21/07/2023
Pubblichiamo e sottoscriviamo la lettera aperta ai Soci del nostro Presidente di Sezione Roberto Monguzzi
Lettera aperta ai Soci
Le croci e il CAI che vorremmo.
Care socie e cari soci,
permettetemi di ritornare, ora che il clamore si è leggermente sopito, sulla recente polemica che ha coinvolto il CAI sulla vicenda delle croci di vetta con il Ministero del turismo e gran parte delle testate giornalistiche nazionali.
Diversi soci mi hanno scritto con il desiderio di capire o, più risolutamente, addirittura manifestandomi la volontà di rinnegare la tessera. Molti istruttori e accompagnatori della nostra sezione hanno anche intravisto, nel comportamento del CAI nazionale, un profilo non corretto e non adeguato allo spirito sociale e di volontariato che ci muove. Quel che segue, e perdonerete se userò una modalità inusuale come la newsletter, vuol essere un punto di riflessione della sezione a riguardo, consapevoli che la vicenda, apparentemente spenta, potrebbe ripresentarsi in altre forme in futuro.
Premetto un punto per noi fondamentale, che volutamente la parte politica ha travisato: nessuno del CAI si è sognato, né credo si sognerà in futuro, di rimuovere le croci di vetta. Mai e per nessun motivo. Sono un segno delle nostre radici culturali e storiche. Un simbolo e un valore che ha accompagnato per due secoli il nostro percorso di studio e conquista delle vette alte. Su questo occorre esser davvero lapidari e definitivi.
Potrà essere forse più comprensibile in futuro porsi delle domande su eventuali nuove istallazioni, per una visione laica dei beni naturali e comuni, di minor impatto paesaggistico per alcune forse ridondanti istallazioni recenti e per una visione che vede il vero valore dei simboli religiosi. Pensiero molto sentito anche dagli uomini di fede, e che davvero lascio giudicare alla vostra sensibilità e personale coscienza, ma che potrà esser oggetto in futuro di un più sereno dibattito fra noi soci. Questa istanza al momento non è peraltro al centro di atti o decisioni del CAI, come ufficialmente ribadito dallo stesso Comitato di indirizzo e controllo del CAI.
Permane tuttavia nella vicenda, un’ulteriore questione che sento fondamentale condividere con tutti voi. Una questione sui tempi e sui modi delle risposte del CAI, che hanno molto indignato alcuni di voi e che merita un giusto approfondimento.
La Presidenza generale, pur confermando che non esiste un caso “croci”, con improvvida, a parere nostro, reazione alle polemiche, ha preso immediatamente le distanze da due importanti membri responsabili a diverso titolo della comunicazione del CAI: Marco Albino Ferrari e Pietro Lacasella, rei di avere riportato, sotto forma di articolo dello Scarpone, alcune conclusioni di un convegno sulle croci in vetta in Università Cattolica, alla presenza di importanti membri ecclesiastici. Conclusioni che in tono condiviso fra i relatori, sottolineavano l’importanza del simbolo della croce in vetta, ma che si interrogavano sul senso e la deriva che un uso improprio e troppo altisonante del simbolo cristiano poteva avere in futuro. Tesi legittime, interrogativi anche presenti all’interno del mondo ecclesiastico, ma che hanno dato la stura al clamore dei media e alle prese di posizione, semplicemente non veritiere, di alcuni ministri.
La Presidenza non ha tuttavia difeso i propri importanti collaboratori, derubricando il loro intervento a mero e sbagliato parere personale. Ma ancora fatto più criticabile ha chiesto preventivamente scusa al potere politico, nonostante fosse evidente la pretestuosità e la non aderenza al vero delle accuse. Promettendo altresì che in futuro il CAI chiederà, prima di esprimere idee a riguardo, il permesso al governo.
Sia chiaro il CAI è e rimane un’associazione apartitica e nemmeno in questo scritto ci permetteremo di prendere una determinata posizione politica. Analizzando in modo asettico la questione, tuttavia, non è possibile evitare di intravedere una non adeguata e sorprendente reazione della nostra Presidenza generale che in un colpo solo ha abbandonato a loro stessi importanti esponenti della comunicazione CAI (provocando lo sciopero a seguire della redazione de “Lo scarpone”) e mostrato un CAI straordinariamente debole e succube del potere. Incapace di mostrare una linea precisa, qualunque fosse, con la giusta dignità e autorevolezza e non facendo chiarezza sulla falsa interpretazione dei fatti.
IL CAI che la nostra sezione di Milano desidera vedere in azione è invece un CAI autorevole, con proprie idee precise e capace di non farsi condizionare o irretire dal potere politico del momento, di qualunque colore esso sia. Un CAI che abbia in mente, e che cerchi di mettere in atto, ciò che è corretto per la tutela, lo studio, la fruizione e la scoperta del nostro patrimonio montano. E che lo faccia rappresentando le idee dei soci e delle sezioni, nel loro corretto dispiegarsi di proposte e suggerimenti. Questo è il CAI che vogliamo e che la Sezione di Milano cercherà di perseguire nelle forme e nei modi democratici che la nostra associazione prevede.
In questo senso e con questo auspicio, siamo e saremo sempre a vostra disposizione per ogni vostro contributo, idea o richiesta.
Un caro saluto
f.to Roberto Monguzzi
Presidente CAI Sezione di Milano
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