01/04/2026
Il 31 marzo abbiamo partecipato alla presentazione del rapporto di ricerca "Il lavoro penitenziario e il lavoro in uscita dal carcere come strumento di reinserimento sociale e di dignità della persona".
"Per capire che società siamo, dobbiamo andare, là dove la società finisce" (Isabella De Silvestro, podcast ). In questo senso il carcere è una cartina tornasole.
L'art. 4 della nostra Costituzione dice che "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".
Questo diritto costituzionale è "sospeso" per le persone detenute. Seppur il lavoro sia l'unico vero viatico per l'onesta, "il lavoro in carcere soffre di una peculiarità tutta sua", come scrive nella presentazione del rapporto Giuseppe Fanfani, Garante delle persone private di libertà personale della Regione Toscana.
Il lavoro dentro le mura è poco e usato con finalità disciplinari. Si lavora in cucina, nella manutenzione, nelle pulizie e poco altro. Esternamente le occasioni di lavoro sono limitate numericamente e come tipologia e questo rende utopico il reinserimento post carcerario.
È stata una mattinata emotivamente intensa e utile per approfondire questi problemi e prendere consapevolezza del prezioso lavoro di sinergia tra soggetti pubblici e privati che, concorrono a individuare soluzioni in mezzo a numerose complessità giuridiche e sociali.
Durante il 2026, continueremo a dare la nostra piccola parte di risposta erogando corsi di formazione professionale, trasversale, linguistica all'interno di alcuni istituti penitenziari toscani.
L'Altro Diritto
Regione Toscana
Università degli Studi di Firenze
Alessandra Nardini