20/06/2026
Una coppa per l'Italia, una vittoria per tutti
Gli Azzurri conquistano la Coppa delle Sei Nazioni 2026 e l'ASCID firma una manifestazione che ha saputo unire talento, accoglienza e relazioni umane
Ci sono settimane che passano velocemente e si trasformano in un ricordo. E poi ci sono settimane che lasciano una traccia profonda, perché raccontano qualcosa di più grande di un evento sportivo. La 28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti, che si è appena conclusa a Rimini, appartiene certamente a questa seconda categoria.
Per la prima volta nella sua lunga storia, una delle più prestigiose manifestazioni internazionali dedicate agli scacchisti ciechi e ipovedenti è approdata in Italia. E l'Italia ha saputo rispondere nel modo più bello: con la competenza di un'organizzazione costruita con pazienza e passione, con il calore di una città che ha fatto dell'accoglienza la propria identità, con la generosità di tante persone che hanno messo a disposizione tempo, energie e professionalità e con una squadra straordinaria che ha saputo scrivere una pagina destinata a rimanere nella storia.
L'Italia è la vincitrice della Coppa delle Sei Nazioni 2026. Lo ha fatto imponendosi con autorevolezza su tutte le rappresentative avversarie, vincendo tutti e cinque gli incontri disputati nel corso della competizione. Un percorso netto, limpido, costruito mossa dopo mossa, giornata dopo giornata. C'è però un dato che racconta ancora meglio la portata di questo risultato e che merita di essere sottolineato.
Tutti e quattro gli azzurri hanno concluso la manifestazione individualmente imbattuti. Un'impresa che restituisce la misura della solidità, della preparazione e della straordinaria coesione di questo gruppo. I protagonisti di questo magnifico successo sono Giuseppe Tarascio di Bari, Marco Casadei di Cesena, Bersan Vrioni di Viterbo e Claudio Ariaudo di Cuneo.
Quattro giocatori provenienti dai quattro angoli del nostro Paese, uniti dalla stessa passione e dalla capacità di trasformare ogni partita in un dialogo fatto di intuizione, memoria, strategia e fiducia reciproca. Il loro trionfo rappresenta il coronamento di un lungo percorso collettivo e assume un significato che va ben oltre il valore di una coppa.
Alle spalle di questa vittoria c'è infatti una realtà che da oltre mezzo secolo opera con dedizione, competenza e visione: l'Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani. L'ASCID non è soltanto un'associazione sportiva, è una comunità di persone, è un luogo dove si dimostra che una persona cieca o ipovedente non soltanto può giocare a scacchi, ma può competere ai massimi livelli internazionali, rappresentare il proprio Paese e costruire, attraverso il gioco, relazioni che attraversano il mondo intero. L'ASCID promuove la pratica scacchistica tra le persone con disabilità visiva, crea opportunità di crescita personale, favorisce la partecipazione alla vita sportiva e culturale e dimostra concretamente che il talento, quando incontra sostegno, competenza e fiducia, non conosce ostacoli.
L'approdo della Coppa delle Sei Nazioni in Italia rappresenta il riconoscimento di questo lungo cammino: è il frutto del lavoro di dirigenti, atleti, volontari e sostenitori che, anno dopo anno, hanno costruito qualcosa che appartiene a tutta la comunità.
Per una settimana Rimini è diventata la capitale europea degli scacchi inclusivi: gli atleti provenienti da Belgio, Francia, Paesi Bassi, Slovenia, Svezia e Italia hanno condiviso non soltanto una competizione sportiva, ma un'autentica esperienza di incontro tra persone. Nelle sale dell'Admiral Art Hotel si sono incontrate lingue diverse, storie personali differenti e sensibilità provenienti da tutta Europa, accomunate da una passione capace di superare qualsiasi frontiera.
La manifestazione ha potuto contare sulla vicinanza di istituzioni e realtà territoriali che hanno scelto di fare squadra intorno a un progetto dal profondo valore umano.
Per il Comune di Rimini che ha concesso il patrocinio alla manifestazione, è intervenuto l'Assessore Kristian Gianfreda, testimoniando l'attenzione dell'amministrazione comunale verso un'iniziativa che ha saputo coniugare sport, inclusione e valorizzazione del territorio.
Per la Presidenza Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Chiara Tirelli ha portato il saluto del Presidente nazionale Mario Barbuto, sottolineando il significato di una manifestazione che interpreta pienamente i valori dell'autonomia, della partecipazione e della cittadinanza attiva.
La Presidente del Lions Club Rimini Host, Bianca Maria Toccagni, ha rappresentato un partner fondamentale di questo percorso, contribuendo a rendere possibile una delle esperienze più apprezzate dell'intera settimana.
Un contributo altrettanto prezioso è arrivato dal circolo cittadino Rimini Scacchi. I suoi soci hanno messo a disposizione tempo, competenze ed entusiasmo, affiancando l'organizzazione come volontari e offrendo un aiuto concreto durante tutte le giornate della manifestazione. Il Presidente Roberto Giovanini ha inoltre portato i saluti del Comitato Emilia-Romagna Scacchi e del suo Presidente Fabrizio Frigeri, a testimonianza della vicinanza del movimento scacchistico italiano a un evento di così alto profilo internazionale.
A fare gli onori di casa è stato il Presidente dell'ASCID Bersan Vrioni che, con il duplice ruolo di dirigente e di atleta della squadra vincitrice, ha incarnato perfettamente lo spirito di servizio che anima la nostra associazione.
Tra i ricordi più belli che accompagneranno il ritorno a casa delle delegazioni europee rimarrà certamente il pomeriggio dedicato alla scoperta del centro storico di Rimini.
Grazie al sostegno del Lions Club Rimini Host, gli ospiti hanno intrapreso un viaggio attraverso oltre duemila anni di storia, dall'Arco d'Augusto al Tempio Malatestiano, da Piazza Tre Martiri fino alla Domus del Chirurgo.
Per qualche ora le scacchiere sono rimaste in silenzio, eppure, proprio lontano dalle sale di gioco, si è disputata una delle partite più belle dell'intera manifestazione: una partita il cui risultato finale ha visto tutti vincitori.
L'arte ha incontrato le persone, la cultura ha incontrato l'accessibilità, l'amicizia ha incontrato la curiosità. I partecipanti non vedenti hanno potuto esplorare con le mani pietre, lastricati, bronzi, incisioni e decorazioni, entrando in contatto diretto con la materia viva della storia. Al Tempio Malatestiano le dita hanno seguito i contorni della rosa a quattro petali, della scacchiera, dell'elefante e del monogramma di Sigismondo Pandolfo Malatesta, trasformando antichi simboli rinascimentali in un linguaggio universale accessibile a tutti. Alla Domus del Chirurgo, le riproduzioni degli strumenti chirurgici romani hanno permesso di avvicinarsi concretamente alla sorprendente medicina antica.
In quelle ore le mani sono diventate occhi, le pietre hanno raccontato storie, i monumenti hanno smesso di essere semplici luoghi da osservare per diventare esperienze da vivere ed è forse questa la fotografia più bella che ci lascia questa settimana: persone provenienti da tutta Europa che insieme camminano, ascoltano, ridono, si aiutano e si scoprono meno diverse di quanto avrebbero immaginato.
Alla fine rimarranno certamente la coppa, le classifiche e le fotografie ufficiali. Rimarrà l'orgoglio di un'Italia vincitrice, la gioia di quattro azzurri straordinari, il volto accogliente di Rimini e il cuore generoso di tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione. Soprattutto, rimarrà la consapevolezza che per una settimana tutto questo è accaduto davvero.
Gli incontri sono finiti, i premi sono stati consegnati, Le delegazioni tornano nei rispettivi Paesi portando con sé nuovi ricordi e nuove amicizie. Certe partite continuano a vivere molto tempo dopo l'ultima mossa e, quella appena vissuta a Rimini, è stata una di quelle occasioni in cui sport, cultura, inclusione e umanità hanno saputo camminare insieme. Ed è forse proprio questa la vittoria più bella che la 28ª Coppa delle Sei Nazioni lascia in eredità a tutti noi.