Carnia Greeters

Carnia Greeters Carnia Greeters é un gruppo di persone che accoglie i visitatori della Carnia proponendo l'esperienza www.carniagreeters.it

Orgogliosi della vita in montagna i Carnia Greeters vi danno il benvenuto! Siamo un gruppo di volontari locali che amano il proprio territorio e lo conoscono a fondo. Ci muoviamo fuori dai tradizionali circuiti turistici e per questo motivo desideriamo accogliere i viaggiatori in modo autentico, rendendo la visita di un luogo un’esperienza unica nel suo genere. Entusiasti delle nostre vallate ci p

iace sapere che ci sono tanti nuovi amici pronti a scoprire le nostre zone. Per questo motivo abbiamo dato vita a Carnia Greeters, un progetto senza fini di lucro e volto a promuovere il lato più vero della nostra bellissima Carnia. Che tu sia un greeter o un visitatore, sostenendo questa iniziativa contribuirai a fare in modo che le persone possano condividere storie, posti e sorrisi dal vivo. Vi porteremo nei nostri luoghi del cuore e vi faremo vivere le emozioni che essi sanno regalare. Contattateci, ci organizzeremo per farvi vivere un momento che diventerà un ricordo difficile da dimenticare. NB: non siamo guide turistiche e operiamo in maniera gratuita!

🌟 CAMMINO DI SAN MARTINO IN CARNIA – INCONTRO A OVARO 🌟📅 28 FEBBRAIO 2026🕤 9:30 – 17:00📍 CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANIL...
21/02/2026

🌟 CAMMINO DI SAN MARTINO IN CARNIA – INCONTRO A OVARO 🌟

📅 28 FEBBRAIO 2026
🕤 9:30 – 17:00
📍 CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANILE
Via Viridina di Chialina, 40 – Zona Turistico-Sportiva

Stasera ho avuto la possibilità di vedere un docufilm che mi aveva incuriosito fin dalle prime presentazioni lette nei g...
06/12/2025

Stasera ho avuto la possibilità di vedere un docufilm che mi aveva incuriosito fin dalle prime presentazioni lette nei giorni scorsi. Quella semplice curiosità si è trasformata subito in sorpresa: il cinema David di Tolmezzo era gremito in ogni posto disponibile.
Tanta era l’affluenza che molte persone, arrivate quando la sala era ormai piena, sono rimaste ad attendere fuori; alla fine la direzione ha deciso di organizzare una seconda proiezione per permettere a tutti di assistere al film. Un segno evidente dell’interesse profondo che questa storia è riuscita a suscitare.

Al di là del successo di pubblico, ciò che più mi ha colpito è quello che il film riesce a trasmettere. Ecco, dunque, qualche riflessione personale.

Il docufilm offre un ritratto toccante e sorprendentemente “ecologico” della figura di Primo, un uomo semplice e schivo, custode di una sapienza antica che appartiene alla Carnia più autentica. Immerso negli scenari maestosi dell’altipiano di Promosio, il racconto non si limita a descrivere la vita di un eremita moderno: diventa una vera e propria celebrazione dell’armonia possibile tra l’uomo e la natura.

Quello che mi ha colpito maggiormente è la capacità del film di presentare Primo non come una figura isolata o marginale, ma come un uomo “primordiale”, il primo ad ascoltare davvero la voce silenziosa della terra. La sua saggezza sembra provenire da un tempo più grande del nostro, trasmessa con naturalezza dal nonno: una conoscenza fatta di gesti semplici, di erbe raccolte con cura — arnica, timo, iperico, rosa canina — e di un rapporto rispettoso con ciò che cresce e vive. Il piccolo orto di famiglia, definito il “podere dei medicamenti”, diventa il cuore simbolico del film: lì si comprende come la cura, l’autosufficienza e il benessere possano nascere dalla sapienza delle radici e dai doni della natura, senza le complicazioni di un mondo moderno sempre più frenetico.

Il film accenna anche alla tensione interiore del giovane Primo, diviso tra il richiamo della socialità e la voce profonda della tradizione. La sua scelta finale — vivere nella fedeltà alla terra e alla memoria dei suoi — assume un valore quasi profetico: un invito a non perdere contatto con ciò che ci rende autentici.

In conclusione, ho percepito questo docufilm come un inno alla Carnia più vera e al potere salvifico della natura. Una storia semplice, ma capace di lasciare un segno e di suggerire, a chi guarda, il desiderio di ritrovare un rapporto più puro con l’essenziale.

Bruno Temil

CAMMINO DI SAN MARTINO IN CARNIA TAPPA VERZEGNIS - TOLMEZZO 22 NOVEMBRE 2025La giornata si è aperta sotto un cielo grigi...
25/11/2025

CAMMINO DI SAN MARTINO IN CARNIA
TAPPA VERZEGNIS - TOLMEZZO
22 NOVEMBRE 2025

La giornata si è aperta sotto un cielo grigio, freddo e un po’ uggioso. Dopo l’accordo logistico a Tolmezzo per il recupero delle auto, ci siamo ritrovati a Villa di Verzegnis. In attesa dell’ora di partenza, per scaldarci le gambe – e le mani! – abbiamo fatto un breve giro attorno alla Pieve, da cui si gode una bella vista sull’abitato. Il bar Stella d’Oro, luogo storico che ospitò l’Atamano dei Cosacchi Krasnov tra il 1944 e il 1945, era ancora chiuso, e il freddo pungente non offriva molte alternative.

Quando finalmente una trentina di coraggiosi si sono presentati all’appello, il bar ha aperto provvidenzialmente le porte: un rapido caffè per tutti, una foto sugli scalini della Pieve, e via verso il quadrivio. Ad attenderci c’era la dott.ssa Lunazzi, che ci ha raccontato l’importanza di quel crocevia da cui si diramavano antichissime vie in quattro direzioni.

La prima vera meta è stata il Colle Mazeit, per visitare il sito archeologico che domina strategicamente il tratto medio del Tagliamento. Grazie alla guida della dottoressa abbiamo ripercorso, quasi camminando nel tempo, le epoche storiche emerse dagli scavi. Tra le strutture protettive in metallo e i resti affioranti, abbiamo anche constatato la scarsa valorizzazione di un luogo così affascinante.

Rientrati al quadrivio, abbiamo incontrato Marco Lepre, presidente di Legambiente Alto Friuli, che ci avrebbe accompagnati per una parte del percorso. Ci ha rassicurati sulla non presenza dell’acqua nel greto del Tagliamento e spiegato le dinamiche della captazione che prosciuga il fiume tra Invillino e Tolmezzo.

Il sentierino scelto per scendere si è rivelato impraticabile e, con buon senso comune, abbiamo ripiegato sul tracciato della vecchia strada romana verso Invillino. Raggiunta la parte bassa, ci siamo diretti a sud. All’altezza della pineta di Caneva abbiamo attraversato il letto del Re dei fiumi alpini, completamente asciutto: camminare sul suo biancore di pietre, quasi lunare, ci ha fatto apprezzare ancora di più l’ampiezza del paesaggio circostante.

In vista della discarica dismessa, Marco ci ha raccontato la storia della sua apertura e della successiva chiusura. Poco dopo, un’emozionata esclamazione collettiva: un capriolo solitario saltellava nella radura, indifferente alla nostra presenza, per poi dileguarsi tra i pini.

Seguendo la ciclabile abbiamo raggiunto e attraversato il ponte sulla But. Con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, ci siamo fermati brevemente nella saletta della Casa della Gioventù per una meritata pausa.

Ripartiti lungo la ciclabile, siamo giunti in località Pissebus dove ci aspettava il geologo Maurizio Ponton. Durante la salita, con chiarezza e passione, ci ha illustrato la formazione del Monte Amariana e del Conoide di deiezione dei Rivoli Bianchi.

Rapidi nel passo, siamo poi arrivati al centro di Tolmezzo e al Museo Carnico, dove i Giovani talenti della Scuola di Musica della Carnia erano pronti ad accoglierci. A causa dell’afflusso superiore al previsto, c’è stato un piccolo momento di disguido, presto risolto: il dott. Maurizio Ionico, coordinatore del progetto di valorizzazione del Cammino, ha rivolto un breve intervento, seguito dal saluto del consigliere Rinoldo dell’amministrazione comunale.
I giovani musicisti, con bravura e disinvoltura, ci hanno regalato un concerto che ha conquistato tutti.

A seguire, un momento di raccoglimento nel Duomo dedicato a San Martino, per ringraziare del buon esito di questa quarta edizione del Cammino. In piazza gli Amici di S. Ilario ci hanno accolto con sincera cordialità, offrendo bevande calde molto gradite.

Infine, nella sala del bar Tilly’s, abbiamo tracciato un bilancio dell’esperienza, espresso i necessari ringraziamenti – dai Greeters a tutti i sostenitori dell’iniziativa – e accennato alle prospettive future. Un piccolo rinfresco, la consegna degli attestati e del grazioso omaggio realizzato da Nadia Rossi hanno chiuso la giornata.

Ci siamo salutati con serenità, un po’ di stanchezza nelle gambe e tanta allegria nel cuore.
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L'iniziativa è realizzata in collaborazione con il
Comune di Ovaro e con i Carnia Greeters.
Per maggiori informazioni:
https://linktr.ee/camminodisanmartinoincarnia

Ultima tappa Cammino di San Martino in Carnia  Verzegnis - Tolmezzo 22.11.2025 Il Gruppo
22/11/2025

Ultima tappa Cammino di San Martino in Carnia Verzegnis - Tolmezzo 22.11.2025 Il Gruppo

Invitiamo tutti  con piacere a partecipare sabato 22.11.2025 all’ultima tappa del Cammino di San Martino in Carnia. È un...
18/11/2025

Invitiamo tutti con piacere a partecipare sabato 22.11.2025 all’ultima tappa del Cammino di San Martino in Carnia.
È una tappa relativamente breve, ma davvero affascinante per le tante peculiarità che incontreremo lungo il percorso, tra natura, storia e panorami che sanno sempre sorprendere.

A coronamento di questa edizione 2025, alle 16.30 al Museo Carnico di Tolmezzo, ci sarà l’esibizione dei giovani talenti musicisti: un momento speciale che darà ancora più valore alla giornata.
Mandi Bruno Temil

L'iniziativa è realizzata in collaborazione con il
Comune di Ovaro e con i Carnia Greeters.
Per maggiori informazioni:
https://linktr.ee/camminodisanmartinoincarnia

*La Pieve di Santa Maria Maddalena a Invillino* di *Luciana Simonetti*. _( Seconda parte - Interno Pieve )_ La Pieve pre...
16/11/2025

*La Pieve di Santa Maria Maddalena a Invillino* di *Luciana Simonetti*. _( Seconda parte - Interno Pieve )_

La Pieve presenta una struttura basilicale a tre navate: una navata centrale ampia e due navate laterali più piccole. L’opera che più colpisce, e che rappresenta il vero capolavoro della chiesa, è l’altare ligneo collocato nell’abside. L’altare attuale è la copia di un’opera del 1488 realizzata e scolpita da Domenico da Tolmezzo.

È bene ricordare che non si tratta del pittore Gianfrancesco da Tolmezzo, ma appunto di Domenico, originario di Ovaro. Suo padre si era trasferito a Udine, dove lavorava il cuoio in una bottega, e fu proprio a Udine che Domenico crebbe e si formò artisticamente presso l’atelier di Giovanni di Francia. Sembra poi che si sia recato a Padova, dove entrò in contatto con le opere di Mantegna e dei Vivarini, completando la sua formazione nell’ambiente veneto.

Domenico nacque tra il 1447 e il 1448 e, quando realizzò l’altare nel 1488, era nel pieno della maturità artistica. Pur inserito nella tradizione veneta, conservava ancora elementi dello stile gotico. Le sue prime opere furono dipinti, come l’Altare di Santa Lucia per Forni di Sopra, oggi ai Musei di Udine. Tuttavia, ben presto comprese che la scultura lignea e l’arte degli altaristi erano più richieste e meglio retribuite: aprì quindi una bottega in cui collaborarono i figli e il fratello Martino. Quest’ultimo fu il padre di Giovanni Martini, importante scultore del primo Cinquecento presente anche alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.



_L’Altare di Invillino_

Un documento del 1488 attesta la commissione dell’opera da parte degli abitanti di Invillino. La volontà dei committenti era decisiva: desideravano che l’altare mostrasse esattamente ciò che volevano proporre ai fedeli. Scultori e pittori dovevano attenersi scrupolosamente a queste indicazioni.
I fabbricieri specificarono quindi quali santi dovessero essere rappresentati.

La copia che oggi vediamo fu realizzata dopo il terremoto del 1976 da una bottega altoatesina, mentre l’altare originale, per metterlo in salvo dai furti sacrileghi, fu trasferito al Museo Diocesano di Udine. La copia riproduce fedelmente l’opera originale, che si spera possiate vedere dal vero quando visiterete il Museo.



_Gotico e Rinascimentale_

L’altare del 1488 è inserito in una grande cornice-altare dorata del Seicento.
Osservando la copia dell’altare di Domenico, si nota che fondo e decorazioni conservano uno stile ancora gotico: guglie, f***e decorazioni, e le cornici laterali dette “fiamme”, che contengono i profeti.
Le figure dei santi, invece, mostrano già un’impronta rinascimentale; anche le nicchie non sono più ad arco acuto ma a tutto sesto, come nel Rinascimento.



✝️ _Il Culto di Santa Maria Maddalena_

Gli abitanti di Invillino vollero che al centro dell’altare fosse posta Santa Maria Maddalena, considerata la discepola prediletta di Gesù. È una santa molto importante, presente in tutti e quattro i Vangeli canonici. Col tempo, la sua figura si è intrecciata con quelle di Maria di Cleofa e di Maria, sorella di Marta e Lazzaro.

Maria Maddalena fu la donna che Gesù guarì: nel Vangelo di Luca (versetti 7-8) si parla di sette donne liberate da spiriti maligni, tra cui Maria Maddalena, Giovanna e Susanna. Erano donne benestanti, come la moglie di un funzionario di Erode; una volta guarite – diremmo oggi forse da disturbi psicologici o forme depressive – seguirono Gesù e i discepoli, sostenendoli anche economicamente grazie ai loro beni.

Maria Maddalena è presente sotto la croce e soprattutto alla Resurrezione: è lei la prima a raggiungere il sepolcro vuoto e ad annunciarlo agli apostoli, che erano chiusi in casa per paura. Per questo è considerata anche Evangelista. Pietro e Giovanni, increduli, accorsero per verificare.

Solo il Vangelo di Giovanni riporta poi l’episodio del riconoscimento nel giardino: inizialmente Maria non riconosce Gesù e lo scambia per il giardiniere; quando capisce chi è, Gesù le dice: «Non mi trattenere», un momento sospeso tra la vita terrena di lei e la vita nuova di Lui.

Quella di Invillino è l’unica pieve in Carnia dedicata interamente a una donna, fatto molto significativo.

Accanto alla Santa troviamo:
• San Giovanni Battista (a sinistra), titolare della vecchia chiesa poi demolita;
• San Rocco, protettore dalle malattie;
• San Pantaleone, medico dell’imperatore Valeriano, martire cristiano e protettore dei medici, riconoscibile dal suo astuccio con i bisturi;
• San Lorenzo, con la graticola, titolare della chiesa di Villa (“Villino”).



_Le Sante a Mezzo Busto_

Nella parte superiore sono raffigurate a mezzo busto le sante. Le figure femminili, negli altari dell’epoca, appaiono quasi sempre così, mentre gli uomini sono a figura intera: un simbolismo che rimanda a un “martirio a metà”.

Da sinistra troviamo:
• Santa Barbara, con la torre;
• Santa Caterina d’Alessandria, con un pezzo della ruota;
• La Madonna col Bambino;
• Santa Margherita, protettrice delle donne incinte;
• Santa Lucia, con gli occhi.

Maria Maddalena tiene il Vangelo – perché fu la prima ad annunciare la Resurrezione – e la teca degli aromi, con cui si recò al sepolcro per ungere il corpo di Gesù.



_La Cornice Altare del Seicento e la Controriforma_

La grande cornice-altare seicentesca appartiene all’ambito di Gerolamo Comuzzo, o alle botteghe sorte nel Seicento a seguito delle direttive della Controriforma.
Questa impose che sull’altare maggiore fossero posti il tabernacolo, l’Eterno Padre e la Trinità. Prima, l’ostia e l’olio consacrato erano conservati in tabernacoli laterali in pietra incassati nella muratura.



_Il Battesimo di Cristo e Gian Antonio Agostini_

Nella parte alta vediamo Gesù, l’Eterno Padre e probabilmente la colomba dello Spirito Santo, oggi non più visibile.
L’altare di Domenico fu inglobato nella struttura seicentesca, come avvenne anche a San Pietro in Zuglio e San Floriano a Illegio.

Sotto si trova un tabernacolo seicentesco e un ricco paliotto barocco, a cui manca la tela centrale. Il dipinto raffigurante il Battesimo di Cristo è opera firmata e datata 1570 da Gian Antonio Agostini, la sua prima opera documentata che si trova inserito in un altare laterale.

Agostini iniziò come pittore, poi si dedicò anche alla scultura. Aprì una bottega fiorente a Udine e lavorò dal 1570 fino alla sua morte, probabilmente nel 1631.



⭐ _Novità: l’Orientamento Astrale delle Pievi_

Quest’anno il calendario delle Pievi della Carnia introdurrà un’analisi sull’orientamento astrale degli edifici sacri.
Angelo Floramo, all’ultimo Agosto Archeologico, ha presentato gli studi della professoressa Eva Spinazzè, secondo cui molte pievi furono orientate secondo le linee del solstizio, dell’equinozio o in relazione alle feste dei santi.

Questi studi suggeriscono che originariamente tutte le pievi della Carnia fossero dedicate alla Vergine, perché la maggior parte presenta un orientamento equinoziale corrispondente al 25 marzo (Annunciazione) e al 15 agosto (Assunzione).
Anche la Pieve di San Pietro sembrerebbe essere stata dedicata in origine alla Madonna: di fronte, sotto la Pieve, si trova infatti una chiesetta dedicata alla Vergine.



E con questo ho concluso. Grazie

🏰 *La Pieve di Santa Maria Maddalena di Invillino:* *cenni storici e sguardo all’esterno dell’edificio ecclesiale**di Lu...
16/11/2025

🏰 *La Pieve di Santa Maria Maddalena di Invillino:* *cenni storici e sguardo all’esterno dell’edificio ecclesiale*
*di Luciana Simonetti*
Prima parte ( esterno Pieve )

Siamo giunti allo spiazzo antistante la Pieve di Santa Maria Maddalena di Invillino. Gli scavi archeologici condotti qui tra gli anni ’60 e ’70 da un’équipe tedesco-bavarese, guidata dal professor Bierbrauer, hanno portato alla luce reperti tardoromani: un elemento che ci ricollega immediatamente al vicino Col di Zuca, visitato qualche giorno fa.

Questo luogo vanta un’antichità eccezionale ed è menzionato da Paolo Diacono nel quarto libro della Storia dei Longobardi, dove definisce la pieve di Invillino come “inespugnabile”. È una delle undici pievi antiche della Carnia, tra le più vaste e importanti, poiché esercitava il suo controllo su un territorio molto ampio, compreso l’altopiano circostante.

Fin dall’antichità più remota, prima ancora dell’arrivo dei Romani, l’area ebbe una funzione strategica. Qui erano presenti castellieri destinati all’osservazione e alla difesa, perché da questo punto si poteva dominare la conclusione della Valle del Tagliamento, la Valle del But e, in parte, anche la piana friulana. La posizione risultava cruciale anche rispetto alle vie di comunicazione che, passando per il Colle Mazeit (sotto il quale siamo transitati), si diramavano verso il Friuli, verso il Nord e verso la Val d’Arzino, collegandosi al lato destro del Tagliamento.



🛡️ _Dal Col di Zuca al Colle Inespugnabile_

Il Tagliamento, che a breve attraverseremo, si collegava in basso all’attuale Madonna del Ponte, con il Col di Zuca posto proprio sopra. Su quel colle si trovava un’imponente e vasta basilica paleocristiana, sorta prima della pieve di Invillino, in un periodo più tranquillo, quando le esigenze difensive erano meno pressanti.

L’arrivo dei popoli del Nord, come gli Avari, rese la difesa indispensabile per le popolazioni della Carnia e del Friuli. Per questo motivo la basilica sul Col di Zuca venne abbandonata e le comunità si trasferirono su questo colle, che Paolo Diacono definì con piena ragione “inespugnabile”.

Da qui deriva la necessità, per la popolazione, di stringersi attorno al castello e alla chiesa, secondo il modello tipico dei castelli e dei monasteri, che radunavano gli abitanti all’interno delle mura per governare le terre di loro competenza.

Questi luoghi erano sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia. Nel corso dei secoli il Patriarcato dovette difendere a lungo il suo vasto territorio dalle pretese dei signori locali. Gli avversari principali — soprattutto dopo lo spostamento della sede patriarcale a Udine — furono i potenti Conti di Gorizia, ma anche famiglie come gli Spilimbergo e i Savorgnan. Le minacce erano di duplice natura: da un lato le invasioni esterne, dall’altro i conflitti interni, spesso alimentati da signori locali alleati con potenze straniere.



🗡️ _L’intervento di Nicolò di Lussemburgo_

Arriviamo così al Trecento. Come già ricordato, il Patriarca Bertrando fu assassinato e gli succedette Nicolò di Lussemburgo. Pur non essendo lussemburghese ma boemo, nato a Praga, era fratello del Re di Boemia e apparteneva quindi a una famiglia di altissimo rango imperiale, dotata di grande influenza.

Nicolò di Lussemburgo avviò una severa epurazione contro gli assassini e i mandanti dell’omicidio di Bertrando. Tra i coinvolti vi sarebbero stati anche alcuni signori locali, tra cui Ermanno di Luincis (il cui castello sorgeva tra Luincis e Ovasta) e il signore del castello di Fusea, poi distrutto. Il passaggio di Nicolò rappresentò un momento di terrore per i signori che avevano cospirato contro il Patriarcato.

In questo luogo, tra VII-VIII secolo (periodo di rafforzamento ed espansione della pieve) e XIV secolo, si sviluppò il castello, situato in posizione dominante sul pianoro. Gli scavi hanno rivelato inoltre la presenza di altri tre edifici sacri, tra cui una chiesa dedicata a San Giovanni Battista.



⛪ _La Rinascita della Pieve nel ’400 e i Dettagli Architettonici_

Nel Quattrocento, con l’intervento di Nicolò, il castello venne distrutto ( siamo esattamente nel 1352 ) su ordine del patriarca Nicolò e con i conci, secondo la tradizione, venne edificata la chiesa nel 1431 da mastro Stefano di Mena

Oggi possiamo osservare la chiesa nel suo assetto attuale. Attorno alla pieve si trova la bastia del cimitero: anticamente, infatti, solo alle pievi spettavano di diritto i due sacramenti fondamentali, il fonte battesimale e il cimitero.

La pieve si presenta oggi con forme romaniche. Osservando con attenzione si nota una bifora, probabile alloggiamento delle campane sul campanile a vela della chiesa originaria quattrocentesca. I conci più grandi al centro e quelli più piccoli ai lati indicano che l’edificio sacro era in origine di dimensioni ridotte, prima di assumere la struttura basilicale a tre navate.

Anche il campanile risale al Quattro-Cinquecento, con linee romaniche e la caratteristica monofora.

Osservando il campanile, con la sua semplice monofora nel piano delle campane, si nota come questa tipologia architettonica richiami, per la sua essenzialità, i campanili dell’Italia centrale.

Concludendo l’osservazione esterna, si può ammirare il portale d’ingresso principale, realizzato in pietra e marmo bianco. È in stile rinascimentale, arricchito da un’elegante e raffinata decorazione superiore che impreziosisce l’intero insieme architettonico della pieve.

🌟 *L'Altra Guerra: Il Coraggio Silenzioso delle Donne della Carnia. Incontro con Raffaella Cargnelutti.*Il 15 novembre 2...
16/11/2025

🌟 *L'Altra Guerra: Il Coraggio Silenzioso delle Donne della Carnia. Incontro con Raffaella Cargnelutti.*

Il 15 novembre 2025, nella storica Pieve di San Martino a Verzegnis, a conclusione della tappa del Cammino di San Martino in Carnia OVARO VERZEGNIS , la scrittrice tolmezzina Raffaella Cargnelutti,ci ha onorato della sua presenza per presentare il suo toccante romanzo storico: "L’Altra Guerra".

Quest'opera è un profondo omaggio alla memoria e alla resilienza della Carnia durante il biennio cruciale 1944-1945 quando la guerra raggiunse livelli altissimi di intensità, sofferenza e importanza storica in Friuli.

In quei due anni si concentrarono la nascita di una delle più grandi zone libere partigiane d’Europa, l’occupazione nazista, le rappresaglie e le deportazioni. i tedeschi insediarono nel territorio reparti militari cosacchi alleati del Reich, provenienti dall’Est Europa.

L'autrice, partendo dal prezioso diario di una donna carnica Norina Canciani, ha saputo ricostruire la "guerra invisibile" condotta dalle donne sul fronte domestico: una resistenza fatta di coraggio silenzioso, accoglienza e piccoli, vitali gesti di umanità in un contesto di violenza e incertezza.
Di seguito, proponiamo la Relazione sull’intervento della scrittrice Raffaella Cargnelutti che ne riassume i punti salienti, dalla genesi del libro all'analisi dei suoi personaggi femminili e degli eventi storici fondamentali, come la Repubblica Libera della Carnia e l'arrivo dei Cosacchi.

Bruno Temil
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*“L’Altra Guerra” di Raffaella Cargnelutti*

La scrittrice *Raffaella Cargnelutti* ha aperto il suo intervento esprimendo grande gioia per la possibilità di incontrare i presenti e condividere il lungo lavoro che l’ha portata alla stesura del *romanzo L’Altra Guerra*, un’opera che nasce da una profonda sensibilità femminile e da una ricerca rigorosa sulle vicende accadute in Carnia durante l’ultimo anno della Seconda guerra mondiale.

_La scoperta del diario di Norina Canciani_

L’autrice ha raccontato che l’idea del libro è maturata cinque anni fa, quando ha avuto tra le mani un prezioso diario scritto da *Norina Canciani*, una donna carnica di grande umanità.
Il diario, intitolato ”Un anno di guerra”, fu pubblicato dall’autrice a proprie spese nel 2000. Norina Canciani è oggi scomparsa, ma la sua testimonianza – definita da Cargnelutti “vera, sincera e toccante” – ha rappresentato la traccia narrativa e il nucleo ideale attorno al quale costruire il romanzo.

Pur essendo un diario autentico e quindi spontaneo, con passaggi a volte confusi o accavallati, conteneva elementi preziosi: nomi, luoghi, sensazioni, timori, vicende quotidiane degli abitanti della Carnia durante il 1944 e il 1945. Cargnelutti ha ulteriormente approfondito queste informazioni consultando documenti storici, saggi e testimonianze orali.

_L’ambientazione del romanzo_

La storia si apre nell’aprile del 1944. La protagonista, Dora, vive con la madre in una casa che è anche locanda dotata anche di camere per i viandanti. chiamata “Il Sole”, situata in una vallata carnica ancora rigida per il freddo notturno. La loro vita quotidiana è segnata dalla penuria di viveri e dall’incertezza successiva all’8 settembre 1943: nessuno sa se la guerra sia davvero finita, e il timore dei rastrellamenti è costante.

Il romanzo segue Dora e sua madre nella gestione della casa, che diviene presto un luogo di incrocio, di passaggio, di pericolo e di misericordia. In quel luogo si rifugiano, si nascondono, vengono accolti e talvolta salvati uomini e donne di diversa provenienza, incluso un ufficiale tedesco fatto prigioniero dai partigiani , che le due donne proteggono per salvare una giovane del paese.

_L’arrivo dei partigiani e la “guerra invisibile”_

La narrazione mette in scena anche la complessità degli scontri tra tedeschi e partigiani e le dolorose conseguenze sulle popolazioni civili. Il primo evento sanguinoso citato dall’autrice è l’uccisione di un giovane nel maggio 1944, episodio di cui non si seppe mai la piena verità.

In un passaggio particolarmente drammatico, Dora si ritrova a servire da bere a un gruppo di partigiani entrati nella sua casa. È terrorizzata, consapevole che i tedeschi la punirebbero severamente se venissero a sapere del suo gesto. Eppure rimane lì, con un coraggio silenzioso che torna spesso nel romanzo.
È questa, per Cargnelutti, “l’altra guerra”: quella combattuta senza armi, attraverso piccoli gesti di resistenza, di compassione, di cura e di accoglienza.

_Le altre figure femminili_

Accanto a Dora emergono altri personaggi cruciali:
• *Eugenia*, profuga istriana, colta, raffinata, sola con due bambini. Arriva a “Il Sole” e porta con sé una sofferenza che diventa condivisione e sostegno reciproco.
• *Miriam*, giovane più impulsiva e determinata, che a metà romanzo decide di unirsi alla Resistenza, ispirata dall’esempio di un partigiano.

Tutte queste donne rappresentano diverse sfumature della *forza femminile*: chi combatte apertamente, chi resiste nel silenzio, chi accoglie, chi si espone, chi cura.

_La Repubblica Libera della Carnia_

Cargnelutti richiama un passaggio storico fondamentale: nell’*estate del 1944 nasce la Repubblica Libera della Carnia*, una delle prime esperienze di autogoverno democratico in territorio italiano, precorritrice della futura Repubblica.
*Durò solo poche settimane*, ma istituì servizi, regolamenti, forme di assistenza e una vera organizzazione civile.
Il territorio era però costantemente sotto il mirino tedesco, che sospettava collaborazioni estese tra popolazione e partigiani, rendendo la vita quotidiana estremamente pericolosa.

_L’arrivo dei cosacchi_

Nell’autunno 1944, *la Carnia fu invasa da circa 5.000 cosacchi*, alleati dei tedeschi. L’autrice ricorda la testimonianza diretta di molte persone della valle che ancora oggi portano nella memoria gli *abusi* e le *violenze* subite.

Dora affronta questa situazione con straordinaria intelligenza: annota i nomi dei soldati cosacchi, impara qualche parola di russo per comunicare con loro e cerca, nei limiti del possibile, di evitare conflitti e proteggere la propria casa e chi vi transita.
Alla fine della guerra *i cosacchi verranno respinti verso il passo di Monte Croce Carnico*, dove molti di loro, *consegnati* *dagli inglesi ai sovietici*, andranno incontro alla deportazione o alla morte.

_La fine della guerra e la rinascita di Dora_

Il romanzo si avvia alla conclusione nei primi mesi del 1945. La popolazione spera nella fine del conflitto, ma i tedeschi rimangono feroci fino all’ultimo.
Dora assiste all’ennesima ondata di violenze e lutti, anche contro persone a lei care. Quando finalmente gli Alleati arrivano in paese, la gioia collettiva contrasta con la difficoltà di Dora di sentirsi parte di quella festa, troppo provata dagli orrori visti e dalle ferite interiori.

In una pagina finale molto intensa, Dora riflette sul bisogno di tornare alla vita, di ricominciare, di affondare le mani nella terra e ritrovare nella fatica quotidiana la speranza di un futuro nuovo.

_L’eredità di Norina Canciani_

L’autrice conclude ricordando che Dora sopravvive e, insieme alla madre, ricostruisce la propria esistenza.
La vera Norina Canciani, ormai anziana, chiese alla nipote di insegnarle a usare il computer per poter riscrivere e pubblicare il suo diario.
È grazie a quel gesto che oggi esiste L’Altra Guerra.

Raffaella Cargnelutti ha presentato il libro in oltre venti occasioni, riscontrando grande interesse e partecipazione.
Ha concluso affermando che, mentre scriveva, sono scoppiati *nuovi conflitti nel mondo*: segno che *la crudeltà della guerra continua*, e che la *voce* dei civili – soprattutto *delle donne* – *merita di essere ascoltata ancora e ancora.*
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L'iniziativa è realizzata in collaborazione con il
Comune di Ovaro e con i Carnia Greeters.
Per maggiori informazioni:
https://linktr.ee/camminodisanmartinoincarnia

Carissimi,siamo ormai arrivati all’ultima tappa del Cammino di San Martino in Carnia. Nel cuore portiamo tanti sentiment...
16/11/2025

Carissimi,
siamo ormai arrivati all’ultima tappa del Cammino di San Martino in Carnia. Nel cuore portiamo tanti sentimenti e ricordi: ogni tappa, a cui molti di noi hanno partecipato, ci ha regalato momenti che resteranno impressi nella memoria. Non solo per la bellezza dei luoghi, ma anche per l’amicizia che è nata lungo il percorso e per la ricchezza di informazioni e storie sulla Carnia che forse non conoscevamo. Anche questo è un valore prezioso, motivo di sincera gratitudine verso chi ha reso possibile l’intero cammino.

Un grazie particolare va reso a Fides, che ha pensato e organizzato gli incontri al termine delle tappe: eventi davvero unici e sempre molto interessanti. E non è ancora finita! Ci attende l’ultima tappa, con altre esperienze belle da vivere e da condividere.

Vi invio la locandina con il programma di sabato 22 e il manifesto dell’evento collegato. Diffondiamoli volentieri attraverso i nostri contatti, sui social, tra amici e conoscenti, così da favorire una partecipazione ancora più ampia a quest’ultima occasione del cammino 2025. A sabato, con gioia!
Bruno Temil

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L'iniziativa è realizzata in collaborazione con il
Comune di Ovaro e con i Carnia Greeters.
Per maggiori informazioni:
https://linktr.ee/camminodisanmartinoincarnia

Indirizzo

Via San Vigilio 22
Ovaro
33025

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