31/10/2025
UE: IL RIARMO È TRATTO
Come “l’urgenza” di aumentare spese e dotazioni militari è diventata strutturale.
“Per garantire la pace attraverso la deterrenza, anche la postura e le capacità di difesa dell'Europa devono essere pronte per i campi di battaglia di domani”. (Preserving Peace - Defence Readiness Roadmap 2030, documento della Commissione europea al Consiglio e Parlamento europeo)
Da tre anni la parola d’ordine della Commissione europea è “essere pronti”: gli slogan sono passati da “Riarmarsi ora” a “Preserviamo la pace”, ma la “prontezza” ovvero la “necessaria capacità di reazione rapida”, di fronte alla minaccia russa essenzialmente, è rimasta sempre la parola richiamata dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von per Leyen in cielo, in terra e anche nello spazio.
Tra i punti cardine, infatti, della strategia di preparazione europea ai futuri cambi di battaglia la Commissione elenca: l'Iniziativa Europea per la Difesa dai Droni detta anche “il muro di droni”, lo Scudo Aereo Europeo e lo Scudo Spaziale Europeo.
Il muro di droni sarà parte dell’operazione Sentinella del fianco orientale per monitorare e evitare intrusioni; dovrà essere operativo entro il 2027, con l’aiuto dell’Ucraina e con la partecipazione di Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia.
Lo Scudo aereo promosso già nel 2022 dalla Germania è il tentativo di coordinare acquisti e produzione di missili e sistemi di sorveglianza aerea tra 21 Stati, che ha visto all’inizio frizioni con l’Italia e la Francia visto che la Germania compra per miliardi di euro sistemi missilistici israeliani Arrow e non gli italo-francesi Samp/T, mentre gli USA vorrebbero che ci dotassimo dei Patriot.
Infine è arrivato anche lo scudo spaziale, di cui un tassello fondamentale è l’annuncio della fusione delle attività spaziali delle francesi Airbus e Thales e dell'italiana Leonardo per dare vita a un “colosso” di 6,5 mld di euro di volume d’affari e 25.000 dipendenti che costruirà i satelliti europei e un sistema spaziale di difesa.
In tutti questi piani e annunci, la Commissione identifica come elemento chiave il Programma per l’industria europea della difesa EDIP che deve coordinare alleanze industriali e programmi e “armonizzare le norme sugli appalti e favorire ordini e produzione collaborativa”, con l’obiettivo per il 2030 di assegnare almeno il 50% degli appalti all’interno dell’Unione.
I fondi arriveranno dal Fondo europeo per la difesa EDF e dal SAFE lo Strumento di azione per la sicurezza dell'Europa varato nel maggio di quest’anno per “sostenere gli Stati membri che desiderano investire nella produzione industriale nel settore della difesa mediante appalti comuni, con particolare attenzione alle capacità prioritarie” con una dotazione di 150 miliardi (l’Italia ha già chiesto 15 miliardi in prestito).
Un ulteriore aiuto finanziario arriverà dalla Banca Europea per gli Investimenti che ha cambiato nella scorsa primavera il suo statuto che le vietava di finanziare il comparto militare e dedica il 3,5% del suo bilancio a progetti solo militari (l’Italia ci finanzia l’acquisto di elicotteri per 100 milioni) oltre a sostenere progetti dual use civili-militari come hub logistici, reti ferroviarie e stoccaggi energetici.
L’intera architettura progettuale e finanziaria europea è stata così ridisegnata per una logica di riarmo strutturale e coordinato che impegnerà le finanze pubbliche e i lavori di Parlamento, Commissione e Stati per i prossimi anni.
Il riarmo è tratto.