Castelnuovo... un angolo stupendo del creato, tra le rocce dolomitiche delle Mainarde, che si scopre, nella sua originale posizione di paese di fiaba, e nel suo mitico fascino di piccola oasi, da "Via Colle" di Scapoli o, meglio, e più da vicino, dalla contrada "La Selvotta" di "Colle Papa"... Non vi è più tanta gente come una volta: duecento appena, ora, gli abitanti.... Ma se d'inverno il luogo
è deserto, d'estate esso si ripopola, gli emigrati tornano ad occupare le casette modernizzate del centro storico, la vita riprende in pieno ritmo e fervore. Nella piazzetta raccolta, ove sorge l'unico bar-bazar-alimentari, si fa di tutto: si raccontano barzellette, si cucina e si mangia alla luce dei lampioni che non lasciano vedere il chiarore delle stelle, si ride, si canta, si suona, ci si esibisce in danze antiche e moderne a cui partecipano tutti, proprio tutti, anche le suore.... I pasti?... Perdono le regole, la "sacralità" di abitudini patriarcali e gli orari soliti per assumerne altri di emergenza... Paese selvaggio, primitivo per alcuni aspetti, che si distingue per i suoi romantici crepuscoli, per i colori iridati dei boschi e della campagna, per gli odori salubri della terra e delle piante, per i suoi malinconici suoni di pifferi e zampogne, per l'aria pura e ossigenata... ma trascurato in alcune zone periferiche nelle quali qualcuno (incivile) butta buste d'immondizia, bottiglie di vetro e di plastica ed altro materiale che inquina e deturpa l'ambiente. No, assolutamente. Se in taluni si nota mancanza di rispetto per il territorio e scarsa sensibilità per l'igiene e la bellezza della natura, altri si prodigano per rimediare, in parte, a quanto sporca e rende brutto l'ecosistema... Sono questi i cosiddetti naturalisti dei quali, però, bisogna fare una distinzione: vi sono quelli che si limitano a parlare e a criticare solamente, "a fare chiacchiere", altri che "agiscono", che si rimboccano le maniche e dimostrano con i fatti la loro opera. Uno di questi naturalisti veri è Gerardino Miniscalco, oriundo di Castelnuovo, che vive in Svizzera, a Lugano, ma trascorre, ora che è in pensione, buona parte dell'anno nel paese natio. Deve amarlo molto il suo paese, questo personaggio, se si rende disponibile (senza lucro alcuno) per rimettere a posto, ricostruire e ripulire angoli squallidi che offendono la vista... Per due-tre anni ha lavorato alla ricostruzione della chiesetta di Santa Lucia, una cappelluccia antica, cadente, col tetto sfondato e l'intonaco scrostato, che ora, grazie alla sua costante e paziente attività, è tornata nuova e non costituisce più un pericolo per chi vi si avvicina o vi entra per una preghiera. Da qualche mese sta ripulendo l'alveo del "Rio" che è al di sotto del ponte detto di "Santa Lucia" (perché è nei pressi della ca****la). Sotto questo ponte c'è una vasta area con una f***a vegetazione di arbusti alti e intrigati che nascondono il letto del corso d'acqua. La gente aveva trasformato il sito in una discarica; vi si trovava di tutto: armadi vecchi, elettrodomestici fuori uso, sanitari, stracci, cocci, utensili.... Gerardino non s'e spaventato: un po' al giorno ha tirato fuori tutto il materiale e ha riscoperto il letto del "Vallone", così come i Castelnovesi chiamano il ruscello. Ammirevole il coraggio e lo spirito d'abnegazione di quest'uomo che, oltre tutto, ha messo a repentagiio la sua salute... Ma chi ama la natura non si arrende di fronte agli ostacoli. Gerardino abita in una casetta ai piedi di monte Castelnuovo. Era una masseria. Era... ora è stata trasformata in un "gingillo": una piccola costruzione in pietra con servizi, ripostigli, localucci utili e carini, acqua, luce, riscaldamento, e muretti, gradinate, forno, graticola, un terrazzino-belvedere e fiori, piante, ortaggi, viti che spuntano dalle pietre... Due grossi noci offrono il refrigerio dell'ombra a chi si siede sui comodi sedili anatomici - opera anche questa del proprietario - e ascolta il chiacchierio della fontanella alimentata da una sorgente nascosta.... Una vera opera d'arte realizzata con tanto amore. Gerardino ha settant'anni, ma ne dimostra trenta. Uno scritto di Antonietta Izzi Rufo