28/05/2026
Il futuro è delle ribelli
Un anno fa abbiamo fatto una promessa a Sara, la promessa che il nostro futuro sarebbe stato anche il suo e ci abbiamo messo un intero anno per elaborare la responsabilità di un simile impegno.
Il Sarà Fest è stata l’occasione per rinnovare questa promessa, per rilasciare la tensione accumulata e coltivata in mesi lunghi eppure velocissimi, in un impulso trasformativo che ci proietti realmente nel futuro desiderato.
Sara ci ha accompagnato in tutte le fasi di preparazione e di avvicendamento, non come assenza, ma come presenza viva e ideale nelle direttrici di programmazione e progettazione del piano politico e sociale che sono culminate poi nella tre giorni.
Eravamo a Reggio ed era ancora estate, quando nel solco del ricordo di Sara, le compagne di tante soggettività di movimento e non solo, anche diverse nelle cultura politica, hanno convocato la prima assemblea per la città transfemminista, cedendo un pezzetto di sovranità per realizzare una cospirazione attraverso pratiche condivise, per attuare una visione di liberazione dalla violenza patriarcale e dal corollario che l’accompagna.
Ed ancora, eravamo al Tpo di Bologna quando i No Kings hanno aperto l’assemblea nazionale che ha portato alla grande mobilitazione di marzo contro i Re e le loro guerre, ricordando le parole di Sara, dichiarando attraverso quelle che il mondo vecchio era già finito e che lì iniziava il futuro, che per farlo bisognava organizzarsi insieme.
Dall’assemblea per una città transfemminista, dagli Spazi sociali, dai Municipi sociali, dalla rete degli ambulatori / laboratori / officine di cura e salute popolare, da Reggio, Bologna, Milano, Padova, Roma, ecc. ha iniziato a prendere forma anche il Sarà Fest, provando realmente a creare un punto di non ritorno nelle strade che abbiamo da percorrere.
Migliaia di persone vi hanno preso parte, aggiungendo ciascuno un pezzo al disegno complessivo, realizzando momenti non proprietari, consegnati direttamente alle aspettative e alle prospettive di chi ha contribuito, pur dovendo fare i conti con una realtà in rapida trasformazione, attraversando forti accelerazioni e in alcuni casi anche forti conflitti.
Da mesi, come sappiamo infatti, gli Spazi sociali di Reggio Emilia devono affrontare una violenta e aggressiva campagna propagandistica da parte della destra reggiana, che interpretando le linee di indirizzo del governo nazionale, ha deciso di attaccare il Laboratorio AQ16 agitando spauracchi sul tema sicurezza, strumentalizzando la tragedia di capodanno in Svizzera e richiedendone lo sgombero immediato.
Nonostante si sia aperta con il Comune (proprietario dell’immobile fisico) una trattativa per la regolarizzazione amministrativa dello spazio, Fratelli d’Italia ha adottato innovative tattiche di guerriglia amministrativa e di sabotaggio mediatico, con continue chiamate d’emergenza alla Polizia Locale, e conseguente accesso agli atti prodotti (relazioni di identificazione e di intervento per lo più), per arricchire ulteriori esposti contro l’amministrazione.
Uno spregiudicato uso privato della forza pubblica, costante e continuativo, teso più che alla creazione di consenso pubblico, all’accreditamento personale presso i vertici di governo nazionale, per un avanzamento di carriera o quota politica sul piano nazionale, a scapito della città e di chi la vive. Un’infamia, considerando il contesto, ed il momento, che evidentemente questa città è stata in grado di respingere.
Anche se la maggior parte degli attacchi si è concentrata proprio sulle attività legate all’anniversario della morte di Sara, abbiamo realizzato tutto ciò che ci eravamo promessi di realizzare ingaggiando tantissime altre persone.
Abbiamo iniziato realizzando un murale sulla facciata di AQ16 insieme ad un compagno messicano che già più di vent’anni fa dipinse quelle stesse pareti. Abbiamo consegnato al suo sguardo e alla sua mano il volto di Sara e le forme simboliche di una visione di futuro, riscoprendo, grazie a lui che ce l’ha spiegato, l’arte murale come denuncia, lotta, impatto visivo.
Siamo andati nei quartieri, al Gardenia, dove è stato dedicato uno scaffale della piccola biblioteca transfemminista alle letture di Sara, per conoscerla attraverso i libri che leggeva e per aggiungere letture che arricchiscano la nostra visione e conoscenza del mondo; alla Rosta dove si è chiusa la tre giorni con un’assemblea nazionale degli ambulatori / laboratori / officine di salute / cura popolare ed una festa di quartiere.
Siamo tornati a scuola, dove il Collettivo Canossa ha ottenuto un’aula autogestita per le proprie assemblee e dove la dirigenza ha affisso una targa commemorativa.
Siamo andati in giro, ovunque per la città, le scuole e le università, per ricercare nuove compagne e compagni di strada, con cui costruire un momento politico di insubordinazione alle forti spinte autoritarie che accompagnano lo spietato scontro del Governo contro le Città, provando a ibridare la caratura festosa e irriverente della “parade” con la tensione organizzata di un corteo con interventi e azioni politiche lungo il percorso.
Abbiamo realizzato un grande concerto in uno spazio sociale che piccoli uomini vorrebbero vedere a tutti i costi chiuso e abbandonato e che in questi mesi di feroci attacchi, ha visto tante e tanti giovani al lavoro per migliorarlo e rinnovarlo.
Più di ogni altra cosa è stato vinto quell’isolamento che il governo prova in tutti i modi a indurre a pezzi sempre più ampi della società e questo ci porta necessariamente a dover affrontare una riflessione e a porci nuove domande. In queste giornate una cosa ci è apparsa evidente, anni di acritica e asettica cultura della legalità (in termini assoluti) hanno privato la società di una propria coscienza trasformativa, indebolendone la potenza innovativa, generativa e riproduttiva.
Decreti ultra-repressivi e ordinanze iper-burocratiche ingabbiano questa potenza dequalificando il valore sociale ed ovviamente politico che diversi pezzi della società possiedono, ciò non vale solo per “i Centri sociali” storicamente intesi, ma per tutti quegli spazi, associazioni, comitati, formali o informali che operano e si attivano per il miglioramento della società o della città.
La politica sta in questa attivazione e di conseguenza ogni azione che limita, opprime, sabota tutto ciò espone anche un problema di democraticità che tutte noi dovremmo porci. Crediamo che passate queste giornate sia necessario domandarsi quale sia la contesa in gioco, sia nella sua direttrice di scontro tra città e governo, piuttosto evidente, sia più in generale sugli strumenti che ci diamo per non lasciare che il futuro sia una semplice evocazione, ma un progetto concreto.
Per chiudere un’ultima considerazione.
Ci abbiamo messo qualche giorno a scrivere queste parole, perché a prescindere da tutto, è il primo anniversario della morte di una nostra compagna, ed in qualche modo è anche un momento di verifica sull’intero anno appena concluso, non solo su tre giorni di un evento andato bene.
La perdita di una persona amata è un fatto personale, il lutto lo è e tocca per forza di cose sfere intime e individuali.
Anche la morte di una compagna è personale, ma specialmente quando si tratta di una compagna come Sara, il “personale” è anche “politico”, perchè la vita di Sara è stata e rimane tutt’ora una vita politica, ed è la vita e non la morte ad essere il centro del nostro agire politico.
Quella promessa che abbiamo rinnovato è una promessa sincera, che sarebbe impossibile mantenere senza le tante compagne e compagni che ci camminano a fianco, a Reggio ogni giorno, ma non solo.
Dai compagni e le compagne di sempre dei Municipi Sociali di Bologna, alle giovani compagne e compagni che abbiamo conosciuto meglio quest’anno, da Milano al Nord-Est, passando per Napoli e Roma la cui presenza non è mai mancata e che anche in queste giornate hanno contribuito attivamente alla realizzazione del festival a più livelli, e che ringraziamo col cuore pieno.
Avanziamo unite, compatte, e decise a dare vita ad un nuovo futuro, proprio quello di cui il governo e uomini col cuore pieno d’odio e sconfitta vorrebbero privarci . Qualcuno magari ci crede anche che il futuro non esista, ma noi abbiamo già dimostrato il contrario e continueremo a farlo tutti i giorni, perché il futuro è delle ribelli.
Le compagne e i compagni degli Spazi Sociali di Reggio Emilia
Articolo su Linea Reggiana ⛓️💥
https://www.lineareggiana.org/il-futuro-e-delle-ribelli/