19/08/2026
DETENUTI CON DIPENDENZE, ACLI: RIFORMA POSITIVA, MA SENZA RISORSE, PERSONALE E CONTROLLI IL DIRITTO ALLA CURA RISCHIA DI RESTARE SOLO SULLA CARTA
L’approvazione definitiva da parte della Camera delle modifiche al Testo unico sugli stupefacenti, che introducono la possibilità della detenzione domiciliare per i detenuti con dipendenze da sostanze o da alcol, rappresenta un passo significativo per il recupero e la tutela delle persone affette da dipendenze patologiche.
«Permettere l’accesso a programmi terapeutici e percorsi in comunità significa riportare al centro la cura, la riabilitazione e il reinserimento sociale – afferma Mariangela Perito, referente Legalità delle ACLI –. Questa scelta rispetta i principi degli articoli 27 e 32 della Costituzione, che riconoscono la funzione rieducativa della pena e la salute come diritto fondamentale. Significa inoltre comprendere che nessuna persona può essere definita esclusivamente dal reato commesso».
La riforma, però, non deve limitarsi a trasferire le persone dal carcere a un’altra struttura. Per essere realmente efficace, dovrà garantire percorsi terapeutici personalizzati, verificati e adeguatamente sostenuti.
I dati evidenziano una situazione complessa: le persone potenzialmente interessate sono più di 22mila, mentre le comunità terapeutiche dispongono complessivamente di circa 13.276 posti letto. Di questi, il 97,51% è gestito da strutture private. Una distanza considerevole, che non può essere superata con le sole dichiarazioni d’intenti.
A ciò si aggiungono altre difficoltà: la magistratura di sorveglianza è già sottoposta a un carico di lavoro elevato, i funzionari giuridico-pedagogici sono insufficienti e i Ser.D. non sempre dispongono del personale necessario per progettare e seguire percorsi individuali complessi. Senza un potenziamento concreto di questi servizi, il programma terapeutico rischia di diventare una semplice definizione, invece di rappresentare una vera occasione di recupero.
Le ACLI sottolineano anche il ruolo decisivo delle comunità accreditate, che garantiscono quasi tutta l’attuale disponibilità di posti.
«Il privato sociale e il Terzo settore possono offrire un contributo fondamentale nella cura delle dipendenze, anche attraverso le esperienze associative e territoriali delle ACLI. Questo impegno, tuttavia, non può trasformarsi in una delega senza limiti di funzioni che riguardano anche la libertà personale. Sono indispensabili regole precise, controlli rigorosi, coordinamento e una responsabilità pubblica chiaramente riconoscibile. Lo Stato deve continuare a garantire la qualità e la correttezza di ogni percorso», precisa Perito.
Resta inoltre una contraddizione nell’azione legislativa degli ultimi mesi. Da una parte vengono introdotte misure orientate alla cura, al recupero e alla riduzione della presenza in carcere delle persone con dipendenze; dall’altra continua a prevalere un’impostazione securitaria, attraverso nuovi reati e pene più severe.
Senza una strategia complessiva e coerente, queste due direzioni rischiano di annullarsi a vicenda. Mentre si cerca di offrire un’alternativa al carcere a chi necessita di cure, contemporaneamente si ampliano le possibilità di ingresso nel sistema penitenziario.
Per questo le ACLI seguiranno attentamente l’applicazione della riforma, chiedendo che alle nuove disposizioni corrispondano risorse adeguate, personale qualificato, posti disponibili e strumenti efficaci di controllo e valutazione.
«La vera sfida – conclude Mariangela Perito – è creare un’alleanza territoriale, guidata da una solida regia pubblica, che coinvolga la magistratura di sorveglianza, i Ser.D., le comunità terapeutiche, il Terzo settore, le famiglie e le associazioni. Nessuno può affrontare da solo percorsi di recupero così delicati e complessi.
Occorre inoltre investire nella prevenzione delle dipendenze e nella salute mentale, intervenendo prima che il disagio conduca al reato e non soltanto quando è necessario affrontarne le conseguenze. Solo in questo modo la riforma potrà diventare un passo concreto verso la cura, il reinserimento sociale e il rispetto della dignità della persona».
Fonte: www.acli.it