Comitato NO ecomostro BESS - Fauglia

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Comitato NO ecomostro BESS - Fauglia Proteggiamo le nostre colline!

Siamo un gruppo di cittadini di Fauglia rimasti particolarmente colpiti dalla notizia della imminente costruzione di un mostruoso impianto BESS nel cuore delle colline di via Postignano nella frazione di Luciana (a 150 metri dalle case!!). Ci siamo quindi costituiti in un Comitato con l'obiettivo di informare la popolazione dello scempio che sta per compiersi e per lottare con tutti i mezzi possibili contro la realizzazione dell'ecomostro.

19/04/2026

SAN GIULIANO TERME, STOP AL MAXI-IMPIANTO FOTOVOLTAICO LUNGO LA VIA DEL BRENNERO: VINCA DALLA REGIONE

“Le informazioni acquisite indicano che il progetto determinerà incidenza negativa significativa nei riguardi della Zsc Monte Pisano”, ovvero della Zona speciale di conservazione a cavallo tra le province di Pisa e Lucca, parte della rete europea Natura 2000, il principale strumento Ue per la conservazione della biodiversità Traduzione: l'iter del maxi-impianto fotovoltaico da 15 ettari nella piana di San Giuliano Terme, lungo la via del Brennero, è sospeso. Motivo: la Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca) preliminare, propedeutica all’installazione di impianti fotovoltaici all’interno o nelle immediate vicinanze di un’area naturale tutelata (come, appunto, una Zsc), è stata bocciata dalla Regione Toscana, con decreto di martedì scorso (14 aprile), accompagnata da tre pagine f***e di osservazioni negative e richieste d’integrazione. La Vinca preliminare era stata richiesta dalla conferenza dei servizi convocata nell'ambito della Procedura abilitativa semplificata (Pas) del comune di San Giuliano Terme.

“Si tratta di un passo importantissimo nella direzione che l’amministrazione comunale, insieme ai cittadini, ha sempre chiesto e auspicato, sia per gli effetti concreti, dato che per ora l’iter del progetto si ferma, che per le motivazioni – spiega il sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli - in quanto il decreto dell’amministrazione regionale fa proprie tante delle preoccupazioni che abbiamo più volte espresso in merito all’impatto ambientale e paesaggistico di un impianto di tali dimensioni in un’area agricola a due passi da una zona speciale di conservazione tutelata dall’Ue” .

Al riguardo le osservazioni del decreto regionale sono articolate e dettagliate. Nello specifico, nella Vinca della Trina Solar, il colosso del fotovoltaico che ha proposto il progetto “non è stato affrontato il rapporto ecologico fra l’area Zsc Monte Pisano e l’area di pianura che costituiva il Padule di Asciano, ormai bonificato ma ancora innervato di canali e rii oggi ricchi di specie animali, avifauna in particolare” si legge nelle motivazioni del decreto. Non sono neppure descritti i “i valori e le peculiarità naturalistiche connesse alla conservazione della biodiversità”: nel dettaglio mancano “dati qualitativi sulla biodiversità del sito che possono scaturire solo da una completa campagna di analisi e di rilievi di monitoraggio sistematici effettuati con chiari parametri scientifici”. Tanti nodi ancora da sciogliere anche per quel che riguarda “la problematica del disturbo visivo all’avifauna causata dal riflesso prodotto dai moduli fotovoltaici che saranno installati” dato che “non è specificato se saranno adottate soluzioni in grado di minimizzare tale fenomeno, i cui meccanismi comprendono, ad esempio, l’attrattività per gli uccelli migratori insettivori a causa della maggiore abbondanza di prede a loro volta attratte dalla luce riflessa, o per le specie acquatiche migratrici, dalle quali i pannelli riflettenti possono essere percepiti come corpi d’acqua”. Sostanzialmente bocciate anche “le opere di mitigazione proposte” che “risultano limitate e non idonee a garantire una reale diversificazione ambientale”.

Beninteso, la parola “fine” non è ancora scritta perché “il proponente – conclude il decreto della Regione Toscana - ha facoltà di presentare un’istanza di Valutazione Appropriata, corredata di studio d’incidenza ambientale”. In pratica un altro documento, in cui ,però, dovranno trovare risposta convincente le numerose osservazioni formulate dai tecnici dell’amministrazione regionale.

“Continueremo a vigilare e a monitorare la situazione – conclude Cecchelli – ribadendo la nostra contrarietà all’edificazione di queste infrastrutture altamente impattanti, garantite da leggi governative che vanno contro le comunità locali, scavalcando le amministrazioni comunali e creando preoccupazione tra i cittadini, le attività produttive e commerciali. Restiamo, invece, favorevoli al ricorso delle energie rinnovabili, purché partano da principi che guardino alla sostenibilità, al rispetto delle regole locali e che non siano imposte con leggi che creano un’aggressività economica del mercato che poi ricade sulla qualità ambientale e paesaggistica”.

https://www.facebook.com/share/p/18NLY4q4av/Qui a Fauglia non siamo stati così fortunati perché il sindaco, ormai ex,  e...
19/04/2026

https://www.facebook.com/share/p/18NLY4q4av/
Qui a Fauglia non siamo stati così fortunati perché il sindaco, ormai ex, e la sua giunta erano all oscuro del progetto del BESS sulle colline di Acciaiolo.
Quindi, noi residenti umani e non, vedremo la qualità della nostra vita peggiorare visibilmente.
L ex sindaco invece è stato più fortunato: è stato promosso a Assessore Regionale nelle fila dei Verdi .
Pare una barzelletta, e invece è tristemente vero.

SAN GIULIANO TERME, STOP AL MAXI-IMPIANTO FOTOVOLTAICO LUNGO LA VIA DEL BRENNERO: VINCA DALLA REGIONE

“Le informazioni acquisite indicano che il progetto determinerà incidenza negativa significativa nei riguardi della Zsc Monte Pisano”, ovvero della Zona speciale di conservazione a cavallo tra le province di Pisa e Lucca, parte della rete europea Natura 2000, il principale strumento Ue per la conservazione della biodiversità Traduzione: l'iter del maxi-impianto fotovoltaico da 15 ettari nella piana di San Giuliano Terme, lungo la via del Brennero, è sospeso. Motivo: la Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca) preliminare, propedeutica all’installazione di impianti fotovoltaici all’interno o nelle immediate vicinanze di un’area naturale tutelata (come, appunto, una Zsc), è stata bocciata dalla Regione Toscana, con decreto di martedì scorso (14 aprile), accompagnata da tre pagine f***e di osservazioni negative e richieste d’integrazione. La Vinca preliminare era stata richiesta dalla conferenza dei servizi convocata nell'ambito della Procedura abilitativa semplificata (Pas) del comune di San Giuliano Terme.

“Si tratta di un passo importantissimo nella direzione che l’amministrazione comunale, insieme ai cittadini, ha sempre chiesto e auspicato, sia per gli effetti concreti, dato che per ora l’iter del progetto si ferma, che per le motivazioni – spiega il sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli - in quanto il decreto dell’amministrazione regionale fa proprie tante delle preoccupazioni che abbiamo più volte espresso in merito all’impatto ambientale e paesaggistico di un impianto di tali dimensioni in un’area agricola a due passi da una zona speciale di conservazione tutelata dall’Ue” .

Al riguardo le osservazioni del decreto regionale sono articolate e dettagliate. Nello specifico, nella Vinca della Trina Solar, il colosso del fotovoltaico che ha proposto il progetto “non è stato affrontato il rapporto ecologico fra l’area Zsc Monte Pisano e l’area di pianura che costituiva il Padule di Asciano, ormai bonificato ma ancora innervato di canali e rii oggi ricchi di specie animali, avifauna in particolare” si legge nelle motivazioni del decreto. Non sono neppure descritti i “i valori e le peculiarità naturalistiche connesse alla conservazione della biodiversità”: nel dettaglio mancano “dati qualitativi sulla biodiversità del sito che possono scaturire solo da una completa campagna di analisi e di rilievi di monitoraggio sistematici effettuati con chiari parametri scientifici”. Tanti nodi ancora da sciogliere anche per quel che riguarda “la problematica del disturbo visivo all’avifauna causata dal riflesso prodotto dai moduli fotovoltaici che saranno installati” dato che “non è specificato se saranno adottate soluzioni in grado di minimizzare tale fenomeno, i cui meccanismi comprendono, ad esempio, l’attrattività per gli uccelli migratori insettivori a causa della maggiore abbondanza di prede a loro volta attratte dalla luce riflessa, o per le specie acquatiche migratrici, dalle quali i pannelli riflettenti possono essere percepiti come corpi d’acqua”. Sostanzialmente bocciate anche “le opere di mitigazione proposte” che “risultano limitate e non idonee a garantire una reale diversificazione ambientale”.

Beninteso, la parola “fine” non è ancora scritta perché “il proponente – conclude il decreto della Regione Toscana - ha facoltà di presentare un’istanza di Valutazione Appropriata, corredata di studio d’incidenza ambientale”. In pratica un altro documento, in cui ,però, dovranno trovare risposta convincente le numerose osservazioni formulate dai tecnici dell’amministrazione regionale.

“Continueremo a vigilare e a monitorare la situazione – conclude Cecchelli – ribadendo la nostra contrarietà all’edificazione di queste infrastrutture altamente impattanti, garantite da leggi governative che vanno contro le comunità locali, scavalcando le amministrazioni comunali e creando preoccupazione tra i cittadini, le attività produttive e commerciali. Restiamo, invece, favorevoli al ricorso delle energie rinnovabili, purché partano da principi che guardino alla sostenibilità, al rispetto delle regole locali e che non siano imposte con leggi che creano un’aggressività economica del mercato che poi ricade sulla qualità ambientale e paesaggistica”.

09/04/2026

⚠️⚠️⚠️
Nel nostro Pianeta, tutto è collegato.
E nessuna azione è neutra.
Prima di creare, o condividere, disegni, foto o testi generati dall IA, pensate se sia proprio indispensabile.
Il consumo di acqua dolce da parte dei Data Center sta aumentando vertiginosamente a causa dell'utilizzo massiccio dell intelligenza artificiale.
Acqua che dovremmo invece consumare con oculatezza perché non è una risorsa infinita.
"Nel 2022 i colossi tech Google, Microsoft e Meta hanno consumato oltre 2 miliardi di metri cubi di acqua per il raffreddamento dei server e l’utilizzo dell’elettricità, più del doppio della Danimarca in un anno.
La situazione, alla luce dell’incessante evoluzione dell’IA e nello scenario della crescente siccità e dei problemi ambientali, è destinata a peggiorare: secondo le previsioni, che tengono conto anche dell’acqua usata indirettamente da altre fonti collegate al data center come la centrale elettrica che lo alimenta, entro il 2027 la domanda di acqua potabile da parte dell’AI sarà pari a 6,6 miliardi di metri cubi".

23/10/2025

Stroncata la legge sarda sulle aree idonee: «Valgono quelle individuate dal decreto Draghi nel 2021». Sì ai pannelli di Is Olias fra Tramatza e Milis

20/10/2025

📣📣📣 La Coalizione ambientale TESS ha presentato il “Piano Nazionale di Transizione Energetica a Zero Consumo di Suolo” al Convegno del 20 settembre 2025 a Castagno d'Andrea, San Godenzo, FI "L'industrializzazione eolica dell'Appennino": https://youtu.be/cotwU4SPTfI

Documento scaricabile al link: https://drive.google.com/file/d/15yJFov2IJjwLfZE6JWv2d7iyzGYD4qfX/view?usp=drive_link

‼️‼️‼️ Il Piano è un documento scientifico che analizza le criticità delle attuali strategie di decarbonizzazione e dimostra la fattibilità di proposte e soluzioni per una transizione energetica senza consumare suolo e nel rispetto dell’ecosistema e del paesaggio.
Pubblichiamo il Piano Nazionale di Transizione Energetica a Zero Consumo di Suolo, elaborato dalla coalizione ambientale interregionale TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), con il supporto di numerosi ed autorevoli esperti con competenze specifiche negli ambiti trattati.

⚠️⚠️⚠️ Il documento analizza criticamente le attuali strategie di decarbonizzazione in Italia, evidenziando le contraddizioni di un modello basato su grandi impianti eolici e fotovoltaici industriali installati su superfici naturali. Tali impianti, pur sostenuti da ingenti incentivi pubblici, risultano caratterizzati da scarsa efficienza produttiva, elevati costi economici e rilevanti impatti negativi sull’ambiente naturale, sul paesaggio, sull’agricoltura e sulla coesione sociale. Particolare attenzione è dedicata alle problematiche legate all’uso del suolo fertile, alla gestione degli impianti di accumulo (BESS) e ai rischi connessi a espropri e concentrazione dei benefici nelle mani di operatori privati.

✅️✅️✅️ In alternativa, il testo propone un piano di transizione energetica a “consumo di suolo zero”, fondato sull’impiego diffuso del fotovoltaico su superfici già artificializzate (tetti, aree dismesse, cave, infrastrutture) e sulla promozione di comunità energetiche. Tale modello, sostenuto dai dati ISPRA-SNPA 2024, risulterebbe economicamente più conveniente, socialmente equo e coerente con gli obiettivi di riduzione delle emissioni, generando benefici occupazionali e rafforzando la democrazia energetica.

✅️✅️✅️ Il documento conclude sottolineando la necessità di superare le logiche speculative e di adottare un approccio politico e pianificatorio che privilegi l’interesse collettivo e la sostenibilità territoriale.

Il Piano è scaricabile nel link all'articolo nei commenti
e anche il link del video della presentazione del Piano, avvenuta in occasione del convegno “L’industrializzazione eolica dell’Appennino” tenutosi a Castagno d’Andrea il 20 settembre, al Parco Nazionale Foreste Casentinesi.

‼️‼️‼️ Il Piano Nazionale è stato presentato anche sabato 4 ottobre agli Stati Generali delle Aree Interne, promossi da CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, Eitalía e Futuridea in collaborazione con tanti enti.

E’ possibile seguire TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione su Facebook, Instagram e sul sito web.

TESS - Transizione Energetica Senza Speculazione
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Link dell'articolo nei commenti ⬇️⬇️

Volgere lo sguardo al proprio territorio e non riconoscerlo più, sentirsi in una terra aliena."Come guardarsi allo specc...
27/05/2025

Volgere lo sguardo al proprio territorio e non riconoscerlo più, sentirsi in una terra aliena.
"Come guardarsi allo specchio e non riconoscersi".

‼️‼️ INTERVISTA A MARIA GIOVANNA
BOSCO RICERCATRICE SCIENTIFICA:
L'EOLICO NON E' SOSTENIBILE.

✅️✅️ «Da un punto di vista identitario, culturale e psicologico veder deturpato il paesaggio è una forma di violenza che equivale a perdere una parte di se stessi: come se mi guardassi allo specchio e non mi riconoscessi più. Da una prospettiva economica, stravolgere l’ambiente farebbe diventare la Sardegna meno appetibile e incepperebbe il turismo: chi mai vorrebbe andare in vacanza in un paradiso industriale fatto di pale e pannelli fotovoltaici?»

Maria Giovanna Bosco ha insegnato alla Bocconi, alla Bicocca e al Politecnico di Milano, oltre che in altre università italiane ed americane.

«È un tipico fenomeno che si osserva nelle relazioni tra economia e politica: si chiama “cattura regolatoria”, branca della political economy, che studia il sistema usato dal privato – in certe condizioni – per influire sulla sfera pubblica orientando la legislazione a favore del proprio settore. Nel caso delle energie rinnovabili, gli effetti sono i contributi massicci erogati dallo Stato per i progetti di pale eoliche e pannelli fotovoltaici con i quali si vorrebbero foderare campagne, colline, le pendici del Limbara, perfino spicchi di mare davanti alle coste di Gallura, Riviera del corallo, Sulcis e Cagliaritano. Iniziative che sacrificano l’ambiente, redistribuiscono il reddito arricchendo solo chi le porta avanti, limitano le occasioni di sviluppo per chi vive in quel territorio. Una certa narrazione ha coniato lo slogan “rivoluzione green”, ma la realtà è che si scaricano i costi sulle spalle di cittadini e imprese attraverso le bollette. Ecco perché il prezzo dell’energia può solo aumentare, come già avviene».

Tempiese cresciuta a Olbia, Maria Giovanna Bosco vive a Milano e fa ricerca all’università di Ancona, dopo aver insegnato Macroeconomia, Economia internazionale ed Europea ed Economia del lavoro alla Bocconi, nell’ateneo Milano-Bicocca, al Politecnico di Milano, alle università di Modena e Reggio-Emilia, alla Marshall school of finance (University of Southern California, Los Angeles). Su L’Industria, la rivista edita da Il Mulino, ha pubblicato una dettagliata analisi sul “Caso Sardegna” che sarà illustrata a fine giugno a Oslo: «L’idea di impegnarmi nello studio sulla transizione energetica nasce da diverse ragioni. Primo: mi occupo di transizione ecologica all’università Politecnica delle Marche. Motivo numero due: ho un’attenzione personale per quanto sta accadendo in Sardegna, dove si vorrebbe produrre un settimo dei gigawatt previsti dai progetti presentati in tutta Italia: 52,88 contro 354.35. È chiaro che qualcosa non torna». A Olbia per il fine settimana, accetta di parlare a una condizione: «Ciò che ho scritto riguarda me e non può essere attribuito in alcun modo all’ateneo nel quale lavoro attualmente».

Cos’ha scoperto?
«Sono partita dagli elementi narrativi – proteste dei comitati di cittadini, articoli sui giornali – per cercare i fatti che indicano l’infiltrazione del mondo dell’industria nella politica, al punto che il processo decisionale e politico è stato asservito agli interessi di soggetti privati ben definiti. A far da cornice le norme che agevolano gli espropri, il tentativo di silenziare i movimenti di opposizione per conquistare il pubblico con una narrativa ad hoc. C’è una dinamica industriale che include aiuti di Stato nonostante il generale divieto europeo: investire in sanità no, perché c’è il vincolo di bilancio, che invece cade per le rinnovabili. Il risultato è che il soggetto pubblico ha finito per portare avanti le esigenze dei privati spacciandole per interesse generale. Non solo: c’è l’evidenza scientifica che l’obiettivo di ridurre l’emissione della CO2 è una chimera, perché a livello globale tutti tranne l’Europa continuano a investire in fonti fossili. Il nostro sforzo per quanto lecito, degno, moralmente accettabile, sarà inutile. Il mio compito si conclude con la raccolta dei dati di fatto. Ovviamente può essere solo un magistrato a individuare i potenziali reati, a capire se e quando è stato commesso un danno ambientale, se c’è stato un interesse privato in atto pubblico, corruzione e così via. So che è stato presentato anche un esposto a tutte le Procure della Sardegna dal Comitato per l’Insularità».

Il libero mercato non vale per gli impianti di rinnovabili?
«Già nel 2014 il professore di economia politica Ross McKitrick denunciava il problema per l’Ontario, nel civilissimo Canada. Diceva: “Purtroppo l’idea di dover decarbonizzare a tutti i costi ha indirizzato il sistema degli incentivi economici quasi esclusivamente verso le rinnovabili che però dal punto di vista economico sono fallimentari”. Perché ciò che richiedono per l’installazione e quel che provocano in termini di danno ambientale è un’enormità rispetto a ciò che producono. Non difendo le fonti fossili o il nucleare, ma nel confronto sulla produttività non c’è paragone. Per questo motivo l’unico modo per rendere sostenibili l’eolico e il fotovoltaico è che lo Stato intervenga foraggiando i progetti, annullando la concorrenza e diventando il primo cliente per vent’anni di attività, offrendo la garanzia di acquistare l’energia a un determinato prezzo. Un’attività senza rischi per chi possiede le società che, di riflesso, ha cancellato il libero mercato».

Corruzione?
«Comportamenti criminali ci sono già stati e sono stati sanzionati, ne cito alcuni nell’indagine, così come sono accertate le infiltrazioni mafiose».

L’energia costerà meno?
«Le promesse di agevolazioni in bolletta sono falsità. Un rapporto di Morgan Stanley di marzo 2025 evidenzia che i prezzi in Europa sono cresciuti da due a quattro volte più degli Stati Uniti, cinque-sette volte più di Cina e India».

Chi ha deciso di indirizzare i progetti verso la Sardegna?
«Sicuramente la scelta non è stata fatta dalle comunità locali. Nel 2021 l’Enel l’ha individuata in alcuni comunicati come futuro hub energetico del Mediterraneo. La digitalizzazione estrema verso la quale stiamo andando ha bisogno di una quantità enorme di energia, mi chiedo: c’entra qualcosa il disegno sul futuro della Sardegna? Di sicuro la mercificazione del sole e del vento rischia di perpetuare un atteggiamento neocolonialista da parte delle istituzioni nei confronti dell’Isola».

I rischi?
«Da un punto di vista identitario, culturale e psicologico veder deturpato il paesaggio è una forma di violenza che equivale a perdere una parte di se stessi: come se mi guardassi allo specchio e non mi riconoscessi più. Da una prospettiva economica, stravolgere l’ambiente farebbe diventare la Sardegna meno appetibile e incepperebbe il turismo: chi mai vorrebbe andare in vacanza in un paradiso industriale fatto di pale e pannelli fotovoltaici? Penso a Tempio, il gioiello del nord est che rischia di essere snaturato sulla spinta dell’affitto dei terreni per impianti che arricchiscono pochi e danneggiano tutti. Alcuni proprietari che ho intervistato si stanno pentendo perché non è certa neppure la redditività: quando finirà il ciclo di vita l’impianto sarà abbandonato e i costi di smaltimento sono enormi. Come è accaduto a Nasca, sull’isola di San Pietro: le pale sono lì da decenni anche se non funzionano».

Ha analizzato la legge regionale sulle Aree idonee?
«La Regione l’ha varata rifiutando di valutare la Pratobello, nata su iniziativa popolare e sostenuta da centinaia di migliaia di firme. Si basava sulla prerogativa assoluta in materia urbanistica. Ho intervistato un esponente della Giunta regionale, mi ha detto: “Sarebbe stata impugnata dallo Stato per incostituzionalità”. Di sicuro questa sorte è toccata alla Moratoria e alla legge 45 sulle Aree idonee. Dunque, c’è stata incompetenza o malafede?».

Cos’è l’ambientalismo industriale di cui scrive?
«Propone una transizione che di verde ha solo l’aggettivo. È ancorato a norme che consentono l’utilizzo di parchi, foreste e aree agricole per impianti di energia fotovoltaica, eolica, termovalorizzazione dei rifiuti e, in generale, di qualsiasi altra fonte energetica non fossile. Un tempo la legge era più restrittiva, la realizzazione era limitata alle aree incolte o degradate del territorio. Oggi se un agricoltore o un piccolo proprietario terriero non desidera vendere o affittare i propri terreni sui quali deve nascere un parco eolico, le norme prevedono l’esproprio. Ed è in questo passaggio che, per l’ambientalismo industriale, risiede il significato della transizione ecologica: passare da un modello economico territoriale ad alto contenuto occupazionale basato su agricoltura di qualità, turismo e cultura, a un modello industriale specializzato nella produzione di energie alternative, a basso contenuto occupazionale e con rendimenti molto elevati. Va da sé che alla base ci sia un ambientalismo fasullo che danneggia l’economia, non crea posti di lavoro, impoverisce il territorio e cancella i paesaggi per cui siamo famosi nel mondo. Si cita sempre la Danimarca, patria dell’eolico: vi risulta che qualcuno vada fin lì per ammirare le pale?».

L’atteggiamento delle associazioni ambientaliste?
«Tranne Italia Nostra e alcuni piccoli movimenti, fingono di non vedere gli interessi di chi fino al giorno prima produceva CO2 a tutto spiano e oggi si è raffrescato l’immagine - tipo l’Erg a Saccargia - buttandosi nel business delle energie rinnovabili».

Perché non è stato individuato un tetto alla produzione?
«Può essere stata una svista del legislatore, oppure un riflesso del dolo sottostante, cioè l’aver creato volutamente una bolla speculativa simile a quella dei mutui subprime che nel 2008 terremotò l’economia mondiale».

Cita aziende che hanno costi operativi annuali di 28 mila euro e incassano incentivi per tre milioni?
«Mi sono limitata a raccogliere i dati di numerose aziende del settore: tutte hanno in comune una sproporzione tra costi e soldi ricevuti dallo Stato».

La via d’uscita?
«Basterebbe coprire i capannoni industriali con i pannelli fotovoltaici: gli obiettivi sarebbero raggiunti senza cementificare le vigne. Se poi si aggiungessero tutti i tetti delle case sarebbe risolto il problema italiano, tenendo presente che per “stabilizzare” il sistema energetico sarebbero comunque necessari anche i combustibili fossili».

Geotermia?
«Il potenziale sardo è molto elevato quanto inutilizzato, secondo solo a quello della Toscana. Per la produzione di energia elettrica si potrebbe prelevare acqua bollente in profondità per poi reimmetterla nel sottosuolo. In questo modo si creerebbe un ciclo produttivo interamente rinnovabile. Non mi sembra che qualcuno sia intenzionato a farlo».

Dall'articolo di Paolo Paolini per "L'Unione Sarda" .

25/03/2025

Ieri sera Riccardo Iacona con il suo programma PresaDiretta ha dato esempio del più becero giornalismo di parte.
Una trasmissione creata ad hoc per far passare i sardi per trogloditi egoisti e ignoranti.

Le argomentazioni sono state scelte appositamente per affossare chi sta cercando in tutti i modi di difendere la Sardegna e far valere il diritto dei sardi di poter decidere sul destino della propria terra, a favore di una narrazione falsa e fuorviante che fa nettamente le parti di chi ha interesse a investire sulle rinnovabili, facendoli apparire come vittime di disinformazione, complottismo e addirittura atti vandalici.

Per noi che conosciamo bene qual è la realtà dei fatti, perché la viviamo per esperienza diretta, questa è stata l'ennesima espressione della ferma volontà di affossare qualsiasi contraddittorio alla storiella che da anni ci raccontano: noi sardi siamo colpevoli di fare scorpacciate di energia elettrica prodotta dal carbone, fregandocene della nostra responsabilità verso il surriscaldamento globale e troppo stupidi per capire i vantaggi del progresso rappresentato dalle fonti di energia rinnovabile.

Nella trasmissione è stato dato spazio al vittimismo di qualche raro imprenditore sardo installatore di FER ma non a chi ha perso o sta per perdere terreni agricoli e pascoli grazie agli espropri, di cui negano addirittura l'esistenza.
È stato travisato e manipolato l'intervento di Pili e di altri che lottano contro la speculazione energetica.
La presidente Todde è stata dipinta come la paladina dei sardi che fa gli interessi dei sardi a discapito degli italiani, ma non si dice che le sue leggi vengono tranquillamente calpestate e gli impianti continuano a essere approvati e costruiti.
Viene mostrato il video di una casalinga frustrata e mascherata che dice oscenità dal suo profilo Facebook come se fosse la massima esponente della protesta e le sue ragioni fossero condivise da tutti i sardi.
Vengono intervistate persone che hanno sempre remato contro la lotta per la difesa della Sardegna in modo ignobile, scorretto e ignorante ma non c'è traccia di chi da mesi, se non anni, raccoglie dati, testimonianze e approfondimenti su tutte le ingiustizie che i sardi stanno subendo a causa di questa follia.

Noi dei comitati non abbiamo nessuna intenzione di restare in silenzio davanti a questo ennesimo utilizzo di soldi pubblici per spargere menzogne a discapito di chi non ha i mezzi per difendersi.

13/02/2025

Indirizzo

Via Postignano
Postignano
56043

Telefono

+393381558787

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