Associazione Figli della Shoah

Associazione Figli della Shoah L' Associazione Figli della Shoah, si è costituita nel 1998 per volontà di molto sopravvissuti itali

Costituita nel 1998, l’Associazione Figli della Shoah è formata da Ebrei sopravvissuti alla deportazione, familiari e simpatizzanti che si impegnano affinché non venga dimenticato l’orrore della Shoah e lo sterminio di sei milioni di cittadini europei di religione ebraica. Le molte iniziative a favore della sensibilizzazione dell’opinione pubblica e soprattutto dei giovani, hanno portato l’Associa

zione ad avere un ruolo e una risonanza nazionale. L’Associazione Figli della Shoah, la cui presidente onoraria è la senatrice Liliana Segre, ha contribuito fin dalla sua fondazione, alla campagna di sensibilizzazione per l’approvazione della Legge che ha stabilito nella giornata del 27 gennaio la data annuale celebrativa del Giorno della Memoria a partire dal 2001. Per le sue iniziative ha ricevuto riconoscimenti dalla Presidenza della Repubblica e dalle autorità milanesi e lombarde. Socio fondatore del Museo della Shoah di Roma e della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, l’Associazione organizza in collaborazione con i maggiori istituti storici e di ricerca nazionali e internazionali, incontri con i Testimoni, mostre itineranti, seminari di aggiornamento per docenti, dibattiti e conferenze.

"Tutti gli anni mi fermo a Rodi per quattro, cinque mesi, durante l'estate.Racconto ai turisti, in particolare ai giovan...
19/06/2026

"Tutti gli anni mi fermo a Rodi per quattro, cinque mesi, durante l'estate.
Racconto ai turisti, in particolare ai giovani ebrei di origini rodiote, la storia della nostra comunità, cancellata dopo cinquecento anni di vita. È una sofferenza grandissima pensare a quello che era Rodi, al vuoto che oggi c'è, alle nostre splendide cinque sinagoghe che erano sempre affollate, ma penso che ci sono duemila cinquecento persone che mi guardano e mi dicono: - Sami, t'abbiamo lasciato in vita per questo... -
Lo sento... soffro molto, ma lo farò finché ne avrò forza."

Sami Modiano
Da Il libro della Shoah italiana
di Marcello Pezzetti

"Il giardino dei Finzi-Contini non è mai esistito a Ferrara, me lo sono inventato.L’ho collocato a Ferrara perché mi ser...
11/06/2026

"Il giardino dei Finzi-Contini non è mai esistito a Ferrara, me lo sono inventato.
L’ho collocato a Ferrara perché mi serviva da un punto di vista poetico, avevo bisogno di un fatto di questo genere, e non è mai esistito, né sono mai esistiti i Finzi-Contini come famiglia, né tanto meno Micòl Finzi-Contini. Me lo chiedono in molti: ma è esistita veramente Micòl? Non è mai esistita. Però, naturalmente, Micòl è esistita in quanto che sono esistito io, esisto io, è una forma del mio sentimento, è una parte di me."

Giorgio Bassani, nato a Bologna nel 1916, trascorse la sua giovinezza a Ferrara, laureandosi in lettere all'università bolognese. Collaboratore di alcuni periodici letterari, nel 1938 venne duramente colpito dalle leggi razziste antisemite, cosi come tutti gli altri cittadini italiani di religione ebraica.

Gli anni fra il 1937 e il 1943 furono segnati dall’attività antifascista clandestina che l'aiutò a superare la disperazione in cui vide sprofondare tanti ebrei italiani traditi dal fascismo, compreso suo padre. Arrestato nel maggio 1943, Bassani fu scarcerato il 26 luglio

Giorgio Bassani deve la sua fama al Giardino dei Finzi Contini (1962), romanzo con il quale vinse il premio Viareggio nel quale vi è tutto il dramma della discriminazione razziale degli italiani di religione ebraica.

Autore nel 1958 del libro Gli occhiali d'oro, negli anni successivi scrisse Dietro la porta (1964) e L'Airone (1968), con il quale vinse il premio Campiello.

Ritratto| Andrea Ventura

Buona Festa della Repubblica a tutti coloro che hanno a cuore i valori della democrazia e della liberta!🇮🇹
02/06/2026

Buona Festa della Repubblica a tutti coloro che hanno a cuore i valori della democrazia e della liberta!🇮🇹

Il 14 maggio 1944 fummo caricati  su un camion coperto che ci portò nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano, d...
15/05/2026

Il 14 maggio 1944 fummo caricati su un camion coperto che ci portò nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano, dove ci stiparono nei carri bestiame diretti a Fossoli.
Il viaggio fino a Carpi durò molto più di quanto la distanza richiedesse: fu un'orribile esperienza, il primo assaggio di quanto sarebbe avvenuto dopo.

Faceva caldo, si moriva di sete.
A Carpi ci aspettavano dei mezzi che ci portarono al campo di Fossoli uno dei campi di concentramento e di transito italiani. Partimmo da lì il 16 maggio per ignota destinazione.
A nulla valse implorare un rinvio, almeno per mio padre, malato, sfinito.

(...) La sera del 22 maggio 1944 arrivammo a Birkenau, dove sorgeva il grande campo di sterminio di Auschwitz.

(...) Al mattino i vagoni piombati furono aperti e in mezzo ad un infernale baccano fatto di urla, di minacce e di ordini amplificati dai megafoni, vedemmo di fronte a noi una moltitudine di SS, ognuna con il suo cane al guinzaglio e tanti uomini con la divisa a strisce che, affacendati intorno ai convogli, ci gridavano di lasciare tutto sui carri, saltar giù e allinearsi in fila per cinque.
Gli uomini furono separati dalle donne, in maniera così rapida che non ci fu dato neanche il tempo di salutarci, tanto, dicevano, ci saremmo rivisti più tardi nel campo.

(...) Fui mandata a destra, mia mamma a sinistra, insieme a tutte donne che per età o per aspetto apparivano deboli e inadatte al lavoro e quelle giovani che avevano un bambino in braccio o per mano.
Mi voltai per salutarla, anche lei mi stava cercando con lo sguardo, quel tenero, dolcissimo, disperato ultimo sguardo che mi è stato da sostegno in ogni momento della vita.

Nella fila degli uomini, ancora in attesa, vidi mio padre.
Mio fratello lo sorreggeva.
Non si accorsero del mio gesto di saluto.
È l'ultima immagine che ho di loro.

Goti Bauer
Da Voci dalla Shoah
Ed. La Nuova Italia

Il 13 maggio del 1939 il transatlantico tedesco St. Louis salpava da Amburgo con a bordo 937 profughi, in grandissima pa...
13/05/2026

Il 13 maggio del 1939 il transatlantico tedesco St. Louis salpava da Amburgo con a bordo 937 profughi, in grandissima parte ebrei tedeschi, in fuga dalle persecuzioni naziste.
Settimane dopo, all’arrivo a Cuba, il governo non concesse ai passeggeri della nave il permesso di sbarco né come turisti, né come rifugiati politici, e solo 22 di loro
riuscirono a scendere al porto di Avana.
La storia di questa nave allontanata da tutti, fece presto il giro del mondo: il 9 giugno del 1939 il New York Times pubblicò un editoriale con un titolo evocativo – «La St. Louis la nave più triste sul mare» – e iniziò ogni giorno a fornire notizie sulle condizioni dei rifugiati, tanto che i cittadini americani inviarono migliaia di lettere alla Casa Bianca per chiedere all’allora presidente Franklin Delano Roosevelt di intervenire.
La St. Louis venne respinta anche dal Canada che non accettò di soccorrerla.
Il capitano del transatlantico, il tedesco Gustav Schröder fece di tutto per proteggere i profughi. Si rifiutò di restituire la nave alla Germania e convinse gli ufficiali statunitensi a collaborare con i governi europei per trovare una
soluzione. Così, quando la nave raggiunse Anversa, il 17 giugno 1939, il Regno Unito accettò di accogliere 288 passeggeri, mentre i restanti 619 furono distribuiti in Francia (224 persone), in Belgio (214) e nei Paesi Bassi (181). Di questi 619, quasi la metà sopravvisse alla guerra, mentre gli altri persero tragicamente la vita nei campi di sterminio di Auschwitz e Sobibór o nel tentativo di nascondersi o eludere i nazisti.
Alla fine della seconda guerra mondiale il comandante Schröder ricevette l’Ordine al merito di Germania e nel 1993 l'onorificenza di Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme.
Fu principalmente grazie al suo coraggio e alla sua determinazione, che molti furono in grado di sfuggire alla trappola mortale nazista.

Un piccolo grande gesto per fare la differenza e lasciare il segno.Sostenere quest'anno la nostra Associazione significa...
07/05/2026

Un piccolo grande gesto per fare la differenza e lasciare il segno.
Sostenere quest'anno la nostra Associazione significa credere in un futuro migliore combattere discriminazione e linguaggio d'odio.

97218570154
Grazie 🙏

Auguri carissimi a Edith Bruck che ha festeggiato il 3 maggio il suo 95° compleanno!Le auguriamo giorni sereni e in salu...
04/05/2026

Auguri carissimi a Edith Bruck che ha festeggiato il 3 maggio il suo 95° compleanno!

Le auguriamo giorni sereni e in salute con la stessa forza di sempre nella lotta contro l'odio e l'indifferenza per

Quel 1° maggio lungo la strada incontrammo  gli americani. Sulle prime non capimmo  neanche chi fossero, poi vedemmo que...
01/05/2026

Quel 1° maggio lungo la strada incontrammo gli americani. Sulle prime non capimmo neanche chi fossero, poi vedemmo questi visi sorridenti, allegri, belli, abbronzati.
Lanciavano sulla gente del cibo, senza fare distinzione fra noi prigionieri e i tedeschi, civili o militari che fossero.
Sulle nostre teste piovevano barrette di cioccolata e si*****te. Ricordo che riuscii a raccogliere solo un'albicocca secca, perché ero imbranata, incapace di farmi avanti, come in fondo sono rimasta. Da allora dico sempre che quello dell'albicocca è il sapore della libertà.
(...) Avevo quattordici anni e mezzo e pesavo trentadue chili. Da quando ero stata arrestata erano trascorsi un anno e quattro mesi ed era quasi da un anno e tre mesi che non vedevo mio padre. I primi giorni ad Auschwitz la mia speranza di rivederlo era fortissima e avevo fatto di tutto pur di avere notizie di lui. Ma con il passare del tempo, quando cominciai a comprendere i meccanismi del campo e le condizioni dei prigionieri, capii che non l'avrei più rivisto, anche se mi era impossibile accettare che fosse scomparso. In me maturò un profondo senso di solitudine, il rifiuto di aprirmi agli altri, e solo molti anni dopo tornai ad essere una persona in grado di affezionarmi a qualcuno.
Non mi restava nulla, nulla.
Non mi restava nessuno.
Gli americani ci avevano liberato, eppure in quella strada di campagna non potevo sentirmi più sola.

Liliana Segre
da La Memoria rende liberi

Franco Cesana, il più giovane partigiano d'Italia, era ebreo.Fu uno fra i tanti cittadini di religione ebraica che milit...
25/04/2026

Franco Cesana, il più giovane partigiano d'Italia, era ebreo.

Fu uno fra i tanti cittadini di religione ebraica che militarono nelle fila della Resistenza e combatterono a fianco dei partigiani contro i nazisti per la libertà del loro paese.
Franco Cesana, staffetta portaordini, morì pochi mesi dopo aver scritto questa lettera,
nel corso di una battaglia nel bolognese fra tedeschi e partigiani all'età di 13 anni.

Carissima mamma,
dopo la mia scappata non ho potuto darti mie notizie per motivi che immagini.
Ti do ora un dettagliato racconto della mia avventura: partii così all'improvviso senza sapere io stesso che cosa stavo facendo.
Camminai finché potevo poi mi fermai a dormire in un fienile in località Osteria Matteazzi.
Al mattino svegliandomi con la fame ripresi comunque a camminare in direzione di Gombola sfamandomi con delle more.
Arrivai a Gombola verso le 9 e da li cercai partigiani, deciso a entrare a far parte di qualche formazione.
Riuscii a trovare patrioti che mi insegnarono la strada per andare al comando che si trovava a Maranello di Gombola.
Arrivai alla detta località stanco morto; ma mi feci coraggio e mi presentai.
Dopo un po' mi si presentò l'occasione di far parte della formazione Marcello.
Sei contenta?
Presentandomi a Marcello fui assunto e siccome ho studiato fui distaccato al Comando e attualmente mi trovo stabile relativamente sicuro in una località sopra Gombola.
Così non ti devi impensierire per me che sto da re.
La salute è ottima solo un po' precario il dormire.
Per chiarire un increscioso incidente ti avverto che non ho detto quella cosa che tu sai che mi hai fatto giurare.
Così chiudo questa mia raccomandandoti alto il morale che ormai abbiamo finito.
Affettuosamente ti bacio e ti penso, il tuo tesoro Franco

N.B.
Salutami pure Lelio e digli di non fare il cattivo.
Ti raccomando appena ricevi la mia bruciala .
Ancora ti saluto e ti bacio.
Franco

La Brigata Ebraica  fu istituita il 20 settembre del 1944 per decisione di Winston Churchill e, al comando del canadese ...
25/04/2026

La Brigata Ebraica fu istituita il 20 settembre del 1944 per decisione di Winston Churchill e, al comando del canadese Ernest Frank Benjamin, fu inquadrata nell'esercito che combatteva contro i tedeschi in Europa.

La Brigata Ebraica, fu un'unità regolare dell'Ottava Armata Britannica, composta da volontari ebrei della Palestina mandataria.

Il suo ruolo nel contribuire alla liberazione dell'Italia è stato ufficialmente riconosciuto con la Medaglia d'oro al Valor Militare, conferita nel 2018 dal Presidente della Repubblica.

Molti caduti sono seppelliti nel cimitero di Piangipane, in Emilia Romagna.

Vergogna a chi oggi nega la Memoria, negando il suo contributo alla Liberazione d'Italia.

Indirizzo

Milan

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00

Telefono

+39024152149

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