26/05/2026
📢 ALLEVAMENTO DI MAIOLO: REGIONE EMILIA-ROMAGNA, ORA SERVONO RISPOSTE. BASTA SCARICABARILE.
Mentre sul territorio continua il rimpallo delle competenze e del “non spetta a me”, il quadro attorno al mega-allevamento avicolo in località Cavallara diventa ogni giorno più chiaro. E mette in evidenza un’assenza pesante: quella della Regione Emilia-Romagna, ente che ha rilasciato il titolo autorizzativo principale e che resta garante ultimo delle condizioni approvate.
Facciamo ordine, perché i cittadini della Valmarecchia meritano trasparenza e risposte certe.
🔹 IL PRESUPPOSTO DEL PAUR 2022
Nel 2022 la Regione Emilia-Romagna ha approvato il PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), dichiarando la compatibilità ambientale del progetto.
Ma su quale presupposto fondamentale è stato concesso il via libera?
Su un elemento preciso: la conduzione dell’impianto come allevamento totalmente biologico, condizione che ha consentito di ridurre sulla carta il numero dei capi allevabili.
Il biologico, quindi, non rappresenta un semplice elemento commerciale: è uno dei pilastri tecnici e giuridici su cui si fonda l’intera autorizzazione regionale.
🔹 LA MODIFICA DEFINITA “NON SOSTANZIALE”
Nel 2025, attraverso una procedura classificata come “modifica non sostanziale” dell’AIA, ARPAE SAC di Rimini ha autorizzato una variante strutturale molto rilevante:
• da 16 capannoni con 48 parchetti esterni previsti nel progetto originario
• a 15 capannoni con soli 15 parchetti complessivi.
Di fatto, una drastica rimodulazione degli spazi esterni destinati al pascolo, elemento centrale per il rispetto del Regolamento Europeo sul biologico (Reg. UE 2018/848).
La domanda è inevitabile:
come può essere considerata “non sostanziale” una modifica che incide proprio sugli elementi strutturali legati ai requisiti del biologico?
🔹 IL RIMPALLO DEI CONTROLLI
Ad oggi assistiamo a una frammentazione delle competenze che lascia aperti interrogativi importanti:
• l’AUSL dichiara di occuparsi esclusivamente dei controlli ordinari sul benessere animale;
• ARPAE tende a limitare la propria attività agli aspetti ambientali strettamente tecnici, come emissioni e rumore.
Ma allora chi verifica che siano ancora rispettate le condizioni che hanno consentito il rilascio della VIA e del PAUR?
La responsabilità finale non può scomparire dietro la suddivisione degli uffici.
La Regione Emilia-Romagna, che ha approvato l’opera e imposto determinate condizioni, ha il dovere di verificare che quelle condizioni esistano ancora nei fatti.
Se vengono meno i presupposti strutturali e sostanziali del biologico, si apre un tema rilevante di conformità rispetto al titolo autorizzativo originario.
Per questo chiediamo che la Regione eserciti pienamente il proprio ruolo di vigilanza istituzionale, effettuando tutte le verifiche necessarie sulla coerenza dell’impianto rispetto alle autorizzazioni rilasciate e alle normative europee.
La tutela del territorio non può essere affidata allo scaricabarile burocratico.
Noi continueremo a chiedere trasparenza, controlli e responsabilità.