15/05/2026
Il 14 maggio 1944 fummo caricati su un camion coperto che ci portò nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano, dove ci stiparono nei carri bestiame diretti a Fossoli.
Il viaggio fino a Carpi durò molto più di quanto la distanza richiedesse: fu un'orribile esperienza, il primo assaggio di quanto sarebbe avvenuto dopo.
Faceva caldo, si moriva di sete.
A Carpi ci aspettavano dei mezzi che ci portarono al campo di Fossoli uno dei campi di concentramento e di transito italiani. Partimmo da lì il 16 maggio per ignota destinazione.
A nulla valse implorare un rinvio, almeno per mio padre, malato, sfinito.
(...) La sera del 22 maggio 1944 arrivammo a Birkenau, dove sorgeva il grande campo di sterminio di Auschwitz.
(...) Al mattino i vagoni piombati furono aperti e in mezzo ad un infernale baccano fatto di urla, di minacce e di ordini amplificati dai megafoni, vedemmo di fronte a noi una moltitudine di SS, ognuna con il suo cane al guinzaglio e tanti uomini con la divisa a strisce che, affacendati intorno ai convogli, ci gridavano di lasciare tutto sui carri, saltar giù e allinearsi in fila per cinque.
Gli uomini furono separati dalle donne, in maniera così rapida che non ci fu dato neanche il tempo di salutarci, tanto, dicevano, ci saremmo rivisti più tardi nel campo.
(...) Fui mandata a destra, mia mamma a sinistra, insieme a tutte donne che per età o per aspetto apparivano deboli e inadatte al lavoro e quelle giovani che avevano un bambino in braccio o per mano.
Mi voltai per salutarla, anche lei mi stava cercando con lo sguardo, quel tenero, dolcissimo, disperato ultimo sguardo che mi è stato da sostegno in ogni momento della vita.
Nella fila degli uomini, ancora in attesa, vidi mio padre.
Mio fratello lo sorreggeva.
Non si accorsero del mio gesto di saluto.
È l'ultima immagine che ho di loro.
Goti Bauer
Da Voci dalla Shoah
Ed. La Nuova Italia