17/06/2026
Ancora una volta, il copione è sempre lo stesso.
C'è chi si alza alle sei del mattino, lavora, paga l'Irpef fino all'ultimo euro, versa l'Iva su ogni acquisto e fatica ad arrivare a fine mese. E poi scopre che i suoi soldi vengono utilizzati per finanziare giornali e editori che dovrebbero stare sul mercato come tutti gli altri.
Ecco i 10 maggiori beneficiari dei contributi diretti all'editoria per il 2025 (rata di anticipo):
Famiglia Cristiana: 3.000.000 euro
Avvenire: 2.772.825 euro
Libero Quotidiano: 2.703.560 euro
Italia Oggi: 2.031.267 euro
L'Altravoce – Il Quotidiano: 1.848.080 euro
Gazzetta del Sud: 1.657.457 euro
Corriere Romagna: 1.109.178 euro
CronacaQui.it: 1.103.650 euro
Il Foglio: 1.045.100 euro
L'Identità: 885.250 euro
Il Secolo d'Italia: 467.500 euro
La domanda è semplice: perché?
Perché i cittadini devono finanziare con le proprie tasse giornali che spesso fanno propaganda, alimentano disinformazione, difendono interessi economici e politici e poi pretendono di impartire lezioni di libero mercato?
E soprattutto: chi controlla davvero come vengono spesi questi soldi? Chi paga ha il diritto di sapere nel dettaglio come viene utilizzato ogni euro prelevato dalle sue tasche. Eppure la trasparenza continua a essere insufficiente e difficilmente accessibile ai cittadini.
Il pluralismo non si costruisce distribuendo assegni pubblici ai soliti noti. Il pluralismo si conquista con i lettori, con la credibilità e con la fiducia. Non con il bancomat dello Stato.
Mentre milioni di italiani stringono la cinghia, qualcuno continua a incassare.
Basta.
✍️ Venite con noi e firmate il referendum per abolire il finanziamento pubblico all'editoria.
www.bastasoldiaigiornali.it