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Generazioni in Comune “GENERAZIONI IN COMUNE”: ASCOLTO, IDEE, PARTECIPAZIONE
Una Lista civica e una Associazione per l

LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO...Alcune considerazioni al termine dell'esperienza consiliare di Generazioni in Comune.Come ...
07/06/2024

LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO...

Alcune considerazioni al termine dell'esperienza consiliare di Generazioni in Comune.
Come associazione, per scelta fatta ad inizio anno e salvo opzioni personali diverse, abbiamo osservato la campagna elettorale dall'esterno cercando di essere oggettivi nel cogliere i temi proposti.
La sensazione non è certamente delle più positive, avendo riscontrato come
durante tutta questa fase l'attuale maggioranza che governa Predappio sia stata interessata più a presentare come grandi risultati tutto ciò che rientra in realtà nella ordinaria amministrazione di un comune (a partire dalla lotta biologica con le coccinelle), piuttosto che, come già abbiamo rilevato da tempo, a confrontarsi sui problemi del comune e soprattutto sulla prospettiva di un'azione amministrativa che guardi al futuro.
Ci si può certamente accontentare anche di questo, ma lo stesso rifiuto ad un vero e proprio confronto pubblico fra i candidati, confronto che avrebbe permesso di misurarsi oltre che sui risultati raggiunti anche su tale prospettiva, riteniamo sia una mancanza grave nei confronti dei cittadini.
La sensazione che abbiamo è quella di chi tende a nascondere la polvere sotto il tappeto.
La stesso confuso comunicato sulla caserma dei carabinieri (apparso solo dopo un articolo di giornale che sollevava il problema) o il silenzio sul San Camillo, ne sono ulteriori esempi e conferme: dei problemi e delle prospettive non si parla e solo i prossimi mesi porteranno definitiva chiarezza su questi ed altri specifici temi snobbati in campagna.
Non può però essere questo ciò di cui un paese come Predappio ha bisogno e auspichiamo che, passate le elezioni, si torni ad un vero confronto sul futuro del nostro comune e sulle scelte strategiche per mantenerlo vivo.
Continueremo quindi a vigilare dall'esterno come associazione, invitando nel frattempo a sostenere chi, mettendosi ancora una volta personalmente in gioco e proveniente dall'esperienza che abbiamo vissuto 5 anni fa, ha dimostrato in questi mesi di tenere a Predappio ed al suo futuro, a partire da Gianni Flamigni e Maria Golinelli candidati nella lista Predappio Futura.

25/04/2024
La memoria delle foibe e delle vittime dell'esodo giuliano-dalmata è ancora, purtoppo, un argomento che divide. Eppure r...
10/02/2024

La memoria delle foibe e delle vittime dell'esodo giuliano-dalmata è ancora, purtoppo, un argomento che divide.

Eppure rimangono vittime che meritano, esigono di essere ricordate. Tra gli "infoibati" figurano militari, civili, fascisti e anti-fascisti italiani, anti-comunisti sloveni e croati, dipendenti pubblici, impiegati, insegnanti... alcuni colpevoli soltanto di essere italiani.

Noi non vogliamo dimenticare.

La verità, diceva infatti Antonio Gramsci, è sempre rivoluzionaria; tenerla nascosta non è solo un inganno e una truffa, ma un inquinamento che avvelena e tarpa la vita di tutti, anche di chi la reprime e prima o dopo ne paga il fio.

28/01/2024

Per Generazioni in Comune “Predappio merita di meglio, che e' ora di progetti e di impegno“

27/01/2024

Giornata della Memoria

Discorso del Sig. Presidente della Repubblica Sergio Mattarella 🇮🇹

“… A tutti i presenti un saluto, sapendo che sono fortemente coinvolti in questo momento di memoria.

“La storia della deportazione e dei campi di concentramento non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: ne rappresenta il fondamento condotto all’estremo, oltre ogni limite della legge morale che è incisa nella coscienza umana”. Con queste parole, un sopravvissuto all’inferno di Auschwitz, Primo Levi, scolpiva, nel 1973, il giudizio sulle radici e sulle responsabilità prime dello sterminio organizzato e programmato ai danni di donne e uomini definiti di razze inferiori, il più grave compiuto nella storia dell’umanità.

Il più abominevole dei crimini, per gravità e per dimensione - il genocidio di milioni di persone innocenti - commesso a metà dello scorso secolo nel cuore della civile Europa, dove già da molto tempo gli ideali di libertà, di rispetto dei diritti dell’uomo, di tolleranza, di fratellanza, di democrazia si erano diffusi, e venivano proclamati e largamente praticati.

Il senso di incredulità registrato di fronte a quanto accaduto in quegli anni sventurati, accanto al pudore dei sopravvissuti, rinchiusisi, in un primo momento, nel silenzio, traeva la sua origine anche da una concezione ottimistica della Storia e della natura dell’uomo.

L’uomo del Novecento - immerso nel tempo della ragione, della fiducia incondizionata nell’avanzamento della scienza, della cultura, della tecnica - mai avrebbe pensato di trovarsi di fronte a un tornante così tragico; mai avrebbe concepito la possibilità di una simile regressione: mentre si confidava – come veniva conclamato - in un’alba radiosa per l’umanità, si trovò improvvisamente precipitato nelle tenebre più f***e.

Auschwitz spalancava – e spalanca tuttora - i suoi cancelli su un abisso oltre ogni immaginazione. Un orrore assoluto, senza precedenti – cui null’altro può essere parificato - ideato e realizzato in nome di ideologie fondate sul mito della razza, dell’odio, del fanatismo, della prevaricazione. Un orrore che sembrava inconcepibile tanto era lontano dai sentimenti che normalmente si attribuiscono al genere umano.

Eppure Auschwitz e tutto il meccanismo di sterminio - che ha inghiottito milioni di ebrei, e anche appartenenti al popolo Romanì, omosessuali, dissidenti, disabili, testimoni di Geova - sono stati concepiti e realizzati da menti umane. Menti che, per quanto perverse, hanno sedotto, attratto e spinto alla complicità centinaia di migliaia di persone, trasformate in “volenterosi carnefici” secondo la lucida definizione di Daniel Goldhagen.

Eppure le ideologie di superiorità razziale, la religione della morte e della guerra, il nazionalismo predatorio, la supremazia dello Stato, del partito, sul diritto inviolabile di ogni persona, il culto della personalità e del capo, sono stati virus micidiali, prodotti dall’uomo, virus che si sono diffusi rapidamente, contagiando gran parte d’Europa, scatenando istinti barbari e precipitando il mondo intero dentro una guerra funesta e rovinosa.

“Siamo uomini – ammoniva ancora Primo Levi – apparteniamo alla stessa famiglia umana a cui appartennero i nostri carnefici”, dimostrando “per tutti i secoli a ve**re quali insospettate riserve di ferocia e di pazzia giacciano latenti nell’uomo dopo millenni di vita civile.”

Nel buio più fitto, nella lunga e oscura notte dell’umanità, prendendo a prestito un’immagine di Elie Wiesel, tante piccole fiammelle hanno indicato una strada diversa dall’odio e dalla oppressione.

Sono stati i “Giusti”, secondo una terminologia cara al popolo ebraico perseguitato. Persone che, per motivazioni diverse, hanno rischiato la propria vita e talvolta l’hanno perduta per mettere in salvo cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista. Un lungo elenco di nomi, quasi ottocento - come abbiamo ascoltato - quelli finora accertati in Italia, una costellazione di luci e di speranza che continua a rassicurare sul destino dell’umanità.

Persone tra le più disparate: donne e uomini, laici e religiosi, partigiani, appartenenti alle forze dell’ordine, funzionari dello Stato, intellettuali, contadini. Accomunati dal coraggio, dalla rivolta contro la crudeltà, dal senso di umanità.

C’è chi ha nascosto e protetto, chi ha falsificato documenti e liste, chi ha aiutato a espatriare. Migliaia di gesti, grandi e piccoli, di ribellione contro il conformismo e contro l’ideologia imperante.

Abbiamo ricordato quest’oggi qualche nome: da Giorgio Perlasca a Gino Bartali e gli altri che, nel video e nelle letture, sono stati riproposti alla nostra riconoscenza.

Desidero citarne alcuni altri che hanno condiviso il tragico destino della deportazione delle persone che hanno tentato di salvare.

Odoardo Focherini, amministratore del giornale cattolico Avve**re d’Italia; Torquato Fraccon, partigiano, morto a Dachau insieme al figlio; il domenicano, padre Giuseppe Girotti; Calogero Marrone, capo ufficio anagrafe del comune di Varese, Giovanni Palatucci, reggente della questura di Fiume; Andrea Schivo, agente di custodia nel carcere San Vittore di Milano. Scoperti e arrestati dai nazifascisti hanno concluso la vita nei l***r tedeschi.

Di fronte alla barbarie, di fronte all’ingiustizia, tutte queste persone non hanno girato la testa, non hanno volto lo sguardo altrove.

Hanno sconfitto, innanzitutto dentro loro stessi, la paura, l’inerzia complice, l’indifferenza che, come ci ricorda spesso Liliana Segre - cui rivolgo un pensiero affettuoso a ottant’anni della sua deportazione - è la più perniciosa delle colpe.

I “Giusti” hanno dimostrato, a rischio della propria vita e di quella delle loro famiglie, che il senso di umanità, se rettamente coltivato, resiste in ogni condizione e supera persino i confini del tempo e della morte. Ci hanno insegnato, anche di fronte a tragedie immani, il valore salvifico dei gesti di coraggiosa solidarietà. Perché, per ripetere anch’io questa mattina il celebre detto del Talmud, “chi salva una vita salva il mondo intero.”

L’esempio dei Giusti rischiara la nostra via e il nostro percorso. E consente di ritessere quella trama di fiducia nel genere umano che con la costruzione dei campi di sterminio sembrava per sempre distrutta.

Tuttavia, di fronte a questi esempi di altruismo, di coraggio, di abnegazione, risaltano ancor di più i crimini commessi da altri uomini e altre donne, in nome di regimi dittatoriali e brutali.

Celebrare doverosamente i Giusti non deve far dimenticare i tanti, troppi ingiusti: i pavidi, i delatori per denaro, per invidia o per conformismo; i cacciatori di ebrei; gli assassini; gli ideologi del razzismo.

Non c’è torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime che annegare in un calderone indistinto le responsabilità o compiere superficiali operazioni di negazione o di riduzione delle colpe, personali o collettive.

Non si deve mai dimenticare che il nostro Paese, l’Italia, adottò durante il fascismo – in un clima di complessiva indifferenza - le ignobili leggi razziste: il capitolo iniziale del terribile libro dello sterminio; e che gli appartenenti alla Repubblica di Salò collaborarono attivamente alla cattura, alla deportazione e persino alle stragi degli ebrei.

Un portato inestinguibile di dolore, di sangue, di morte sul quale mai dovremo far calare il velo del silenzio. I morti di Auschwitz, dispersi nel vento, ci ammoniscono continuamente: il cammino dell’uomo procede su strade accidentate e rischiose.

Lo manifesta anche il ritorno, nel mondo, di pericolose fattispecie di antisemitismo: del pregiudizio che ricalca antichi stereotipi antiebraici, potenziato da social media senza controllo e senza pudore.

La nostra Costituzione dispone con chiarezza: tutti i cittadini sono portatori degli stessi diritti.

La presenza ebraica è stata fondamentale per lo sviluppo dell’Italia moderna e nella formazione della Repubblica.

Le comunità ebraiche italiane sanno che l’Italia è la loro casa e che la Repubblica, di cui sono parte integrante, non tollererà, in alcun modo, minacce, intimidazioni e prepotenze nei loro confronti.

Anche ai nostri giorni, la ruota della storia sembra talvolta smarrire la sua strada, portando l’umanità indietro, a tempi e stagioni che mai avremmo pensato di dover rivivere.

Le conquiste della pace e delle libertà democratiche sono esaltanti e vanno salvaguardate di fronte a risorgenti tentazioni di risolvere le controversie attraverso il ricorso alla guerra, alla violenza, alla sopraffazione.

Parole d’ordine, gesti di odio e di terrore sembrano di nuovo affascinare e attrarre, nel nostro Continente ma anche altrove.

Su questo occorrerebbe compiere un’approfondita riflessione: indagando le motivazioni che spingono numerose persone a coltivare in modo inaccettabile simboli e tradizioni di ideologie nefaste e minacciose, che hanno portato all’umanità soltanto dolore, distruzione, morte.

Va richiamata, a questo riguardo, l’importanza decisiva della cultura, dell’istruzione. Di quanto – ad esempio - sono preziose le collaborazioni di studio e ricerca tra le Università, sempre positive; sempre fonte di avanzamento di civiltà, al di sopra di ogni frontiera. Sempre affermazione del carattere della cultura, che unisce e non può separare.

Il fanatismo, religioso o nazionalista, che, mosso da antistoriche e disumane motivazioni, non tollera non soltanto il diritto ma neppure la presenza dell’altro, del diverso, ritiene di poter imporre la sua visione con la forza, la guerra e la violenza, violando i principi fondamentali del diritto internazionale e della civiltà umana.

Siamo di fronte a un nuovo “crinale apocalittico” per usare un’espressione cara a Giorgio La Pira.

In alcune zone del mondo, in un’epoca così travagliata come la nostra, sembra divenuta impossibile non soltanto la convivenza, ma persino la vicinanza.

Assistiamo, nel mondo –ripeto -, a un ritorno di antisemitismo che ha assunto, recentemente, la forma della indicibile, feroce strage antisemita di innocenti nell’aggressione di terrorismo che, in quella pagina di vergogna per l’umanità, avvenuta il 7 ottobre, non ha risparmiato nemmeno ragazzi, bambini, persino neonati. Immagine di una raccapricciante replica degli orrori della Shoah.

Siamo convinti che i giacimenti di odio siano stati ingigantiti da parole e atti spietati, persino blasfemi. Il sogno di una pace, sancita dal reciproco riconoscimento e rispetto delle tre religioni monoteiste figlie di Abramo, appare lontano - forse come non è mai stato in tempi recenti - ma rimane l’orizzonte di un riscatto di questa parte del mondo, e non soltanto di questa.

Guardiamo a Israele come Paese a noi vicino e pienamente amico, oggi e in futuro, per condivisione di storia e di valori. Siamo e saremo sempre impegnati per la sua sicurezza.

Sentiamo crescere in noi, di giorno in giorno, l’angoscia per gli ostaggi nelle mani crudeli di Hamas.

L’angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia di Gaza.

Anzitutto per l’irrinunziabile rispetto dei diritti umani di ciascuno, ovunque. E anche perché una reazione con così drammatiche conseguenze sui civili, rischia di far sorgere nuove leve di risentimenti e di odio.

Può accrescere gli ostacoli per il raggiungimento di una soluzione capace di assicurare pace e prosperità in quella regione, così centrale nella storia dell’umanità e così martoriata.

Coloro che hanno sofferto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra sanno che non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato.

Ci ostiniamo a rimanere fiduciosi nel futuro dell’umanità. Nella convinzione profonda che un futuro intriso di intolleranza, di guerra e di violenza, non sia il desiderio iscritto nelle coscienze delle donne e degli uomini.

I Giusti, con il loro coraggio, con la loro speranza e il loro sacrificio ci indicano la direzione e ci esortano ad agire, con determinazione e a tutti i livelli, contro i predicatori di odio e contro i portatori di morte.

I Giusti italiani sono tra le radici migliori della nostra Repubblica. Per questo li celebriamo e li onoriamo, tutti insieme, come popolo italiano e come comunità, oggi, nel Giorno della Memoria.

28 ottobre 1944, Predappio è libera! Alle sette del mattino del 26 ottobre 1944 una formazione di partigiani guidata da ...
28/10/2023

28 ottobre 1944, Predappio è libera!

Alle sette del mattino del 26 ottobre 1944 una formazione di partigiani guidata da Giuseppe Ferlini si presentò all’ingresso delle gallerie della fabbrica “Aeronautica Caproni” nelle quali era rifugiata gran parte della popolazione. “Sono Giuseppe Ferlini nato nel podere Lago di Tontola nel 1910”: il futuro sindaco si presentò con queste parole ai suoi compaesani, annunciando la fuga dei tedeschi.

Ufficialmente la liberazione di Predappio è datata 28 ottobre 1944 e questo non fu una fatalità, ma una scelta dal grande valore simbolico che l'esercito Alleato e le forze della Resistenza vollero rimarcare per far coincidere la Liberazione con quel 28 ottobre 1922 data della Marcia su Roma che diede inizio al regime fascista.

“Historia magistra vitae” dicevano gli antichi. A volte, però, gli insegnamenti della storia vengono dimenticati, specie se si tratta di non ricommettere errori del passato. Quel “sbagliando si impara” tramandato dalla memoria popolare spesso non serve ad evitare che gli errori vengano ricommessi. Si sbaglia e si continua sulla strada dell’errore. Ed Esistere solamente, in epoche come la nostra, non basta più; esistere ha senso solamente se vi si aggiunge una “r” davanti: si esiste solamente se si RESISTE.

La Resistenza è sempre attuale, questa è la sua valenza; e mai quanto in un’epoca come la nostra nella quale dobbiamo resistere a un ritorno in politica del dilettantismo, dell’opportunismo egoista, del populismo che per troppi anni sono dilagati ed hanno inquinato la nostra società.

Assistiamo oggi, spesso sgomenti, ai segni evidenti di una progressiva perdita della memoria collettiva dei fatti della Resistenza, sui valori della quale si fondano la Repubblica e la nostra Costituzione, e a troppi revisionismi riduttivi e fuorvianti. Ecco perché questa ricorrenza non deve invecchiare, non deve subire l'usura del tempo.

Ed è nostro dovere continuare a ricordare, attraverso ogni canale e voce possibile, che la libertà non è un bene definitivamente acquisito. La libertà va, invece, tenuta viva giorno per giorno, ha bisogno di essere continuamente alimentata. Perché, come diceva Calamandrei “la libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare”.

Generazioni in Comune.

📲 Lunedì 10 luglio alle ore 12 tutti i cellulari collegati a celle di telefonia mobile  dell'Emilia-Romagna suoneranno c...
10/07/2023

📲 Lunedì 10 luglio alle ore 12 tutti i cellulari collegati a celle di telefonia mobile dell'Emilia-Romagna suoneranno contemporaneamente e con un suono diverso rispetto a quello delle normali notifiche.

E' IT-alert il nuovo sistema di allarme pubblico nazionale.

Ma nessuna paura: è un messaggio di prova che, quando il sistema nazionale sarà a regime, permetterà di informare direttamente i cittadini in caso di gravi emergenze imminenti o in corso: maremoto (generato da un terremoto), collasso di una grande diga, attività vulcanica (per i vulcani Vesuvio, Campi Flegrei, Vulcano e Stromboli), incidenti nucleari o emergenze radiologiche, incidenti rilevanti in stabilimenti industriali.

Cosa bisogna fare? Assolutamente nulla se non leggere il messaggio e per chi vuole collaborare compilare il questionario sul sito it-alert.it per aiutare il Dipartimento Protezione Civile a migliorare il sistema.

Non è necessario iscriversi né scaricare nessuna applicazione.
Il servizio è anonimo e gratuito.
E non sostituisce il sistema di allertamento della Regione Emilia-Romagna, ma lo integra.

Per saperne di più 👉 https://regioneer.it/italert10luglio23

07/07/2023

In particolare è stato imbrattato il muro esterno del cimitero di San Cassiano a Predappio

È stato compiuto un vergognoso atto vandalico sul perimetro esterno del cimitero di San Cassiano a Predappio. Il dissens...
07/07/2023

È stato compiuto un vergognoso atto vandalico sul perimetro esterno del cimitero di San Cassiano a Predappio.
Il dissenso si esprime in modi civili; gli atti vandalici oltre ad arrecare un danno materiale, denotano solo la pochezza dei responsabili con atti e scritte deliranti.
Un atto vandalico che denota disprezzo per l’intera comunità e mancanza di rispetto per il luogo dove riposano i nostri cari.
Speriamo sia fatta luce al più presto su quanto avvenuto.

Il gruppo consiliare
Generazioni in Comune

19/05/2023

Il Comune di Predappio ha creato una raccolta fondi a sostegno delle comunità e delle realtà maggiormente colpite dall’emergenza alluvione e frane che ha coinvolto il nostro Comune e le nostre frazioni in questi giorni.
- É l’unica raccolta fondi ufficiale del nostro Comune.
- É possibile donare mediante bonifico bancario al Comune di Predappioal seguente
IBAN: IT28N0306913298100000300009
specificando nella causale “Donazione emergenza alluvione e frane”.
Aiutiamo il Comune di Predappio e la nostra comunità a ripartire!

Indirizzo

Forlì
47121

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