L’ingresso è quasi celato dalla strada, si intravede la forma colorata in modo tenue tra gli onnipresenti filari di alberi che costeggiano la SS40, nessun vezzo stilistico tradisce l’immagine industriale di questa struttura esaltata dai camini ugualmente in lamiera. È fatta quasi per confondersi con il paesaggio, quello di una strada statale battuta dal traffico pendolare e dallo sguardo distratto
. Un’infrastruttura che accumula corpi di fabbrica anonimi, solitari e autonomi. Eppure riesce a incuriosire l’automobilista che la scorge di profilo, quando oramai l’ha superata, ancora non ben messa a fuoco. Il progetto di Virgilio Vercelloni per la piscina comunale a Lacchiarella, nella bassa provincia milanese, rappresenta al meglio la sua ricerca su forme che veicolino il progresso della società, in una tipica tendenza propria della cultura architettonica degli anni settanta. Si inserisce perfettamente nella costellazione di progetti realizzati o disegnati per i vari centri civici, periferie disorganizzate, aree non urbanizzate da potenziare, che l’architetto milanese ha collezionato nella sua carriera. Un’operazione semplice ma efficacissima ottenuta mediante pochi elementi: un ambiente unico, che per forma e orientamento diventa un cannocchiale ottico che dilata lo spazio della vasca verso l’esterno, dove prosegue ininterrotto nel verde circostante, incorniciato solo dalle chiome degli alberi della vicina Oasi naturalistica. Qui l’intento progettuale di Vercelloni coglie appieno il senso del contesto e si traduce in un’oasi dentro un’oasi, che supera l’apparente dualità dentro-fuori e accoglie l’uomo in un ventre fatto solo di natura. L’intervento si inserisce nel territorio come un propulsore di nuove attività sociali collettive. Fuori dai centri abitati, ma sufficientemente vicina per essere raggiunta in automobile o in bicicletta, il tempo giusto per una nuotata e per una passeggiata al parco fuori città. Nel rispetto dei suoi ritmi, quelli della natura. Non un polo sportivo di grandi dimensioni, ma un piccolo centro che catalizza i movimenti di un’area geografica dalla struttura rada, e riesce tuttora a svolgere appieno la funzione per cui è stato ideato, conferendo il successo ad un’operazione a scala territoriale che ricostruisce un ambito naturale perduto. ( da abitare.it numero di ottobre 2013 a cura di Bedendo e de Felice, prefazione di Giovanni La Varra).