Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni

Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni, Organizzazione no-profit, Florence.

Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni è nata per unire tutte le associazioni e i comitati dislocati nel territorio toscano, che perseguono la tutela dei principali beni pubblici, come l'acqua e il servizio di gestione dei rifiuti.

20/07/2026

Alessandro Tomasi ha ragione su una cosa: la Toscana usa ancora troppo le discariche, trasporta troppi rifiuti fuori regione e questo ha un costo per i cittadini.
Ma poi arriva alla conclusione sbagliata: costruire nuovi inceneritori.
Nel nostro video spieghiamo perché il problema non è quanti inceneritori abbiamo, ma quanti rifiuti residui continuiamo a produrre.
Oggi in Toscana produciamo circa 187 kg di rifiuto residuo per abitante all’anno. Eppure esistono già realtà toscane e italiane che dimostrano che si può fare molto meglio.
📍 Lucca, città turistica con oltre 600 kg di rifiuti prodotti per abitante, grazie a una raccolta differenziata superiore all’80% scende a circa 123 kg di residuo per abitante.
📍 In territori ancora più virtuosi si scende sotto gli 80 kg per abitante.
Applicando questi modelli alla Toscana, il rifiuto residuo potrebbe ridursi da circa 685 mila tonnellate a poco più di 330 mila tonnellate all’anno: oltre il 50% in meno, e con impianti moderni di recupero della materia si potrebbe ridurre ulteriormente fino a circa 200 mila tonnellate.
Questo significa una cosa molto semplice: prima di parlare di nuovi inceneritori bisognerebbe parlare di come produrre meno rifiuti e recuperare meglio quelli che già produciamo.
C’è poi un’altra questione che nel dibattito viene spesso dimenticata.
I costi dei trasporti esistono, ma costruire nuovi inceneritori costa centinaia di milioni di euro e quei costi finiscono nelle bollette pagate dai cittadini.
Noi non teniamo né per la destra né per la sinistra, siamo cittadini come voi, e proprio per questo giudichiamo le proposte dai risultati e non dal colore politico di chi le presenta.
La situazione attuale è il risultato di decisioni prese negli anni da amministratori di destra e di sinistra, per questo crediamo che servano idee nuove, non la riproposizione delle stesse ricette che ci hanno portato fin qui.
Guardate il video di Marco Cardone di Trasparenza per Empoli e fatevi un’opinione sui dati.

Finalmente un comune virtuosoComune di San Giovanni Valdarno
30/06/2026

Finalmente un comune virtuoso
Comune di San Giovanni Valdarno

Il Consiglio comunale di San Giovanni Valdarno ha approvato ieri una mozione dedicata ai PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche conosciute come “inquinanti eterni” per la loro elevata persistenza nell’ambiente e la difficoltà di degradazione. Il documento, presentato dal...

27/06/2026

Quando una dirigenza smette di rendere conto a tutti, è la politica che deve riprendersi la propria azienda

La richiesta di dimissioni della Direzione Produzione Servizi avanzata dalla RSU, l'adesione allo sciopero regionale del 9 luglio e la denuncia, da parte della FP CGIL, Fiadel CISL e UIL di comportamenti definiti "derisori e con profili intimidatori" nei confronti di rappresentanti dei lavoratori non sono tre episodi isolati.

Sono il sintomo di qualcosa di molto più grave.

Quando i lavoratori denunciano un progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro, quando i cittadini subiscono disservizi e aumenti sempre più frequenti e quando perfino il confronto con le rappresentanze sindacali viene descritto come irrispettoso, il problema non riguarda più soltanto l'organizzazione del servizio. Riguarda il modo in cui una parte della dirigenza concepisce il proprio ruolo.

Se i fatti riportati nei comunicati sindacali troveranno conferma, una dirigenza che arriva a deridere o intimidire i rappresentanti dei lavoratori mentre questi chiedono semplicemente più sicurezza, più organizzazione e migliori condizioni di lavoro dimostra di non considerare il confronto come una risorsa, ma come un fastidio.

Ed è questo il punto più preoccupante.

Una società a composizione totalmente pubblica non appartiene ai dirigenti, non appartiene all'amministratore delegato. Appartiene ai cittadini.

Chi la dirige ha il compito di amministrarla nell'interesse pubblico, non di comportarsi come se fosse un potere autonomo, sottratto al confronto e al controllo.

Quando viene meno il rispetto verso chi rappresenta i lavoratori, inevitabilmente viene meno anche il rispetto verso i cittadini, verso gli enti proprietari e verso la missione stessa per cui quella società è nata.
Una società pubblica esiste per garantire un servizio, non per difendere il prestigio o l'autoreferenzialità di chi la dirige.

Per anni abbiamo denunciato i rischi di un modello che, inseguendo il progetto della quotazione in Borsa, avrebbe inevitabilmente spostato il baricentro dell'azienda dalla qualità del servizio e dall'interesse pubblico verso logiche sempre più orientate agli equilibri economici e finanziari.
Molti ci hanno accusato di esagerare, oggi, però, i fatti impongono una riflessione. I disservizi, le tensioni con i lavoratori, la rottura delle relazioni sindacali e il progressivo allontanamento dell'azienda dai cittadini e dal controllo dei sindaci delineano un quadro che non può più essere liquidato come una normale difficoltà organizzativa.

Ma da questo momento cambia anche il piano delle responsabilità.
La dirigenza risponderà del proprio operato, i sindaci, però, dovranno rispondere delle loro scelte.
Non sarà più sufficiente continuare a ripetere che Alia è un soggetto autonomo e che le decisioni spettano esclusivamente ai dirigenti.

Alia è una società interamente pubblica, i proprietari sono i Comuni e i Comuni sono rappresentati dai sindaci.

Se davvero i sindaci non hanno più la capacità di indirizzare, controllare e correggere la gestione dell'azienda, allora il problema è ancora più grave, perché significherebbe che la politica ha rinunciato al proprio ruolo, consegnando una società pubblica a una struttura dirigenziale che opera senza un controllo effettivo.

Se invece questo controllo esiste, è arrivato il momento di esercitarlo.

Non possiamo più accettare che, mentre cittadini e lavoratori pagano ogni giorno il prezzo di decisioni organizzative sbagliate, gli enti proprietari si limitino ad assistere agli eventi come semplici spettatori.

E non possiamo più accettare che l'attenzione dei Comuni sembri concentrarsi soprattutto sui milioni di euro di dividendi distribuiti ogni anno, mentre sul controllo della gestione quotidiana dell'azienda si registra un silenzio sempre più difficile da comprendere.

Quei dividendi non sono un regalo.

Sono il risultato delle bollette pagate dai cittadini e del lavoro quotidiano di centinaia di lavoratori.
Per questo gli utili non possono mai diventare un alibi per chiudere gli occhi davanti ai problemi.

Governare una società pubblica non significa soltanto approvarne i bilanci o incassarne i dividendi, significa pretendere trasparenza, significa valutare l'operato della dirigenza.
Significa intervenire quando il modello organizzativo produce disservizi, tensioni sindacali e perdita di fiducia.

Da oggi saranno anche i sindaci al centro dell'attenzione e del giudizio dei cittadini, non per ciò che diranno, ma per ciò che faranno, o sceglieranno di non fare.
Perché il dovere di tutelare un servizio pubblico, i lavoratori che lo garantiscono e i cittadini che lo finanziano viene prima di qualsiasi equilibrio di bilancio, di qualsiasi dividendo e di qualsiasi convenienza politica.

Una società a totale partecipazione pubblica non può trasformarsi in un centro di potere autoreferenziale, deve tornare ad essere uno strumento al servizio della collettività ed è la politica che ha il dovere di riportarla lì.

Una società a totale partecipazione pubblica non ha padroni, ha amministratori temporanei e un unico proprietario permanente: i cittadini.

Publiacqua interamente pubblica: implicazioni e prospettive per la gestione dei servizi localiDi Fabio BracciAi commenti...
17/03/2026

Publiacqua interamente pubblica: implicazioni e prospettive per la gestione dei servizi locali
Di Fabio Bracci
Ai commenti il link all'articolo pubblicato su La Città manifesta - Rivista di PerUnaltracittà Firenze che ringraziamo

Intervista a Marco Cardone di Trasparenza per Empoli 👏

Respinto il contenzioso di Acque Blu Fiorentine. Intervista con Marco Cardone, tra i promotori del Comitato Trasparenza per Empoli, attivamente coinvolto nella Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni e nel Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, con cui si occupa della gestione dei beni comuni, sostenendo il modello di gestione in house come valida alternativa al progetto finanziario Multiutility.
Si è chiusa la lunga vicenda giudiziaria riguardante la liquidazione del socio privato di Publiacqua. Ci può spiegare cosa è successo?
La vicenda nasce dal contenzioso avviato dal socio privato di Publiacqua, Acque Blu Fiorentine, contro il percorso deciso dai soci pubblici per procedere alla liquidazione della sua partecipazione. La recente sentenza ha rigettato le domande del socio privato, consentendo ai soci pubblici di procedere con l’operazione di liquidazione, per un valore complessivo di circa 122 milioni di euro, portando di fatto la società ad avere la totale partecipazione pubblica. Questo passaggio rappresenta la chiusura di una lunga fase di conflitto societario e apre la possibilità concreta di completare il percorso verso una gestione realmente pubblica del servizio idrico.
Cosa comporta questo risultato e cosa è successo il 13 marzo nell’assemblea territoriale di AIT?
Il 13 marzo la Conferenza Territoriale n. 3 dell’Autorità Idrica Toscana ha confermato definitivamente il percorso verso l’affidamento in house del servizio idrico, con l’indicazione che Publiacqua verrà ricondotta dentro Plures, una società interamente pubblica, sulla quale dovranno però essere fatte importanti modifiche statutarie necessarie per garantire le condizioni richieste dalla normativa per la gestione in house di Publiacqua; non è solo un passaggio tecnico, è un cambiamento molto profondo nel modello di governance del servizio idrico che per coerenza necessiterà anche di un cambio del Consiglio di Amministrazione di Plures perché non possono essere le stesse persone che hanno costantemente sostenuto l’operazione multiutility a gestire il percorso di ripubblicizzazione.
L’in house significa tre cose molto precise: proprietà totalmente pubblica, controllo diretto dei comuni sulla società e partecipazione alle scelte della società dei soli comuni serviti. Ma significa anche una responsabilità molto forte per le amministrazioni locali, che dovranno dimostrare di saper esercitare davvero quel controllo e di orientare la gestione non alla distribuzione degli utili come fatto finora, ma alla qualità del servizio, agli investimenti e alla tutela della risorsa acqua.
Quanto ha inciso il lavoro dei comitati e delle reti civiche in questo percorso?
È stato un lavoro enorme, portato avanti negli anni da molti comitati e in particolare dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua e dalla Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni, che fin dal 2021 hanno iniziato a lavorare su questi temi con grande determinazione portando avanti un lavoro continuo di analisi, informazione e mobilitazione su questi temi.
È importante ricordare il contesto di quegli anni, molto diverso da quello attuale: la quasi totalità dei partiti politici e dei dirigenti di partito e la maggior parte dei sindaci era favorevole al progetto di quotazione in Borsa della multiutility, oppure rimaneva sostanzialmente in silenzio. In quel contesto esisteva solo un piccolo gruppo di amministratori locali che aveva preso una posizione diversa, i cosiddetti “12 sindaci ribelli”.
In questi anni la rete civica toscana ha dimostrato due cose importanti: non solo di avere tutte le competenze necessarie per affrontare e analizzare a fondo temi apparentemente molto complessi come quelli della governance dei servizi pubblici, ma anche di avere la capacità di riunire le tante sensibilità diverse presenti sui territori in un’unica voce corale, una voce che è riuscita a parlare con chiarezza alla cittadinanza, spiegando cosa stava accadendo e quali erano le implicazioni delle scelte in discussione. È stato un lavoro grande che non solo ha portato a questi primi risultati importanti, ma ha anche contribuito a rafforzare nella società civile una nuova consapevolezza riattivando una forte domanda di partecipazione.
Abbiamo ancora molti passi da fare per consegnare ai territori un sistema che funzioni nel modo migliore possibile, che sia efficiente e che operi nel pieno rispetto del territorio e dei beni comuni, ma oggi possiamo dire che sempre più persone hanno capito cosa è in gioco e cosa è meglio per le loro comunità.
Lei ha spesso sottolineato una contraddizione nel racconto politico di questi anni.
Sì, perché è importante ricordare che quando i sindaci hanno avviato il contenzioso giudiziario lo hanno presentato come un percorso verso la ripubblicizzazione del servizio idrico. Nella realtà, però, nello stesso periodo molti di quei sindaci stavano portando avanti con determinazione il progetto della multiutility e della successiva quotazione in borsa.
In quel quadro la liquidazione dei soci privati delle società idriche rappresentava un passaggio funzionale a un altro obiettivo: rendere completamente pubbliche le società per poterle poi conferire nella multiutility e avviarle verso la privatizzazione attraverso i mercati finanziari, e questa differenza non è mai stata chiarita fino in fondo nel dibattito pubblico. Questa è una distinzione importante, perché tra un modello orientato alla gestione pubblica del servizio e un modello orientato alla gestione finanziaria esiste una differenza sostanziale anche quando le società sono a totale partecipazione pubblica.
A questo punto diventa indispensabile compiere scelte molto chiare sulla modifica dello statuto di Plures e introdurre regole forti, non semplicemente formali, che garantiscano realmente la tutela delle singole società e la loro autonomia decisionale e gestionale, e – cosa altrettanto importante – procedere con un cambio dei vertici dirigenziali della società Plures.
Se queste garanzie non verranno costruite in modo serio, il rischio è evidente: ci troveremo di fronte a una multiutility Plures che avrà semplicemente rinunciato, almeno temporaneamente, alla quotazione in borsa, continuando però a utilizzare con un approccio finanziario le società dei servizi per estrarne utili. Utili che peraltro finirebbero anche per essere drenati dalle società operative per alimentare i bisogni dei bilanci comunali.
In uno scenario del genere assisteremmo inevitabilmente all’apertura di nuove tensioni politiche e territoriali, con conflitti tra territori, tra società e tra amministrazioni locali, capaci di destabilizzare gli equilibri economici e istituzionali su cui oggi si regge la gestione dei servizi pubblici.
Proprio per evitare questo scenario è necessario intervenire ora, con regole statutarie chiare e vincolanti, che garantiscano autonomia gestionale alle società dei servizi e impediscano che diventino strumenti finanziari al servizio degli equilibri politici di breve periodo.
Adesso si apre una fase decisiva: o si costruisce davvero un sistema pubblico solido, con regole chiare e autonomie garantite per le società dei servizi, oppure la multiutility rischierà di diventare soltanto uno strumento finanziario che continua a drenare risorse dai servizi essenziali per sostenere equilibri di bilancio e scelte politiche locali di breve periodo.
Le quote del socio privato saranno acquisite da Plures e non direttamente dai comuni. Quali implicazioni ha questa scelta?
Questa scelta apre scenari che possono essere letti in due modi diversi. Da un lato potrebbe rappresentare un’opportunità, se Plures diventasse davvero una holding pubblica orientata alla gestione in house dei servizi essenziali, nel tempo anche altri settori — come rifiuti o energia — potrebbero assumere una forma di gestione pubblica e più controllata dai territori con la forma in house. Dall’altro lato esiste però anche un rischio molto concreto che non può essere ignorato: che si possa creare un sistema nel quale gli utili prodotti dalle società idriche vengano utilizzati per sostenere altri settori, ad esempio quello dei rifiuti, la cui gestione è spesso oggetto di forti discussioni. Questo sarebbe un grave errore che deve essere scongiurato in ogni modo.
Per questo sarà fondamentale definire uno statuto con regole precise e stringenti, che garantiscano la tutela dell’autonomia delle società idriche e il totale reinvestimento degli utili nel servizio direttamente attraverso le società di gestione, senza passare da Plures. Allo stesso tempo sarà necessario garantire un vero controllo analogo da parte dei comuni soci delle società e impedire qualsiasi forma di ingerenza da parte di altri enti o comuni soci di Plures verso società dalle quali non ricevono servizi.
Questo tema apre anche una questione molto delicata sul piano politico.
Esatto, perché introduce un tema molto sensibile: la potenziale ingerenza di Plures e dei suoi principali azionisti sulle società partecipate. Un caso emblematico sarà quello di Acque spa, l’altra grande società idrica toscana, il cui affidamento andrà a scadenza nel 2031 e che presenta oggi ottime prospettive per una futura gestione in house. Tuttavia la struttura societaria crea un problema politico molto serio: circa il 19% delle quote di Acque spa appartiene ai comuni dell’Empolese Valdelsa, che hanno conferito le loro quote a Plures. Il resto dei soci non ha mai visto con favore l’operazione multiutility e, guardando al momento in cui il socio privato ABAB verrà liquidato — alla fine della concessione o anche prima con una sentenza analoga a quella di Publiacqua — Plures arriverebbe a controllare circa il 34% della società.
Di fronte a questo scenario alcuni soci non hanno mai nascosto la possibilità di chiedere una revisione dell’ambito territoriale, creando una nuova società in house con altri territori e lasciando fuori l’Empolese Valdelsa. In quel caso l’Empolese ricadrebbe inevitabilmente dentro Publiacqua.
Questo dimostra quanto sia delicata la fase che stiamo attraversando e per questo è indispensabile intervenire subito con regole statutarie molto forti, ma anche avviare un rinnovamento dei vertici dirigenziali della società.

A seguito delle analisi svolte in autonomia da alcuni Comitati e Associazioni della nostra regione, che hanno riscontrat...
14/01/2026

A seguito delle analisi svolte in autonomia da alcuni Comitati e Associazioni della nostra regione, che hanno riscontrato nel territorio alcuni dati preoccupanti:

CONVEGNO SUGLI INQUIINANTI ETERNI, I PFAS, effetti sull’ambiente e sull’organismo umano

Promosso da: Forum Toscano Movimenti Acqua, Comitato "Le Vittime di Podere Rota", Associazione I'Bercio Associazione Culturale, Associazione TERRA LIBERA TUTTI, Associazione Per La Valdambra, Circolo Laudato Si' - SGV, Orto per Orto APS Associazione di Promozione Sociale, in collaborazione con la Rete Zero Pfas Toscana.
Con il patrocinio del Comune di San Giovanni Valdarno

Convegno Inquinanti Eterni - PFAS e gli effetti sull'organismo umano sabato 31 gennaio 2026, ore 9.30Sala Francini Miser...
13/01/2026

Convegno Inquinanti Eterni - PFAS e gli effetti sull'organismo umano
sabato 31 gennaio 2026, ore 9.30
Sala Francini Misericordia Casalguidi & Cantagrillo, Piazza Vittorio Veneto, 21 Casalguidi (PT)
Intervengono:
Giuseppe Ungherese, ricercatore di sostanze inquinanti
Vincenzo Cordiano, Medico ISDE - Associazione Medici per l'Ambiente
Clara Gonnelli, Zero PFAS Toscana
Michela Piccoli, Mamme NO PFAS del Veneto
Luigi Gargini, Assessore all'ambiente del Comune di Serravalle Pistoiese
Saluti di:
Rosanna Crocini, ABC Alleanza Beni Comuni Pistoia
Elena Bardelli, Serravalle Civica
Federico Gorbi, Attiva

15/12/2025

Intervento di Marco Cardone al convegno di Lucca, sabato 13 dicembre “Per un'acqua pubblica e Si-cura. No alla Multiutilty"

Un progetto come quello della multiutility, concepito da un ristretto gruppo di persone, pensato per gravare sull’intera collettività e portato avanti nel silenzio e con informazioni parziali o fuorvianti, è stato respinto.

Non per caso, ma grazie a informazione corretta, confronto pubblico e discussione trasparente.
Quando i cittadini sono messi nelle condizioni di capire, partecipare e decidere, le scelte calate dall’alto non reggono.

Abbiamo acceso una luce.
Adesso continuiamo a tenerla accesa, lavorando insieme per proseguire sulla strada dell’esclusivo interesse pubblico e collettivo, della trasparenza e della partecipazione reale.

Se non si sapesse, pure il consorzio degli industriali pratesi GIDA è stato fatto entrare nel Servizio Idrico Integrato ...
13/12/2025

Se non si sapesse, pure il consorzio degli industriali pratesi GIDA è stato fatto entrare nel Servizio Idrico Integrato (gestore Publiacqua). Indovinate con quali anni hanno fatto il confronto per dire che erano simili i reflui civili e quelli industriali (confronto anni 2014/15 con anno 2020/21/22)? Al periodo COVID! Non solo agli industriali hanno dato tempo fino al 2032 per mettersi a norma sugli scarichi in pubblica fognatura e siccome per le norme dovrebbero pagare cifre esorbitanti, gli fanno pure gli sconti fino al 2032. A voi hanno mai fatto sconti? Rossella Michelotti

Reflui civili per diluire quelli industriali a spese della collettività: è questo che intendente per sviluppo in ottica industriale dei servizi pubblici locali?

Il depuratore di Pagnana, attivo dal 1985 per volontà di Amministratori lungimiranti ed attenti agli interessi del territorio, nel corso degli anni è stato ampliato e ristrutturato seguendo le necessità di una normativa sempre più raffinata ed infine rispettando, anche ai nostri giorni, la normativa dell’Unione Europea, soddisfacendo così la depurazione per 90.000 abitanti equivalenti di reflui urbani a forte prevalenza civile. È un impianto del quale, come empolesi, possiamo esserne orgogliosi ed essere grati a chi fino ad ora ha condotto l’organizzazione e la gestione di un tale sistema.

Poco più a valle del nostro territorio, lungo il percorso dell’Arno, vi è l’impianto Cuoiodepur (loc. San Romano, Comune di San Miniato) per la depurazione di acque reflue urbane costituite in prevalenza da reflui industriali conciari. Infatti esso svolge anche la funzione prevalente di depurazione industriale verso i propri soci-utenti al di fuori del sistema idrico integrato.
Nel corso degli anni tale impianto ha sempre avuto difficoltà a rispettare i limiti di legge nello scarico in acque superficiali, in particolare per i parametri cloruri e solfati, tipici della lavorazione conciaria.
Tale difficoltà la ritroviamo anche nella vigente autorizzazione dell’impianto, a seguito di decreto regionale del 2021, che ammette ancora una volta deroghe nello scarico idrico per i parametri cloruri e solfati in attesa e a condizione che sia attuato l’Accordo di programma per il collettamento dei reflui urbani di Empoli (e Comuni limitrofi) all’impianto Cuoiodepur, in modo di raggiungere così le giuste concentrazioni dei due parametri nello scarico.

Possiamo pertanto concludere che i reflui in arrivo a Pagnana, regolarmente depurati, sono reflui civili “buoni” per una depurazione e sono quindi indispensabili a Cuoiodepur per alleggerire i reflui conciari allo scopo di rispettare i limiti di scarico in acque superficiali.

E da qui sorgono le domande: i soldi impegnati in queste maxi operazioni potevano essere utilizzati per migliorare davvero le reti fognarie e la depurazione dell’Empolese Valdelsa? Pur collettando i piccoli depuratori ad un depuratore di maggiore potenzialità (allo scopo di ottimizzare la gestione del sistema di allontanamento e depurazione dei reflui urbani) era più ecologicamente opportuno mantenere i volumi di acqua scaricata nelle rispettive zone di produzione organizzando un sistema di riutilizzo in loco? Quante altre possibili buone soluzioni per il nostro territorio abbiamo mancato, a partire dal 2004, ormai accecati dall’obiettivo di risolvere i problemi del Comprensorio del Cuoio?

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