02/07/2025
Spesso si pensa che restare in una relazione significhi semplicemente amare. Ma in molte storie, specialmente in quelle raccontate nel libro Donne che amano troppo di R. Norwood, si capisce che non sempre è l’amore a tenere unita una coppia. A volte, è la paura. La paura della solitudine. Questa paura può essere così profonda da spingere una persona ad accettare relazioni che, anziché nutrirla, la svuotano. Si resta accanto a chi ci ferisce, ci ignora o ci fa sentire sbagliate, pur di non affrontare il vuoto che si teme nel momento in cui si resta sole. È come se la compagnia, anche se tossica, fosse preferibile al silenzio e all’assenza. Ma a quale prezzo? Quando si ha paura della solitudine, si finisce per accettare compromessi dolorosi, si perdona l’imperdonabile, si giustifica l’ingiustificabile. Si perde sé stesse, pur di tenere l’altro accanto. Il timore di restare senza nessuno diventa più forte del desiderio di essere felici. Eppure, la solitudine non è il nemico. Anzi, può diventare un’occasione di rinascita. Solo restando sole – nel senso più profondo del termine – possiamo ascoltarci, conoscerci, imparare ad amarci. È in quel silenzio che nasce l’autostima. È lì che si capisce che si merita di più di una relazione che fa soffrire. Superare la paura della solitudine significa anche liberarsi da molte illusioni culturali: che una donna valga solo se ha un partner, che l’amore implichi sacrificio, che restare sia sempre una virtù. Non è così. A volte andarsene è l’atto più coraggioso e più pieno d’amore che si possa fare: per sé stesse.
Accettare la solitudine – e attraversarla – è l’unico modo per guarire. Per uscire dal bisogno e aprirsi all’amore vero: quello scelto, non temuto. Quello che non distrugge, ma costruisce.