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La notizia della tragedia di Pietralata ci ha lasciati sgomenti:Due giovani genitori hanno maturato la terribile decisio...
01/09/2026

La notizia della tragedia di Pietralata ci ha lasciati sgomenti:
Due giovani genitori hanno maturato la terribile decisione di uccidere la loro figlia Bianca, una bambina di appena cinque anni con una grave disabilità, per poi togliersi la vita.
Sono andati via insieme, portando con sé il loro bene più prezioso: Bianca.

E viene spontaneo chiedersi quanta solitudine, quanta disperazione e quanto senso di abbandono possano aver abitato quella casa.
Quando una famiglia arriva a un gesto così estremo, forse dovremmo avere il coraggio di chiederci anche quanto si sia sentita sola prima di arrivare a quel punto.
Molte volte un genitore di un bambino disabile si sente dire:
“Il Signore dà la croce a chi la può sopportare.”
“Non siete gli unici.”
“Certe cose capitano a chi ha la forza di affrontarle.”

Sono frasi che io stessa mi sono sentita dire oltre dieci anni. Frasi dette magari con le migliori intenzioni, bonariamente, nel tentativo di consolare.
Ma che, per chi vive certe situazioni, possono avere un peso insostenibile.
Perché un genitore non “sopporta” di vedere il proprio figlio intubato.
Non “sopporta” di vivere con la paura che possa succedere qualcosa.
Non “sopporta” di vederlo su una carrozzina e, nello stesso momento, guardare i suoi coetanei correre, giocare, diventare autonomi, senza riuscire a non chiedersi come sarebbe stata la sua vita.

Le nostre giornate sono fatte di avanti e indietro, appuntamenti, terapie, ospedali, pratiche, telefonate, problemi da risolvere.
Il corpo va avanti come una macchina.
Poi arriva il momento di stendersi e, proprio quando tutto dovrebbe finalmente fermarsi, arriva addosso tutta la stanchezza che durante il giorno non ci si è potuti permettere di sentire.
La paura.
La rabbia.
L’esasperazione.
Perché certe lotte non finiscono mai.
C’è chi non riesce più a sopportare quella che viene chiamata “croce”. E c’è chi, invece, ogni santo giorno prova a portarsela sulle spalle.
Ma questo non significa essere più forti. Significa semplicemente andare avanti.
E andare avanti, per molte famiglie, significa anche combattere contro un sistema che troppo spesso sembra avere altro di cui occuparsi.
Oggi il dibattito pubblico è pieno di slogan, di guerre culturali, di nemici da indicare.

Nel frattempo, ci sono famiglie che si chiedono semplicemente come riusciranno ad affrontare il giorno dopo.
Famiglie che hanno bisogno di assistenza, servizi, sostegno psicologico, continuità nelle cure, scuola, trasporti, inclusione vera.
Famiglie che ogni giorno combattono per ottenere diritti che, sulla carta, esistono già.

E allora forse dovremmo smettere di parlare della nostra “forza”.
Perché non siamo eroi. Siamo genitori.
E non dovremmo essere costretti a diventare forti perché non ci viene lasciata altra scelta.
Abbiamo bisogno di misure concrete. Di servizi che funzionino. Di sostegno. Di ascolto. Di diritti che non debbano essere conquistati ogni volta.

Perché dietro ogni famiglia che resiste c’è una persona che, prima o poi, può arrivare al limite.
E quel limite non dovrebbe mai essere il prezzo da pagare per avere un figlio disabile.

Oggi non desideriamo semplicemente dire grazie. Desideriamo condividere una riflessione.Il nostro più sincero ringraziam...
24/07/2026

Oggi non desideriamo semplicemente dire grazie.
Desideriamo condividere una riflessione.

Il nostro più sincero ringraziamento va a tutte le associazioni, ai volontari, ai cittadini e alle istituzioni che hanno contribuito alla realizzazione dei nuovi stalli di parcheggio riservati alle persone con disabilità.

Un grazie particolare all'Associazione Culturale La Pigna, alla Pro Loco Monasterace, al Gruppo Monasterace CISOM, all'AVIS Monasterace, ad ABCOOP Soc. Coop. Soc., all'Associazione Il Castello, alla Croce Rossa Italiana – Comitato di Monasterace, a Maria Carmela Lanzetta e a Federica Comito, che con il loro contributo hanno reso possibile l'acquisto dei materiali necessari alla realizzazione dell'intervento.

Un sentito ringraziamento va inoltre ai Vigili Urbani di Monasterace, che hanno seguito con attenzione la supervisione delle operazioni, contribuendo affinché l'intervento fosse realizzato nel rispetto delle regole e nell'interesse della collettività.

Quello che è stato fatto va ben oltre la semplice tracciatura di alcune strisce sull'asfalto o l'installazione della segnaletica. È il segno di una comunità che cresce culturalmente, che comprende come l'inclusione non sia un favore concesso a qualcuno, ma un diritto che appartiene a tutti.

Una società matura è quella che guarda prima alla persona e non alla sua disabilità. È quella che riconosce come ciascuno debba poter vivere e condividere gli stessi spazi pubblici con la medesima libertà, dignità e serenità, senza ostacoli inutili e senza sentirsi diverso.

Questa iniziativa dimostra anche un altro principio fondamentale: quando, per qualsiasi ragione, un'istituzione non riesce a garantire un servizio essenziale, è la comunità che può e deve farsi carico di colmare quella mancanza. Perché nessuno vive separato dagli altri. Apparteniamo tutti allo stesso tessuto sociale e il benessere di una persona rappresenta un valore per l'intera collettività.

Un ringraziamento davvero speciale va alle persone che, con spirito di servizio e grande generosità, hanno materialmente disegnato gli stalli e installato la segnaletica, lavorando sotto un sole cocente e affrontando il caldo intenso di questi giorni. Dietro quei parcheggi non ci sono soltanto vernice e cartelli: ci sono tempo, fatica, impegno e, soprattutto, la volontà concreta di rendere il nostro paese più giusto, più accessibile e più umano.
Questo è il significato autentico della parola comunità: persone che non aspettano che qualcun altro faccia il primo passo, ma che scelgono di costruire insieme un luogo in cui ciascuno possa sentirsi accolto e rispettato.

Ci auguriamo che questo sia solo l'inizio di un percorso che renda Monasterace sempre più inclusiva, nella consapevolezza che l'accessibilità non è un privilegio per pochi, ma un diritto di tutti e un patrimonio dell'intera collettività.

Grazie di cuore a tutti. È da gesti come questi che nasce una comunità capace di prendersi cura delle persone e di trasformare la solidarietà in azioni concrete.

Sono di nuovo qui.Lontano da casa. lontano dai luoghi che mi sono familiari, dalla mia sicurezza. Lontano otto ore di ma...
08/03/2026

Sono di nuovo qui.
Lontano da casa. lontano dai luoghi che mi sono familiari, dalla mia sicurezza.
Lontano otto ore di macchina, che per un bambino come me sono tante. Ma devo venirci perché sto male ultimamente. Devo venirci perché dove vivo io non ci sono ospedali che possono prendersi cura di me.
Sono sempre nervoso prima del viaggio, nonostante le parole rassicuranti di mamma e papà. Mi dicono che andrà tutto bene e che starò meglio. Ma la voce lascia passare non solo il suono, anche le emozioni. E si percepiscono le paure. La loro ansia.

Ma io sto male. Devo partire.

Mamma e Papà dicono sempre che per i figli non si deve parlare mai di sacrifici, perché nessun peso è mai troppo. Ma le loro spalle cominciano ad essere ricurve, schiacciate dalla fatica, dalle preoccupazioni e dalle notti insonni.
Sono dieci anni che viaggiamo per cercare di farmi stare meglio. E viaggiamo per far sopravvivere la speranza.
E mi domando come starò tra dieci anni. Sarò costretto a partire ancora? Potrò curarmi a casa mia o sarò costretto ancora con i miei genitori a vivere questa vita?
E se un giorno accadesse qualcosa ai miei genitori, chi si prenderà cura di me? Chi sarà in grado di affrontare la mia complessità con lo stesso amore dei miei genitori?
Io queste domande le leggo ogni giorno negli occhi di mamma e papà. Ma intanto noi siamo costretti a muoverci, mentre in Calabria stanno tutti fermi.

“Vite indegne di essere vissute.”“Pesi inutili per la società.”“Esistenze da eliminare.”Non sono solo parole del passato...
27/01/2026

“Vite indegne di essere vissute.”
“Pesi inutili per la società.”
“Esistenze da eliminare.”
Non sono solo parole del passato, sono le etichette con cui il regime nazista marchiò le persone con disabilità, trasformando esseri umani in numeri, in costi, in errori da cancellare.
Migliaia di uomini, donne e bambini furono uccisi perché giudicati “difettosi”e improduttivi, diversi da un’idea malata di perfezione. Anche così cominciò la macchina dello sterminio: togliendo dignità, valore e umanità.
Oggi non esistono programmi dichiarati di sterminio o di eutanasia forzata. Ma chi vive la disabilità, e chi sta accanto a queste vite ogni giorno, sente ancora troppo spesso un’eco lontana e dolorosa di quel pensiero. Si avverte nelle barriere che restano in piedi, nelle leggi che non diventano diritti reali, negli sguardi di pietà che feriscono, nelle parole che escludono, nelle discriminazioni sottili o evidenti. Si avverte ogni volta che, anche senza dirlo apertamente, si lascia intendere che una vita valga meno di un’altra.
Il Giorno della Memoria allora non può essere solo un ricordo solenne.
Deve essere uno specchio in cui guardarci dentro e riconoscere ogni gesto, ogni parola, ogni scelta che, anche involontariamente, mette qualcuno ai margini.
“Mai più” significa questo: non permettere che l’idea di una vita di minor valore trovi spazio, in nessuna forma, nella nostra società.
Soprattutto oggi, mentre c’è ancora chi alimenta odio, esclusione e false superiorità, ognuno di noi è chiamato a scegliere. Nelle parole che usa, nelle battaglie che sostiene, nelle persone che decide di non lasciare sole. Costruiamo insieme un futuro in cui ogni vita, anche se fragile, complessa, diversa, venga riconosciuta per ciò che è: unica, preziosa, degna di essere vissuta.

14/01/2026

Le immagini che vedrete sono forse un po’ crude, ma sono vere. Le condivido perché è importante far capire, a chi non lo conosce, che cos’è realmente una PEG e cosa significa viverci ogni giorno.

La PEG è un piccolo “bottoncino” che, attraverso un tubicino, viene inserito nello stomaco tramite una piccola stomia; una volta posizionato, si gonfia con acqua iniettabile e diventa come un piccolo palloncino. È ciò che permette a Pasqualino di nutrirsi in modo totale o parziale, soprattutto nei momenti in cui è stanco o ammalato.

In quelle fasi diventa essenziale non solo per integrare il cibo, ma soprattutto per farlo bere e per somministrare i numerosi farmaci di cui ha bisogno ogni giorno.
Pasquale, infatti, non riesce a bere autonomamente l’acqua necessaria per idratarsi. Da solo riesce a ingerire solo qualche goccia di acqua o di altri liquidi.

Per questo la PEG non è un “aiuto”, ma una necessità vitale, qualcosa da cui dipende il suo benessere e la sua sicurezza.

È indispensabile avere sempre una PEG di riserva, perché va sostituita ogni tre mesi. Ma la vita reale non segue mai i calendari: può capitare che si ostruisca, che il palloncino si rompa o che, anche involontariamente, possa sfilarsi. In queste situazioni non si può aspettare: nel giro di pochi minuti è necessario inserirne una nuova.

Le continue difficoltà che incontriamo nella fornitura di questo presidio non sono semplici disguidi burocratici: sono problemi concreti che possono causare un grande disagio e una grande sofferenza a Pasquale.

Chiedo solo per un attimo a chi legge di provare a mettersi nei panni di un genitore o di un familiare che, ogni volta, si sente messo in dubbio, quasi preso in giro, vedendo delegittimate richieste che nessuno vorrebbe mai dover fare. Richieste che non nascono da comodità, ma dalla necessità di affrontare le emergenze, che purtroppo esistono e fanno parte della nostra quotidianità.

I dispositivi in più non ci servono per accumularli o collezionarli.
Ci servono per proteggere la vita di nostro figlio.
E dopo aver presentato un esposto alle procure la Peg ci è stata finalmente consegnata. Ma è ancora una procedura temporanea e siamo in attesa della soluzione definitiva...

Stanotte, guardandoti dormire, abbiamo pensato a quanto sia strano lo scorrere del tempo. Quando ti abbiamo stretto per ...
16/09/2025

Stanotte, guardandoti dormire, abbiamo pensato a quanto sia strano lo scorrere del tempo. Quando ti abbiamo stretto per la prima volta tra le nostre braccia, la gioia ci ha proiettato in avanti e ti abbiamo immaginato dopo 10 anni, ragazzino con il sole davanti agli occhi. Ti abbiamo visto a 18 anni, maggiorenne, e poi ancora più avanti, uomo ormai grande, mentre noi ti stavamo accanto con i capelli bianchi.

Dieci anni sono già passati da quel primo abbraccio e, sebbene i nostri capelli abbiano iniziato a imbiancarsi, purtroppo le cose non sono andate come quel giorno avevamo immaginato. Abbiamo attraversato l’inferno e siamo riusciti a tornare indietro, non senza conseguenze, portando con noi ferite che non si rimarginano e che segnano ogni nostro giorno.

Eppure, nonostante le profonde incertezze e le difficoltà quotidiane, insieme abbiamo costruito qualcosa di solido che ti sostiene: l’amore della tua famiglia e di tutte le persone che ti hanno conosciuto e che, guardando i tuoi occhi grandi, si perdono nella tua infinita dolcezza.

Buon compleanno, dolce principe, da mamma e papà.

Oggi abbiamo vissuto un momento che ci ha profondamente commossi.Vedendomi portare in braccio Pasqualino per i 20 metri ...
17/08/2025

Oggi abbiamo vissuto un momento che ci ha profondamente commossi.
Vedendomi portare in braccio Pasqualino per i 20 metri che separano l’ingresso della spiaggia dal nostro ombrellone, alcuni cittadini hanno deciso di interve**re spontaneamente e sistemare la rampa, così da renderla percorribile in carrozzina.

Un gesto semplice ma enorme per noi: perché restituisce dignità e sollievo non solo a Pasqualino, ma anche al suo papà, che ogni giorno affronta con amore ma anche con fatica questi ostacoli.

💙 Questo è lo spirito di comunità che vorremmo vedere sempre: persone che, senza essere chiamate, scelgono di fare la loro parte. Non servono grandi proclami, bastano piccoli gesti che cambiano la vita di chi li riceve.

Le difficoltà che viviamo ogni giorno oggi, grazie a un gesto di solidarietà concreta, sono state alleviate.

Grazie a chi ci ha aiutato: avete reso più accessibile il mare a Pasqualino e, con lui, alle persone che vivono la disabilità.

Anche quest’anno scolastico è arrivato al capolinea.E noi siamo fieri, fierissimi. 🌟Perché Pasqualino ha potuto frequent...
06/06/2025

Anche quest’anno scolastico è arrivato al capolinea.
E noi siamo fieri, fierissimi. 🌟
Perché Pasqualino ha potuto frequentare la scuola con più continuità: è diventato più forte, nel corpo e nel cuore.
Abbiamo aggiunto altri mattoncini alla sua fortezza interiore.

Tra giornate leggere e altre più difficili, ogni mattina lo vediamo svegliarsi impaziente: ormai ha gli orari scolpiti nella testa e aspetta con entusiasmo l’arrivo del Doblo — o, come lo chiamiamo affettuosamente, la Papa mobile — con i volontari della Croce Rossa Italiana - Comitato di Monasterace OdV che lo accompagnano verso una nuova avventura a scuola.

Il suo benessere nasce soprattutto dalle persone che ha intorno....Pasqualino riserva la sua fiducia a pochi, e quando si sente accolto e compreso, il desiderio di andare a scuola cresce giorno dopo giorno.
Attorno a lui non c’è solo un edificio, ma un ambiente fatto di persone che hanno imparato a conoscerlo, rispettarlo e ascoltarlo.

La sua gioia e la sua serenità sono il frutto della fiducia che ha costruito con la maestra Rosie, con Alexandra, e con tutte le insegnanti.
E che dire dei suoi compagni? Lavorano insieme, collaborano nei progetti, condividono la merenda e preparano per lui percorsi di psicomotricità, applaudendolo con entusiasmo anche se li percorre in carrozzina, spinto da qualcuno.

Quante cose si imparano gli uni dagli altri!
La complessità della disabilità di Pasqualino non è il suo vero ostacolo.
Perché quando si fa rete, quando ci si tiene per mano, la vita diventa un po’ più semplice per noi... e sicuramente più bella per lui.

E se vi state chiedendo se questi bambini sarebbero a favore delle classi differenziali…
Beh, provate a domandarlo a loro.
Pasqualino scommette che risponderebbero di no!

Ogni bambino ha diritto a partecipare ad una gita didattica . Anche i bambini con disabilità che hanno bisogno di un inf...
20/05/2025

Ogni bambino ha diritto a partecipare ad una gita didattica . Anche i bambini con disabilità che hanno bisogno di un infermiere per potervi partecipare.
Immaginate la classe in gita: risate, scoperte, emozioni.

Ora immaginate che quel bambino non ci sia .

Non perché non voglia partecipare. Ma perché ha bisogno appunto della presenza di un infermiere al suo fianco. Tra l’altro previsto specificatamente dalla legge.

Per molti alunni con disabilità gravi, l’assistenza infermieristica è l’unico ponte tra l’esclusione e la partecipazione.

Le gite scolastiche non sono un lusso: sono diritto all’inclusione, alla socialità, alla vita reale.
Ignorare questa necessità significa dire, anche senza parole: “Tu non puoi andare.” Vuol dire discriminare un bambino che ha gli stessi desideri e gli stessi diritti degli altri.
È quello che è successo a Pasqualino ieri.
Dopo aver mandato ben due richieste all'ASL per l’autorizzazione all’accompagnamento dell’infermiera durante la visita guidata, non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

Benché fosse tutto pronto, incluso il pullman con la pedana per l’accesso della carrozzina, Pasqualino non è potuto andare insieme ai suoi compagni.

Ma la cosa più struggente è che dopo aver capito che non sarebbe andato in gita ha pianto. Ma nonostante questo dolore gli abbiamo comunque chiesto se volesse andare ugualmente a scuola e ha risposto di sì, anche sapendo non ci sarebbero stati i suoi compagni . E così alla fine questa storia si è conclusa con Pasquale rimasto da solo in classe.

Per questo motivo noi possiamo fare meglio.

Dobbiamo fare meglio.

Perché l’inclusione non si ferma ai cancelli della scuola.

È passato un anno da quando sei entrata nelle nostre vite e ancora mi ci devo abituare....I giorni son passati velocemen...
08/05/2025

È passato un anno da quando sei entrata nelle nostre vite e ancora mi ci devo abituare....

I giorni son passati velocemente e ancora faccio un pò fatica a sopportare le tue urla che si sovrappongono al caos che già ho in testa.
Ma ti osservo sai, e sono felice quando mi riempi di baci.

Anche tu osservi me e tutto quello che mi circonda. Sei ancora molto piccola, ma guardando mamma e papà stai già imparando quello di cui ho bisogno. Ti vedo attenta nel maneggiare sondini e siringhe come fossero giocattoli e ve**re ad imboccarmi con le tue manine paffute quando è ore di mangiare.

Ti guardo bene io,sai? E so di essere fortunato, perché sei una sorella fortissima, ma anche tu sei fortunata perché quando amo io lo faccio incondizionatamente .

Tanti auguri nostra piccola grande Vittoria!🩷

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