11/10/2026
BAMBINI E ADOLESCENTI: PER LA REGIONE CAMPANIA IL DISAGIO SOCIALE SI AFFRONTA SOPRATTUTTO CON LO PSICOLOGO, molto comodo spostare il problema dalla comunita' al singolo!!!
LA POVERTÀ EDUCATIVA NON È UNA MALATTIA. L'ESCLUSIONE SOCIALE NON È UNA DIAGNOSI. E IL BENESSERE DEI BAMBINI NON SI COSTRUISCE SOLTANTO IN UNO STUDIO PSICOLOGICO.
La Regione Campania annuncia il rafforzamento del sostegno psicologico gratuito per bambini e adolescenti dai 3 ai 18 anni non compiuti che vivono situazioni di svantaggio sociale o rischiano l'esclusione.
I numeri vengono presentati come un successo: 1.029 psicologi coinvolti, 2.351 minori assistiti, 15.200 sedute effettuate.
Ma noi pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici poniamo una domanda fondamentale:
Perché, quando si parla di povertà educativa, difficoltà relazionali, socializzazione, crescita e inclusione, la risposta istituzionale continua a essere prevalentemente psicologica?
Nessuno mette in discussione il valore del sostegno psicologico quando è necessario. Il problema è un altro: la progressiva riduzione di questioni educative, sociali e relazionali a problemi da affrontare attraverso prestazioni psicologiche individuali.
Un bambino che vive in una famiglia povera non ha necessariamente bisogno di uno psicologo. Può avere bisogno di opportunità educative, relazioni significative, spazi di gioco, esperienze culturali, sostegno alla genitorialità e di una comunità che si prenda cura della sua crescita.
Un adolescente che sperimenta isolamento sociale non è necessariamente portatore di un disturbo psicologico. Può vivere le conseguenze di un ambiente educativo impoverito, dell'assenza di luoghi di aggregazione, di relazioni familiari difficili o di una scuola incapace di riconoscere e valorizzare le sue potenzialità.
NON TUTTO IL DISAGIO È PSICOLOGICO. NON OGNI DIFFICOLTÀ EVOLUTIVA RICHIEDE UNA RISPOSTA CLINICA.
Eppure, nel comunicato della Regione Campania, che richiama obiettivi come socializzazione, inclusione e sviluppo delle capacità personali, non troviamo alcun riferimento al ruolo dei pedagogisti e degli educatori professionali socio-pedagogici.
È una lacuna culturale e progettuale che merita una spiegazione.
La pedagogia non rappresenta una funzione accessoria della psicologia. Possiede un proprio statuto scientifico, propri metodi di intervento e professionisti riconosciuti dalla legislazione nazionale, anche attraverso la Legge 55/2024.
La prevenzione del disagio non può esaurirsi nell'intervento sul singolo bambino.
Occorre intervenire sui contesti nei quali il disagio può maturare: la famiglia, la scuola, il quartiere, le relazioni tra pari, le condizioni materiali di vita e le opportunità di partecipazione sociale.
LA DOMANDA CHE RIVOLGIAMO AL PRESIDENTE ROBERTO FICO E ALL'ASSESSORE ANDREA MORNIROLI È SEMPLICE:
Perché non affiancare al sostegno psicologico un sistema pubblico di accompagnamento educativo e consulenza pedagogica?
Perché non finanziare anche interventi domiciliari, servizi di pedagogia familiare, educativa territoriale, accompagnamento scolastico e sostegno alle comunità educanti?
Perché non coinvolgere strutturalmente i pedagogisti e gli educatori professionali socio-pedagogici nella progettazione e nell'attuazione delle politiche di prevenzione?
E soprattutto: perché misurare il successo attraverso il numero delle sedute erogate, anziché documentare anche i cambiamenti reali nella vita dei bambini, nelle relazioni familiari e nei contesti educativi?
Sia chiaro: i dati comunicati dimostrano quante prestazioni sono state effettuate, non consentono, da soli, di conoscere l'efficacia degli interventi sull'inclusione sociale e sul benessere educativo.
Come APEI chiediamo un cambio di prospettiva: dal disagio individuale al benessere pedagogico, dalla prestazione specialistica isolata alla presa in carico educativa e sociale integrata.
Non chiediamo di sostituire gli psicologi con i pedagogisti.
Chiediamo che ogni professione possa contribuire, con pari dignità e secondo le proprie competenze, alla costruzione di risposte appropriate ai bisogni dei bambini e degli adolescenti.
Chiediamo politiche pubbliche capaci di distinguere la sofferenza psicologica dal disagio educativo e sociale, senza negare che queste condizioni possano intrecciarsi.
UN BAMBINO NON È SOLTANTO UNA PSICHE DA SOSTENERE. È UNA PERSONA CHE CRESCE, APPRENDE, GIOCA, COSTRUISCE RELAZIONI E HA DIRITTO A UN AMBIENTE EDUCATIVO RICCO DI OPPORTUNITÀ.
La vera prevenzione comincia anche molto prima che il disagio diventi una richiesta di aiuto specialistico.
MENO CENTRALITÀ ESCLUSIVA DELLA PRESTAZIONE. PIÙ EDUCAZIONE, PIÙ PEDAGOGIA, PIÙ COMUNITÀ.
APEI – Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani