbia. Durante quei sei mesi non ci è stato permesso di cambiarci i vestiti. Due detenuti sono morti davanti ai miei occhi. Uno è morto di ascite. Ho implorato le guardie di portare degli antibiotici, dicendo che avremmo potuto salvarlo. La guardia mi ha risposto: “Qui non sei un medico, sei un terrorista”.
Un ritorno alla dignità

La prima volta che ho ricevuto la visita di un avvocato è stata sette mesi dopo il mio arresto. Fino ad allora la mia famiglia non sapeva nemmeno se fossi vivo. Mi ha raccontato che mia moglie Alaa non aveva lasciato nulla di intentato per cercarmi. Quelle parole mi hanno fatto sentire di nuovo umano.

Le condizioni non sono cambiate: eravamo in 40 in una tenda di 50 metri quadrati. Infine, l’11 ottobre 2025, il Comitato internazionale della Croce rossa mi ha fatto visita e mi ha informato che il mio nome era in una lista di persone che sarebbero state scarcerate. Hanno parlato della consegna di un “kit per la dignità”. Sentire la parola dignità dopo mesi in cui ero stato trattato come un animale è stato molto forte.

Sono stato scarcerato un lunedì e sono arrivato all’ospedale Nasser, accolto dai miei colleghi. Ero fisicamente esausto e avevo perso 28 chili. Ho appreso che l’ospedale Al-Awda era stato gravemente danneggiato. Tuttora resta inaccessibile, oltre la “linea gialla” istituita dall’esercito israeliano.

Lotto ancora contro insonnia, ansia e traumi. Tuttavia, nonostante tutto, voglio ancora lavorare. Ero un medico quando mi hanno portato via e sono un medico anche ora che sono tornato. Il mio impegno verso i pazienti resta l’unica cosa che non sono riusciti a portarmi via.

✍️https://www.amnesty.it/appelli/stop-al-genocidio-di-israele-contro-la-popolazione-palestinese-di-gaza/

Da quasi due anni, il mondo assiste a livelli insondabili di morte e distruzione nella Striscia di Gaza occupata.

10/05/2026
📌ll 19 maggio, martedì, alle 19:00 nella sala REWORK di SPIN TIME, via di S. Croce in Gerusalemme 55, si parla della GUE...
10/05/2026

📌ll 19 maggio, martedì, alle 19:00 nella sala REWORK di SPIN TIME, via di S. Croce in Gerusalemme 55, si parla della GUERRA CIVILE in SUDAN, un dramma poco considerato ma che tocca milioni di civili, una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

Gli aiuti alimentari scarseggiano, non mancano invece le armi, che vengono fornite in abbondanza a entrambi gli schieramenti.

🗨️Antonella Napoli, giornalista e analista di questioni internazionali, direttrice di "Focus on Africa", delinea un quadro generale e introduce la testimonianza di Adam Bosh, mediatore culturale sudanese.

🗨️Luciano Bertozzi, giornalista free lance che collabora tra gli altri con Focus on Africa ed Archivio Disarmo parla della provenienza e dei vari canali attraverso i quali arriva in Sudan una ingente quantità di armamenti.

🗨️In conclusione Ilaria Masinara, responsabile Campagne di Amnesty Italia parla della grave crisi alimentare e umanitaria della popolazione, e delle iniziative di Amnesty International per denunciare le violazioni dei diritti umani in Sudan.

☝️Al termine domande e considerazioni del pubblico alle quali risponderanno gli esperti.
Organizzato dai gruppi Amnesty 001, 002, 015, 056, 221 e dal Coordinamento Africa centrale e orientale

ll 19 maggio, martedì, alle 19:00 nella sala REWORK di SPIN TIME, via di S. Croce in Gerusalemme 55, si parla della GUERRA CIVILE in SUDAN, un dramma poco considerato ma che tocca milioni di civili, una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Gli aiuti alimentari scarseggiano, non mancano invece le armi, che vengono fornite in abbondanza a entrambi gli schieramenti.
Antonella Napoli, giornalista e analista di questioni internazionali, direttrice di "Focus on Africa", delinea un quadro generale e introduce la testimonianza di Adam Bosh, mediatore culturale sudanese.
Luciano Bertozzi, giornalista free lance che collabora tra gli altri con Focus on Africa ed Archivio Disarmo parla della provenienza e dei vari canali attraverso i quali arriva in Sudan una ingente quantità di armamenti. In conclusione Ilaria Masinara, responsabile Campagne di Amnesty Italia parla della grave crisi alimentare e umanitaria della popolazione, e delle iniziative di Amnesty International per denunciare le violazioni dei diritti umani in Sudan.

Al termine domande e considerazioni del pubblico alle quali risponderanno gli esperti.
Organizzato dai gruppi Amnesty 001, 002, 015, 056, 221 e dal Coordinamento Africa centrale e orientale

Il 19 maggio , martedì , alle 19:00 nella sala Rework di Spin Time, via di S. Croce in Gerusalemme 55, si parla della gu...
10/05/2026

Il 19 maggio , martedì , alle 19:00 nella sala Rework di Spin Time, via di S. Croce in Gerusalemme 55, si parla della guerra civile in Sudan, un dramma poco considerato ma che tocca milioni di civili, una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Gli aiuti alimentari scarseggiano, non mancano invece le armi, che vengono fornite in abbondanza a entrambi gli schieramenti.

Antonella Napoli, giornalista e analista di questioni internazionali, direttrice di "Focus on Africa", delinea un quadro generale e introduce la testimonianza di Adam Bosh, mediatore culturale sudanese.

Luciano Bertozzi, giornalista free lance che collabora tra gli altri con Focus on Africa ed Archivio Disarmo parla della provenienza e dei vari canali attraverso i quali arriva in Sudan una ingente quantità di armamenti. In conclusione Ilaria Masinara, responsabile Campagne di Amnesty Italia parla della grave crisi alimentare e umanitaria della popolazione, e delle iniziative di Amnesty International per denunciare le violazioni dei diritti umani in Sudan.

Al termine domande e considerazioni del pubblico alle quali risponderanno gli esperti.

Organizzato dai gruppi Amnesty 001, 002, 015, 056, 221 e dal Coordinamento Africa centrale e orientale

09/05/2026

Sabato 9 maggio alle 11, il Gruppo 20 organizza, nell'ambito della Civil Week, l'evento "Difendere la protesta: i casi di USA e Italia".

L'evento si terrà alla Casa dei Diritti, in via De Amicis 10 (Milano), ma verrà anche trasmesso in streaming su Facebook.

Vi aspettiamo!

Milano Civil Week

A 25 anni di distanza dal G8 di Genova ripercorriamo le gravissime violazioni dei diritti umani che si sono verificate i...
04/05/2026

A 25 anni di distanza dal G8 di Genova ripercorriamo le gravissime violazioni dei diritti umani che si sono verificate in quei giorni, in particolare a Bolzaneto, nel nuovo podcast "La Sospensione" di Francesca Zanni per Amnesty International Italia, prodotto da Emons Record in collaborazione con Domani.
Lo faremo attraverso le voci di chi ha vissuto in modo diretto o indiretto le vicende di quella che abbiamo definito "una violazione dei diritti umani di dimensioni mai viste nella recente storia europea ". Il podcast sarà disponibile dall'11 maggio sulle piattaforme di Emons Record.
Qui, il trailer: https://bit.ly/3QYs5eb

A 25 anni di distanza dal G8 di Genova ripercorriamo le gravissime violazioni dei diritti umani che si sono verificate in quei giorni, in particolare a Bolzaneto, nel nuovo podcast "La Sospensione" di Francesca Zanni per Amnesty International Italia, prodotto da Emons Record in collaborazione con Domani.

Lo faremo attraverso le voci di chi ha vissuto in modo diretto o indiretto le vicende di quella che abbiamo definito "una violazione dei diritti umani di dimensioni mai viste nella recente storia europea ". Il podcast sarà disponibile dall'11 maggio sulle piattaforme di Emons Record.

Qui, il trailer: https://bit.ly/3QYs5eb

Daily reminder.Ogni persona ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni d...
01/05/2026

Daily reminder.

Ogni persona ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione.

Ogni persona, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Art.23 | Dichiarazione universale dei diritti umani

Daily reminder.
01/05/2026

Daily reminder.

29/04/2026

La maschera è caduta e ciò a cui stiamo assistendo è una pericolosa ascesa dell'autoritarismo in tutto il mondo. Dalla riduzione dello spazio civico alla crescente impunità, le minacce ai diritti umani non sono più nascoste.

Ma questo momento richiede anche coraggio, solidarietà e azione.
L'articolo di questa settimana di analizza cosa è in gioco e perché la responsabilità di difendere i nostri diritti appartiene a tutti noi.
Leggi l'articolo completo e partecipa alla conversazione:
https://www.amnestykenya.org/the-authoritarians-mask-has.../

Ecco cinque segnali per capire se chi ti governa è fuori controllo. 1️⃣ZITTISCE IL DISSENSO - Proteste impedite, persone...
28/04/2026

Ecco cinque segnali per capire se chi ti governa è fuori controllo.
1️⃣ZITTISCE IL DISSENSO - Proteste impedite, persone attiviste prese di mira, spazio civico ristretto.
2️⃣USA LA PAURA PER GOVERNARE - Politiche violente, sparizioni forzate e leggi securitarie indiscriminate mettono in pericolo il diritto di critica instillando la paura nelle persone.
3️⃣ATTACCA CHI CONTROLLA IL POTERE - I tribunali sono indeboliti, i controlli internazionali bloccati. La società civile è messa a tacere.
4️⃣CREA CAPRI ESPIATORI E DIVISIONI - Sfrutta il dolore, facendo ricadere le colpe sulle minoranze e diffondendo odio, allontanando la rabbia delle persone dalle proprie responsabilità. Divide, e così indebolisce, la società.
5️⃣CONTROLLA LA NARRATIVA - I media sono controllati, la disinformazione si diffonde. Le critiche vengono sorvegliate, internet è chiuso. Nella censura, il potere cresce.
Facci caso, prima che sia troppo tardi!

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