25/03/2026
Dittatura democratica maggioritaria, convergenza culturale, cementificazione: quando la politica interferisce con il libero mercato.
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La politica dei nuovi parcheggi promossa dal sindaco Caprani e dalla sua amministrazione, con il sostegno di una parte consistente della popolazione, non rappresenta affatto una visione alta o lungimirante della città. Al contrario, sembra inserirsi perfettamente in una logica che asseconda le pulsioni più superficiali di appagamento della maggioranza, intesa non come sintesi delle idee migliori, ma come convergenza verso ciò che è più centrale, più facile, più immediatamente comprensibile e quindi più spendibile sul piano del consenso. L’asfalto nuovo, il senso materiale del “fare”, l’odore del nuovo, il posto in più dove lasciare l’automobile diventano così simboli di un’amministrazione che pretende di dare risposte, mentre in realtà si limita a nutrire bisogni elementari e una visione povera dello spazio urbano.
In questo quadro, l’automobile stessa finisce per essere non solo un mezzo, ma il centro implicito di un’immaginazione collettiva ridotta, spesso consumistica, nella quale si acquista anche ciò che forse non si ha davvero lo spazio o le condizioni economiche per mantenere in modo coerente. La politica, invece di correggere queste distorsioni o almeno di non incentivarle, le assume come base del proprio consenso e le restituisce amplificate, trasformandole in interventi irreversibili sul territorio.
Ma c’è anche un secondo aspetto, ancora più grave, che riguarda il rapporto tra amministrazione e mercato immobiliare. Qui non siamo di fronte a un effetto collaterale, ma a un orientamento molto più esplicito. La creazione di nuovi parcheggi e le trasformazioni urbanistiche collegate non appaiono infatti neutrali, perché finiscono per modificare il punto di equilibrio di un mercato edilizio e immobiliare saturo, rispetto al quale il sindaco e almeno un assessore risultano direttamente coinvolti. In un contesto realmente libero, un’espansione edilizia di questo tipo troverebbe probabilmente limiti molto più forti, anche solo per ragioni demografiche elementari: crescita della popolazione debole, dinamiche biologiche sfavorevoli, presenza di immobili già esistenti e non utilizzati.
Invece la politica interviene per alterare artificialmente questo equilibrio, abbassando i costi di future urbanizzazioni e rendendo più conveniente nuova cementificazione. Anche la realizzazione dei parcheggi incide in questo senso, perché contribuisce a modificare le condizioni urbanistiche ed economiche, riducendo di fatto alcuni vincoli e rendendo più accessibili operazioni edificatorie che altrimenti sarebbero meno sostenibili o meno appetibili. Così il potere pubblico smette di governare il territorio nell’interesse generale e diventa strumento per accompagnare, facilitare e rendere redditizio un ulteriore consumo di suolo.
Tutto questo non contraddice soltanto l’ecologia e il buon senso urbanistico. Contraddice anche l’idea stessa di mercato libero, perché un mercato libero dovrebbe misurarsi con la domanda reale, con i limiti del contesto e con il rischio d’impresa, non essere sostenuto artificialmente da interventi politici.
Gli interventi in corso non sono buona amministrazione, ma convergenza tra consenso superficiale, interesse politico e alterazione di un mercato da cui gli amministratori non sono abbastanza distanti per essere trasparenti.