04/06/2026
ARCHEOLOGIA DELLA CULTURA MATERIALE
Queste lame di ferro vicino alle porte degli edifici sapete cosa sono?
Ancorati nella muratura o nel marciapiede alla base di antiche soglie d’ingresso, questi manufatti metallici sono indicatori diagnostici fondamentali per l'archeologia della produzione e della cultura materiale. Si tratta di nettascarpe (storicamente definiti anche raschiasuole) in ferro battuto.
La presenza di questi strumenti rispondeva ad una precisa necessità igienico-sanitaria e sociale, documentata in Europa già a partire dal XVII secolo. Fino alla diffusione dei moderni manti stradali, la viabilità rurale e urbana era caratterizzata da tracciati in terra battuta, fango e acciottolato, costantemente interessati dal transito di animali da tiro e da soma. La pulizia delle calzature prima dell'accesso agli spazi abitativi o di rappresentanza costituiva pertanto una rigida norma di decoro domestico.
L''analisi dei reperti evidenzia due principali soluzioni tecnologiche e morfologiche, ovvero i ferri a infissione muraria: nastri o anelli in ferro forgiato, cementati direttamente nel nucleo della muratura.. La loro conformazione geometrica era studiata per consentire la pulizia della punta, dei fianchi e del tacco della calzatura attraverso un movimento di frizione laterale.
Un altro modello è caratterizzato da strutture autoportanti a terra: lame orizzontali sorrette da montanti verticali infissi direttamente nel marciapiede, nel suolo o inserite in blocchi lapidei dedicati. Questo specifico design permetteva la rimozione meccanica dello strato detritico più ispessito accumulato sotto la suola.
In questo caso i materiali censiti sono di Castel Lambro PV, borgo rurale storico pertinente al comune di Marzano.
Lungi dall'essere elementi marginali, i nettascarpe sono fossili guida della micro-storia e dell'evoluzione urbanistica locale. Nel solo territorio di Castel Lambro si documenta la persistenza di almeno cinque esemplari storici ancora in situ, manufatti di pregevole fattura ascrivibili direttamente al XVIII e XIX secolo, fortunatamente scampati ai rifacimenti edilizi successivi.
Il degrado antropico, legato a interventi di ristrutturazione non scientifici o a intonacature indiscriminate, minaccia l'integrità di queste testimonianze un po' ovunque. Questo nucleo di manufatti costituisce un orizzonte di archeologia diffusa: un patrimonio materiale fragile che necessita di accurati interventi di censimento, catalogazione e tutela istituzionale.