15/07/2026
La crisi del commercio è una faccenda complessa che non si risolve con uno Slogan.
+++ Ma con un progetto. +++
In questi giorni, in alcuni spazi digitali della nostra città, si è sviluppato un interessante dibattito a partire da una riflessione del Presidente di Città Viva, che desidero ringraziare per aver contribuito ad aprire un confronto su un tema così importante.
Ho letto con attenzione il suo intervento e tutti i commenti che ne sono seguiti.
Pur partendo da sensibilità e posizioni anche molto diverse, mi sembra emergano alcuni elementi di convergenza più ampi di quanto possa apparire a una prima lettura.
Credo, infatti, che tutti condividiamo il medesimo obiettivo: un centro storico vivo, con negozi aperti, accessibile, sicuro, curato e piacevole da vivere.
Le differenze riguardano soprattutto gli strumenti attraverso i quali raggiungere questo traguardo.
C'è chi individua la priorità nei parcheggi, chi negli eventi, chi nella fiscalità, chi nella sicurezza, chi nella qualità dello spazio pubblico, negli affitti, nella viabilità o nei servizi.
Il punto, tuttavia, è che stiamo discutendo soprattutto delle conseguenze di un cambiamento profondo, mentre dovremmo concentrare maggiormente l'attenzione sulla sua causa.
La causa è che il mercato è radicalmente cambiato.
È già stato osservato: oggi il commercio di vicinato non compete più con il negozio del paese vicino, ma con Amazon, con la grande distribuzione organizzata, con le piattaforme che consegnano in giornata e, più in generale, con modelli di consumo profondamente diversi rispetto a quelli di vent'anni fa.
Per questa ragione non esiste una soluzione semplice.
Più parcheggi possono essere utili? Certamente.
Una migliore accessibilità può fare la differenza? Sicuramente.
Così come sono importanti la qualità degli spazi pubblici, la sicurezza, il verde, la disponibilità di servizi, una riflessione sul mercato degli affitti e un calendario di eventi di qualità.
Ma nessuna di queste misure, considerata singolarmente, è sufficiente a determinare la rinascita del commercio.
Del resto, anche altri comparti economici stanno attraversando trasformazioni profonde: penso all'agricoltura, all'artigianato, alle imprese energivore.
Nessuno immagina che possano affrontare queste sfide facendo affidamento esclusivamente sul sostegno pubblico.
Il compito di un'Amministrazione comunale non è sostituirsi all'iniziativa imprenditoriale, ma creare le condizioni affinché fare impresa abbia maggiori possibilità di successo.
È questo, a mio avviso, il significato più autentico dell'Hub Urbano che stiamo costruendo, al quale dovranno affiancarsi, in futuro, anche gli Hub di prossimità, perché le frazioni rappresentano una parte essenziale della nostra comunità.
L'Hub Urbano non è un semplice bando, né tantomeno quella "fuffa" che qualcuno ha definito. È un metodo di lavoro: uno spazio nel quale Amministrazione, commercianti, proprietari di immobili, associazioni e cittadini possono costruire insieme una strategia condivisa.
Non rappresenta la soluzione di tutti i problemi, ma costituisce un'importante occasione per iniziare a progettare insieme il futuro della città.
La domanda che dobbiamo porci non è soltanto come sostenere le attività commerciali esistenti, ma anche quali attività vogliamo favorire nei prossimi dieci anni. È evidente che non possiamo limitarci a sostituire un bar con un altro bar o un ristorante con un altro ristorante.
Diversificare l'offerta commerciale rappresenta una necessità strategica.
Anche su questo il Comune può svolgere un ruolo significativo: orientare chi desidera investire, mettere a disposizione dati e conoscenze, accompagnare gli imprenditori verso attività con maggiori prospettive di sviluppo, evitando di alimentare aspettative destinate a spegnersi nel giro di pochi mesi.
Per quanto riguarda l'accessibilità, se riusciremo ad aumentare i parcheggi sarà certamente un risultato positivo.
L'ampliamento del parcheggio Francolini, ad esempio, è una delle ipotesi sulle quali stiamo lavorando proprio perché siamo consapevoli della sua importanza.
Ma accessibilità non significa necessariamente poter parcheggiare davanti alla porta del negozio.
Significa poter raggiungere facilmente il centro storico e trovare un ambiente sicuro, pulito, ombreggiato, dotato di servizi adeguati, facilmente percorribile anche dalle persone anziane e da chi vive una condizione di disabilità, un luogo nel quale sia piacevole fermarsi e trascorrere del tempo.
Per questo continuo a ritenere, con convinzione, che nel lungo periodo Piazza Marini possa evolvere sempre più verso uno spazio dedicato alle persone. È una prospettiva che può suscitare discussione? Certamente.
Ma Santarcangelo è cresciuta proprio quando ha avuto il coraggio di immaginare trasformazioni che, inizialmente, sembravano impossibili. È accaduto con il Parco della Fiera, con Piazza Ganganelli, con il Combarbio e con la valorizzazione del centro medievale. Scelte che, al momento della loro realizzazione, dividevano l'opinione pubblica e che oggi rappresentano elementi identitari della nostra città.
La vera sfida consiste nel costruire un'economia locale capace di fare squadra, sia tra gli imprenditori sia tra il sistema economico e l'Amministrazione comunale.
Vogliamo rafforzare le Shopping Night?
Vogliamo inserirle all'interno di un progetto più ampio che coinvolga cultura, spettacolo, famiglie e qualità dello spazio urbano?
Sediamoci attorno a un tavolo e costruiamo insieme una visione condivisa.
Il futuro del commercio, inoltre, non può essere separato dal futuro della residenza. Non esiste un centro storico vivo senza persone che lo abitino ogni giorno.
Allo stesso tempo, non esiste un centro storico abitato se chi vi risiede non trova servizi, negozi, botteghe, attività economiche, luoghi di incontro e spazi di relazione. Commercio e residenza non sono interessi contrapposti: rappresentano due facce della stessa medaglia.
Per questo credo in un turismo di qualità, non in un turismo predatorio. Un turismo che valorizzi Santarcangelo senza consumarla, che produca ricchezza senza espellere chi la vive, che lasci valore sul territorio invece di impoverirlo.
Questo significa avere il coraggio di affrontare temi che fino a pochi anni fa apparivano marginali: il proliferare incontrollato dei B&B, i cambi di destinazione d'uso che rischiano di svuotare il centro storico delle sue funzioni, la tutela delle attività economiche storiche e una pianificazione urbanistica capace di garantire il giusto equilibrio tra commercio, residenza, servizi e spazi pubblici, assicurando adeguate dotazioni a ogni nuovo insediamento.
Se perderemo i residenti, perderemo anche il commercio. E se perderemo il commercio, sarà sempre più difficile convincere le persone a continuare a vivere nel nostro centro storico.
In definitiva, il successo di una città non si misura dal numero di persone che riesce ad attrarre in un sabato sera.
Si misura, piuttosto, dalla qualità della vita che è in grado di garantire, ogni giorno, a chi quella città la abita, la costruisce e la vive.
Luca Paganelli