24/07/2026
IL PREZZO DEL GIORNALE AUMENTA ma non lo dice.
Dal prossimo 26 luglio il Corriere della Sera aumenterà il prezzo di copertina a 1,70 euro, con ulteriori incrementi nei giorni in cui saranno presenti inserti e supplementi obbligatori dedicati a economia, moda, cucina, lifestyle e altri temi.
È una comunicazione che inevitabilmente genera le proteste della rete commerciale e la ragione è semplice.
Il cliente entra in edicola perché desidera acquistare il quotidiano e leggere le notizie della giornata. Molto spesso, invece, è costretto ad acquistare anche un supplemento che non aveva richiesto e che, nella maggior parte dei casi, non rappresenta il motivo del suo acquisto.
Il risultato lo conosciamo tutti.C'è chi rinuncia all'acquisto, chi sceglie un altro quotidiano e chi, scoraggiato dal prezzo, decide di informarsi gratuitamente online.
Una dinamica che, nell'immediato, penalizza soprattutto l'edicola, chiamata ogni mattina a spiegare e giustificare una scelta che non dipende da lei ma solo da un editore che ha deciso in maniera contraria rispetto ai desideri del cliente.
Ma fermarsi a questa lettura sarebbe un errore.
Probabilmente non siamo di fronte a un semplice aumento di prezzo, bensì all'evoluzione di un modello economico ormai consolidato dopo tanti anni distorsivi del mercato.
Quei supplementi non rappresentano soltanto un contenuto aggiuntivo per il lettore: rappresentano solo uno strumento di raccolta pubblicitaria. Ogni inserto consente di vendere ulteriori pagine pubblicitarie e di incrementare i ricavi derivanti dagli investitori.
In questa logica, una fisiologica riduzione delle copie vendute può essere compensata, almeno nel breve periodo, da maggiori entrate pubblicitarie. È una scelta industriale che sfrutta un modello impoverendolo in maniera parassitaria. La domanda, però, è un'altra.
Quanto a lungo questo equilibrio potrà reggere?
Perché ogni aumento di prezzo, ogni supplemento obbligatorio e ogni lettore che rinuncia all'acquisto riducono lentamente la platea dei lettori abituali. E quando diminuisce la diffusione, inevitabilmente diminuisce anche il valore commerciale della pubblicità che oggi sostiene questo modello.
In tanti anni, forse senza accorgercene, il quotidiano è stato progressivamente trasformato in un veicolo per distribuire pubblicità e prodotti accessori. Ma il vero patrimonio di un giornale non sono gli inserti: sono i suoi lettori.
Se l'informazione diventa il semplice contenitore e gli allegati il vero motore economico, il rischio è quello di indebolire proprio la base di lettori che rende appetibile la raccolta pubblicitaria. È un equilibrio delicato che, nel lungo periodo, rischia di consumare il valore del prodotto principale.
Per questo motivo, riteniamo che il modo migliore per non alimentare ulteriormente questa dinamica sia limitare, ove possibile, il ricorso al compiegamento obbligatorio. Consentire al quotidiano di essere acquistato per ciò che realmente è — un prodotto informativo — e lasciare al lettore la libertà di scegliere se acquistare o meno un inserto, significa tutelare il rapporto di fiducia con il consumatore, rafforzare il ruolo dell'edicola e preservare il valore dell'informazione.
Il futuro della carta non si costruisce costringendo il lettore ad acquistare ciò che non desidera. Si costruisce rendendo il quotidiano, ancora una volta, il protagonista.