05/06/2026
𝐂𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨, 𝐒𝐞𝐫𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨 (𝐔𝐂𝐈): “𝐂𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚, 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐝𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐒𝐥𝐚𝐯𝐞𝐫𝐲 𝐅𝐫𝐞𝐞 (𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐢𝐭𝐮̀)“
Il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), di fronte all’atto di criminale ferocia avvenuto ad Amendolara (CS) -dove sono stati bruciati vivi in un auto quattro braccianti agricoli pakistani perché avevano chiesto di essere pagati - lancia un accorato appello: “Oltre lo sgomento e il raccapriccio il mondo agricolo e produttivo, le nostre Istituzioni, i sindacati, i consumatori e le loro associazioni, devono sentire il dovere morale di assumere una posizione netta contro realtà di disumano sfruttamento, di vera e propria schiavitù odiosamente diffuse nelle nostre campagne e non solo (vedi anche il settore tessile). Quel che è accaduto in Calabria, se confermato dagli inquirenti, è assolutamente intollerabile e a fronte di molte realtà produttive virtuose - afferma il Presidente, Mario Serpillo - dobbiamo prendere atto che questo fenomeno sommerso è tristemente esteso e tollerato sul nostro territorio. Soltanto episodi efferati o di drammatica eclatanza riportano il problema alla ribalta delle cronache. Da Satnam Singh il bracciante indiano abbandonato e lasciato morire dopo che un macchinario gli aveva trinciato il braccio nel 2025, a Paola Clemente la giovane donna pugliese morta dieci anni fa, nel luglio del 2016, mentre lavorava ad Andria all’acinellatura dell’uva, con una temperatura di oltre quaranta gradi. Ma forme di estremo sfruttamento, di sottomissione e di violenza - prosegue il Presidente Serpillo – sono, ahinoi, all’ordine del giorno. ”Secondo il Presidente dell’UCI, le situazioni di lavoro irregolare, di braccianti, nella maggioranza stranieri e privi di documenti, sono le condizioni ideali per favorire le infiltrazioni di stampo mafioso e per l’istaurazione di un controllo totale e criminoso sulla manodopera agricola. “Non possiamo accettare di tornare al feudalesimo nelle campagne e di tollerare un esercizio di potere totale e schiavistico sui lavoratori. I costi di produzione non devono mai diventare il costo di vite umane. L’agricoltura italiana non può trasformarsi in un settore dove i controlli vengono meno, la sicurezza sul lavoro azzerata e il risparmio sui costi finisce per essere pagato dai lavoratori. La manodopera straniera è notoriamente vitale per la nostra economia, soprattutto per il settore agroalimentare, e non può essere soggetta a questioni meramente demagogiche e propagandistiche. Se i flussi migratori vanno regolamentati, significa anche che essi devono essere necessariamente aumentati e che l’accesso ai documenti ed i permessi per i lavoratori immigrati deve essere reso semplice e rapido. Gli ideologismi, gli attendismi, contro l’immigrazione tout court, che nulla hanno a che vedere con la sicurezza dei nostri territori, favoriscono di contro, da una parte la proliferazione di fenomeni criminali di violenza e sfruttamento sui lavoratori, dall’altra, realtà di totale degrado sociale, la marginalità di intere fasce di popolazione che diventano a loro volta bacino di manovalanza per la criminalità organizzata.” Le stime più recenti riferiscono che oltre 230.000 lavoratori agricoli sono a rischio di vulnerabilità e di grave sfruttamento e che il loro tasso di irregolarità nel nostro Paese rimane tra i più elevati. Il Presidente dell’UCI, Mario Serpillo sottolinea come la lotta al caporalato, al lavoro irregolare, alle infiltrazioni criminali, non possa essere demandata soltanto alla Magistratura e alle Forze dell’ordine: “Malgrado le attività ispettive questi fenomeni restano difficili da eradicare ed essi danneggiano anche la stragrande maggioranza delle aziende agricole sane che lavorano nel rispetto delle regole, dei diritti e della legalità, alterando la concorrenza e il valore del lavoro onesto”. Al fine di mettere in atto strategie efficaci nella lotta al caporalato e all’illegalità, il Presidente Serpillo conclude ribadendo la necessità di coinvolgere l’intera filiera agroalimentare, fino alla grande distribuzione, le Istituzioni e le associazioni di categoria e di consumatori. “Questa intollerabile e perdurante realtà di oppressione e sfruttamento di esseri umani richiede un’azione congiunta che oltre a snidare le nicchie di illegalità renda tracciabile e trasparente l’intero percorso produttivo. Dobbiamo adoperarci affinché, in tempi brevi, venga introdotta una certificazione dei prodotti che accanto alla loro provenienza, all’assenza di ogm, di antibiotici o al benessere animale e similari, attesti anche il rispetto dei diritti umani e del lavoro. Un marchio Slavery Free che crei uno spartiacque che sostenga e tuteli le aziende in regola e i consumatori aiutandoli ad orientarsi nelle loro scelte.”