28/04/2026
Il Gruppo Alpini di Castelfranco Veneto ha dedicato una serata alla dott.ssa Paola Del Din, Medaglia d'Oro al Valor Militare nella guerra di Liberazione, con una video-intervista realizzata nello scorso mese di marzo, a cui era presente il Presidente dell'APO Roberto Volpetti.
Tre i forti messaggi della dott.ssa Del Din:
1. "Chiamatemi patriota anziché partigiana"
2. Ai giovani: "Meritatevi la libertà ricevuta"
3. Il 25 aprile sia una festa di tutti, non di una parte"
E proprio a completamento delle parole di questa straordinaria donna, il messaggio del relatore, il dott. Roberto Volpetti, presidente della Associazione Partigiani Osoppo - Friuli:
Nell’immaginario popolare la Resistenza rimane patrimonio unico di una certa fazione partitica italiana. Il 25 aprile e più in generale la narrazione della Guerra di Liberazione dovrebbero ricordare tutte le modalità di Resistenza che animarono quegli anni, collocandosi al di fuori di un contesto unicamente politico, altrimenti la celebrazione rimarrà sempre e solamente la “festa dei partigiani”.
Oltre alla Resistenza partigiana, infatti, composta di Brigate Garibaldi, Giustizia e Libertà e gruppi autonomi come la Osoppo – che avevano peraltro ampie differenze di orientamento e modalità d’azione – dopo l’8 settembre si delinearono diverse forme di opposizione ai nazifascisti che si rivelarono fondamentali nella lotta contro l’invasore. I primi furono i militari che dopo l’Armistizio reagirono all’occupazione dei tedeschi, negli scontri che portarono all’eccidio di Cefalonia e ai fatti di Porta San Paolo. A seguire poi si contarono 600-700mila internati militari che si rifiutarono di entrare tra le fila dei repubblichini e per questo furono in gran parte arrestati e deportati nei campi di prigionia o di lavoro. Settantamila non tornarono mai a casa, subendo ogni tipo di privazione e umiliazione.
A questi si aggiungono gli effettivi del Corpo italiano di liberazione (Cil), poi divenuti Gruppi di combattimento, costituiti dai soldati italiani rimasti fedeli al Re, che «cobelligerarono» al fianco degli Alleati a partire dal dicembre del 1943, con un organico che raggiunse i 25mila uomini. Furono poi moltissimi i civili che, pur non prendendo in mano le armi, si impegnarono attivamente nella Resistenza, soccorrendo i soldati alleati e i partigiani.