Laboratori di studio e ricerca e attività di supporto per la libertà e i diritti delle/dei migranti OPEN GATES: OLTRE I CONFINI, PER L’AUTONOMIA DELLE MIGRAZIONI
Ci sono dei momenti in cui è giusto rompere gli indugi, in cui bisogna guardarsi intorno e fare delle scelte di cambiamento, intraprendere nuovi cammini coerenti con le nostre mutevoli percezioni, sensazioni e desideri e al passo con le
trasformazioni che accadono intorno a noi, che investono la realtà dentro cui ci muoviamo, che mettiamo a critica e che vogliamo, come sempre, cercare di cambiare. L’associazione “Open Gates” nasce con la voglia di intrecciare esperienze di vita e di attivismo verso nuovi orizzonti, di ibridare idee, studi, passioni, competenze e tensioni emancipative dentro un nuovo progetto comune. Prende forma dal forte desiderio di alcune/i compagne/i di viaggio, che negli ultimi anni hanno collaborato fianco a fianco, di dare ulteriore consistenza, forza e vivacità al costante e reciproco confronto e cooperazione sul tema delle migrazioni e dei confini e su quello dell’inclusione/esclusione sociale delle/dei migranti, più in generale sull’idea complessiva di città e di società. L’associazione Perlimondo Onlus, il progetto Sconfinamenti e lo sportello di supporto legale Visavis, insieme a nuovi soggetti che negli ultimi mesi hanno raccolto questa nuova sfida, hanno così deciso di costruire una nuova casa e un nuovo percorso collettivo, l’Associazione “Open Gates”. Queste realtà hanno avuto modo di conoscersi e collaborare a lungo, incontrandosi negli spazi del Bioslab sgomberato lo scorso anno, producendo insieme percorsi di critica e contestazione alle recenti forme di governo e gestione delle migrazioni e dell’accoglienza, laboratori di formazione rispetto alle sempre mutevoli normative e politiche nazionali in materia di asilo e attività di supporto materiale, soprattutto di carattere legale, alle tante/i richiedenti asilo che dal 2015 in poi si sono trovate a vivere a Padova e Provincia in condizioni di estrema marginalizzazione e segregazione. L’attenzione al territorio, una priorità della nostra azione, è stata in verità sempre accompagnata da una costante messa a fuoco dei processi nazionali e transnazionali senza studiare i quali ogni tentativo di comprendere le dinamiche locali risulta particolarmente difficile. Sono due le lenti interpretative principali e i conseguenti metodi di lavoro e orientamenti operativi che ci hanno sempre caratterizzato e che vogliamo mettere al centro della nuova avventura. Il primo tratto comune che rilanciamo con forza è la lettura del quadro dentro cui prendono forma le migrazioni valorizzando le scelte, i bisogni, le aspettative, le resistenze e le contro-condotte delle/dei migranti stesse/i. Per noi è di fondamentale importanza mettere al centro la soggettività migrante, con tutti gli elementi di complessità che la riguardano, sia per poter studiare, criticare e contestare le forme di controllo, repressione, razzializzazione e inclusione subalterna a cui assistiamo, sia per fare luce sulle resistenze e insubordinazioni agite dalle/dai migranti, sia per affrontare il complicato tema dell’esclusione/inclusione sociale, sempre alle prese con una dicotomia inaccettabile tra segregazione e assimilazionismo che intendiamo rifiutare come uniche possibilità in campo, in favore della libertà e della piena autodeterminazione dei soggetti. La conseguenza diretta, ma non scontata, di questa postura è il secondo elemento per noi prioritario e cioè l’impostazione di un metodo di studio, intervento e comunicazione pubblica, che eviti con fermezza ogni tipo di approccio caritatevole e paternalistico. Tale processo autoriflessivo prevede una radicale de-colonizzazione dei nostri sguardi e comportamenti e risulta decisivo per dare vita a forme di supporto e solidarietà e a “buone pratiche” e lotte comuni capaci definitivamente di smarcarsi da ogni forma di vittimizzazione, infantilizzazione e mero assistenzialismo. Pensiamo a proposito che i diritti e la dignità non siano premi da meritarsi con la buona disciplina e la predisposizione allo sfruttamento lavorativo, come vorrebbero le istituzioni e molti enti gestori che si occupano di accoglienza, bensì elementi imprescindibili da reclamare senza ricatti e mediazioni in alcuni casi, da strappare con le lotte e le rivendicazioni in altri. Per realizzare il nostro progetto intendiamo camminare fianco a fianco con le/i migranti, aprire spazi e tempi di conoscenza reciproca e di ragionamento comune su di noi, sui nostri quadri culturali, sul contesto socio-politico in cui viviamo, sulla città che insieme abitiamo. Ma vogliamo anche aprirci, con le dovute accortezze, alle istituzioni locali che negli ultimi tempi hanno mostrato una certa sensibilità rispetto a questi temi, ma collaborare e costruire alleanze e reti con tutte le realtà autorganizzate che, spesso virtuosamente, si occupano di migrazioni e confini. Le tante attività e i molteplici progetti che abbiamo in cantiere hanno altri due elementi per noi fondamentali. In primo luogo cercheremo di procedere intrecciando percorsi e laboratori di studio, formazione e di ricerca empirica, da strutturare grazie al contributo di studenti, avvocati e ricercatori coinvolti nell’Associazione, con azioni dirette di supporto attivate in piena consapevolezza delle criticità e delle vulnerabilità che ci troveremo di fronte, sempre tese a mettere al centro l’autonomia dei soggetti come sottolineato in precedenza. L’ibridazione tra conoscenza approfondita, autoriflessione e azione di supporto è una sfida sperimentale per noi particolarmente importante da affrontare. Infine pensiamo che gran parte delle ingiustizie e discriminazioni subite dalla popolazione straniera abbiano delle forti connessioni con il tema della marginalità economica e con la questione del genere. Se la violazione dei diritti e della dignità e libertà di molte/i migranti ha questa natura multidimensionale e intersezionale, altrettanto multidimensionale e intersezionale deve essere a nostro avviso la risposta emancipativa messa in campo dalle realtà solidali ed è in questo senso che cercheremo di orientare e organizzare le nostre attività che qui elenchiamo in estrema sintesi:
-Attività di studio e progetti di ricerca qualitativa su confini, migrazioni, esclusione/inclusione sociale
-Laboratori di formazione legale
-Sportello di supporto legale
-Corsi di formazione linguistica, e normativa per donne migranti
-Sportello sociale di mappatura, messa in rete e segnalazione delle risorse/attività solidali presenti in città
-Osservatorio sulle discriminazioni razziali, di genere e legate all’orientamento sessuale
-Sportello Etnopsicologico
-Laboratorio di salute popolare