12/07/2026
Ieri i quotidiani hanno raccontato l'ennesima chiusura: un bar di Corso Milano, dopo 25 anni di attività, abbassa definitivamente la serranda. La motivazione? Sempre la stessa: «I lavori del tram ci hanno dato la mazzata finale».
Ma tranquilli, ci avevano assicurato che i cantieri sarebbero stati «poco impattanti e veloci». Evidentemente per qualcuno una serranda abbassata, un dipendente licenziato e un'attività che scompare sono semplici effetti collaterali del cosiddetto progresso.
Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Lungo gli assi Rubano-Busa di Vigonza e Voltabarozzo-Stazione, decine di attività hanno già chiuso, si sono trasferite o stanno valutando di farlo. Un bollettino di guerra economico che qualcuno continua ostinatamente a ignorare.
Dal 2017 abbiamo percorso questi quartieri in lungo e in largo, documenti e tavole progettuali alla mano, avvertendo che tempi e modalità dei lavori avrebbero messo in ginocchio il commercio di vicinato. Abbiamo stampato locandine a nostre spese e informato i commercianti. In molti ci hanno creduto, altri ci hanno deriso, rassicurati dalle promesse miracolistiche: «Arriveranno nuovi clienti da tutta la città».
E mentre a Padova si continua a vendere il Translohr come l'ottava meraviglia del mondo, nel resto del pianeta le poche città che lo hanno adottato stanno facendo esattamente il contrario. Medellín valuta la dismissione per i costi insostenibili e la mancanza di ricambi; Shanghai e Tianjin hanno già smantellato tutto; Clermont-Ferrand, la prima a credere nel sistema, lo ha abbandonato per passare a bus elettrici; perfino l'Île-de-France sta pensando al dopo-Translohr.
Insomma, mentre gli altri cercano la via d'uscita, a Padova si continua a scavare il tunnel.
Noi lo diciamo da anni: il Translohr era una scelta sbagliata, costosa, tecnologicamente chiusa e senza prospettive. Oggi il prezzo di questa ostinazione lo stanno pagando commercianti, lavoratori e residenti. E chi aveva promesso sviluppo, rilancio e prosperità continua a celebrare il progetto, probabilmente perché le serrande abbassate non si vedono dalle stanze del potere.
Il Gazzettino 12/7/2026