L’ Associazione dei minatori del Comune di Motta San Giovanni nasce nel 2004 su iniziativa di alcuni minatori che ritornati in paese e memori dei loro sacrifici fatti nelle gallerie e miniere hanno voluto che si tramandasse alle generazioni mottesi e non solo la loro storia che era anche la storia di tutta una comunità. La pagina cerca di presentare questa loro storia con i suoi caduti sul lavoro
e per il lavoro anche mediante la descrizione dei luoghi ospitanti i cantieri, degli attrezzi in uso e la visualizzazione di istantanee dell’epoca e tramandare i valori di solidarietà, di altruismo e di laboriosità vissuti e coltivati dai minatori stessi. Il periodo dell’immediato secondo dopoguerra del secolo corso corrispose ad un lasso di tempo in cui l’avvio di attività estrattive in miniere sia italiane che estere (prevalentemente in Germania, Francia e Belgio) e l’avvio di grandi opere stradali rese necessario una consistente presenza di manodopera nei cantieri. Il caso di Motta San Giovanni è anomalo rispetto al resto d’Italia perché la partenza dei minatori spesso giovanissimi verso quei luoghi diventò un vero e proprio fenomeno di massa. La principale motivazione di questo esodo di braccia è da ricercare nella voglia di dare una svolta alla propria vita e a quella della propria famiglia. Il lavoro in galleria ed in miniera è stato visto come l’unica possibilità di riscatto sociale ed economico da uno stato di sudditanza nei confronti di un sistema produttivo prevalente agricolo. E’ innegabile che quelle partenze rappresentarono un punto di svolta per la situazione economico-sociale della comunità comunale di Motta San Giovanni orientandola verso un progressivo e visibile miglioramento del suo benessere. Come è facile intuire tutto ciò ebbe un prezzo molto duro per i minatori. La loro vita fu un continuo di privazioni e di sacrifici ma sopportati con la concreta speranza che questi servissero per dare un futuro migliore alla loro famiglia ed ai loro figli. Basti pensare alle precarie condizioni di lavoro rese possibili da turni estenuanti sotto la pressione della continua minaccia rappresentata dalla massa rocciosa sovrastante. Chi lavorava in miniera ed in galleria conviveva con la consapevolezza di possibili cedimenti e/o crolli, gas velenosi (grisou) e pericoli di esplosioni. In definitiva entrando nella galleria o nella miniera, a quel tempo, non si poteva avere la certezza di uscirne fuori a rivedere la luce del sole, premio di una giornata di fatica. Fuori dai cantieri poi i minatori dovevano affrontare anche altri problemi che erano rappresentati dalla pessima igiene ed al sovraffollamento degli alloggi oltre ad una alimentazione monotona e spesso inadatta a reintegrare le energie spese. L’impressionante numero di minatori caduti sul lavoro e per il lavoro portò la cittadina di Motta San Giovanni, nel corso dei decenni a diventare quasi un paese di vedove. Il protrarsi poi della lontananza da casa e conseguentemente l’assenza della figura maschile di riferimento portarono inevitabilmente le donne-mogli a rivestire dei ruoli che fino ad allora erano riservati prettamente agli uomini-mariti, come l’educazione dei figli e la gestione economico-patrimoniale dei beni familiari. Motta San Giovanni dedica a questi suoi uomini-eroi, che con il loro sacrificio, il loro coraggio ed il loro altruismo hanno scritto autentiche pagine di storia, monumenti come quello in Piazza dei Minatori ed il Parco delle Rimembranze che reca incisi su lastre di pietra locale i nomi dei suoi minatori che hanno perso la vita in miniere ed in galleria ed i nomi di quelli che morirono negli anni successivi per aver contratto la “silicosi”, malattia professionale tipica del lavoro dei minatori, subdolo strascico di quella logorante fatica.