17/12/2025
C'è un festival, laggiù nelle terre antiche della Lucania, dove si radunano le emozioni come passeri su un filo al tramonto. Non le emozioni qualunque, quelle che si consumano ogni giorno tra il caffè e il giornale della sera. No. Quelle che hanno fatto la strada, che sono partite da quei paesi aggrappati alle montagne come nidi d'aquila e hanno attraversato il mondo.
Si chiama Festival delle Emozioni- Etnie, ma forse sarebbe più giusto chiamarlo il Festival dei Ritorni. Perché le emozioni vere, quelle che meritano un premio, sono sempre un ritorno. Tornano indietro come rondini, cariche di tutto quello che hanno visto: oceani, metropoli, successi lontani. E quando tornano, si posano sulle pietre di Matera, sui calanchi, sulle strade dove qualcuno, tanto tempo fa, è partito con una valigia di cartone.
Gli organizzatori del festival si riuniscono in una stanza che potrebbe essere ovunque, ma è lì, in Basilicata. Hanno una lista di nomi. Accanto a ogni nome, una storia. Medici che curano a New York, artigiani che hanno portato la loro arte in Giappone, scrittori che raccontano la Lucania a chi non sa nemmeno dove trovarla sulla carta geografica. Ogni nome è una vittoria silenziosa contro l'oblio.
Ma c'è qualcosa di strano in questo festival. I premi non sono solo targhe o diplomi. No. Il vero premio è quello sguardo, quando il premiato vede di nuovo le montagne e il mare della sua infanzia e capisce che non li aveva mai abbandonati. Il premio è quella stretta al cuore, quando l'accento lucano - che aveva cercato di nascondere per trent'anni - torna fuori prepotente, come un fiume dopo la pioggia.
E in una sera particolare del festival, quando le luci si abbassano e tutti bevono il vino locale, succede qualcosa di magico. Le emozioni premiate - quelle che hanno viaggiato tanto - si mescolano con quelle che sono rimaste. E per un momento, per un solo momento benedetto, non c'è più differenza tra chi è partito e chi è rimasto, tra il successo lontano e la fedeltà vicina.
Perché alla fine, questo festival celebra una verità antica quanto le pietre di quella terra: che le eccellenze non sono tradimenti. Che si può andare lontano e restare vicini. Che la Lucania non è un luogo da cui fuggire, ma una radice da portare con sé, ovunque il vento della vita ti spinga.
E quando il festival finisce, quando le targhe sono consegnate e i discorsi sono stati pronunciati, resta qualcosa nell'aria. Un'emozione senza nome, forse la più vera di tutte: la certezza che quella terra dimenticata, quella Lucania di pietre, boschi, mare e silenzio, continua a generare meraviglie.
Come se le montagne, di notte, sussurrassero storie ai bambini che nasceranno domani, promettendo loro che anche loro, un giorno, torneranno. Carichi di mondo. Carichi di emozioni da premiare.
Pinuccia Sassone Antonio Caramuscio
Grande serata a Marconia organizzata dall’Associazione Etnie - Cultura senza Frontiere" del presidente Antonio Caramuscio e mirabilmente presentata da Pinuccia Sassone. Il Premio Mediterraneo 2025 - Festival delle emozioni, svoltosi il 6 dicembre, ha infatti riscosso un deciso gradimento da pa...