14/07/2026
DBC 16 - Sulla morte di Aulo Magrini (1) โ i fatti.
Quello della morte di Aulo Magrini (nome di battaglia "Arturo"), stimato medico e commissario politico del battaglione Garibaldi "Carnia", รจ uno degli episodi piรน drammatici e discussi della Resistenza in Friuli. Avvenuta il 15 luglio 1944, la sua fine ha alimentato per decenni dibattiti e speculazioni, oscillando tra la versione ufficiale del combattimento contro i nazisti e il sospetto del "fuoco amico". Si dedicheranno alcune puntate alla ricostruzione dei fatti e alle discussioni relative a tale episodio.
Ecco la ricostruzione storica basata essenziale sulle piรน qualificate ricerche e sulle risultanze giudiziarie.
Il contesto storico e l'azione di Noiaris
Nel luglio del 1944, la Carnia si trovava in una fase di transizione cruciale che avrebbe condotto, di lรฌ a poco, alla nascita della Repubblica partigiana della Carnia, una vasta zona libera dall'occupazione nazi-fascista. Le forze partigiane erano in forte espansione e operavano frequenti imboscate per bloccare i rifornimenti nemici lungo le valli.
La mattina del 15 luglio 1944, un distaccamento della Brigata Garibaldi (di orientamento socialcomunista), guidato politicamente da Aulo Magrini (โArturoโ) e militarmente da Ciro Nigris ("Marco"), decise di attaccare una colonna tedesca formata da tre camion e una vettura (circa 150 soldati) che stava rientrando dal Passo di Monte Croce Carnico, dopo aver fatto un sopralluogo per liberare la strada di Monte Croce dai materiali finiti sulla strada stessa a seguito di un sabotaggio partigiano effettuato con lโesplosivo.
โข Il luogo: L'imboscata venne tesa nei pressi del ponte di Noiaris di Sutrio, un punto tattico dove la strada che costeggia il torrente Bรปt รจ sovrastata da una parete rocciosa a picco.
โข La cooperazione: Giunti sul posto, i garibaldini trovarono una squadra della Brigata Osoppo (di orientamento cattolico e badogliano) comandata da Terenzio Zoffi ("Bruno"), intenta a sbarrare la strada con dei tronchi. I due comandanti concordarono rapidamente una strategia comune: gli osovani si posizionarono sul lato destro del torrente, mentre i garibaldini occuparono l'altura sovrastante la strada.
โข Il combattimento: All'arrivo della colonna nemica i partigiani aprirono il fuoco. Tuttavia, i tedeschi reagirono immediatamente e con enorme volume di fuoco, rispondendo all'imboscata con una mitragliatrice pesante montata su un camion e iniziando a sparare all'impazzata verso le alture. Nello scontro rimasero uccisi Aulo Magrini, il garibaldino Ermes Solari ("Griso") e l'osovano Vito Riolino.
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La tesi del "fuoco amico" e i sospetti politici
Nel dopoguerra, e per molti decenni a seguire, si diffuse la voce che Magrini non fosse caduto sotto il piombo tedesco, bensรฌ per fuoco amico. Questa tesi si sviluppรฒ principalmente su due binari:
1. L'errore tattico in battaglia: Data la contemporanea presenza di fazioni diverse (Garibaldini e Osovani) posizionate su versanti opposti o quote diverse attorno alla gola del torrente Bรปt, si ipotizzรฒ che Magrini fosse rimasto vittima di una pallottola vagante sparata dagli stessi partigiani durante il caotico scontro a fuoco.
2. L'eliminazione politica intenzionale: Complice il clima di fortissima tensione ideologica della Guerra Fredda (e le reali tragedie interne alla Resistenza friulana, come l'eccidio di Porzรปs del 1945), ambienti anticomunisti o detrattori della Resistenza specularono sul fatto che Magrini โ figura di enorme carisma e "medico dei poveri" stimato da tutta la popolazione carnica โ potesse essere stato eliminato deliberatamente dai suoi stessi compagni comunisti piรน radicali perchรฉ considerato "troppo moderato" o non allineato alle direttive ortodosse del partito. Questa tesi fu ripresa anche in alcune pubblicazioni locali (come il saggio di Gianni Conedera, "Lโultima veritร . Da Mirko al dopoguerra").
Le risultanze storiche e giudiziarie: le ipotesi piรน attendibili
Le speculazioni e i dubbi sulla morte di Magrini sono stati definitivamente diradati sia dalla storiografia contemporanea sia da un formale procedimento giudiziario.
1. La sentenza del Tribunale di Tolmezzo
Il figlio del comandante, Giulio Magrini, intentรฒ una causa per diffamazione contro le tesi espresse nel libro di Conedera. Il processo si concluse con una sentenza emessa dal presidente del Tribunale di Tolmezzo, Antonio Cumin. Il magistrato, analizzando analiticamente i documenti storici, i rapporti militari dell'epoca e le testimonianze dei sopravvissuti, escluse categoricamente l'ipotesi del fuoco amico (sia doloso che colposo), stabilendo giuridicamente che il comandante fu ucciso dal nemico.
2. La ricostruzione della dinamica
L'analisi logica e militare della battaglia ha dimostrato l'assoluta fondatezza della morte per mano tedesca:
โข Al momento dell'attacco, Magrini si trovava sulla cresta dell'altura rivolto verso la strada sottostante per dirigere l'azione.
โข Le testimonianze chiave dei compagni di reparto (tra cui il partigiano Senio, posizionato alla sua sinistra) confermarono che i tedeschi risposero immediatamente all'imboscata sparando verso l'alto con armi automatiche pesanti.
โข La traiettoria dei colpi e la posizione del corpo di Magrini risultarono perfettamente compatibili con il fuoco dei cecchini tedeschi appostati sui camion, i quali sparavano dal basso verso l'alto per tentare di neutralizzare i partigiani che li dominavano dalla scarpata.
Conclusioni
La ricerca storica e la magistratura concordano oggi nel definire la tesi del fuoco amico come una congettura priva di riscontri oggettivi, alimentata negli anni successivi dal revisionismo politico e dalle asprezze del dopoguerra friulano.
Aulo Magrini cadde vittima di una regolare e violenta azione di guerra contro le truppe d'occupazione naziste. Il suo sacrificio fu cosรฌ profondamente sentito dalla comunitร locale che ai suoi funerali, celebrati in una Carnia temporaneamente sottratta al controllo nazi-fascista, parteciparono migliaia di civili, trasformando l'evento in una delle piรน grandi manifestazioni di resistenza civile di tutta la campagna friulana.
(continua)
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Nell'immagine, Aulo Magrini "Arturo" e una ricostruzione dello scontro in un disegno di A. Filipputti.