31/08/2026
Alberi, verde ed emergenza climatica.
Due parole a questi politici incapaci.
E quando ci riferiamo ai politici non facciamo distinzione di colore: sia per le esperienze passate dove la Giunta Cosolini non fu certo meglio di quelle Dipiazza, per non parlare di quella Illy che con la variante Cervesi al Piano Regolatore diede il via ad altre cementificazioni, sia per l'incredibile silenzio fin qui dimostrato dalle cosiddette “opposizioni” in Comune di Trieste impegnate, si fa per dire, nelle polemiche sul “campo largo”.
Ora che dai primi anni Duemila il clima di Trieste e provincia si sia avvicinato a quello di Saigon, mare compreso, non è una novità, e purtroppo non è una novità che questa politica nulla ha fatto se non per preve**re almeno per contenerne gli effetti su popolazione ed ambiente.
Eppure da tempo gli scienziati, i tecnici competenti all'unanimità indicavano le soluzioni da assumere e pertanto noi nel silenzio tombale di questa classe “dirigente” ci permettiamo qui nell'indicare un due idee concrete.
Posto che tutti riconoscono che per contrastare le “isole di calore” in cui i centri abitati si trasformano, e sarà sempre peggio negli anni a ve**re, la prima misura da prendere è favorire la crescita dei “boschi urbani” riconoscendo agli alberi la capacità, oltre che di purificare l'aria, di abbassare le temperature di 4/5 gradi. Dunque a Trieste, ma anche a Muggia, la massiva piantumazione di alberature, non i bonsai rinsecchiti, dai tigli ai platani ai cedri ed acacie lungo le principali arterie cittadine in centro ma anche soprattutto nelle periferie dove risiede la maggioranza degli abitanti, è la prima rapida misura da adottare. Sovrintendenza o non Sovrintendenza che il Sindaco in qualità qui di Ufficiale Sanitario può, anzi deve, assumere decisioni che per legge sono insindacabili.
Stesso problema si pone per le numerose aree di proprietà Ater che da par suo si è distinta in questi anni negli insensati abbattimenti di alberi, perchè “sporcavano”.
Aree verdi e giardini: la carente e dilettantesca manutenzione è da tempo sotto gli occhi di tutti: il caso limite fu per anni piazzale Carlo Alberto. Sono da tempo l'epicentro di numerosi ed insensati abbattimenti di alberi semisecolari, con “perizie” affidate alle stesse ditte o cooperative a cui viene affidato il compito di eseguirli.
Ma questo ci riporta immediatamente allo scandalo di un Servizio comunale del Verde pubblico ridotto ad un organico, quasi tutto “dirigenziale”, che si conta sulle dita delle due mani, idem dicasi per l'Ater ma qui una mano basta ed avanza. E che a fronte di un Regolamento comunale del Verde (pubblico e privato) abbastanza efficace non è semplicemente in grado di farlo rispettare.
Dunque ricostruirlo ex novo riportandolo almeno ai numeri in organico di 100/120 addetti, com'era prima dell'era Illy, è una priorità non procrastinabile, ma cambiandone i vertici corresponsabili dell'attuale situazione. Anche per garantire un funzionale servizio di manutenzione e soprattutto irrigazione di cui necessitano i nuovi alberi nei primi anni di vita.
Favorire nei grandi complessi edilizi, a partire da quelli a tetto piatto, l'adeguato isolamento anticalore e l'installo di coperture “verdi” di tetto e facciate, dove il verde non è il colore ma la vegetazione.
Dare il via, in un Welfare da tempo inesistente a Trieste, ad un piano capillare di climatizzazione delle abitazioni, i fondi regionali sulla carta ci sono, a partire dalle famiglie più fragili, sia per condizioni di salute, abitative ed economiche (basta incrociare i dati Ater, Inps, Asugi per averne un quadro) altrimenti smettere di narrare le solite fiabe sui “consigli fai da te” (restare in casa, divenuta una fornace dove le temperature non scendono sotto i 30 gradi, nelle “ore più calde”, idratarsi, vestirsi in un certo modo ed altre belinate consimili). E garantire poi il pagamento delle salate bollette energetiche che oggi scoraggiano tantissime persone dal “raffredarsi” d'estare e riscaldarsi d'inverno, d'altronde con il 38%, dati ufficiali Inps, di pensioni e sussidi che non arriva a 600 euro al mese, più o meno lo stesso importo che ricevono i “lavoratori poveri”, difficile sostenerne il costo.
Il “consumo del suolo” a Trieste e particolarmente a Muggia (un terzo del territorio), ovvero le costruzioni e la cementificazione, è inaccettabile e qui si impone un attento riesame dei piani regolatori comunali.
Poi ultimo dare un calcio nel deretano a quelle sigle “ambientaliste” che predicano l'abbattimento dei Pini Neri, e non solo, sul Carso e sul territorio per ripristinare la Landa che esiste solo nei loro cervelli che il Carso ab origine, cioè prima che la Serenissima ed altri in perenne fame di legno lo desertificassero.
Se solo ci fossero amministratori degni di questo nome che con le promesse elettorali ci facciamo il Bidet, consumando purtroppo preziosa acqua.