06/09/2026
Non volevamo più fare post del genere.
E invece siamo costrette a farlo.
È uscito da poco il programma elettorale di Futuro Nazionale e, nella sezione “Giustizia”, c’è un bel trafiletto dedicato al femminicidio.
In soldoni vogliono abolire la legge approvata lo scorso anno sul femminicidio perché, secondo loro, il femminicidio non esiste.
Eppure questa estate è stata un susseguirsi di notizie di donne uccise.
Una dopo l’altra.
E ancora una volta, ci ritroviamo qui a dover rivendicare l’assurdo.
L’ultimo caso ha visto un padre disperato lanciare un appello allo Stato: “Lavorate nelle scuole.”
E noi questo appello lo accogliamo e lo urliamo.
Tra questi casi ce n’era uno evitabilissimo con ben OTTO DENUNCE.
Uno Stato completamente sordo.
Uno Stato che approva la candidatura di un partito che porta con sé la negazione del femmincidio, dopo la morte di una Donna che ha chiesto aiuto alle istituzioni 8 volte (lo ripeteremo all’infinito) è uno Stato che non ha interesse nel tutelare le sue cittadine, le stesse che hanno permesso allo stato di esistere.
Nella sede della nostra associazione ospitiamo lo sportello di un Centro Antiviolenza e notizie come queste non fanno altro che scoraggiare le donne dall’intraprendere percorsi di liberazione dalla violenza.
Conosciamo bene la fatica e il lavoro che queste realtà svolgono, e conosciamo anche l’aiuto concreto che riescono a offrire alle donne che chiedono sostegno.
Lo sappiamo perché ce lo hanno raccontato le sopravvissute.
E proprio per questo siamo consapevoli del fatto che una donna in pericolo potrebbe non arrivare mai a un Centro Antiviolenza.
Potrebbe chiamare il 118.
Potrebbe andare al pronto soccorso.
Potrebbe rivolgersi ai Carabinieri.
Potrebbe parlare con un medico, un’assistente sociale, un insegnante, un avvocato, un amministratore locale ed è SURREALE che spesso tutti questi attori coinvolti non siano preparati a riconoscere la violenza.
I Centri Antiviolenza sono realtà specializzate nel contrasto alla violenza di genere, ma non possono essere l’unico anello competente di una rete che dovrebbe proteggere una donna.
La prevenzione comincia nelle scuole.
La protezione passa dalla formazione.
La tutela richiede una rete che sappia riconoscere i segnali, intervenire e non lasciare sola una donna quando chiede aiuto.
Del resto, quando per garantire lo sportello di un Centro Antiviolenza nel proprio paese bisogna autotassarsi, perché quello sportello non viene garantito come dovrebbe, diventa fin troppo facile capire da che parte soffia �il vento.
a noi questo vento non piace e faremo di tutto per evitare che un altro st***zo capitato nelle nostre vite venga a zittirci per sempre buttandoci giù da un cavalcavia.