L'Ente "Villaggi Benessere Insieme" ETS

L'Ente "Villaggi Benessere Insieme" ETS Il Principio di Sussidiarietà Abitativa. Di Programmare e di Co-Progettare

Senza parole
12/06/2026

Senza parole

Ha lavorato una vita come impiegato dello Stato. Oggi è in pensione. Eppure, da nove mesi, Alberto Bagnoli dorme in macchina. La sua storia, raccontata da La Nazione, è il ritratto di un'Italia che fa paura.

Alberto ha 63 anni ed è di Empoli. Il problema è semplice e durissimo allo stesso tempo: la sua pensione non basta a pagare un affitto. Così il suo tetto è diventato l'abitacolo dell'auto. Le notti se le divide tra la sua città e il parcheggio coperto della Coop di San Miniato Basso, dove almeno trova un riparo.

"Vivo in auto perché non riesco a pagare l'affitto, la pensione è troppo bassa", ha raccontato al giornale. E la cosa che spaventa di più è che non è solo: negli ultimi mesi sono emerse altre storie come la sua. A restare senza casa non è più soltanto chi era già ai margini, ma anche pezzi di quel ceto medio che fino a ieri sembrava al sicuro.

Poi, però, è arrivata una mail in redazione. A scriverla è stato l'abate Basilio, del Monastero Ortodosso di Capannori, in provincia di Lucca: "Abbiamo letto l'articolo sull'uomo costretto a vivere in auto. È un figlio di Dio, lo accogliamo nel nostro monastero". Davanti a Dio, dicono, non esistono distinzioni.

Detto, fatto. "Siamo riusciti a contattare Alberto, ha accettato la nostra offerta, verrà qui da noi. Stiamo preparando il posto per lui." E così, dopo nove mesi passati a dormire in macchina, oggi Alberto raggiunge il monastero della Lucchesia. Ritrova un letto, una porta da chiudere, un tetto vero. Una bella notizia che però lascia aperta una domanda: perché a doversene occupare è stato un monastero, e non altro?

Fonte: La Nazione

30/05/2026

Per sanare i debiti della Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo, è intervenuto direttamente Papa Leone XIV➡️ https://shorturl.at/zPWzb

19/05/2026

Bussano alla porta spesso molto alterati, ma nel 99% dei casi la porta si apre. È quella del Centro ascolto Caritas di Roma, a pochi passi dalla stazione Termini. Simone Cocciante è il responsabile: «Tanti di quelli che arrivano qui hanno problemi psichiatrici spesso seri, molti vivono in strada. Solo una piccola minoranza sono pericolosi. Spesso alle spalle c'è l’interruzione di un percorso con i servizi per la salute mentale». Come è accaduto nel caso di Selim El Koudri, che a Modena ha tentano una strage falciando la folla con un'auto a 100 km all'ora.

Leggi l’intervista di Chiara Ludovisi
👉 https://www.vita.it/operatori-a-bassa-soglia-cosi-lavora-chi-si-prende-cura-del-disagio-mentale-di-strada/

Il lavoro sociale non è un “di più”: è un bene essenziale per la qualità delle nostre vite. Scopri il nuovo numero di VITA dedicato proprio ai social worker
👉 https://www.vita.it/rivista/social-worker-senza-di-loro-perdiamo-tutti/

Foto di Jon Tyson su Unsplash

19/05/2026
07/05/2026

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Desio
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