UCI Palermo

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05/06/2026

𝐂𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨, 𝐒𝐞𝐫𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨 (𝐔𝐂𝐈): “𝐂𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚, 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐝𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐒𝐥𝐚𝐯𝐞𝐫𝐲 𝐅𝐫𝐞𝐞 (𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐢𝐭𝐮̀)“

Il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), di fronte all’atto di criminale ferocia avvenuto ad Amendolara (CS) -dove sono stati bruciati vivi in un auto quattro braccianti agricoli pakistani perché avevano chiesto di essere pagati - lancia un accorato appello: “Oltre lo sgomento e il raccapriccio il mondo agricolo e produttivo, le nostre Istituzioni, i sindacati, i consumatori e le loro associazioni, devono sentire il dovere morale di assumere una posizione netta contro realtà di disumano sfruttamento, di vera e propria schiavitù odiosamente diffuse nelle nostre campagne e non solo (vedi anche il settore tessile). Quel che è accaduto in Calabria, se confermato dagli inquirenti, è assolutamente intollerabile e a fronte di molte realtà produttive virtuose - afferma il Presidente, Mario Serpillo - dobbiamo prendere atto che questo fenomeno sommerso è tristemente esteso e tollerato sul nostro territorio. Soltanto episodi efferati o di drammatica eclatanza riportano il problema alla ribalta delle cronache. Da Satnam Singh il bracciante indiano abbandonato e lasciato morire dopo che un macchinario gli aveva trinciato il braccio nel 2025, a Paola Clemente la giovane donna pugliese morta dieci anni fa, nel luglio del 2016, mentre lavorava ad Andria all’acinellatura dell’uva, con una temperatura di oltre quaranta gradi. Ma forme di estremo sfruttamento, di sottomissione e di violenza - prosegue il Presidente Serpillo – sono, ahinoi, all’ordine del giorno. ”Secondo il Presidente dell’UCI, le situazioni di lavoro irregolare, di braccianti, nella maggioranza stranieri e privi di documenti, sono le condizioni ideali per favorire le infiltrazioni di stampo mafioso e per l’istaurazione di un controllo totale e criminoso sulla manodopera agricola. “Non possiamo accettare di tornare al feudalesimo nelle campagne e di tollerare un esercizio di potere totale e schiavistico sui lavoratori. I costi di produzione non devono mai diventare il costo di vite umane. L’agricoltura italiana non può trasformarsi in un settore dove i controlli vengono meno, la sicurezza sul lavoro azzerata e il risparmio sui costi finisce per essere pagato dai lavoratori. La manodopera straniera è notoriamente vitale per la nostra economia, soprattutto per il settore agroalimentare, e non può essere soggetta a questioni meramente demagogiche e propagandistiche. Se i flussi migratori vanno regolamentati, significa anche che essi devono essere necessariamente aumentati e che l’accesso ai documenti ed i permessi per i lavoratori immigrati deve essere reso semplice e rapido. Gli ideologismi, gli attendismi, contro l’immigrazione tout court, che nulla hanno a che vedere con la sicurezza dei nostri territori, favoriscono di contro, da una parte la proliferazione di fenomeni criminali di violenza e sfruttamento sui lavoratori, dall’altra, realtà di totale degrado sociale, la marginalità di intere fasce di popolazione che diventano a loro volta bacino di manovalanza per la criminalità organizzata.” Le stime più recenti riferiscono che oltre 230.000 lavoratori agricoli sono a rischio di vulnerabilità e di grave sfruttamento e che il loro tasso di irregolarità nel nostro Paese rimane tra i più elevati. Il Presidente dell’UCI, Mario Serpillo sottolinea come la lotta al caporalato, al lavoro irregolare, alle infiltrazioni criminali, non possa essere demandata soltanto alla Magistratura e alle Forze dell’ordine: “Malgrado le attività ispettive questi fenomeni restano difficili da eradicare ed essi danneggiano anche la stragrande maggioranza delle aziende agricole sane che lavorano nel rispetto delle regole, dei diritti e della legalità, alterando la concorrenza e il valore del lavoro onesto”. Al fine di mettere in atto strategie efficaci nella lotta al caporalato e all’illegalità, il Presidente Serpillo conclude ribadendo la necessità di coinvolgere l’intera filiera agroalimentare, fino alla grande distribuzione, le Istituzioni e le associazioni di categoria e di consumatori. “Questa intollerabile e perdurante realtà di oppressione e sfruttamento di esseri umani richiede un’azione congiunta che oltre a snidare le nicchie di illegalità renda tracciabile e trasparente l’intero percorso produttivo. Dobbiamo adoperarci affinché, in tempi brevi, venga introdotta una certificazione dei prodotti che accanto alla loro provenienza, all’assenza di ogm, di antibiotici o al benessere animale e similari, attesti anche il rispetto dei diritti umani e del lavoro. Un marchio Slavery Free che crei uno spartiacque che sostenga e tuteli le aziende in regola e i consumatori aiutandoli ad orientarsi nelle loro scelte.”

28/05/2026

Un Congresso Nazionale è un momento di confronto, a volte anche dur...

28/05/2026

𝐄𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚, 𝐒𝐞𝐫𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨: “𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢: 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨, 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀”

Il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI) propone di compiere una riflessione seria e profonda, alleggerita da ideologismi e toni propagandistici o demagogici, sulla situazione economica nel nostro Paese e sui preoccupanti dati relativi alla mancata crescita. Le ragioni sono annose e strutturali, radicate in questioni irrisolte che si dovranno derimere e affrontare con riforme coraggiose e il più possibile condivise. “Uno dei nodi fondamentali che deve essere sciolto con urgenza – afferma il Presidente, Mario Serpillo - è il problema dell’approvvigionamento energetico. Il costo dell’energia costituisce un limite enorme ed invalidante per la crescita economica sia per il comparto industriale che per quello agricolo. I conflitti in corso, gli inquietanti scenari internazionali che si profilano - prosegue Serpillo - offrono prospettive economiche assai incerte ed instabili. La questione dell’autonomia energetica è centrale e nevralgica in particolar modo per l’Italia”
Il Presidente dell’UCI richiama la politica e le Istituzioni ad assumersi seriamente le proprie responsabilità - “Non è questo il momento di pretestuose spinte antieuropeiste: le politiche europee si devono e si potranno correggere, e i nostri rappresentanti nel Parlamento europeo sono lì per rappresentarci. Resta il fatto, però, che il nostro Paese, pur avendo ricevuto molti fondi dall’Europa, non ha saputo fare le riforme e gli investimenti necessari per tradurli in sviluppo economico. In questo quadro, il problema dei costi energetici è indicato come il fattore principale che ha impedito in questi anni la crescita e non sarà certo spostando l’attenzione sul nucleare - chiarisce Serpillo - che lo si potrà affrontare realisticamente, sia in temini di tempi che di costi. Le energie rinnovabili e sostenibili sono la vera alternativa sicura e duratura che abbiamo a portata di mano. Oggi le famiglie e le imprese italiane continuano a pagare bollette molto più alte rispetto ad altri Paesi europei che hanno investito con maggiore decisione nelle fonti pulite. Accelerare sulla transizione significa anche ridurre la dipendenza energetica e costruire maggiore stabilità economica”.
Il Presidente dell’UCI sottolinea, inoltre, il valore economico e sociale della transizione energetica. “Gli investimenti nelle rinnovabili possono generare occupazione stabile, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne. I dati parlano di oltre 73 mila nuovi posti di lavoro potenziali solo nel Sud, con migliaia di giovani coinvolti. È una leva concreta contro lo spopolamento e per ridare centralità economica ai territori agricoli. Tuttavia – incalza Serpillo – sebbene l’Italia continui a crescere sulle energie rinnovabili, i ritmi restano ancora insufficienti: appena il 33% rispetto agli obiettivi fissati per il 2030. È necessario accelerare, ma farlo con equilibrio, evitando che la transizione energetica si trasformi in consumo indiscriminato di suolo agricolo e alterazione del paesaggio. La sfida - conclude il Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, Mario Serpillo - non può essere affrontata contrapponendo energia e agricoltura. Il suolo agricolo è una risorsa strategica, produttiva e ambientale. L’Italia deve puntare su modelli realmente integrati come l’agrivoltaico avanzato, il recupero delle aree industriali dismesse, l’utilizzo delle coperture agricole e lo sviluppo delle comunità energetiche rurali. Serve una transizione che produca energia senza cancellare identità territoriali, biodiversità e paesaggi”.

27/05/2026

Aree interne, Serpillo: “𝑫𝒂𝒍 𝑴𝒐𝒍𝒊𝒔𝒆 𝒊𝒍 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒊 𝑪𝒂𝒔𝒕𝒆𝒍 𝒅𝒆𝒍 𝑮𝒊𝒖𝒅𝒊𝒄𝒆 𝒆𝒔𝒆𝒎𝒑𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒏𝒂𝒔𝒄𝒊𝒕𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒍’𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂 𝒅𝒐𝒗𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒆 𝒓𝒆𝒑𝒍𝒊𝒄𝒂𝒓𝒆”.

Il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), Mario Serpillo pone in rilievo il progetto di rigenerazione territoriale avviato nel borgo molisano da alcuni anni a questa parte: “L’esperienza di Castel del Giudice dimostra che esiste un’alternativa concreta allo spopolamento delle aree interne e alla desertificazione sociale ed economica dei piccoli borghi italiani. Un modello che mette insieme agricoltura, biodiversità, innovazione, comunità e turismo consapevole, restituendo dignità e prospettive ai territori marginali”.
Per il Presidente Serpillo, iniziative come l’apiario di comunità, il recupero dei meleti antichi, la valorizzazione forestale, il turismo diffuso e le comunità energetiche rinnovabili rappresentano “una delle poche strade realmente percorribili per invertire la crisi delle aree interne italiane, oggi schiacciate tra mancanza di servizi, assenza di lavoro e centralizzazione urbana”.
“Qui – prosegue Serpillo – non si parla di teoria o di slogan, ma di occupazione reale, filiere locali, recupero ambientale e nuove economie legate alla terra. L’idea che agricoltura, tutela ambientale e turismo sostenibile possano convivere e rafforzarsi a vicenda non solo è possibile, ma è già una consolidata realtà. Ed è proprio questo il punto: esperienze simili dovrebbero essere sostenute economicamente, finanziate e replicate su scala nazionale”.
Secondo il Presidente dell’UCI, il tema non riguarda soltanto la salvaguardia dei borghi, ma anche “la necessità di offrire una alternativa credibile e umana al modello di vita esclusivamente urbano, spesso sempre più insostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale”.
“Molti giovani – osserva Serpillo – oggi cercano: migliore qualità della vita, contatto con la natura, relazioni autentiche e lavori che siano legati ai territori. Ma senza investimenti strutturali, infrastrutture, incentivi e servizi, tutto questo rischia di restare solo una suggestione romantica. Castel del Giudice dimostra invece che si può costruire un’economia della restanza, fondata sulla biodiversità, sull’agroecologia, sulla gestione sostenibile dei boschi, sull’ospitalità diffusa e sulle energie rinnovabili”.
Per l’UCI, esperienze di questo tipo dovrebbero diventare “centrali nelle politiche nazionali ed europee dedicate alle aree interne, al contrasto della crisi climatica e alla rigenerazione territoriale”, anche attraverso strumenti dedicati che incentivino giovani agricoltori, cooperative di comunità, turismo lento e filiere agricole locali.
“L’Italia – conclude il Presidente, Mario Serpillo – non può continuare a considerare le aree interne come periferie agonizzanti da assistere. Esse sono invece laboratori strategici di resilienza climatica, produzione agricola sostenibile, biodiversità e coesione sociale. Difendere questi territori significa difendere il futuro stesso del Paese”.

18/05/2026

𝐂𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀, 𝐒𝐞𝐫𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨 “𝐒𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐢𝐚: 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨, 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐚”

Il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI) intercetta ed interpreta i fondati timori che si stanno diffondendo in Italia e in Europa riguardo alle previsioni meteo per la prossima stagione estiva, annunciata da più parti, a cominciare dall’ONU, come la più calda e a rischio di eventi estremi mai registrata nella storia, per via di un probabile super Nino che si sta formando nel Pacifico equatoriale. In ragione di tali rischi egli guarda con particolare attenzione alle trasformazioni lente ma assai significative che sono in corso nelle nostre città per cercare di contenere e mitigare gli effetti climatici che mettono a rischio soprattutto i centri urbani. “Diversi paesi europei tra cui, in misura assai minore, l’Italia stanno predisponendo alcune misure per affrontare le ondate di caldo estremo che con ogni probabilità investiranno il nostro continente nel corso dei prossimi mesi estivi. Si tratta di offrire riparo e ristoro alle fasce della popolazione più esposte a quei rischi che negli anni passati hanno innalzato in modo drammatico il tasso di mortalità. Vengono definiti ‘rifugi climatici’ si tratta in realtà di biblioteche, scuole, centri commerciali ed altri luoghi simili, climatizzati, dove potranno essere trascorse le ore più calde della giornata. Sono misure meritorie, interventi d’urgenza predisposti per assicurare la protezione civile ma non possono costituire una risposta efficace ai cambiamenti climatici in corso”.
Il Presidente Serpillo prosegue la sua analisi sottolineando il ruolo centrale che l’agricoltura può e deve svolgere in un progetto di trasformazione urbana che possa realmente contrastare le cause e gli effetti di tali cambiamenti - “Non solo luoghi d’accoglienza ma una trasformazione progressiva ed ineluttabile delle nostre città, un piano che inverta radicalmente quello sviluppo incontrollato che, dalla metà del secolo scorso, ha reso i nostri centri urbani sempre più invivibili ed inospitali. Nella consapevolezza che l’agricoltura ed il verde pubblico non possano da soli risolvere i problemi ambientali e climatici, bisogna tuttavia potenziare e diffondere su tutto il territorio quelle scelte che si stanno dimostrando assai incisive laddove sono state già adottate. Si dice che il mondo non sia dei visionari - prosegue il Presidente dell’UCI, Mario Serpillo -tuttavia, quel che era impensabile, ad esempio nella comunicazione, fino a pochi decenni fa oggi è realtà. Dunque, dobbiamo guardare con fiducia e serietà a quelle esperienze, oggi considerate pilota, ma che da tempo sono in corso in molti centri urbani, moltiplicandole il più possibile. Mi riferisco ai piani di riforestazione, alla creazione di oasi urbane ove gli alberi insieme ad invasi e specchi d’acqua possano creare delle cinte di mitigazione climatica a protezione di interi quartieri e periferie. Inoltre, la trasformazione dell’edilizia pubblica ed abitativa in risorsa agricola, per quanto possa sembrare velleitaria, è una via utile e perseguibile sia sotto il profilo ambientale che sotto quello produttivo.”
Reperire tutti gli spazi possibili per impiantare orti e coltivazioni è ciò che si sta già facendo, come riferisce un team internazionale di ricercatori sulla rivista Sustainable Cities and Sosciety. Lo studio analizza i dati raccolti in 840 città di trenta paesi diversi del nostro continente e i risultati sono piucché confortanti. Attraverso l’impiego del verde si ottiene non solo l’efficentazione energetica degli edifici, ma anche un considerevole incremento della produzione di ortaggi. La stessa ricerca stima che la loro quantità raggiunga il 28% del fabbisogno di 190 milioni di cittadini europei. Sebbene questi quantitativi siano distribuiti in modo disomogeneo nelle diverse aree, in un prossimo futuro, attraverso l’uso incrociato delle nuove tecnologie si potranno aumentare ed ottimizzare le aree idonee andando a costituire una vera e propria agricoltura di supporto. “Non si tratta, dunque, di sognare ad occhi aperti – conclude il Presidente, Mario Serpillo – ma di intercettare un futuro nel quale l’agricoltura possa essere protagonista ed agire collettivamente per realizzarlo”

13/05/2026

𝐀𝐠𝐫𝐨𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚, 𝐒𝐞𝐫𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨: “𝐁𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚. 𝐁𝐢𝐨𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐚𝐭𝐞”

Il Presidente nazionale dell’UCI, Mario Serpillo propone una seria riflessione sul futuro dell’agricoltura sostenibile e sul rapporto sempre più fragile tra sistemi agricoli intensivi e tutela degli ecosistemi. Egli ribadisce la necessità di superare l’artificiosa e pretestuosa contrapposizione tra biodiversità ed innovazione sia nell’interesse del settore agricolo che di quello ambientale e dunque, nell’interesse comune. “L’agricoltura non può continuare a essere percepita come un campo di battaglia ideologico dove, da una parte, c’è chi demonizza ogni innovazione e dall’altra, chi considera la natura solo un ostacolo alla produttività. Serve una nuova alleanza tra scienza, biodiversità e lavoro agricolo. L’agroecologia può rappresentare una strada concreta per riconciliare produzione alimentare e tutela degli ecosistemi”.
Secondo il Presidente Serpillo, il tema non riguarda soltanto la riduzione dell’impatto ambientale, ma un profondo ripensamento del modello agricolo che si vuole sviluppare e perseguire nei prossimi anni. “Per troppo tempo abbiamo semplificato i territori agricoli trasformandoli in immense monocolture, impoverendo il suolo, riducendo la biodiversità e aumentando la vulnerabilità delle coltivazioni rendendole maggiormente esposte a parassiti e crisi climatiche. Quando un ecosistema perde complessità perde anche resilienza”.
Per il Presidente UCI, il recupero della biodiversità agricola non significa un ritorno nostalgico al passato, ma la capacità di integrare conoscenze tradizionali, innovazione scientifica e pratiche sostenibili. “La consociazione delle colture, la tutela degli insetti impollinatori, il rafforzamento degli habitat naturali e una gestione meno aggressiva delle risorse possono ridurre la dipendenza da pesticidi e input chimici senza compromettere necessariamente la produttività. La vera sfida è usare la tecnologia e la ricerca per decomprimere l’intensità produttiva dell’agricoltura e non per esasperarla”.
Tuttavia, il Presidente, Mario Serpillo sottolinea la necessità di evitare approcci semplicistici anche sul tema della lotta biologica e degli allevamenti. “Non tutto ciò che viene definito ‘naturale’ è automaticamente sostenibile. L’introduzione di specie non autoctone, ad esempio, può alterare profondamente gli equilibri ecologici. Allo stesso modo bisogna distinguere tra allevamento estensivo e allevamento intensivo. Esistono pascoli che contribuiscono alla tutela del paesaggio e della biodiversità delle aree interne, mentre gli allevamenti industriali concentrati rappresentano un problema ambientale, sanitario e sociale sempre più evidente”.
Per l’UCI il nodo centrale resta però quello delle filiere e dei consumi. “Non possiamo continuare a parlare di emergenza alimentare globale ignorando il livello enorme di spreco che caratterizza i paesi occidentali. Una quota enorme del cibo prodotto viene persa o buttata lungo la filiera. Questo significa consumo inutile di acqua, suolo, energia e lavoro agricolo. La sostenibilità non si costruisce solo nei campi ma anche nei modelli distributivi, nella logistica e nelle abitudini di consumo”.
“L’agricoltura del futuro - conclude il Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, Mario Serpillo - dovrà essere capace di produrre cibo senza distruggere gli ecosistemi da cui dipende. Difendere biodiversità, fertilità del suolo e paesaggi agricoli non è un lusso ambientalista: è una necessità economica, produttiva e sociale”.

12/05/2026
30/04/2026

Intervista con una coppia italiana, Carmela Servino e Antonino Chiaramento, sta portando avanti un progetto che unisce agricoltura, sostenibilità e informazione: la coltivazione della canapa. Li abbiamo intervistati per capire non solo come funziona questa sperimentazione, ma anche quale impatto pu...

30/04/2026

𝑺𝒆𝒓𝒑𝒊𝒍𝒍𝒐: “𝑭𝒊𝒏𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝑷𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒑𝒓𝒊𝒔𝒕𝒊𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒏𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂, 𝒑𝒆𝒓𝒐̀ 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒆𝒓𝒗𝒆”

Il Piano nazionale di ripristino della natura, atteso da oltre 25 anni, apre una fase decisiva per le politiche ambientali italiane. Si tratta di uno strumento potenzialmente straordinario con cui l’Italia dà attuazione al Regolamento europeo del 2024, che fissa obiettivi vincolanti per il recupero degli ecosistemi degradati e il contrasto alla perdita di biodiversità.
«Un passaggio necessario – osserva Mario Serpillo, Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI) – ma che ora deve misurarsi con la capacità di tradurre gli obiettivi fissati in azioni reali».
Il Piano, elaborato dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero dell’Agricoltura con il supporto di ISPRA, è stato avviato alla consultazione pubblica fino al 9 giugno 2026 e dovrà essere trasmesso alla Commissione Europea entro il 1° settembre. Tra i target europei, il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e il recupero completo degli ecosistemi entro il 2050.
Uno dei punti più rilevanti riguarda gli ecosistemi urbani: entro il 2030 non sarà possibile ridurre le aree verdi o la copertura arborea senza interventi compensativi, mentre dal 2031 sarà obbligatorio aumentare il verde e rigenerare il suolo. Una direzione chiara che, come sottolinea il Presidente, Mario Serpillo, «impone un cambio di passo anche nella gestione del territorio e nel rapporto tra città e aree agricole».
Il Piano si articola in due livelli: da un lato gli obiettivi nazionali, definiti nella cornice europea; dall’altro le misure operative sui territori, che includono il ripristino degli ecosistemi agricoli, la tutela degli impollinatori, il recupero della connettività fluviale e la riqualificazione delle aree urbane e costiere. Un programma ambizioso, vitale per il nostro futuro ma con un impianto complesso che richiede risorse, coordinamento e una chiara definizione delle responsabilità.
«Il rischio – evidenzia il Presidente, Mario Serpillo – è che, senza strumenti adeguati, il Piano si traduca in nuovi vincoli più che in vere opportunità. La transizione ecologica deve essere accompagnata e non gravare ulteriormente su chi produce».
Concludendo, il Presidente dell’UCI, Mario Serpillo, afferma - «Il tempo delle strategie a tavolino è finito: senza attuazione, questo Piano rischia di arrivare tardi due volte. Il ripristino deve diventare una scelta concreta, capace di tenere insieme ambiente, agricoltura e territori.>>

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