20/06/2026
A SPASSO TRA I RUDERI DI CIRELLA!!!
Il promotorio del monte Carpinoso, che propende verso il mare della Riviera dei Cedri, ospita sulla sua sommità i resti dell’Antica Cirella medievale, un antico borgo, naturalmente difeso, con struttura arroccata tipica dei centri bizantino-normanni dell’alto Tirreno calabrese.
La zona, però, risulta abitata da tempi antichissimi infatti ci sono evidenze della presenza di tribù primitive (reperti fossili e litici del Paleolitico Superiore) e gli stessi luoghi erano fiorenti in età greca e romana, essendo “Cerillae” un importante porto costruito dai Focesi (colonia greca dell'Asia Minore).
Schierata con i cartaginesi dopo la battaglia di Canne, nell’ambito della guerra romano-annibalica, fu riconquistata con la forza dal dittatore romano Quinto Fabio Massimo. Gli itinerari romani tardi menzionano il centro come statio mutatio (stazione di posta) lungo il tracciato costiero della via Popilia. Cirella era famosissima per la produzione del o Chiarello, il celebre vino (passito), celebrato anche da Torquato Tasso, che riforniva la mensa degli imperatori Romani.
Nel 649 al Sinodo di Papa Martino I prese parte un Romanus Episcopus Cerellitanus, e ciò consente di affermare che Cirella costituiva un importante punto di riferimento nell’organizzazione della Calabria in quanto sede diocesana.
L’abitato sul monte ebbe origini in epoca successiva, intorno al IX secolo, quando le incursioni saracene sulla costa spinsero gli abitanti a stabilirsi in una posizione più sicura e facilmente difendibile. Un’incursione saracena del 950 d.C., guidata dall’emiro Al Hasan avrebbe raso al suolo l’abitato costiero.
Il borgo fu conquistato in epoca normanna ed è di questo periodo la prima fondazione del castello, forse su un kastrum bizantino. Nel XIII secolo, in piena età sveva, l'abitato venne protetto con una doppia cinta muraria, e successivamente, durante il periodo angioino, ricevette ulteriori ampliamenti. Nel 1556 la famiglia Stocchi di Scigliano cedette la proprietà del territorio alla famiglia Scaglione.
Nel 1576 venne saccheggiata da sette galee barbaresche, capitanate da Kair ‘el Din, detto Barbarossa, che causò lo spopolamento del borgo. Secondo la leggenda, i pirati sarebbero arrivati a saccheggiare il paese su indicazione di un mercante romano che aveva ricevuto dei torti dai cirellesi (gli era stata consegnata una partita di vino annacquato). Fu oggetto di altre scorribande da parte dei pirati ottomani Sinam Cicala Pascià, Uccialì e Dragut Rays.
Secondo una tradizione orale, il 2 agosto del 1569, i saraceni guidati proprio da Dragut Rays rapirono la figlia del torreggiano dell’isola antistante la costa, costringendolo a non segnalare il loro arrivo. La bellissima donna fece voto alla Madonna dei Fiori di Cirella e venne risparmiata, ma la città fu invece distrutta, devastata e tanti uomini e donne furono rapiti o persero la vita.
Successivamente con la pestilenza del 1656 e i terremoti del 1638 e 1738 che colpirono la Calabria, il feudo cadde in rovina e la sua proprietà passò dalla famiglia Sanseverino ai Catalano Gonzaga.
Nel 1806-1807 un contingente di truppe napoleoniche assediò e occupò il borgo medievale. Dall’evento nacque la leggenda che il borgo fosse stato assalito da formiche rosse giganti, le quali divorarono uomini, donne e bambini e inghiottirono l’intero paese: la credenza popolare prende vita, sicuramente, dall’arrivo di un generale francese chiamato La Formique. Assaliti dalle formiche, i cirellesi furono costretti a spostarsi lungo la costa facendo sorgere la splendida Diamante e la sua frazione Cirella.
Nel 1808, la marina britannica, dal mare, effettuò un pesante bombardamento dell’avamposto francese, compresa la torre presente sull’isola di Cirella. L’ultimo uomo a lasciare l’abitato fu il parroco Francesco de Patto che decise di lasciare il borgo alla sua sorte portando con sé gli arredi sacri della chiesa. L’abitato sul monte venne cancellato definitivamente. Le strutture rimanenti vennero poi usate come cava di pietre e vandalicamente spogliate dei manufatti presenti.
Attualmente la vegetazione spontanea ha invaso i vicoli e le costruzioni, rendendo, in alcuni punti, difficile il passaggio. Da visitare tra i ruderi ci sono, oltre alle tantissime case diroccate e alle stradine sparse per tutta la città fantasma, sicuramente il castello che fu costruito e ampliato nei secoli con vari stili dalle famiglie che lo hanno abitato, la chiesa di San Nicola Magno, costruita a cavallo tra il XIV e il XV secolo, che conteneva affreschi bellissimi di cui oggi rimangono poche tracce e la chiesa dell’Annunziata dove oggi sono presenti solamente un altare, i muri perimetrali e dei banchi per i fedeli.
Foto: Armando Salerni