23/04/2026
Cogliamo la sfida di Il Foglio, che invita a "interrogarsi sulla capacità di strumenti di questi tipo di modificare scelte radicate", riferendosi ai divieti e limitazioni pubblicitarie.
Nella seconda immagine potete vedere come il trend dei consumi di si*****te sia calato drasticamente proprio grazie ai divieti di pubblicità e sponsorizzazioni, dopo i primi introdotti negli anni '70 e la nuova ondata di divieti nei primi anni 2000.
Quindi sì: la pubblicità incide su che cosa è considerato normale e accettabile, e cosa non lo è, e contribuisce in modo drastico a modificare scelte individuali e collettive, anche "radicate".
💚Viva le città come Genova, Firenze, Amsterdam, Sydney, Sheffield, l'Aia, Edinburgo, e altre 50+ città nel mondo che hanno già adottato divieti pubblicitari per proteggere la salute dei propri cittadini.
Nel 2026 esistono da tempo tecnologie in grado di proteggere la nostra salute: è inaccettabile continuare a considerare"normale" avere fumi e scarichi inquinanti vicino alle nostre case e famiglie, e vederli pubblicizzati tranquillamente come un tempo lo erano le si*****te, al prezzo della nostra salute e della spesa pubblica sanitaria.
Per chi pensa siano sciocchezze: a Genova, quasi 900 morti premature all'anno per via dell'inquinamento atmosferico (fonte: https://isglobalranking.org/city/genoa/).
Come hanno commentato pochi mesi fa i giudici olandesi, dando piena ragione nella loro sentenza al Comune dell'Aia che aveva introdotto un divieto per le pubblicità fossili, "il diritto di profitto economico delle aziende non può ve**re prima della tutela della salute pubblica".