16/05/2026
⚠️🄱🅄🄾🄽🄰 🄻🄴🅃🅃🅄🅁🄰⚠️
𝗡𝗼𝗿𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗗𝗲 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗶𝘀 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝗼𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲. 𝗠𝗮 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗮𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗮 𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗥𝗼𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶. 𝗢 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼, 𝗲𝗿𝗮. 𝗘 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗮 𝗥𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝘃𝘂𝗼𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗮𝗰𝗰𝗼, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗽𝗼’ 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲.
La premessa iniziale riguarda però la vita di De Angelis: campione di football americano con la nazionale, uno dei più forti giocatori in Europa, a 28 anni un brutto incidente d’auto avvenuto in Africa, dov’era per una missione umanitaria, lo ha lasciato sulla sedia a rotelle. Non si è mai dato per vinto: da disabile ha attraversato in handbike gli Stati Uniti, da Chicago a Los Angeles, un record. Poi è stato campione italiano di danza sportiva in carrozzina.
■ 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮?
«Perché credo nella verità e nei valori autentici. Non sopporto il farsi gioco delle persone che ti aiutano. Mio nonno materno, Norberto Dalla Chiesa, lontano parente del generale Carlo Alberto, mi ha insegnato che davanti all’ingiustizia non si può restare in silenzio».
■ 𝗣𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗮 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼: 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶?
«Fu nel 1970-71, i nostri padri erano ufficiali dell’Esercito nella stessa caserma di Ravenna».
■ 𝗖𝗵𝗲 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼?
«Un rapporto vero, fatto di amicizia e famiglia. Noi fratelli e i suoi siamo cresciuti insieme, condividendo estati, vacanze e altro».
■ 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝘃𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲?
«Sono un uomo di destra moderata, ma ho sempre votato le persone che stimo, non le bandiere. Anche un sindaco di sinistra, quando l’ho ritenuto valido».
■ 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮?
«Sì, credo di sì, non era il solo nella sua famiglia ad essere fortemente di destra».
■ 𝗣𝗼𝗶 𝗲̀ 𝘂𝘀𝗰𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗳𝗮𝗺𝗼𝘀𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼: 𝗹𝗼 𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗮?
«Certamente. Me ne parlò personalmente a casa mia già nel 2022».
■ 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲?
«Il 15 agosto 2023 mi scrisse chiedendomi un giudizio sincero sulla sinossi. Gli dissi che mancava di pathos, ma che avrebbe scosso il “politically correct”, ed era proprio ciò che voleva. Dopo i primi articoli e le parole del ministro Crosetto, però, la sua sicurezza vacillò e mi chiese aiuto. Contattai subito Fabio Filomeni e fondammo il primo comitato del Mondo al contrario dicendogli: “Guarda che contenitore ti stiamo costruendo”».
■ 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗼𝗹𝗲𝘃𝗮 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮?
«Assolutamente sì. Nel 2019 prima del suo incarico a Mosca, creai, con miei amici imprenditori il “Progetto Italia”, per promuovere le eccellenze italiane all’estero. Attraverso quel progetto iniziò a entrare in contatto con ambienti politici. Il punto dieci del programma di governo Meloni sul made in Italy l’ho scritto io. Dopo il rientro anticipato dalla Russia, mi confidò nel dicembre 2022 che stava scrivendo un libro con l’obiettivo preciso di raccogliere consenso e arrivare al Parlamento Europeo».
■ 𝗠𝗶𝗿𝗮𝘃𝗮 𝗮 𝗙𝗱𝗜?
«Inizialmente sì, quando era Mosca aveva rapporti con un onorevole vicino a Giorgia Meloni, che non voglio citare».
■ 𝗚𝗹𝗶 𝘀𝗹𝗼𝗴𝗮𝗻 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗲𝗰𝗶𝗺𝗮 𝗠𝗮𝘀 𝗮 𝗹𝗲𝗶 𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼?
«Rispetto ogni gesto di eroismo e sacrificio verso la Patria, specie se decorati al valor militare. Ma non amo quando certi simboli vengono strumentalizzati».
■ 𝗟𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗼̀ 𝗴𝗶𝗮̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́?
«Avevo creato il primo Mac come associazione culturale. Quando vidi che stava diventando altro, prendendo derive che non sentivo mie e avvicinandosi a figure troppo estreme, preferii allontanarmi. Poi Vannacci mi richiamò nel 2025 chiedendomi di fare il presidente del ricostituito Mac. Accettai con entusiasmo, ma col tempo capii di essere diventato solo una figura formale. Le scelte venivano fatte altrove, spesso senza nemmeno informarmi. Alla cena di Parma del 12 dicembre 2025 dissi chiaramente che non avrei più fatto il “presidente burattino”. Eppure, sotto la mia presidenza, il Mac raggiunse i risultati migliori dalla sua nascita. Avevo chiesto a Vannacci una cosa semplice: non affidare il mio futuro a persone sconosciute non di mia fiducia. Sono rimasto inascoltato».
■ 𝗣𝗼𝗶 𝗰’𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗿𝗼𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗟𝗲𝗴𝗮 𝗱𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶: 𝗲𝗿𝗮 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗼?
«Avevo sentito voci affidabili, ma nulla di ufficiale. Il 13 dicembre glielo chiesi direttamente e lui mi negò tutto. Col senno di poi, mi disse una cosa non vera. Per me fu la fine della fiducia in lui. Ancora il 25 gennaio scorso, durante un evento a Parma, continuava a smentire ciò che poche ore dopo sarebbe diventato pubblico. Non sono leghista, lui e Salvini si sono serviti l’un con l’altro, ma certamente Vannacci si è comportato come un traditore».
■ 𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗶?
«Penso che oggi insegua più il consenso che i valori. Parla di meritocrazia, ma attorno a lui vedo persone che non hanno portato risultati concreti. Anzi, Toscana docet. E soprattutto noto una cosa a mio avviso grave: non gli sono rimasti accanto gli amici di prima del libro. E senza rapporti umani autentici è difficile costruire una politica credibile. L’adesivo “Negozio Italiano”, poi, lo credo assurdo».
■ 𝗘 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗮 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶?
«È un uomo intelligente, freddo, estremamente sicuro di sé. Ha dimostrato di essere un comunicatore molto abile e un lavoratore instancabile».
■ 𝗟𝗼 𝗿𝗶𝘃𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮̀?
«No. Ovviamente lui dirà di me “me ne frego e vado avanti”. Io rispondo amen».
■ 𝗛𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼?
«Credo che il suo vero obiettivo lo abbia già raggiunto».
■ 𝗟𝗮 𝗳𝗮𝗺𝗮?
«Quella, il potere, e i soldi: se il partito andrà bene e il centrodestra vincerà le elezioni diventerà ministro. Poi ha già una pensione d’oro dall’esercito, un super stipendio da europarlamentare. Penso sia l’unico politico che in campagna elettorale ha fatto soldi invece di metterceli».
■ 𝗡𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗮𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗼𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗴𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗺𝗮 𝗽𝗼𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮 𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀?
«Ho visto delegare compiti delicati ad altri, soprattutto quando c’erano rischi. Se qualcosa fosse andato storto, la responsabilità non sarebbe stata riconducibile a lui. Se invece avesse funzionato, il successo sarebbe diventato suo. Anche col Mac inizialmente prendeva le distanze, quasi lo snobbava. Oggi, però, quella rete costruita dal Mac rappresenta una parte importante della sua forza politica».
■ 𝗗𝗼𝗽𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲, 𝗮𝗹 𝗱𝗶 𝗹𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗹’𝗮𝗺𝗶𝗰𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗱𝗶𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗮.
«Non mi interessa più nulla. So che mi sono comportato come farebbe un vero amico, spendendo il mio tempo ed energie senza interessi personali e soprattutto senza secondi fini politici. Quel che dovevo perdere di davvero importante nella vita, purtroppo, l’ho già perso da tempo».
Buongiornissimo amici 🌷 nonostante tutto