31/07/2026
Un anniversario da ricordare, anche lei ha aggiunto un mattoncino per costruire un diritto civile valido per tutti!
Un anno fa, Martina Oppelli ha scelto l’aiuto medico alla morte volontaria. Per esercitare la sua volontà, però, è dovuta andare in Svizzera perché in Italia, benché avesse tutti i requisiti per accedere alla procedura, ha ricevuto tre dinieghi da parte della sua ASL.
Nel suo ultimo messaggio ha rivolto un appello al Parlamento, chiedendo l’approvazione urgente di una legge “sensata” sul fine vita che garantisca a chiunque una fine dignitosa senza costringere le persone malate a estenuanti calvari burocratici o a dolorosi e costosi viaggi all’estero.
Un anno dopo, non solo il Parlamento non ha ancora aperto una discussione sul fine vita, ma il Friuli-Venezia Giulia, regione natale di Martina, non ha ancora ripreso la discussione della nostra legge regionale Liberi Subito, sottoscritta da oltre 8.000 cittadini.
“Martina Oppelli ha chiesto per mesi che venissero verificate le sue condizioni. Di fronte a dinieghi e ritardi, è stata costretta ad andare in Svizzera. Questa attesa e questa incertezza non possono diventare la normalità per altre persone”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale o Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni.
“A distanza di un anno, il confronto in Parlamento sul fine vita resta aperto. La politica nazionale deve approvare la legge di iniziativa popolare “Eutanasia legale” che è capace di tutelare realmente le persone che vivono condizioni di sofferenza intollerabile, senza cancellare o comprimere diritti già esistenti. Nel frattempo, le Regioni hanno il dovere di organizzare procedure capaci di rendere concretamente esercitabili i diritti già riconosciuti”.