Gruppo EmergencyCuneo

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antiuomo e della povertà. EMERGENCY promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

17/11/2025

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06/11/2025
31/10/2025

UE: IL RIARMO È TRATTO
Come “l’urgenza” di aumentare spese e dotazioni militari è diventata strutturale.

“Per garantire la pace attraverso la deterrenza, anche la postura e le capacità di difesa dell'Europa devono essere pronte per i campi di battaglia di domani”. (Preserving Peace - Defence Readiness Roadmap 2030, documento della Commissione europea al Consiglio e Parlamento europeo)

Da tre anni la parola d’ordine della Commissione europea è “essere pronti”: gli slogan sono passati da “Riarmarsi ora” a “Preserviamo la pace”, ma la “prontezza” ovvero la “necessaria capacità di reazione rapida”, di fronte alla minaccia russa essenzialmente, è rimasta sempre la parola richiamata dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von per Leyen in cielo, in terra e anche nello spazio.

Tra i punti cardine, infatti, della strategia di preparazione europea ai futuri cambi di battaglia la Commissione elenca: l'Iniziativa Europea per la Difesa dai Droni detta anche “il muro di droni”, lo Scudo Aereo Europeo e lo Scudo Spaziale Europeo.

Il muro di droni sarà parte dell’operazione Sentinella del fianco orientale per monitorare e evitare intrusioni; dovrà essere operativo entro il 2027, con l’aiuto dell’Ucraina e con la partecipazione di Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia.

Lo Scudo aereo promosso già nel 2022 dalla Germania è il tentativo di coordinare acquisti e produzione di missili e sistemi di sorveglianza aerea tra 21 Stati, che ha visto all’inizio frizioni con l’Italia e la Francia visto che la Germania compra per miliardi di euro sistemi missilistici israeliani Arrow e non gli italo-francesi Samp/T, mentre gli USA vorrebbero che ci dotassimo dei Patriot.

Infine è arrivato anche lo scudo spaziale, di cui un tassello fondamentale è l’annuncio della fusione delle attività spaziali delle francesi Airbus e Thales e dell'italiana Leonardo per dare vita a un “colosso” di 6,5 mld di euro di volume d’affari e 25.000 dipendenti che costruirà i satelliti europei e un sistema spaziale di difesa.

In tutti questi piani e annunci, la Commissione identifica come elemento chiave il Programma per l’industria europea della difesa EDIP che deve coordinare alleanze industriali e programmi e “armonizzare le norme sugli appalti e favorire ordini e produzione collaborativa”, con l’obiettivo per il 2030 di assegnare almeno il 50% degli appalti all’interno dell’Unione.

I fondi arriveranno dal Fondo europeo per la difesa EDF e dal SAFE lo Strumento di azione per la sicurezza dell'Europa varato nel maggio di quest’anno per “sostenere gli Stati membri che desiderano investire nella produzione industriale nel settore della difesa mediante appalti comuni, con particolare attenzione alle capacità prioritarie” con una dotazione di 150 miliardi (l’Italia ha già chiesto 15 miliardi in prestito).

Un ulteriore aiuto finanziario arriverà dalla Banca Europea per gli Investimenti che ha cambiato nella scorsa primavera il suo statuto che le vietava di finanziare il comparto militare e dedica il 3,5% del suo bilancio a progetti solo militari (l’Italia ci finanzia l’acquisto di elicotteri per 100 milioni) oltre a sostenere progetti dual use civili-militari come hub logistici, reti ferroviarie e stoccaggi energetici.

L’intera architettura progettuale e finanziaria europea è stata così ridisegnata per una logica di riarmo strutturale e coordinato che impegnerà le finanze pubbliche e i lavori di Parlamento, Commissione e Stati per i prossimi anni.

Il riarmo è tratto.

25/10/2025
20/10/2025

Un bambino ucciso da una bomba tra i banchi della sua scuola.

ECCO LA GUERRA.

L’anniversario del bombardamento aereo che nel 1944 colpì una scuola elementare del quartiere milanese di Gorla, causando la strage di 184 bambini, dei loro insegnanti e del personale scolastico, continua a ricordare la grande bugia che la guerra racconta ovunque anche oggi.

Non sono “danni collaterali”, ma donne, uomini, bambini.
Non sono “errori di rotta”, ma testimonianze di una spaventosa violenza, che cancella vite, diritti e futuro.

17/10/2025

POVERI COL FUCILE

“La povertà non è un caso. Come la schiavitù e l’apartheid, è dovuta all’azione degli uomini e dall’azione degli uomini può essere estirpata”
Nelson Mandela, 2005, evento Make Poverty History

Dal 1992 esiste la giornata internazionale per “l’eliminazione della povertà” e quest’anno l’ONU la celebra con l’obiettivo di “porre fine ai maltrattamenti sociali e istituzionali garantendo rispetto e sostegno efficace alle famiglie”.

In Italia l’ISTAT certifica la presenza di 14,2 milioni complessivi di poveri (un italiano su 5) e 5,7 milioni di cittadini (1 su 10) in povertà assoluta.

Per comprendere la gravità della situazione basti pensare che la povertà tocca 4 milioni di persone che hanno un lavoro, impedisce a 5 milioni di italiani di consumare un pasto completo al giorno e a 6 milioni di italiani di curarsi.

Sono 1 milione 280mila i minori in povertà assoluta in Italia, quasi il 14% del totale: più degli adulti in proporzione e soprattutto mai così tanti dal 2014.

Il governo aveva cambiato la sua politica sulla riduzione della povertà in nome dei figli come scrive il rapporto Caritas 2025: “Assicurare a tutti i poveri una vita decente non è più considerato compito dello Stato”, denuncia il rapporto, l’obiettivo primario non è più “assicurare a chiunque cada in povertà il diritto a una vita decente, bensì quello di proteggere le famiglie con figli”.

La priorità del governo non sembra essere la lotta alla povertà ma la sicurezza dei confini e il riarmo contro i nemici, identificati in un mix di immigrati africani e droni russi a seconda dei leader governativi.

Utilizziamo ancora una volta il lavoro fatto da Mil€X (l’Osservatorio sulle spese militari) che è riuscito a ricostruire il valore complessivo dei programmi di investimento previsti per i prossimi 15 anni, settore per settore.

“Oltre 130 miliardi di euro destinati a nuovi sistemi d’arma, cui si sommano circa 9 miliardi per le infrastrutture militari. Di questi, 35 miliardi risultano già stanziati e consolidati da precedenti Leggi di Bilancio”. (Mil€X)

La domanda quindi è: come si concilia l’aumento delle spese militari con l’aumento della povertà? Non si concilia. Sono scelte alternative.

Nel Piano nazionale degli interventi sociali 2024-26 sono indicati gli stanziamenti per i fondi nazionali per le politiche sociali e per il Fondopovertà che ammontano rispettivamente a 1.192.551.943 e 1.812.798.310 euro.

Totale: un miliardo all’anno per un triennio. contro più di 12 miliardi all’anno di spese militari già annunciate.

09/10/2025
09/10/2025

IL RIARMO SI MORDE LA CODA

“… a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile”
Fabrizio De Andrè – La Domenica Delle Salme

Il carro armato Leopard sbarca in Borsa grazie alle commesse pubbliche tedesche: la quotazione dell’azienda KNDS che lo produce punta a raccogliere 20 miliardi di capitalizzazione una cifra notevole se consideriamo che ha fatturato “solo” 3,8 miliardi l’anno scorso. D’altronde la richiesta di Leopard è altissima, solo 1000 pezzi dal governo tedesco oltre a 3mila cingolati per la fanteria, poi ci sono altri 17 acquirenti nella Nato.

Il governo Merz prevede di spendere 1000 miliardi in dieci anni per ritornare ad avere l’esercito più potente d’Europa e tutta l’industria tedesca gli va dietro. “E’ una inversione a U nella nostra industria rispetto a tutto quello che è successo dal 1989”, spiega un industriale al Corriere della Sera.

Così mentre si perdono 110mila posti di lavoro nella meccanica con grandi marchi in crisi come VolksWagen, Basf, Bosch, la Borsa di Francoforte festeggia un +23% trainato da tecnologia e armi.

La tendenza è europea come spiega un rapporto della società finanziaria Rothschild & Co. Redburn che prevede un aumento dei ricavi per il settore industriale delle armi in media del 10,5-11,5% all'anno per un decennio e ricavi triplicati entro il 2035.
I paesi UE spendono già 343 miliardi di euro in armi e saliranno ancora fino a “superare sostanzialmente" gli Stati Uniti dice il rapporto. Visto che gli ordini europei continuano a crescere e l’industria fa fatica a stare dietro alle richieste.

Oltre alla Germania, il balzo più significativo è dei paesi baltici e di quelli confinanti con Russia con le principali aziende dell'Europa orientale che registrano un tasso di crescita del 33%.
Come dimostrano tantissimi studi la ricaduta dell’industria delle armi è però molto bassa e quindi gli effetti positivi sul lavoro e sulla società sono pochi.
Ogni euro investito in armi non si trasforma in un euro e qualcosa in più di crescita. Purtroppo. E non genera abbastanza occupazione.

Due economisti della stessa Direzione economica della Commissione europea (Alessandra Cepparulo e Paolo Pasimeni) lo affermano anche in un recente dossier.
Gli investimenti militari generano meno occupazione perché: “l’industria bellica è altamente capital-intensive: richiede tecnologie sofisticate ma relativamente pochi addetti per unità di capitale investito. Al contrario, sanità, istruzione e ambiente sono settori labor-intensive che creano occupazione diretta (medici, insegnanti, tecnici ambientali) e indiretta (manutenzione, fornitura di materiali, servizi di supporto)”.

E lo confermano già lo scorso marzo anche i dati del decennio passato raccolti e analizzati da Gianni Alioti della Fim-Cisl per Sbilanciamoci: “Possiamo, infatti, analizzare cosa è successo in termini di fatturato e occupazione nello stesso arco di tempo di dieci anni (2014-2023) nel quale le spese militari sono cresciute del 90%. I ricavi nel militare nell’intera industria del settore in Europa sono cresciuti del 65%, mentre l’occupazione è aumentata del 26% da 407 mila e 800 a 518 mila addetti”.

Per questo il rapporto di Rothschild & Co. Redburn sottolinea che il sostegno pubblico al riarmo in Europa non può essere dato per scontato, soprattutto quando implica barattare la sicurezza sociale con la sicurezza della difesa: "Potrebbe innescare un rifiuto massiccio e potenzialmente radicale della spinta al riarmo nei paesi europei".

Quindi le opinioni pubbliche devono essere allarmate e convinte che la spesa è necessaria e a questo serve l’arruolamento dei media e i programmi di comunicazione dedicati dai ministeri della difesa.

Indirizzo

Via Busca 6
Cuneo
12100

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