16/02/2026
Abbiamo dedicato un'intera serata a quel genio incompiuto che risponde al nome di Sega Saturn grazie al nostro socio Antonio Vicenza .
Certo, abbiamo parlato di hardware, dei suoi due processori Hitachi che rendevano la programmazione un incubo per gli sviluppatori. Delle strategie di marketing fallimentari che condannarono Saturn a una vita breve ma intensa. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui.
Perché quello che è emerso durante la serata è qualcosa di più profondo: il Sega Saturn è stato un laboratorio artistico, un campo di sperimentazione dove i videogiochi hanno iniziato a parlare il linguaggio dell'arte, della psicologia, della metafora visiva.
Abbiamo esplorato come Nights into Dreams non fosse semplicemente un gioco onirico, ma un viaggio nelle profondità dell'adolescenza. Bullismo, ansia, insicurezze: tematiche delicate affrontate attraverso la metafora del sogno, dove volare significa liberarsi, dove i Nightmaren rappresentano le nostre paure interiori, dove due ragazzini trovano il coraggio di affrontare ciò che li tormenta nella realtà.
Un videogioco del 1996 che anticipava conversazioni sulla salute mentale che sarebbero diventate centrali decenni dopo.
E poi c'è stato Panzer Dragoon, con la sua estetica unica che deve tutto al genio visionario di Moebius. Non è un caso che il celebre fumettista francese abbia realizzato la copertina dell'edizione giapponese: le atmosfere post-apocalittiche, i deserti infiniti, le architetture impossibili del gioco parlano la stessa lingua poetica dei suoi fumetti.
Un videogioco che diventa opera d'arte interattiva, dove ogni frame potrebbe essere una tavola strappata da L'Incal o Arzach.
Naturalmente non ci siamo limitati alla teoria. Abbiamo giocato. Console originali, giochi autentici, quel particolare suono del lettore CD che si avvia. Perché l'esperienza fisica, tattile del retrogaming è parte integrante della memoria culturale che stiamo preservando.
Questa serata ha dimostrato qualcosa di fondamentale: il videogioco non è solo intrattenimento. È arte, è innovazione tecnologica, è veicolo di messaggi complessi, è specchio della società.
Il Sega Saturn, con tutti i suoi difetti commerciali e le sue complessità tecniche, ci ha regalato titoli che hanno osato. Che hanno sperimentato. Che hanno trattato i giocatori come persone capaci di comprendere metafore, di apprezzare estetica, di riflettere su temi profondi.
Un genio incompiuto, sì. Ma proprio per questo, ancora più affascinante.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato. Questi sono gli eventi che ci ricordano perché amiamo questo medium: perché i videogiochi, quando sono fatti con passione e visione, possono essere molto più di semplici giochi.