Oasi Lega Internazionale Vigilanza Sicilia

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17/06/2026

Ci sono immagini che parlano da sole.
Le prime raccontano una settimana trascorsa in box.
Una settimana necessaria. Cattura, sterilizzazione, controlli e decorso post operatorio.
La si vede quasi sempre per terra, nello stesso punto, immersa in quella monotonia che lentamente spegne qualsiasi entusiasmo, che spegnerebbe qualunque essere vivente. Non sofferenza fisica, ma assenza di tutto ciò che rende una vita... vita.
Poi arrivano le ultime immagini, quelle del ritorno.
Per molti una casa è fatta di mura, cancelli, divani e cucce. Per lei no.
La sua casa sono le persone che incontra ogni giorno, i cani con cui condivide il territorio, gli odori che conosce, i luoghi che percorre da sempre.
Quando il portellone si apre e le zampe tornano a toccare quel terreno, succede qualcosa che nessuna teoria riuscirà mai a spiegare meglio delle immagini: il riconoscimento, la memoria, l'appartenenza.
È per questo che continuo a sostenere che ogni cane debba essere valutato per ciò che è, e non per ciò che noi vorremmo che fosse.
Non tutti i cani liberi sono cani da rinchiudere.
Alcuni hanno già una vita, delle relazioni, un equilibrio costruito negli anni.
Il nostro compito non è sempre portarli via. A volte è curarli, sterilizzarli, proteggerli e poi avere il rispetto di restituirli al mondo che chiamano casa.
Questa sera una cagnolina è tornata dai suoi affetti.
E, come accade ogni volta, sono convinto che la parte più bella del viaggio sia stata proprio l'ultima. 🐾❤️

Immaginate un bosco e tutt'intorno campagne, aziende agricole, case utilizzate solo in alcuni periodi dell'anno e qualch...
01/06/2026

Immaginate un bosco e tutt'intorno campagne, aziende agricole, case utilizzate solo in alcuni periodi dell'anno e qualche residenza stabile. Si, avrei potuto mettere uno screen di Google Maps ma, immaginate...
Immaginate delle linee di confine a 360°. Non linee perfette, cerchi o riquadri, confini visibili e invisibili all'occhio umano. Confini che variano in base a fattori naturali o artificiali del territorio, presenze comode o scomode, zone a rischio, etc.
Un tempo, da un versante, c'era anche un lago, poi tagliato fuori dalla strada statale.
Via via che ci si allontana dal bosco ci si avvicina a vari punti di "civiltà", piccoli paesi, borgate, centri abitati più o meno grandi.
Quasi ovunque, nel raggio di pochi chilometri e in alcuni casi anche meno, sono presenti nuclei abitati.
I cani risiedono solitamente in quella fascia che crea il confine tra il selvatico e l'umano.
A ben pensarci, è sempre stato così.
Fin dai tempi dell'addomesticamento del lupo, quei territori di confine sono rimasti gli stessi. È stato l'uomo a spostarsi progressivamente verso luoghi più confortevoli per lui. I cani, invece, sono rimasti principalmente a presidiare quella linea sottile tra due mondi.
Oggi siamo abituati a vederli dentro casa, nei giardini o in spazi più o meno adeguati costruiti dall'uomo. Eppure una parte consistente della popolazione canina continua a vivere in questi territori meno civilizzati.
Alcuni soggetti cercano la vicinanza dell'uomo. Altri la sfruttano come una risorsa. Altri ancora la temono a causa delle proprie esperienze. Una parte semplicemente la tollera fino a una certa distanza, oltre la quale torna a prevalere il bisogno di mantenere spazio e autonomia.
Chiamare tutto questo "randagismo" è, a mio avviso, riduttivo.
In un sistema di questo tipo entrano in gioco decine di fattori: disponibilità di risorse, pressione umana, genetica, esperienze individuali, struttura sociale dei gruppi, territorio e capacità di adattamento.
È opportuno precisare che sto parlando di un'area che conosco molto bene e che ho osservato per anni. Tuttavia, sono convinto che buona parte della Sicilia, e non solo, presenti caratteristiche molto simili.
Ed è proprio all'interno di questi territori di confine che il gruppo del bosco ha iniziato a raccontare qualcosa di diverso.
È spesso da questi territori di confine che avviene la migrazione verso la direzione piú "comoda" o verso quella più vera. Non è detto poi che non scelgano di frequentarle entrambe... Non soltanto i Cani.

EXPERIENCE ALL'OASINon un corso.Non un programma standard.Non una simulazione.Un'immersione reale in un contesto operati...
31/05/2026

EXPERIENCE ALL'OASI

Non un corso.
Non un programma standard.
Non una simulazione.

Un'immersione reale in un contesto operativo.

L'esperienza si sviluppa seguendo le esigenze del momento, le attività in corso e le opportunità offerte dal territorio.

Monitoraggio dei cani liberi.
Osservazione del comportamento in ambiente reale.
Attività di cattura per fini sanitari.
Sterilizzazioni e reimmissioni.
Confronto con servizi veterinari e amministrazioni.
Gestione quotidiana delle criticità e delle opportunità che emergono sul campo.

Ogni esperienza è diversa dalla precedente.

Alcuni giorni saranno dedicati all'osservazione.
Altri al monitoraggio.
Altri ancora a catture, trasferimenti, verifiche o attività legate alla gestione degli animali presenti all'Oasi.

Non esiste un programma prestabilito.
Esiste un contesto reale da vivere e comprendere.

L'ospitalità è garantita in struttura indipendente immersa nella natura, fino a 8 posti letto, con cucina attrezzata e gestione autonoma dei pasti.

L'esperienza è aperta a singoli partecipanti o a piccoli gruppi interessati ad approfondire la gestione dei cani liberi attraverso l'osservazione diretta della realtà.

OSSERVARE.
COMPRENDERE.
INTERVENIRE QUANDO NECESSARIO.

Per info whatsapp 371 136 8502

Spesso un collare non comunica nulla. Un QR può raccontare un'intera storia.Stiamo lavorando alla realizzazione di un si...
29/05/2026

Spesso un collare non comunica nulla. Un QR può raccontare un'intera storia.

Stiamo lavorando alla realizzazione di un sistema semplice, accessibile e utilizzabile da chiunque si occupi della gestione responsabile di cani liberi sul territorio.
Grazie ad alcune collaborazioni, stiamo sviluppando delle targhette in ABS, con codice QR, da applicare ai collari e degli adesivi informativi da installare nelle aree dove vivono cani liberi censiti, sterilizzati e seguiti.
Il QR rimanderà a una pagina testuale generica, pensata per spiegare alle persone cosa stanno osservando, come comportarsi correttamente e perché la presenza di alcuni cani sul territorio non rappresenti automaticamente una situazione di abbandono o emergenza.
L’idea nasce da un’esigenza molto semplice. Le classiche targhette o medagliette, spesso risultano poco chiare, poco leggibili o insufficienti a spiegare il contesto reale.
Con questo sistema, il cane stesso diventa comunicatore del proprio percorso e della propria condizione.
Un passante potrà inquadrare il QR e comprendere immediatamente che quel cane:
- è identificato
- è sterilizzato
- è monitorato
- appartiene a un preciso contesto
non necessita di alimentazione casuale o interventi improvvisati.
Il progetto sarà volutamente generico e adattabile, così da poter essere utilizzato anche da associazioni, volontari, enti o amministrazioni differenti, eventualmente personalizzandolo in base al territorio o ai riferimenti locali.
Ci è già stata fatta una domanda:
“Ma il collare non rischia di impigliarsi?”
Per quanto riguarda la nostra esperienza diretta, non ci è mai capitato un episodio del genere, tuttavia, proprio per eccesso di sicurezza, stiamo valutando l’utilizzo di sistemi di chiusura più “cedevoli”, come elastici o sistemi a rilascio facilitato, in sostituzione della classica fibbia rigida di corredo.
L’obiettivo non è “marchiare” il cane, ma creare uno strumento di comunicazione semplice, discreto e immediato tra territorio, cittadini e animali.

I CANI DEL TERRITORIO

Quelli che hai incontrato non sono cani “abbandonati” nel senso comune del termine. Sono cani identificati tramite microchip, sterilizzati, monitorati e reimmessi nel territorio secondo le normative regionali e nazionali vigenti in materia di tutela animale e gestione del randagismo.
In molti contesti cittadini rurali, montani o periferici, alcuni cani sviluppano nel tempo un equilibrio stabile con il territorio, con le persone e con gli altri animali presenti.
La loro presenza non deve essere automaticamente interpretata come una situazione di emergenza.

COSA SIGNIFICA QUESTO QR?

Il QR applicato al collare indica che il cane:
è identificato tramite microchip, è stato sterilizzato, è conosciuto e monitorato, appartiene a un contesto territoriale specifico, è già seguito o accudito da referenti, volontari o enti competenti.
Alcuni cani potrebbero non indossare alcun collare pur rientrando nello stesso percorso di monitoraggio e gestione.
Questo accade perché non tutti i soggetti sono manipolabili in sicurezza e, in determinati casi, il rispetto delle loro distanze e dei loro tempi rappresenta la scelta più corretta sia per il benessere animale che per la sicurezza delle persone.

ATTENZIONE E OSSERVAZIONE DEL CONTESTO

La presenza di cani monitorati non significa che il territorio sia una realtà “statica” o totalmente prevedibile.
Come accade in qualsiasi contesto aperto, situazioni nuove possono emergere improvvisamente.
Può capitare, ad esempio, che un nuovo cane arrivi sul territorio in condizioni sanitarie precarie, ferito, disorientato o in difficoltà.
Queste situazioni non sono sempre prevedibili nell’immediato e vengono spesso individuate soltanto grazie alle segnalazioni delle persone del posto o attraverso il monitoraggio costante del territorio.
Per questo motivo è sempre importante:
osservare il contesto senza allarmismi;
prestare attenzione a eventuali comportamenti insoliti, chiedere informazioni alle persone del luogo in caso di dubbi, segnalare situazioni problematiche o realmente critiche agli enti competenti.

COME COMPORTARSI

La convivenza tra persone, territorio e animali dipende anche dai piccoli comportamenti quotidiani.
È consigliato: mantenere un atteggiamento tranquillo, non richiamare o eccitare il cane inutilmente, rispettare i suoi spazi, segnalare eventuali situazioni realmente critiche agli enti competenti.
È importante evitare di lasciare cibo abbandonato o rifiuti alimentari, tentare catture improvvisate, spostare il cane dal territorio, incentivare assembramenti o competizione alimentare.
Molti di questi cani sono già alimentati in modo controllato.
L’abbandono casuale di cibo può alterare gli equilibri territoriali, attirare altri animali e generare conflitti o problemi sanitari.

INCONTRI CON ALTRI CANI

I cani che vivono stabilmente sul territorio sviluppano spesso una buona capacità di comunicazione e gestione delle relazioni con i propri simili. Per questo motivo, la presenza di cani accompagnati dai proprietari non rappresenta normalmente un problema.
Come in qualunque incontro tra cani, possono tuttavia verificarsi incomprensioni o difficoltà legate alle caratteristiche individuali dei soggetti coinvolti. Non tutti i cani possiedono infatti le stesse competenze sociali, indipendentemente dal fatto che vivano liberi o in famiglia.
In caso di incontro è consigliabile mantenere la calma, evitare di intervenire in modo impulsivo e lasciare ai cani il tempo necessario per osservarsi e comunicare. Una corretta gestione da parte delle persone contribuisce in modo determinante a favorire interazioni serene e a ridurre possibili tensioni.
La semplice presenza di un cane libero non deve quindi essere interpretata automaticamente come un pericolo per altri cani. Come per ogni relazione sociale, il contesto e i comportamenti dei singoli individui sono gli elementi che fanno la differenza.

IN CASO DI PROBLEMI

Per segnalazioni, criticità o situazioni che richiedano un intervento, contattare gli uffici della Polizia Locale competente per territorio o i servizi veterinari pubblici.

UN PICCOLO GESTO DI ATTENZIONE

Dietro ogni cane del territorio esiste spesso un lavoro silenzioso fatto di monitoraggio, sterilizzazioni, controlli sanitari e gestione quotidiana.
Rispettare questi animali significa anche rispettare il delicato equilibrio tra ambiente, comunità e presenza animale.

OSSERVATE

Senza fretta, senza pregiudizi e senza la necessità di interpretarli sempre attraverso gli occhi dell'uomo.
Dietro ogni cane del territorio c'è una storia fatta di scelte, adattamenti, relazioni, errori, opportunità e capacità di trovare il proprio equilibrio in un mondo che cambia continuamente.
Se saprete fermarvi a guardarli davvero, probabilmente avrete molto da imparare.
Con l'augurio che anche voi, come loro, possiate essere sempre liberi di scegliere la vostra strada e che nessuno debba mai scegliere al vostro posto.

27/05/2026

Da questo tardo pomeriggio, fino a un'oretta fa, sono stato per la cattura di una c***a da sterilizzare.
La conosco, ci salutiamo quando passo da quelle parti e, nell’ultimo periodo, dopo aver sterilizzato la sua compagna di zona, abbiamo iniziato ad entrare un po’ in confidenza.
Lei si lascia avvicinare, accarezzare, possiamo anche giocare un po’… ma basta accennare una costrizione, anche per scherzo, fa un balzo indietro e scappa.
Se l’obiettivo imposto è semplicemente “catturare il cane”, allora tutto può sembrare lecito.
Avrei potuto usare cappi, cordini, guinzagli.
Pensandoci poi, il mio compito non è soltanto ottenere un risultato ma principalmente, fare da intermediario tra un’amministrazione comunale, con responsabilità e doveri nella gestione del randagismo, e gli animali.
Il risultato conta, certo ma la strada scelta per arrivarci… dipende da me.
E quando posso scegliere, scelgo di non utilizzare mezzi che possano creare non solo difficoltà o paura nel momento della cattura, ma anche traumi destinati a ripercuotersi sul comportamento del cane dopo la reimmissione o in altri casi, durante un percorso di adozione.
Per questo, domani mattina installerò il recinto.
Cercherò di ridurre al minimo stress e trauma, fattori che si sommeranno già a un successivo intervento chirurgico che, per il cane, non sarà certo una passeggiata, né dal punto di vista fisico, né da quello ormonale.
Spesso facciamo tutto con troppa leggerezza, sommersi dalle nostre ragioni, dalle urgenze, dai numeri, perdiamo completamente la capacità di immedesimarci.

Stasera una persona del posto mi ha detto:
“Non chiedermi di aiutarti. Non voglio tradirla.”
È stato un non aiuto bellissimo.

In Sicilia e non soltanto da queste parti, esiste una realtà del randagismo molto diversa da quella che normalmente vien...
26/05/2026

In Sicilia e non soltanto da queste parti, esiste una realtà del randagismo molto diversa da quella che normalmente viene raccontata.
L’immagine che spesso passa è quella del “salvataggio” del cane libero attraverso il ricovero in struttura.
Nella realtà, almeno in buona parte del territorio siciliano, esiste un sistema che rischia di produrre l’effetto opposto.
Canili sanitari saturi e spesso inutilizzabili per vere emergenze, cani trattenuti per mesi o anni pur essendo stabilizzati e compatibili con la reimmissione in territorio, pressione costante contro le reimmissioni., trasferimenti continui verso stalli, pensioni private, Nord Italia o estero.
Nel frattempo alcuni Comuni, quelli sulla carta tra i più attivi nella gestione del randagismo, esauriscono in meno di 6 mesi il budget annuale destinato a catture, ricoveri e gestione veterinaria.

Risultato?

Comuni che restano di fatto paralizzati fino al bilancio successivo, operatori impossibilitati a intervenire, cani feriti o realmente problematici senza posti disponibili e sanitari che smettono progressivamente di svolgere la loro funzione emergenziale.
No, non parlo delle grandi città ma di quei territori rurali e boschivi della Sicilia dove vivono gruppi familiari di cani liberi perfettamente inseriti nel contesto territoriale.
Cani che non conoscono appartamenti, guinzagli o vita cittadina, ma che conoscono equilibrio, distanze, territorio e adattamento.
Nel corso degli anni ho osservato:
branchi familiari stabili; cani perfettamente integrati in aree frequentate da famiglie, escursionisti e turisti; soggetti incompatibili con la detenzione in box e, al contrario, cani realmente problematici impossibili da gestire per saturazione delle strutture.
Il punto centrale è che il sistema sembra spesso trattare tutti i cani allo stesso modo: detenzione a tempo indefinito come unica risposta possibile.

E così il randagismo diventa:

- spostamento
- accumulo
- permanenza infinita
- movimentazione continua di cani verso strutture lontane centinaia o migliaia di chilometri dal loro territorio di origine.

Molti di questi soggetti sono scarsamente adottabili o totalmente inadatti a determinati contesti. Eppure finiscono in circuiti di pensioni, stalli o strutture private dove possono restare per anni, lontano dal territorio in cui erano perfettamente adattati.

Forse è arrivato il momento di iniziare a parlare seriamente di:

-integrazione
-prevenzione
-sostenibilità
-funzione reale dei canili sanitari
e, non per ultimo
-benessere animale reale, non solo percepito

Perché quando un sanitario (quasi tutti) è pieno, un Comune ha terminato il budget per una "manciata" di cani, il problema non è solo “dove mettere il prossimo cane”, il problema è che il sistema ha già smesso di funzionare.
Basta usare la testa....

"Randagismo” è la parola che usiamo quando un cane libero viene percepito come un problema da eliminare.“Integrazione” è...
15/05/2026

"Randagismo” è la parola che usiamo quando un cane libero viene percepito come un problema da eliminare.
“Integrazione” è ciò che accade quando quello stesso cane trova un equilibrio con il territorio, con le persone e con i propri simili.
In questa foto ci sono bambini che giocano, famiglie che passeggiano, turisti, silenzio… e quattro cani sdraiati nell’erba, perfettamente inseriti nel contesto.
Nessuna tensione, nessuna paura, nessuna rincorsa.
Solo presenza discreta.
Forse la differenza tra randagismo e integrazione non sta nella libertà del cane, ma nella nostra capacità di leggere il contesto senza trasformare automaticamente ogni cane libero in un’emergenza esclusivamente umana.

10/05/2026

Due fine settimana.
Due sabati e due domeniche di lavoro, pietre spostate a mano, scavatore acceso fino a sera e polvere addosso.
Piano piano sta prendendo forma il nuovo riparo per 4 dei nostri suini.
Abbiamo realizzato il nuovo basamento nella parte più alta del terreno, sotto un grande cipresso che offrirà ombra d’estate e riparo durante l’inverno.
Pietre, basole e materiali semplici, naturali. Nulla di perfetto o “da esposizione”, ma pensato per loro e per durare nel tempo.
La parte più bassa del terreno, quella che per tutto l’inverno ha raccolto acqua e fango, è diventata invece la loro nuova area fango.
E no, il fango non è “sporco” per un maiale.
È protezione dal caldo, dai parassiti, dalle scottature dovute alla perdita delle setole ed è uno dei modi più naturali che hanno per stare bene.
Manca ancora qualcosa:
le fughe del pavimento, il tetto della struttura e vari dettagli da completare.
La stanchezza si sente, soprattutto quando fai tutto cercando di incastrare animali, Oasi, lavoro e imprevisti… ma vedere prendere forma spazi più adatti per loro ripaga sempre un po’.
Chi vuole dare una mano concreta ai lavori dell’Oasi può farlo qui 👇

https://gofund.me/6e791cf8a

Ogni contributo aiuta davvero a continuare i lavori e migliorare gli spazi per gli animali che vivono qui, senza trasformare tutto in cemento e recinti senz’anima.

Indirizzo

Piana Degli Albanesi

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