28/02/2026
Conferenza “Senso civico e rispetto: semi per una rinnovata legalità”
I.I.S. Fermi–Re Capriata, Licata – 27 febbraio 2026
Nell’Aula Magna del plesso Enrico Fermi si è svolta la conferenza “Senso civico e rispetto: semi per una rinnovata legalità”, un appuntamento inserito nel più ampio percorso di educazione civica promosso dall’Istituto e in linea con le recenti iniziative ministeriali dedicate al decoro, alla tutela degli spazi scolastici e alla formazione civica delle nuove generazioni.
Dopo i saluti istituzionali della Dirigente Scolastica, Prof.ssa Amelia Porrello, l’incontro è stato moderato dal Direttore di Lanterna TV, Giuseppe Cellura, ed è stato introdotto dal Cav. Paolo La Quatra, presidente della sezione ANC di Licata.
L’introduzione: due parole che pesano
Paolo La Quatra ha parlato ai ragazzi con un tono diretto, sincero, quasi familiare. Ha spiegato che senso civico e rispetto non sono concetti astratti, ma scelte quotidiane: trattare la scuola come casa propria, riconoscere la dignità dell’altro, evitare scorciatoie, non accontentarsi della mediocrità.
Ha ricordato che la legalità cresce come un bosco: lentamente, grazie ai gesti di ciascuno. E ha condiviso un ricordo personale del suo lavoro accanto al Dott. Walter Carlisi, esempio di rigore e giustizia.
Il Prof. Pira: la legalità nell’era digitale
Il Prof. Francesco Pira ha offerto un intervento particolarmente incisivo, spiegando che oggi la minaccia più insidiosa non è più la mafia tradizionale, quella rurale e riconoscibile, ma la mafia che si è evoluta, che si muove con abilità nel mondo digitale, nel web e soprattutto nel dark web.
Ha descritto una criminalità moderna che:
• investe in cripto valute,
• sfrutta piattaforme online e identità digitali,
• utilizza canali difficili da intercettare,
• si infiltra nei meccanismi della rete con modalità invisibili agli occhi degli adulti.
Ha sottolineato che i giovani, immersi nei social e nella vita digitale, possono cadere in queste trappole senza rendersene conto.
Le dinamiche online rendono molto più difficile per genitori, docenti e adulti accorgersi di una deviazione o di un contatto pericoloso: la rete non si può controllare come un luogo fisico, e proprio per questo richiede maggiore consapevolezza, prudenza e responsabilità.
Il Professore ha invitato gli studenti a sviluppare spirito critico, a scegliere da che parte stare e a non delegare il proprio pensiero all’Intelligenza Artificiale: strumenti come ChatGPT possono essere utili, ma non devono sostituire la capacità di ragionare, analizzare e crescere.
Il Prof. Coniglio: il rispetto come anima dell’umanità
Il Prof. Vito Coniglio ha offerto una riflessione profonda sul valore del rispetto umano, definendolo la radice stessa della civiltà.
Ha spiegato che l’umanità perde la propria anima quando smette di riconoscere che tutti gli esseri umani sono uguali, indipendentemente da colore della pelle, provenienza, cultura o condizione sociale.
Ha ricordato che la storia ha mostrato più volte come le società inizino a degradarsi quando si accetta l’idea che qualcuno valga meno di qualcun altro.
Il rispetto, ha detto, non è un gesto formale: è un principio morale che sostiene la convivenza, la pace e la dignità di ogni persona.Senza questo principio, tutto si sgretola: la legalità, la giustizia, la comunità stessa.
Il Professore ha poi rivolto un sentito apprezzamento al Mar. Ca. Giuseppe Tirrito, sottolineando come il suo lavoro a Ravanusa sia stato un esempio concreto di senso del dovere, presenza costante e disponibilità verso la cittadinanza.
Ha ricordato che il maresciallo Tirrito è stato per anni un punto di riferimento per la comunità: sempre presente, sempre pronto ad ascoltare, intervenire, sostenere e proteggere.
Un carabiniere che ha incarnato nella pratica quotidiana quei valori di umanità, rispetto e legalità che la conferenza intendeva trasmettere ai giovani.
Il Capitano Massimino: la verità che cattura l’attenzione
Quando ha preso la parola, il Capitano Marco Massimino ha scelto di rompere il ghiaccio con una battuta ironica, dicendo che probabilmente molti studenti — vedendo davanti a sé docenti, professionisti, relatori e rappresentanti delle istituzioni — li percepivano tutti come dei “rompiscatole”.
Un’espressione volutamente provocatoria per catturare l’attenzione e creare un clima di ascolto autentico.
Poi il tono è diventato più profondo.
Ha raccontato che anche lui, da giovane, vedeva le istituzioni come qualcosa di distante, nonostante avesse il padre carabiniere e la madre poliziotta. Col tempo, grazie ai docenti e alla famiglia, ha capito che la legalità non è un’imposizione, ma una scelta che dà forma alla vita.
Ha spiegato che nessuno nasce “dalla parte giusta”: ci si arriva attraverso errori, riflessioni e decisioni coraggiose.
Il Dott. Carlisi: la giustizia che educa e restituisce dignità
Il Dott. Walter Carlisi, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Caltanissetta, ha offerto un intervento di grande spessore umano e professionale, mostrando ai ragazzi un volto della giustizia spesso poco conosciuto.
Ha spiegato che il Tribunale di Sorveglianza non si occupa soltanto di pene e misure restrittive, ma soprattutto di percorsi di rieducazione, reinserimento e recupero sociale.
È un ambito in cui la legge non è solo sanzione, ma anche possibilità, responsabilità e speranza.
Ha raccontato come il sistema penitenziario, soprattutto quello minorile, sia un luogo complesso, dove arrivano giovani che hanno imboccato strade sbagliate troppo presto, spesso senza una guida.
Molti di loro non sono “ragazzi cattivi”, ma ragazzi soli, fragili, manipolabili, che hanno trovato nella criminalità una falsa risposta a bisogni profondi: riconoscimento, appartenenza, protezione.
Il Dott. Carlisi ha sottolineato che la giustizia non è vendetta, né punizione fine a sé stessa: è educazione, è accompagnamento, è la possibilità di rimettere insieme i pezzi di una vita che ha deviato.
Ha ricordato che ogni scelta ha un peso, e che un errore grave può segnare un’esistenza intera, ma ha anche ribadito che la legge offre strumenti per rialzarsi, cambiare rotta e ricostruire la propria dignità.
Ha invitato gli studenti a non banalizzare mai le proprie decisioni quotidiane: la legalità non è un concetto astratto, ma un percorso che si costruisce giorno dopo giorno, scegliendo la strada più difficile ma più giusta.
Ha concluso ricordando che la libertà è un bene prezioso, e che solo chi ha visto cosa significa perderla comprende davvero quanto valga.
Un confronto vero con gli studenti
La parte finale dell’incontro è stata arricchita da numerose domande incisive poste dagli studenti, che hanno dialogato con i relatori su legalità, scelte di vita, rischi del web e responsabilità personale. Un momento di confronto autentico, che ha mostrato maturità, curiosità e desiderio di capire.
Un gesto simbolico per lasciare un segno
Al termine dell’incontro, la Sezione ANC di Licata ha voluto lasciare un ricordo significativo:
• A tutte le studentesse e gli studenti delle classi quarte è stata donata una penna personalizzata “ANC – Sezione di Licata”, dotata di una duplice funzione, poiché può essere utilizzata anche come supporto laterale per fissare il cellulare.
• Ai relatori è stato consegnato un orologio con il simbolo dell’Associazione Nazionale Carabinieri, accompagnato da una dedica riportante il titolo e la data dell’evento.
Una mattina che resta
Quando gli interventi si sono conclusi, l’Aula Magna non era più la stessa.
I ragazzi non erano più semplici spettatori: erano parte di un dialogo vero, di un confronto che ha lasciato un seme.
Un seme di legalità, di responsabilità, di rispetto.
Perché la legalità non è un concetto da studiare, ma un modo di stare al mondo.
E quella mattina, al Fermi, quel modo è apparso più chiaro che mai.
L.g.T. C.S. ® Cav. Paolo Calatozzo Responsabile della Comunicazione – ANC Sezione di Licata