25/08/2025
Lettera aperta al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio Comunale di Manziana.
In un articolo sulla pagina romana del Corriere della Sera, è stata data notizia della diffida da parte dell'Enpa, alla quale si sono aggiunte anche le diffide delle associazioni Oipa e Gaia Lex, affinché si rinunci a svolgere la pesca di trote vive nella fontana storica di Piazza Tittoni.
La replica del Comune è stata affidata al Vicesindaco Remo Fiorucci.
Le sue argomentazioni a favore di una pratica che comporta l'uccisione di animali durante le festività in onore di San Giovanni Battista, puntano sul concetto di identità e sul senso di appartenenza del paese.
Fiorucci afferma che "la gente è affezionata al rito".
Ciò che sfugge al Vicesindaco è la mancanza di unanimità attorno a quello che viene chiamato rito o tradizione.
La pesca, e la conseguente uccisione di animali, rimane un evento divisivo.
Certe usanze non stanno a cuore a tutti, come piace dire a Fiorucci. Il dissenso a tale crudele pratica è, anzi, assai diffuso e crescente.
Secondo alcuni, la pesca sarebbe una tradizione da difendere.
Ma, in realtà, si tratta di una abitudine cominciata in tempi di assoluto vuoto giuridico riguardo alla tutela degli animali e che ora viene perpetrata nonostante si abbiano a disposizione regolamenti e leggi che possono mettere fine a questa crudeltà.
Regolamenti e leggi che sono il frutto di una continua presa di coscienza verso i diritti degli individui di altre specie.
Inoltre, la “pesca alla trota" si appropria di un elemento storico e architettonico rilevante del paese, come quello della fontana del Mascherino, che viene trasformata in una tonnara, con animali senza scampo alcuno.
Per rimarcare il bisogno di identitarismo, il Vicesindaco afferma che la pesca "ravviva inoltre quel senso di appartenenza che è fondamentale per i paesi, da quando vanno perdendo d'attrattiva punti di riferimento tradizionali come il medico condotto, il maresciallo, la chiesa, i veterinari, le piazze."
Con tutto il rispetto possibile, ci sembra che il Vicesindaco Fiorucci parli come se fossimo immersi ancora negli anni '50, come in un film di Don Camillo e Peppone.
Vanno perdendo d'attrattiva i medici condotti?
Ma i medici condotti, che operavano nelle aree meno raggiungibili, non esistono più da cinquant'anni, cioè da quando, per fortuna, abbiamo un sistema sanitario nazionale!
Il maresciallo e la chiesa perdono d'attrattiva a suo parere? E che colpa ne avrebbero gli animali, in caso?
Riguardo ai veterinari, Manziana ne ha ben due e non ci pare che non siano figure di riferimento per chi vi si rivolge.
Il fatto è che a Fiorucci interessa deviare il discorso, evitando di parlare di ciò che la pesca effettivamente è, ovvero costringere degli animali in pochi metri quadri per poter essere pescati, praticamente a colpo sicuro, e poi essere uccisi.
"Non è una mattanza", ci tiene a precisare il Vicesindaco, "la temperatura dell'acqua è controllata, gli ami sono privi di arpioni".
Ma non si sta discutendo di come far male a un animale e di come ucciderlo, ma dell'uccisione stessa, in nome di un di un'abitudine.
E anche se si trattasse di una tradizione secolare, la "tradizione" non rappresenta automaticamente un motivo valido per tenerla in vita.
"Ma allora la pesca sportiva?", chiede il Vicesindaco Fiorucci.
Appunto, la pesca sportiva ha già i suoi spazi e non dovrebbe avere accesso a una fontana del '500, a un centro storico, a luoghi condivisi che non meritano di essere trasformati in luoghi di crudeltà e di morte.
Invitiamo l'amministrazione comunale a cercare punti di riferimento consoni ai tempi in cui viviamo, con azioni coraggiose e non divisive, e ad opporsi a un "atto etologicamente inaccettabile e diseducativo, poiché presenta agli occhi dei più piccoli la sofferenza animale come gioco", come giustamente affermano le associazioni.
Punti di riferimento sui quali questo Comune può impiegare le sue energie e colmare le lacune non mancano: una piscina comunale, un cinema/teatro (Manziana che ha dato tanto al cinema come scenario, non ha nemmeno una sala cinematografica e teatrale), una ludoteca, una progettualità indirizzata ai bisogni dei giovani che coinvolga adeguate professionalità.
Manziana ha bisogno certamente di ricordare il proprio passato ed eventualmente rivalutarlo, ma anche di guardare al futuro.
Il sogno di rimanere per sempre nel passato non solo non è logico (pensiamo a quante cose siano migliorate nel tempo), ma non è nemmeno efficace se davvero si è interessati al motivo economico.
La trasformazione dell'evento in qualcosa che non implichi l'uso di animali, potrebbe attingere a una delle radici storiche del paese, ovvero alla relazione col bosco.
Invece che uccidere esseri senzienti, si possono realizzare piccole creazioni artistiche in legno da pescare, si possono attivare laboratori con il legno per bambini, si può attivare un circolo virtuoso con una mostra annuale di scultura lignea nel bosco, in concomitanza ai festeggiamenti, collocando Manziana luogo di interesse nazionale per quel tipo di arte.
Insomma, una Manziana che guarda sia al passato che al futuro. Una Manziana dove il rapporto con gli animali, perlomeno nell'ambito di una ricorrenza religiosa, sia all'impronta della pace e del rispetto.
Un rispetto che va ben al di là di controllare la temperatura dell'acqua in una triste e crudele corrida acquatica.
I diritti degli animali non sono un argomento secondario, perché, per usare le parole di Gino Ditadi (autore di testi che privilegiano il rapporto filosofia-animalità dall'antichità ai nostri giorni)
“La difesa del mondo animale è parimenti difesa del mondo umano... le due cose sono assolutamente legate, perché, in fin dei conti, ci si batte per un ingentilimento del mondo.”
E di ingentilimento del mondo ne abbiamo sicuramente bisogno tutti.
Comitato Tutela Animali Manziana