Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni

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Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni è nata per unire tutte le associazioni e i comitati dislocati nel territorio toscano, che perseguono la tutela dei principali beni pubblici, come l'acqua e il servizio di gestione dei rifiuti.

Publiacqua interamente pubblica: implicazioni e prospettive per la gestione dei servizi localiDi Fabio BracciAi commenti...
17/03/2026

Publiacqua interamente pubblica: implicazioni e prospettive per la gestione dei servizi locali
Di Fabio Bracci
Ai commenti il link all'articolo pubblicato su La Città manifesta - Rivista di PerUnaltracittà Firenze che ringraziamo

Intervista a Marco Cardone di Trasparenza per Empoli 👏

Respinto il contenzioso di Acque Blu Fiorentine. Intervista con Marco Cardone, tra i promotori del Comitato Trasparenza per Empoli, attivamente coinvolto nella Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni e nel Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, con cui si occupa della gestione dei beni comuni, sostenendo il modello di gestione in house come valida alternativa al progetto finanziario Multiutility.
Si è chiusa la lunga vicenda giudiziaria riguardante la liquidazione del socio privato di Publiacqua. Ci può spiegare cosa è successo?
La vicenda nasce dal contenzioso avviato dal socio privato di Publiacqua, Acque Blu Fiorentine, contro il percorso deciso dai soci pubblici per procedere alla liquidazione della sua partecipazione. La recente sentenza ha rigettato le domande del socio privato, consentendo ai soci pubblici di procedere con l’operazione di liquidazione, per un valore complessivo di circa 122 milioni di euro, portando di fatto la società ad avere la totale partecipazione pubblica. Questo passaggio rappresenta la chiusura di una lunga fase di conflitto societario e apre la possibilità concreta di completare il percorso verso una gestione realmente pubblica del servizio idrico.
Cosa comporta questo risultato e cosa è successo il 13 marzo nell’assemblea territoriale di AIT?
Il 13 marzo la Conferenza Territoriale n. 3 dell’Autorità Idrica Toscana ha confermato definitivamente il percorso verso l’affidamento in house del servizio idrico, con l’indicazione che Publiacqua verrà ricondotta dentro Plures, una società interamente pubblica, sulla quale dovranno però essere fatte importanti modifiche statutarie necessarie per garantire le condizioni richieste dalla normativa per la gestione in house di Publiacqua; non è solo un passaggio tecnico, è un cambiamento molto profondo nel modello di governance del servizio idrico che per coerenza necessiterà anche di un cambio del Consiglio di Amministrazione di Plures perché non possono essere le stesse persone che hanno costantemente sostenuto l’operazione multiutility a gestire il percorso di ripubblicizzazione.
L’in house significa tre cose molto precise: proprietà totalmente pubblica, controllo diretto dei comuni sulla società e partecipazione alle scelte della società dei soli comuni serviti. Ma significa anche una responsabilità molto forte per le amministrazioni locali, che dovranno dimostrare di saper esercitare davvero quel controllo e di orientare la gestione non alla distribuzione degli utili come fatto finora, ma alla qualità del servizio, agli investimenti e alla tutela della risorsa acqua.
Quanto ha inciso il lavoro dei comitati e delle reti civiche in questo percorso?
È stato un lavoro enorme, portato avanti negli anni da molti comitati e in particolare dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua e dalla Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni, che fin dal 2021 hanno iniziato a lavorare su questi temi con grande determinazione portando avanti un lavoro continuo di analisi, informazione e mobilitazione su questi temi.
È importante ricordare il contesto di quegli anni, molto diverso da quello attuale: la quasi totalità dei partiti politici e dei dirigenti di partito e la maggior parte dei sindaci era favorevole al progetto di quotazione in Borsa della multiutility, oppure rimaneva sostanzialmente in silenzio. In quel contesto esisteva solo un piccolo gruppo di amministratori locali che aveva preso una posizione diversa, i cosiddetti “12 sindaci ribelli”.
In questi anni la rete civica toscana ha dimostrato due cose importanti: non solo di avere tutte le competenze necessarie per affrontare e analizzare a fondo temi apparentemente molto complessi come quelli della governance dei servizi pubblici, ma anche di avere la capacità di riunire le tante sensibilità diverse presenti sui territori in un’unica voce corale, una voce che è riuscita a parlare con chiarezza alla cittadinanza, spiegando cosa stava accadendo e quali erano le implicazioni delle scelte in discussione. È stato un lavoro grande che non solo ha portato a questi primi risultati importanti, ma ha anche contribuito a rafforzare nella società civile una nuova consapevolezza riattivando una forte domanda di partecipazione.
Abbiamo ancora molti passi da fare per consegnare ai territori un sistema che funzioni nel modo migliore possibile, che sia efficiente e che operi nel pieno rispetto del territorio e dei beni comuni, ma oggi possiamo dire che sempre più persone hanno capito cosa è in gioco e cosa è meglio per le loro comunità.
Lei ha spesso sottolineato una contraddizione nel racconto politico di questi anni.
Sì, perché è importante ricordare che quando i sindaci hanno avviato il contenzioso giudiziario lo hanno presentato come un percorso verso la ripubblicizzazione del servizio idrico. Nella realtà, però, nello stesso periodo molti di quei sindaci stavano portando avanti con determinazione il progetto della multiutility e della successiva quotazione in borsa.
In quel quadro la liquidazione dei soci privati delle società idriche rappresentava un passaggio funzionale a un altro obiettivo: rendere completamente pubbliche le società per poterle poi conferire nella multiutility e avviarle verso la privatizzazione attraverso i mercati finanziari, e questa differenza non è mai stata chiarita fino in fondo nel dibattito pubblico. Questa è una distinzione importante, perché tra un modello orientato alla gestione pubblica del servizio e un modello orientato alla gestione finanziaria esiste una differenza sostanziale anche quando le società sono a totale partecipazione pubblica.
A questo punto diventa indispensabile compiere scelte molto chiare sulla modifica dello statuto di Plures e introdurre regole forti, non semplicemente formali, che garantiscano realmente la tutela delle singole società e la loro autonomia decisionale e gestionale, e – cosa altrettanto importante – procedere con un cambio dei vertici dirigenziali della società Plures.
Se queste garanzie non verranno costruite in modo serio, il rischio è evidente: ci troveremo di fronte a una multiutility Plures che avrà semplicemente rinunciato, almeno temporaneamente, alla quotazione in borsa, continuando però a utilizzare con un approccio finanziario le società dei servizi per estrarne utili. Utili che peraltro finirebbero anche per essere drenati dalle società operative per alimentare i bisogni dei bilanci comunali.
In uno scenario del genere assisteremmo inevitabilmente all’apertura di nuove tensioni politiche e territoriali, con conflitti tra territori, tra società e tra amministrazioni locali, capaci di destabilizzare gli equilibri economici e istituzionali su cui oggi si regge la gestione dei servizi pubblici.
Proprio per evitare questo scenario è necessario intervenire ora, con regole statutarie chiare e vincolanti, che garantiscano autonomia gestionale alle società dei servizi e impediscano che diventino strumenti finanziari al servizio degli equilibri politici di breve periodo.
Adesso si apre una fase decisiva: o si costruisce davvero un sistema pubblico solido, con regole chiare e autonomie garantite per le società dei servizi, oppure la multiutility rischierà di diventare soltanto uno strumento finanziario che continua a drenare risorse dai servizi essenziali per sostenere equilibri di bilancio e scelte politiche locali di breve periodo.
Le quote del socio privato saranno acquisite da Plures e non direttamente dai comuni. Quali implicazioni ha questa scelta?
Questa scelta apre scenari che possono essere letti in due modi diversi. Da un lato potrebbe rappresentare un’opportunità, se Plures diventasse davvero una holding pubblica orientata alla gestione in house dei servizi essenziali, nel tempo anche altri settori — come rifiuti o energia — potrebbero assumere una forma di gestione pubblica e più controllata dai territori con la forma in house. Dall’altro lato esiste però anche un rischio molto concreto che non può essere ignorato: che si possa creare un sistema nel quale gli utili prodotti dalle società idriche vengano utilizzati per sostenere altri settori, ad esempio quello dei rifiuti, la cui gestione è spesso oggetto di forti discussioni. Questo sarebbe un grave errore che deve essere scongiurato in ogni modo.
Per questo sarà fondamentale definire uno statuto con regole precise e stringenti, che garantiscano la tutela dell’autonomia delle società idriche e il totale reinvestimento degli utili nel servizio direttamente attraverso le società di gestione, senza passare da Plures. Allo stesso tempo sarà necessario garantire un vero controllo analogo da parte dei comuni soci delle società e impedire qualsiasi forma di ingerenza da parte di altri enti o comuni soci di Plures verso società dalle quali non ricevono servizi.
Questo tema apre anche una questione molto delicata sul piano politico.
Esatto, perché introduce un tema molto sensibile: la potenziale ingerenza di Plures e dei suoi principali azionisti sulle società partecipate. Un caso emblematico sarà quello di Acque spa, l’altra grande società idrica toscana, il cui affidamento andrà a scadenza nel 2031 e che presenta oggi ottime prospettive per una futura gestione in house. Tuttavia la struttura societaria crea un problema politico molto serio: circa il 19% delle quote di Acque spa appartiene ai comuni dell’Empolese Valdelsa, che hanno conferito le loro quote a Plures. Il resto dei soci non ha mai visto con favore l’operazione multiutility e, guardando al momento in cui il socio privato ABAB verrà liquidato — alla fine della concessione o anche prima con una sentenza analoga a quella di Publiacqua — Plures arriverebbe a controllare circa il 34% della società.
Di fronte a questo scenario alcuni soci non hanno mai nascosto la possibilità di chiedere una revisione dell’ambito territoriale, creando una nuova società in house con altri territori e lasciando fuori l’Empolese Valdelsa. In quel caso l’Empolese ricadrebbe inevitabilmente dentro Publiacqua.
Questo dimostra quanto sia delicata la fase che stiamo attraversando e per questo è indispensabile intervenire subito con regole statutarie molto forti, ma anche avviare un rinnovamento dei vertici dirigenziali della società.

A seguito delle analisi svolte in autonomia da alcuni Comitati e Associazioni della nostra regione, che hanno riscontrat...
14/01/2026

A seguito delle analisi svolte in autonomia da alcuni Comitati e Associazioni della nostra regione, che hanno riscontrato nel territorio alcuni dati preoccupanti:

CONVEGNO SUGLI INQUIINANTI ETERNI, I PFAS, effetti sull’ambiente e sull’organismo umano

Promosso da: Forum Toscano Movimenti Acqua, Comitato "Le Vittime di Podere Rota", Associazione I'Bercio Associazione Culturale, Associazione TERRA LIBERA TUTTI, Associazione Per La Valdambra, Circolo Laudato Si' - SGV, Orto per Orto APS Associazione di Promozione Sociale, in collaborazione con la Rete Zero Pfas Toscana.
Con il patrocinio del Comune di San Giovanni Valdarno

Convegno Inquinanti Eterni - PFAS e gli effetti sull'organismo umano sabato 31 gennaio 2026, ore 9.30Sala Francini Miser...
13/01/2026

Convegno Inquinanti Eterni - PFAS e gli effetti sull'organismo umano
sabato 31 gennaio 2026, ore 9.30
Sala Francini Misericordia Casalguidi & Cantagrillo, Piazza Vittorio Veneto, 21 Casalguidi (PT)
Intervengono:
Giuseppe Ungherese, ricercatore di sostanze inquinanti
Vincenzo Cordiano, Medico ISDE - Associazione Medici per l'Ambiente
Clara Gonnelli, Zero PFAS Toscana
Michela Piccoli, Mamme NO PFAS del Veneto
Luigi Gargini, Assessore all'ambiente del Comune di Serravalle Pistoiese
Saluti di:
Rosanna Crocini, ABC Alleanza Beni Comuni Pistoia
Elena Bardelli, Serravalle Civica
Federico Gorbi, Attiva

15/12/2025

Intervento di Marco Cardone al convegno di Lucca, sabato 13 dicembre “Per un'acqua pubblica e Si-cura. No alla Multiutilty"

Un progetto come quello della multiutility, concepito da un ristretto gruppo di persone, pensato per gravare sull’intera collettività e portato avanti nel silenzio e con informazioni parziali o fuorvianti, è stato respinto.

Non per caso, ma grazie a informazione corretta, confronto pubblico e discussione trasparente.
Quando i cittadini sono messi nelle condizioni di capire, partecipare e decidere, le scelte calate dall’alto non reggono.

Abbiamo acceso una luce.
Adesso continuiamo a tenerla accesa, lavorando insieme per proseguire sulla strada dell’esclusivo interesse pubblico e collettivo, della trasparenza e della partecipazione reale.

Se non si sapesse, pure il consorzio degli industriali pratesi GIDA è stato fatto entrare nel Servizio Idrico Integrato ...
13/12/2025

Se non si sapesse, pure il consorzio degli industriali pratesi GIDA è stato fatto entrare nel Servizio Idrico Integrato (gestore Publiacqua). Indovinate con quali anni hanno fatto il confronto per dire che erano simili i reflui civili e quelli industriali (confronto anni 2014/15 con anno 2020/21/22)? Al periodo COVID! Non solo agli industriali hanno dato tempo fino al 2032 per mettersi a norma sugli scarichi in pubblica fognatura e siccome per le norme dovrebbero pagare cifre esorbitanti, gli fanno pure gli sconti fino al 2032. A voi hanno mai fatto sconti? Rossella Michelotti

Reflui civili per diluire quelli industriali a spese della collettività: è questo che intendente per sviluppo in ottica industriale dei servizi pubblici locali?

Il depuratore di Pagnana, attivo dal 1985 per volontà di Amministratori lungimiranti ed attenti agli interessi del territorio, nel corso degli anni è stato ampliato e ristrutturato seguendo le necessità di una normativa sempre più raffinata ed infine rispettando, anche ai nostri giorni, la normativa dell’Unione Europea, soddisfacendo così la depurazione per 90.000 abitanti equivalenti di reflui urbani a forte prevalenza civile. È un impianto del quale, come empolesi, possiamo esserne orgogliosi ed essere grati a chi fino ad ora ha condotto l’organizzazione e la gestione di un tale sistema.

Poco più a valle del nostro territorio, lungo il percorso dell’Arno, vi è l’impianto Cuoiodepur (loc. San Romano, Comune di San Miniato) per la depurazione di acque reflue urbane costituite in prevalenza da reflui industriali conciari. Infatti esso svolge anche la funzione prevalente di depurazione industriale verso i propri soci-utenti al di fuori del sistema idrico integrato.
Nel corso degli anni tale impianto ha sempre avuto difficoltà a rispettare i limiti di legge nello scarico in acque superficiali, in particolare per i parametri cloruri e solfati, tipici della lavorazione conciaria.
Tale difficoltà la ritroviamo anche nella vigente autorizzazione dell’impianto, a seguito di decreto regionale del 2021, che ammette ancora una volta deroghe nello scarico idrico per i parametri cloruri e solfati in attesa e a condizione che sia attuato l’Accordo di programma per il collettamento dei reflui urbani di Empoli (e Comuni limitrofi) all’impianto Cuoiodepur, in modo di raggiungere così le giuste concentrazioni dei due parametri nello scarico.

Possiamo pertanto concludere che i reflui in arrivo a Pagnana, regolarmente depurati, sono reflui civili “buoni” per una depurazione e sono quindi indispensabili a Cuoiodepur per alleggerire i reflui conciari allo scopo di rispettare i limiti di scarico in acque superficiali.

E da qui sorgono le domande: i soldi impegnati in queste maxi operazioni potevano essere utilizzati per migliorare davvero le reti fognarie e la depurazione dell’Empolese Valdelsa? Pur collettando i piccoli depuratori ad un depuratore di maggiore potenzialità (allo scopo di ottimizzare la gestione del sistema di allontanamento e depurazione dei reflui urbani) era più ecologicamente opportuno mantenere i volumi di acqua scaricata nelle rispettive zone di produzione organizzando un sistema di riutilizzo in loco? Quante altre possibili buone soluzioni per il nostro territorio abbiamo mancato, a partire dal 2004, ormai accecati dall’obiettivo di risolvere i problemi del Comprensorio del Cuoio?

13/12/2025

Ieri sera abbiamo preso parte alla prima conferenza dei comitati No Taric attivi nel nostro territorio.
Comitati di Campi Bisenzio, Figline Valdarno, Carmignano, Bagno a Ripoli, Signa (con ben due comitati) e Lastra a Signa che hanno dato vita all’𝐔𝐍𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀𝐃𝐈𝐍𝐈 𝐍𝐎 𝐓𝐀𝐑𝐈𝐂.
Un primo passo con il quale si vanno ad unire le forze e le idee di molti territori che lamentano le stesse criticità legate al sistema Taric e che chiedono di essere ascoltati.
Molto c’è ancora da fare e siamo sicuri che altri comitati presto si uniranno, come già annunciato dal Mugello che non ha potuto essere presente ieri sera ma che lo sarà prossimamente.
Un’onda spinta da semplici cittadini che diventa sempre più grande e che avrà sempre più forza.
Avanti così!

05/12/2025

Sonia Redini, Consigliera dí Cittadinanza Attiva a Bagno a Ripoli sulla questione TARIC.😊 Una spiegazione impeccabile 👏
Grazie Sonia Redini!

Ma è proprio vero che la finanziarizzazione dei servizi pubblici è un destino irreversibile perché ‘ce lo chiede l’Europ...
04/12/2025

Ma è proprio vero che la finanziarizzazione dei servizi pubblici è un destino irreversibile perché ‘ce lo chiede l’Europa’?
Quando si pronuncia la frase ‘ce lo chiede l’Europa’, a proposito della finanziarizzazione dei servizi essenziali, cosa c’è di vero?

Di seguito un articolo di Fabio Bracci pubblicato in perunaltracitta.org

https://www.perunaltracitta.org/homepage/2025/11/29/i-servizi-pubblici-e-la-finanziarizzazione-non-ce-lo-chiede-leuropa/

Ma è proprio vero che la finanziarizzazione dei servizi pubblici è un destino irreversibile perché ‘ce lo chiede l’Europa’? Ne abbiamo parlato con Remo Valsecchi, commercialista, revisore contabil…

COMUNICATO STAMPA Verso la piena ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico nella Conferenza Territoriale 3 M...
21/11/2025

COMUNICATO STAMPA

Verso la piena ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico nella Conferenza Territoriale 3 Medio Valdarno: cambiare direzione di marcia è possibile!
Ai commenti la rassegna stampa ⬇️

Mercoledì 19 novembre, i Sindaci dei Comuni facenti parte della Conferenza Territoriale n. 3 Medio Valdarno (ambito riconducibile ai territori delle province di Firenze – escluso l’empolese – Prato, Pistoia e ad una parte della provincia di Arezzo) hanno compiuto un passo importante.
Chiamati a deliberare sull’affidamento del servizio idrico nel territorio indicato hanno deciso di:
1) sospendere la gara a doppio oggetto deliberata nel luglio del 2023, gara che prevedeva la prosecuzione della gestione mista pubblico-privata (con previsione di una quota pari al 30% del capitale del futuro soggetto gestore affidata a privati);
2) esprimere una chiara preferenza a favore della gestione in house: nella premessa della delibera approvata ieri i Sindaci affermano che rispetto a quanto deliberato al tempo della costituzione della Multiutility “ritengono sia maturata la possibilità di verificare nuovi indirizzi”, opzione che consente di “riconsiderare altre forme di gestione del servizio idrico integrato rispetto a quella prescelta con la delibera” del luglio 2023;
3) considerare “prioritario garantire un pieno controllo pubblico nella gestione del servizio idrico integrato non solo per il tramite dell’Autorità Idrica Toscana, ma anche all’interno della compagine azionaria del f uturo gestore del servizio stesso”, rilevando come tale esigenza risulti “primariamente soddisfatta nel caso di affidamento del servizio idrico integrato a una società interamente pubblica cosiddetta in house”;
4) dare mandato alla struttura dell’Autorità Idrica Toscana “di effettuare gli approfondimenti tecnici relativi alla suddetta forma di gestione in house” entro il 31 marzo 2026;
5) disporre la proroga tecnica dell’affidamento del servizio a Publiacqua fino al 31 dicembre 2026.
Il passo compiuto è importante perché inverte chiaramente e decisamente la direzione di marcia. Quella intrapresa da questo momento è la direzione a lungo invocata da un’ampia rete di movimenti, comitati, associazioni e cittadine/i: è la via che riporta la gestione del servizio idrico sotto il controllo pubblico - attraverso la gestione in house - e la sottrae agli appetiti di chi ambisce ad accumulare profitti facili grazie alla gestione di un monopolio naturale.

Sappiamo bene che la delibera di mercoledì 19 non è la fine di un percorso, ma l’inizio. Il percorso tracciato dalla delibera approvata dovrà essere seguito con attenzione e vigilanza: servirà quindi la stessa passione civile che ha reso possibile la mobilitazione di persone, comitati, associazioni, sindaci e amministratori per dire no alla marcia della Multiutility verso la Borsa. Ma oggi possiamo dircelo: la strada è finalmente quella giusta.

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