15/04/2026
La strada è di tutti eppure si è sviluppata una gerarchia che si sostanzia nella priorità di fatto alle automobili.
Queste occupano, monopolizzano, dominano tutte le strade urbane, vicino i monumenti, le chiese, le scuole, le piazze, i giardini, gli ospedali, i teatri, i musei, i negozi, gli impianti sportivi, le stazioni, gli uffici pubblici, i cimiteri, gli alberghi, i fornai; persino vicoli e piazzette medievali sono invasi da auto, la maggior parte delle quali ferme! Non è normale.
Dunque non si tratta di costruire piste riservate per i cultori di questo o quel modo di muoversi in strada. Si tratta invece di ribaltare la gerarchia: prima vengono le persone a piedi, i luoghi di aggregazione, monumenti, scuole e ospedali, insomma chi socializza e chi fruisce della qualità della città e dei suoi servizi; poi viene il trasporto pubblico, poi ancora la mobilità individuale ALLA PARI tra due ruote e quattro ruote.
Nessuno considera un obbrobrio un'automobile ingombrante con una sola persona a bordo mentre molti considerano un problema quattro ciclisti che tutti insieme ingombrano quanto un'automobile. Un assurdo!
Come si fa a raggiungere la parità nella mobilità urbana? Ristrutturando le strade in modo che possano circolare sia automobili, sia biciclette, sia camminatori, una convivenza regolata tra i diversi utenti della strada attraverso segnaletica, precedenze e limiti di velocità, liberando gli spazi vicino alle vetrine dei negozi dalle auto passivamente in sosta.
Facile vero?
_