08/03/2026
Sono di nuovo qui.
Lontano da casa. lontano dai luoghi che mi sono familiari, dalla mia sicurezza.
Lontano otto ore di macchina, che per un bambino come me sono tante. Ma devo venirci perché sto male ultimamente. Devo venirci perché dove vivo io non ci sono ospedali che possono prendersi cura di me.
Sono sempre nervoso prima del viaggio, nonostante le parole rassicuranti di mamma e papà. Mi dicono che andrà tutto bene e che starò meglio. Ma la voce lascia passare non solo il suono, anche le emozioni. E si percepiscono le paure. La loro ansia.
Ma io sto male. Devo partire.
Mamma e Papà dicono sempre che per i figli non si deve parlare mai di sacrifici, perché nessun peso è mai troppo. Ma le loro spalle cominciano ad essere ricurve, schiacciate dalla fatica, dalle preoccupazioni e dalle notti insonni.
Sono dieci anni che viaggiamo per cercare di farmi stare meglio. E viaggiamo per far sopravvivere la speranza.
E mi domando come starò tra dieci anni. Sarò costretto a partire ancora? Potrò curarmi a casa mia o sarò costretto ancora con i miei genitori a vivere questa vita?
E se un giorno accadesse qualcosa ai miei genitori, chi si prenderà cura di me? Chi sarà in grado di affrontare la mia complessità con lo stesso amore dei miei genitori?
Io queste domande le leggo ogni giorno negli occhi di mamma e papà. Ma intanto noi siamo costretti a muoverci, mentre in Calabria stanno tutti fermi.