17/10/2026
Il 14 e 15 ottobre Un Monte di Idee era a Bruxelles, al Parlamento europeo, su invito dell’europarlamentare Cristina Guarda, in un momento cruciale per il futuro delle aree rurali europee: sono in corso i negoziati sul quadro finanziario 2028–2034, che deciderà come e quanto l’Europa investirà nei territori più fragili nei prossimi anni. Due giorni dedicati a un tema che ci riguarda da vicino e che riguarda chiunque viva in un’area interna, rurale, di montagna: il diritto a restare, ossia il diritto a costruire la propria vita nel luogo in cui si è nati e cresciuti, senza essere costretti ad andarsene per mancanza di servizi, lavoro, opportunità.
Il 14 ottobre abbiamo partecipato ad una tavola rotonda, guidata dall’on. Guarda, insieme ad altre 33 organizzazioni ed esperti italiani che lavorano su questi temi ed è stato un momento di confronto importante tra chi vive e opera nelle aree interne e chi le studia, per costruire proposte comuni prima di portarle nelle sedi istituzionali.
Il 15 mattina il Rural Civil Dialogue al Parlamento europeo è stata l’occasione per capire in che direzione si sta muovendo l’UE su questi temi. Tre i messaggi che hanno attraversato la mattinata: le aree interne devono diventare una priorità trasversale a tutte le politiche europee, non un capitolo separato; i giovani si sentono completamente ignorati dal processo decisionale e il loro coinvolgimento attivo non è più rinviabile; e l’Europa deve avvicinarsi ai territori, ascoltarli prima ancora di legiferare su di essi.
Nel pomeriggio la conferenza “I luoghi che contano” del Gruppo Greens/EFA dove sono stati presentati i risultati dell’indagine “I luoghi che contano” condotta da Giulia Sonzogno, che ha raccolto le voci de chi vive nelle aree interne italiane e un dato emerge su tutti: il 79% di chi vive nelle aree considera “assolutamente prioritario” garantire il diritto a restare.
Quello che è emerso con chiarezza è che le sfide delle aree interne sono trasversali, le stesse in Italia, in Germania, in Svezia, in Galizia. Spopolamento, mancanza di servizi, emergenza casa, giovani che partono non perché non amino il loro territorio ma perché non trovano le condizioni per restare. Il 99% dei rispondenti ritiene che chi vive nelle aree interne non abbia le stesse opportunità di chi vive in città.
E allora la domanda è: perché continuiamo a costruire politiche attorno al modello metropolitano quando quel modello sta mostrando tutti i suoi limiti? Gli ultimi anni hanno dimostrato che nelle grandi città non si vive necessariamente meglio: i costi, le disuguaglianze, la qualità della vita raccontano una storia molto più complessa. Eppure le aree interne continuano a essere trattate come un problema residuale, come un’emergenza da gestire invece che come una risorsa su cui investire. È ora di rimettere questi territori al centro del dibattito politico, non per nostalgia, non per folklore, ma perché il diritto a restare è un diritto di cittadinanza. Una persona deve poter scegliere di vivere nel luogo in cui è nata, cresciuta, radicata, se è lì che vuole stare. Senza dover rinunciare alla sanità, ai trasporti, al lavoro, al futuro.
Come si fa? Sicuramente iniziando a ripensare il modo in cui si progetta per i territori. Oggi troppo spesso i progetti nascono inseguendo i bandi disponibili, non da una visione strategica di lungo periodo. Il risultato è una moltiplicazione di interventi scollegati tra loro, che spendono risorse pubbliche senza creare reale benessere o crescita per le comunità.
Significa studiare quello che esiste già, comprendere il potenziale di ogni territorio a partire dalle sue specificità, e farlo attraverso un lavoro serio di ascolto delle comunità. Le politiche calate dall’alto non funzionano. Lo dicono i dati, lo dicono le persone, lo dicono i territori svuotati.
Torniamo da Bruxelles con tante idee, un network importante e la promessa di nuove progettualità e collaborazioni. Il nostro lavoro continua perché abbiamo già visto partire troppi giovani, e ogni anno che passa senza politiche serie è un anno in cui qualcun altro decide di andarsene o resta accettando compromessi e sacrifici che non dovrebbe dover accettare.