Comitato PER la Valmarecchia

Comitato PER la Valmarecchia Siamo cittadini che amano la Valmarecchia e la difendono con coraggio, competenza e cuore.

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04/09/2026

🚨 ALLERTA FAKE - AIUTATECI A SEGNALARE*

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COMUNICATO UFFICIALEPreapertura venatoria in Emilia-Romagna: coerenza normativa, trasparenza dei pareri tecnici e tutela...
02/09/2026

COMUNICATO UFFICIALE

Preapertura venatoria in Emilia-Romagna: coerenza normativa, trasparenza dei pareri tecnici e tutela degli ecosistemi

Il Comitato PER la Valmarecchia ritiene necessario richiamare l’attenzione sulla decisione della Regione Emilia-Romagna di autorizzare la preapertura della stagione venatoria nelle giornate del 1, 3, 6, 10, 13 e 17 settembre, anticipando l’avvio ordinario previsto per il 20 settembre.

Una scelta che, come evidenziato anche da associazioni ambientaliste del territorio, merita di essere valutata non soltanto sotto il profilo venatorio, ma anche alla luce delle condizioni ambientali nelle quali il prelievo viene autorizzato.

1. Un territorio sottoposto a forti pressioni ambientali

Nel corso dell’estate il territorio regionale è stato interessato da una combinazione di fattori di pressione ambientale: incendi boschivi, temperature elevate, prolungati periodi di scarsa disponibilità idrica e condizioni di stress della vegetazione.

Questi fenomeni non consentono, da soli, di affermare automaticamente che la preapertura sia illegittima o incompatibile con la tutela della fauna.

Rendono però necessario un interrogativo preciso:

la situazione ambientale effettivamente riscontrata sul territorio è stata adeguatamente considerata nella valutazione che ha portato ad autorizzare il prelievo anticipato?

È questo il punto sul quale il Comitato chiede chiarezza.

2. Il quadro normativo

La gestione dell’attività venatoria deve essere ricondotta al quadro normativo europeo, nazionale e regionale, tra cui:

- Direttiva 2009/147/CE (“Direttiva Uccelli”), relativa alla conservazione degli uccelli selvatici e dei loro habitat;
- Legge 11 febbraio 1992, n. 157, che disciplina la protezione della fauna selvatica e l’attività venatoria;
- normativa regionale dell’Emilia-Romagna in materia faunistico-venatoria;
- i pareri e le valutazioni degli organismi tecnico-scientifici competenti, in particolare ISPRA, nei casi previsti dalla normativa;
- il principio di precauzione, previsto dall’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Il rispetto di questo quadro richiede che le decisioni relative al prelievo venatorio siano sostenute da valutazioni tecniche adeguate, aggiornate e verificabili, soprattutto quando intervengono in un contesto ambientale caratterizzato da particolari fattori di stress.

3. La questione della trasparenza dei pareri tecnici

Il Comitato non intende sostituirsi agli organismi scientifici competenti e non pretende di stabilire autonomamente se la fauna regionale sia in condizioni tali da rendere incompatibile la preapertura.

Chiede però che siano pubblicamente verificabili gli elementi tecnici sulla base dei quali la Regione ha assunto la propria decisione.

In particolare, riteniamo importante poter conoscere:

1. quali dati aggiornati sullo stato degli habitat siano stati considerati;
2. quali valutazioni siano state effettuate sugli effetti della siccità, degli incendi e dello stress ambientale sulla fauna;
3. quali pareri tecnici abbiano accompagnato la decisione regionale;
4. se tali pareri siano stati formulati tenendo conto delle condizioni ambientali più recenti;
5. quali eventuali misure di monitoraggio o di mitigazione siano state previste.

La trasparenza di questi elementi consentirebbe ai cittadini e alle associazioni di comprendere non soltanto quale decisione sia stata assunta, ma soprattutto sulla base di quali valutazioni scientifiche.

4. Non una contrapposizione ideologica

Il Comitato PER la Valmarecchia non intende trasformare la questione in una contrapposizione ideologica tra favorevoli e contrari alla caccia.

La questione che poniamo è diversa e riguarda il metodo delle decisioni pubbliche.

Quando un territorio attraversa una fase caratterizzata da siccità, incendi, temperature elevate e altre pressioni ambientali, è ragionevole chiedere che ogni ulteriore pressione esercitata sugli ecosistemi sia valutata sulla base di dati aggiornati e verificabili.

La domanda non è quindi se la caccia debba essere considerata, in generale, compatibile o incompatibile con la tutela dell'ambiente.

La domanda è:

le condizioni concrete del territorio sono state adeguatamente considerate prima di autorizzare il prelievo anticipato?

5. La posizione del Comitato

Il Comitato PER la Valmarecchia chiede pertanto che le amministrazioni competenti garantiscano:

- piena trasparenza dei pareri e degli atti tecnici posti alla base della decisione;
- utilizzo di dati ambientali aggiornati;
- coerenza tra le condizioni effettive del territorio e le decisioni assunte;
- adeguato monitoraggio dello stato della fauna e degli habitat;
- applicazione del principio di precauzione qualora emergano elementi di rischio per la biodiversità;
- valutazione delle eventuali pressioni cumulative che insistono sugli ecosistemi.

La fauna selvatica non è un elemento separato dal territorio: è parte integrante dell'equilibrio degli ecosistemi.

Per questo, soprattutto in una fase di particolare pressione ambientale, prudenza, trasparenza e conoscenza dei dati devono precedere ogni decisione pubblica.

Conclusione

Il Comitato PER la Valmarecchia si farà parte attiva affinché la tutela del territorio e della biodiversità sia perseguita attraverso dati, norme, competenze scientifiche e trasparenza amministrativa.

📢 UN’INFORMAZIONE CHE MERITA ATTENZIONEÈ stato l’ing. Claudio Tonelli, nel percorso di approfondimento che stiamo portan...
01/09/2026

📢 UN’INFORMAZIONE CHE MERITA ATTENZIONE

È stato l’ing. Claudio Tonelli, nel percorso di approfondimento che stiamo portando avanti sulla situazione ambientale della Valmarecchia, a richiamare la nostra attenzione sulle nuove regole europee sulla qualità dell’aria e sulle conseguenze che potranno avere anche sul nostro territorio.

🌬️ QUALITÀ DELL’ARIA: LE REGOLE CAMBIANO. E ANCHE CAVALLARA DOVRÀ FARE I CONTI CON IL FUTURO.

La Direttiva UE 2024/2881 porta dal 2030 limiti molto più severi: PM2,5 da 25 a 10 µg/m³, PM10 da 40 a 20 e NO₂ da 40 a 20. L’Italia sta recependo la direttiva con lo schema di decreto legislativo Atto Governo n. 435, ora all’esame del Parlamento. (Eur-Lex)

Per gli allevamenti intensivi esistono già le BAT europee per ridurre le emissioni di ammoniaca: per i polli da carne il riferimento è 0,01–0,08 kg NH₃/posto animale/anno, con specifiche tecniche e monitoraggi. (Eur-Lex)

👉 Cosa significa per Cavallara? Non che l’allevamento diventi automaticamente fuori legge nel 2030. Significa però che AIA, emissioni, BAT, monitoraggi e impatto complessivo sulla qualità dell’aria dovranno essere valutati alla luce di standard europei più rigorosi.

Il 2030 si avvicina. Per la salute e per il territorio, bisogna verificare già oggi se l’autorizzazione di Cavallara è adeguata al futuro.

31/08/2026

2.918,24 EURO PER AVER CHIESTO TRASPARENZA.
MA IL DATO REALE RESTA ANCORA UN SEGRETO.

Abbiamo saldato fino all’ultimo centesimo.

Per farlo, abbiamo dovuto ricorrere a prestiti d’onore infruttiferi di soci e cittadini, che hanno scelto di farsi carico personalmente di questa somma per permettere al Comitato di continuare la propria azione.

Paghiamo le spese legali di un ricorso al T.A.R. senza aver ottenuto il dato che avevamo chiesto per tutelare il nostro territorio.

COSA CHIEDEVAMO?

Dopo la comunicazione di Fileni del 5 dicembre 2025, nella quale la società dichiarava la sospensione dell ‘attività del capannone 7 del blocco B e la riduzione dei polli da 54.000 a 37. 691 ( riduzione del 45%) precisando che
«Il numero di capi che saranno reintrodotti per l'allevamento sarà strettamente commisurato alla superficie dei parchetti adibiti al pascolo, garantendo il perfetto allineamento con i requisiti della normativa vigente».

Abbiamo chiesto all’AUSL della Romagna un dato tecnico preciso: il carico animale effettivo e la densità di accasamento per il blocco A che si era aggiunto al B.

Un dato fondamentale per poter verificare concretamente la corrispondenza tra numero di animali, superfici disponibili e requisiti dichiarati, oltre agli elementi utilizzati per le valutazioni ambientali dell’allevamento di Cavallara, a Maiolo.

COME È ANDATA?

L’AUSL ha sostenuto di non detenere direttamente il dato aggregato richiesto, pur in presenza di banche dati sanitarie nazionali utilizzate dalle Autorità competenti.l( BDN)

Il T.A.R. non è entrato nel merito della nostra questione fondamentale: se e a quali condizioni la Pubblica Amministrazione debba estrarre e rendere disponibile un dato presente nei propri sistemi informativi quando questo è rilevante per l’interesse ambientale.

Il giudizio si è arrestato prima, con la condanna alle spese, anche in relazione alla reiterazione delle richieste di accesso.

LA NOSTRA AMAREZZA. LA NOSTRA DETERMINAZIONE.

C'è amarezza nel constatare che cittadini organizzati debbano ricorrere alla solidarietà di altri cittadini per sostenere economicamente una richiesta di trasparenza su un impianto del proprio territorio.

Ma oggi vogliamo dirlo con assoluta chiarezza:

il debito economico è stato saldato.
Il debito di trasparenza verso la comunità della Valmarecchia resta aperto.

Quei 2.918,24 euro non cancellano la domanda che abbiamo posto.

Quanti animali vengono realmente accasati?
Qual è il reale carico animale?
Qual è la densità effettiva?
E quei numeri corrispondono davvero alle superfici e ai requisiti dichiarati?

Sono domande semplici.

E quando si parla di ambiente, territorio e interesse pubblico, riteniamo che meritino risposte altrettanto semplici, documentate e verificabili.

Noi continueremo a chiederle.

Comitato PER la Valmarecchia
Associazione Amici della Valmarecchia – ODV

QUANDO LA “GESTIONE DELLA FAUNA” DIVENTA SOLO ABBATTIMENTO?La domanda posta dalla LIPU Rimini merita una risposta chiara...
30/08/2026

QUANDO LA “GESTIONE DELLA FAUNA” DIVENTA SOLO ABBATTIMENTO?

La domanda posta dalla LIPU Rimini merita una risposta chiara.

In Emilia-Romagna assistiamo a piani di controllo sempre più estesi, interventi anche nei periodi più delicati per la fauna e, ora, a bandi nei quali viene richiesta agli operatori della Polizia provinciale la disponibilità ad effettuare abbattimenti e persino a rinunciare all’obiezione di coscienza.

Ma una domanda resta:

la tutela della fauna può davvero essere costruita soltanto attraverso il fucile?

E soprattutto: quale ruolo vogliamo attribuire alla Polizia provinciale?

Un corpo destinato alla tutela del territorio e della fauna, oppure un soggetto sempre più coinvolto in attività di abbattimento?

Non è una questione ideologica.
È una questione di modello di gestione, trasparenza e responsabilità pubblica.

Prevenzione, monitoraggio, dissuasione e metodi non cruenti devono essere valutati seriamente prima di trasformare l’abbattimento nella risposta ordinaria.

La Provincia di Rimini deve chiarire.

Quali sono i piani di controllo attualmente in vigore?
Quanti animali vengono abbattuti?
Con quali risultati?
E quali alternative vengono realmente messe in campo?

La fauna selvatica è patrimonio di tutti.
La sua gestione deve essere trasparente e rispettosa dell’interesse pubblico.

Prima di condividere, verifichiamo sempre i dati e gli atti ufficiali.

⚖️ Siamo in attesa della fissazione dell’udienza da parte del TAR di Bologna , per il riesame dell’atto che ha autorizza...
29/08/2026

⚖️ Siamo in attesa della fissazione dell’udienza da parte del TAR di Bologna , per il riesame dell’atto che ha autorizzato l’allevamento Fileni a Maiolo.

Cosa può succedere al TAR? E perché questo passaggio è importante per la Valmarecchia.

In questi mesi abbiamo lavorato per ottenere una cosa semplice, ma fondamentale: chiarezza sui dati che riguardano l’allevamento della Cavallara.
Non abbiamo mai chiesto trattamenti di favore.
Abbiamo chiesto che i dati e i presupposti autorizzativi fossero verificabili, documentati e coerenti tra loro.
Perché quando si parla di un allevamento di queste dimensioni, alcuni dati non sono semplici numeri.
Sono elementi che possono incidere sulla valutazione:
👉 delle superfici disponibili
👉 del numero di animali compatibile con tali superfici
👉 del carico di azoto
👉 della gestione dei parchetti e degli spazi esterni
👉 degli impatti ambientali dell’impianto.

Dove siamo oggi?

Su alcuni aspetti riteniamo che siano ancora necessari chiarimenti documentali.
Ad esempio:
• quale sia l’effettiva superficie utilizzabile ai fini del dimensionamento dell’allevamento;
• quale sia la consistenza effettiva dei diversi blocchi dell’impianto;
• quali siano le ragioni delle variazioni intervenute nel tempo nei quantitativi autorizzati o gestiti;
• quale sia il rapporto tra le modifiche intervenute nell’assetto dell’impianto e i presupposti delle autorizzazioni esistenti;
• se i dati utilizzati nei diversi procedimenti amministrativi siano pienamente coerenti tra loro.
Non stiamo formulando conclusioni al posto degli enti competenti.
Stiamo chiedendo che siano gli enti competenti a verificarle e a renderne conto in modo documentato.
Ed è proprio questo il senso del nostro ricorso per il riesame dell’AIA.

E ora cosa può succedere davanti al TAR?
Ci sono diversi scenari.
A) Il ricorso potrebbe essere respinto per ragioni procedurali o di merito.
È una possibilità che dobbiamo considerare.
Ma un eventuale rigetto non trasformerebbe automaticamente in “verificati” tutti i dati che abbiamo posto all’attenzione delle amministrazioni.
Le questioni documentali e tecniche potranno continuare ad essere sottoposte agli enti competenti attraverso gli strumenti previsti dalla legge.
B)Il TAR potrebbe ritenere fondata la richiesta di riesame.
In quel caso ARPAE dovrebbe procedere secondo quanto eventualmente stabilito dal giudice, con le conseguenze che ne deriverebbero sul piano istruttorio e autorizzativo.
Potrebbe quindi rendersi necessario riesaminare i presupposti tecnici sui quali si fonda l’attuale assetto autorizzativo.
C) Il TAR potrebbe ritenere necessario un approfondimento istruttorio o tecnico.
Sarà il giudice, eventualmente, a stabilire se e quali accertamenti siano necessari.
Ed è proprio questo il punto che ci interessa:
che le questioni tecniche vengano affrontate sulla base di dati verificabili e non di semplici dichiarazioni o interpretazioni.

Per noi il punto fondamentale è un altro
Non chiediamo al TAR di sostituirsi agli enti tecnici.
Chiediamo che, quando esistono elementi che meritano una verifica, la verifica venga fatta e adeguatamente motivata.
Perché un’autorizzazione ambientale deve poggiare su dati conoscibili, verificabili e coerenti.
E perché la trasparenza non significa accusare qualcuno.

Significa mettere tutti nelle condizioni di comprendere: quali sono i dati, quali sono le regole e come si è arrivati alle decisioni amministrative.

Questa è una battaglia nell’interesse della comunità, ma vogliamo condurla con documenti, competenza e rispetto delle procedure.

Per questo abbiamo bisogno anche del sostegno di chi crede in questo percorso , che si sta rivelando estremamente costoso e per il quale
abbiamo attivato un crowdfunding nazionale per sostenere le spese legali e tecniche che questa attività comporta.

Ma il primo sostegno deve arrivare dalla nostra comunità.
Dalla Valmarecchia.
Da chi vive questo territorio.
Da chi vuole che le decisioni che incidono sul futuro della valle siano verificabili e trasparenti.

👉 Sostenete il nostro lavoro.
👉 Condividete questo messaggio.
👉 Aiutateci a portare questa vicenda all’attenzione di chi può contribuire a fare chiarezza.

La trasparenza non è un favore.
È una garanzia per tutti.

E’ possibile donare ( per adesso solo per chi utilizza Pay Pall in seguito anche a mezzo bonifico ) cliccando sul post fissato ad inizio pagina .

Qualunque sia l’esito, valuteremo con i nostri legali i successivi strumenti di tutela eventualmente disponibili.

📣 INFORMATIVA AI CITTADINI DA OGGI IL NOSTRO COMITATO ENTRA NEL COORDINAMENTO DEI COMITATI DI RIMINIda oggi il Comitato ...
28/08/2026

📣 INFORMATIVA AI CITTADINI

DA OGGI IL NOSTRO COMITATO ENTRA NEL COORDINAMENTO DEI COMITATI DI RIMINI

da oggi il Comitato PER la Valmarecchia – Salute, Valmarecchia! entra ufficialmente a far parte del Coordinamento dei Comitati di Rimini.

Si tratta di un passo importante, che nasce dalla volontà di rafforzare la voce dei cittadini, mettendo in rete realtà diverse che condividono un obiettivo comune: tutelare il territorio, la qualità della vita, l’ambiente e il diritto dei cittadini ad essere ascoltati nelle decisioni che riguardano le loro comunità.

Il Coordinamento dei Comitati di Rimini è nato nel marzo 2024 con l’intento di operare unitariamente per il miglioramento della qualità della vita e la tutela del patrimonio urbano nel Comune di Rimini.

Nel tempo ha riunito diverse realtà civiche del territorio, tra cui:

• Comitato per l’Ambiente di Rivabella
• Comitato Residenti Rione Clodio
• Comitato Viserbapuntoeacapo
• Comitato No alla Variante SS16
• Nuovo Comitato del Quartiere di Borgo Marina
• Comitato di Borgo San Giuliano
• Associazione Quartiere 5 Osservatorio sull’ampliamento della Fiera

Oggi, a questa rete, si aggiunge anche il nostro Comitato.

🤝 COSA SIGNIFICA PER NOI?

Entrare nel Coordinamento non significa perdere la nostra identità né la nostra autonomia.

Continueremo a portare avanti con la stessa determinazione le battaglie che ci hanno caratterizzato fin dall'inizio: la tutela della Valmarecchia, la difesa del territorio, la trasparenza amministrativa, il rispetto delle regole e la tutela della salute e della qualità della vita dei cittadini.

Ma da oggi possiamo farlo anche attraverso una rete più ampia, confrontandoci con altri comitati, condividendo esperienze, competenze e strumenti e, quando necessario, costruendo iniziative comuni.

Perché una cosa l'abbiamo imparata in questi anni:

quando i cittadini si organizzano e fanno rete, la loro voce diventa più forte.

Non si tratta di mettere insieme battaglie diverse per confonderle.

Si tratta di riconoscere che, pur partendo da territori e problemi differenti, esiste un principio comune:

IL TERRITORIO APPARTIENE A CHI LO VIVE.

E chi lo vive ha il diritto di essere informato, ascoltato e rispettato.

L'ingresso nel Coordinamento rappresenta quindi per il nostro Comitato un ulteriore strumento di partecipazione e di tutela, senza rinunciare ai nostri valori, alla nostra indipendenza e soprattutto alla nostra determinazione.

Da soli possiamo far sentire la nostra voce.
Insieme possiamo farla arrivare molto più lontano.

Il Presidente
Livio Cursi

Comitato PER la Valmarecchia – Salute, Valmarecchia!
Stop agli allevamenti intensivi

DALLE REGOLE SULLA CARTA AI FATTI IN VALMARECCHIACosa succede quando i controlli della Sanità Pubblica e quelli sul Biol...
28/08/2026

DALLE REGOLE SULLA CARTA AI FATTI IN VALMARECCHIA

Cosa succede quando i controlli della Sanità Pubblica e quelli sul Biologico non comunicano tra loro?
Nel nostro recente post vi abbiamo mostrato come, sulla carta, funziona il sistema dei controlli sul biologico in Italia: regole europee, vigilanza pubblica e Organismi di Controllo autorizzati.
Oggi facciamo un passo avanti e torniamo su un fatto concreto emerso nell’ambito delle verifiche che stiamo conducendo sull’allevamento di Cavallara, a Maiolo.

L’AUSL della Romagna ha sostenuto formalmente di non avere un obbligo di legge di trasmettere all’Organismo di Controllo del biologico, CCPB, i verbali relativi ai propri sopralluoghi e ai rilievi effettuati nell’allevamento.

Di fronte a questa posizione avevamo chiesto anche l’intervento del Difensore Civico regionale, proprio per ottenere un chiarimento sul corretto funzionamento del sistema.

E OGGI, A CHE PUNTO SIAMO?

Il procedimento davanti al Difensore Civico è stato archiviato.

Prendiamo atto dell’archiviazione, ma riteniamo importante chiarire una cosa:

l’archiviazione non risponde automaticamente alla domanda che abbiamo posto sul funzionamento del raccordo tra controlli veterinari pubblici e controlli sulla certificazione biologica.

Ed è proprio questa la questione che continuiamo a voler comprendere.

NEL FRATTEMPO È PASSATO UN ANNO

Il primo accasamento a Cavallara è avvenuto il 5 agosto 2025.

È quindi trascorso ormai un anno di attività dell’allevamento.

Per questo, il 15 agosto 2026, abbiamo chiesto formalmente alle Regioni Emilia-Romagna e Marche copia della relazione relativa all’attività di controllo svolta dal CCPB sull’allevamento.

Una richiesta semplice e precisa:

quali controlli sono stati effettuati dall’Organismo di Controllo nel corso del primo anno di attività e quali sono stati i relativi esiti?

Riteniamo che, dopo un anno dal primo accasamento, conoscere questa documentazione sia particolarmente importante per comprendere se e come siano stati verificati nel concreto i requisiti della certificazione biologica.

IL PROBLEMA È SEMPLICE DA SPIEGARE

Se l’Autorità Sanitaria Pubblica effettua un sopralluogo e documenta ciò che trova realmente sul posto, mentre l’Organismo di Controllo deve verificare il rispetto delle condizioni previste dalla normativa biologica, come vengono messe in relazione queste informazioni?

In quali casi un rilievo effettuato dalla Sanità Pubblica viene portato a conoscenza dell’Organismo di Controllo?

Esiste un protocollo?

Esiste una procedura?

Esiste un flusso informativo formalizzato?

Oppure la comunicazione avviene soltanto in presenza di determinate circostanze?

NON STIAMO ACCUSANDO. STIAMO CHIEDENDO DI CAPIRE.

Non sosteniamo che i controlli non vengano effettuati.

Non sosteniamo che il CCPB non svolga i propri compiti.

Stiamo ponendo una domanda molto precisa:

quando due sistemi di controllo diversi acquisiscono informazioni potenzialmente rilevanti sullo stesso allevamento, come vengono fatte circolare queste informazioni tra i soggetti competenti?

Perché il consumatore che acquista un prodotto certificato biologico non vede i singoli controlli.

Vede un marchio.

E quel marchio rappresenta una garanzia di conformità a precise regole europee.

Per questo, secondo noi, il sistema deve essere non soltanto rigoroso, ma anche trasparente e verificabile.

ORA ASPETTIAMO I DOCUMENTI

L’archiviazione del procedimento davanti al Difensore Civico chiude quel passaggio istituzionale.

Non chiude però le nostre domande.

Adesso attendiamo dalle Regioni Emilia-Romagna e Marche la documentazione che abbiamo richiesto sull’attività di controllo del CCPB nel primo anno di funzionamento dell’allevamento.

Perché non basta sapere chi controlla.

È altrettanto importante sapere che cosa è stato controllato, con quali esiti e come le informazioni vengono condivise tra i diversi soggetti competenti.

Comitato PER la Valmarecchia

Associazione Amici della Valmarecchia – ODV

Indirizzo

Novafeltria
61015

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