07/03/2026
L’attacco militare delle forze statunitensi e israeliane alla Repubblica islamica dell’Iran sta sconvolgendo gli equilibri mediorientali già instabili, in un momento storico in cui le azioni militari unilaterali sembrano prevalere sui principi dell’ordine liberale e sul diritto internazionale. È difficile, per noi occidentali, essere tristi per la morte di Ali Khamenei: leader sanguinario del regime che da mezzo secolo opprime le donne e reprime qualsiasi forma di dissenso. È difficile sostenere che l’uso della forza contro un Paese sovrano possa portare a una transizione pacifica verso un regime democratico. Si può essere speranzosi per un Iran senza Khamenei ma indignati per l’uccisione di 160 studentesse nel raid israeliano. Gli iraniani possono sperare in un futuro democratico ma al tempo stesso essere terrorizzati delle bombe. Ciò che noi europei dovremmo chiedere con forza è che l’Unione europea prenda una posizione sulla crisi in Medioriente. Il sostegno militare e politico ai Paesi del Golfo persico, necessario per tutelare i nostri partner strategici dagli attacchi iraniani, non significa accettare senza riserve iniziative militari unilaterali che rischiano di aggravare ulteriormente la crisi. Negli ultimi mesi, tuttavia, l’EU ha dimostrato tutte le sue fragilità. Di fronte alle tensioni tra Washington e Madrid in seguito alle minacce rivolte al governo di Sánchez, non si è vista una presa di posizione compatta da parte dei partners europei. Il dibattito sulla sicurezza del continente continua a essere condizionato da timori politici interni: basti pensare alle resistenze di alcuni governi, tra cui quello italiano, a discutere l’ipotesi di una protezione nucleare offerta dal Presidente francese Macron, per evitare frizioni con gli Stati Uniti. C’è una subalternità a Washington che non consente di prendere le distanze da quello che è, sì, nostro grande alleato, ma che sta mettendo in crisi la solidità di decenni di relazioni transatlantiche. Il susseguirsi di offensive porta a riflettere sulla sfida aperta. Quale bussola strategica dovrebbe seguire l’Europa per non restare isolata? È ora di scegliere tra il destino dell’irrilevanza o ruolo di potenza.