15/06/2026
Riceviamo e pubblichiamo:
Gentile Dottore,
ancora una volta mi trovo a scriverle, quasi con il timore di disturbarla, ma sento il bisogno di condividere un'amarezza che da giorni porto dentro.
Sono un infermiere della provincia di Caserta e da circa cinque anni lavoro sul servizio 118, svolto in convenzione con l'ASL di Caserta. Nel mese di marzo è stato pubblicato un avviso per il reclutamento di 130 infermieri destinati alle strutture e alle macrostrutture aziendali. Ho presentato regolarmente la mia domanda e, pochi giorni fa, è stata pubblicata la graduatoria.
Da quel momento provo una profonda delusione e una rabbia che faccio fatica a contenere.
In questi anni ho dato tanto a questa ASL, anche se non in maniera diretta come dipendente. Ho prestato servizio sul territorio, affrontando ogni giorno situazioni difficili e spesso imprevedibili. Ho lavorato in prima linea durante l'emergenza Covid, quando la paura di quel nemico invisibile accompagnava ogni turno e ogni intervento.
Ho affrontato codici rossi nei quali abbiamo dovuto agire quasi da soli, sperando nell'arrivo del medico ,nel frattempo(molto molto raramente arrivava) facendo tutto il possibile per salvare una vita umana. Ho vissuto interventi in cui i soccorsi tardavano ad arrivare e noi eravamo l'unico punto di riferimento per il paziente e per i suoi familiari. Ho sopportato aggressioni verbali e minacce da parte di chi, nel dolore o nella disperazione, sfogava su di noi la propria rabbia.
Mi sono assunto responsabilità importanti, come quelle legate ai pazienti che rifiutano il trasporto in ospedale, consapevole del peso professionale e umano che ogni decisione comporta. Ho lavorato per anni in condizioni non sempre adeguate, con retribuzioni che spesso non rispecchiano il livello di responsabilità e sacrificio richiesto. Ho trascorso infinite giornate e notti in ambulanza, turni di dodici ore che sembravano non finire mai.
Per questo motivo speravo, forse ingenuamente, in un riconoscimento da parte dell'ASL. Non chiedevo privilegi, ma semplicemente che venisse attribuito il giusto valore all'esperienza maturata sul campo e ai sacrifici affrontati in tutti questi anni.
Invece mi ritrovo in graduatoria oltre la 3000posizione su 4mila partecipanti circa , con un punteggio di appena 0,200.
Mi chiedo: è davvero questo il valore di anni di servizio, di sacrifici personali e professionali, di responsabilità assunte ogni giorno per garantire assistenza ai cittadini?
Fa male pensare che l'esperienza maturata nell'emergenza territoriale possa valere meno di altre attività svolte in contesti certamente dignitosi, ma spesso meno gravosi sotto il profilo umano, fisico ed emotivo. Fa male vedere che chi ha affrontato il caldo dell'estate, il freddo dell'inverno, le notti, le emergenze e le difficoltà della strada non riceva alcun riconoscimento concreto.Fa male leggere colleghi lavorano nelle cliniche "protetti" abbiano maturato un punteggio piu alto del mio .
Sono consapevole che ormai non si possa fare nulla e che le regole del bando siano quelle previste. Il mio non vuole essere un reclamo, ma soltanto uno sfogo, un sentimento che credo accomuni molti colleghi che ogni giorno operano nell'emergenza territoriale.
Sempre più spesso sentiamo parlare di professionisti che scelgono di lasciare l'Italia per cercare all'estero condizioni lavorative, economiche e professionali migliori. E, purtroppo, oggi comprendo sempre di più le ragioni che spingono tanti a fare questa scelta.
Con rispetto,
Un infermiere del 118 della provincia di Caserta
Con la speranza che lei lo riposti sulla sua pagina le pongo i miei cordiali saluti e un in bocca al lupo per tutto . Grazie mille anticipatamente