Associazione Culturale Mistery Hunters

Associazione Culturale Mistery Hunters Associazione Culturale/ Gruppo di Ricerca Indipendente Un punto d’incontro su cui ci orientiamo grazie ad attitudini squisitamente scientifiche e documentali.

“L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi.”
(M.Proust)

L'Associazione Culturale Mistery Hunters vuole richiamare l’interesse di tutti coloro che non vogliono rimanere rinchiusi in ambiti del sapere troppo ristretti ed influenzati da principi ideologici anacronistici e distorsivi, dagli “invalicabili ed intoccabili dogmi accadem

ici” o dagli sterili nozionismi. Per far ciò l'Associazione e i suoi componenti effettuano ricerche indipendenti ed approfondimenti in modo sempre più critico e razionale su tutti i temi che possono essere utili alle spiegazioni o al più semplice dibattito sull'origine della cultura umana e della sua Storia fino ai giorni nostri. Il nostro è puramente un obiettivo di promozione e divulgazione della conoscenza "libera" , allo scopo di dare voce e riunire i molteplici aspetti, sia pur molto ostici e di complessa rilettura, che rientrano ancora oggi, "volgarmente", in ambiti oscuri, taciuti od osteggiati. Con la speranza di poter divulgare e dar voce a quella parte del nostro passato che ancora aspetta di essere ri-scoperta, approfondita e divulgata e soprattutto "denudata" da ogni fine strumentale.

A SPASSO TRA I RUDERI DI CIRELLA!!!Il promotorio del monte Carpinoso, che propende verso il mare della Riviera dei Cedri...
20/06/2026

A SPASSO TRA I RUDERI DI CIRELLA!!!

Il promotorio del monte Carpinoso, che propende verso il mare della Riviera dei Cedri, ospita sulla sua sommità i resti dell’Antica Cirella medievale, un antico borgo, naturalmente difeso, con struttura arroccata tipica dei centri bizantino-normanni dell’alto Tirreno calabrese.

La zona, però, risulta abitata da tempi antichissimi infatti ci sono evidenze della presenza di tribù primitive (reperti fossili e litici del Paleolitico Superiore) e gli stessi luoghi erano fiorenti in età greca e romana, essendo “Cerillae” un importante porto costruito dai Focesi (colonia greca dell'Asia Minore).

Schierata con i cartaginesi dopo la battaglia di Canne, nell’ambito della guerra romano-annibalica, fu riconquistata con la forza dal dittatore romano Quinto Fabio Massimo. Gli itinerari romani tardi menzionano il centro come statio mutatio (stazione di posta) lungo il tracciato costiero della via Popilia. Cirella era famosissima per la produzione del o Chiarello, il celebre vino (passito), celebrato anche da Torquato Tasso, che riforniva la mensa degli imperatori Romani.

Nel 649 al Sinodo di Papa Martino I prese parte un Romanus Episcopus Cerellitanus, e ciò consente di affermare che Cirella costituiva un importante punto di riferimento nell’organizzazione della Calabria in quanto sede diocesana.

L’abitato sul monte ebbe origini in epoca successiva, intorno al IX secolo, quando le incursioni saracene sulla costa spinsero gli abitanti a stabilirsi in una posizione più sicura e facilmente difendibile. Un’incursione saracena del 950 d.C., guidata dall’emiro Al Hasan avrebbe raso al suolo l’abitato costiero.

Il borgo fu conquistato in epoca normanna ed è di questo periodo la prima fondazione del castello, forse su un kastrum bizantino. Nel XIII secolo, in piena età sveva, l'abitato venne protetto con una doppia cinta muraria, e successivamente, durante il periodo angioino, ricevette ulteriori ampliamenti. Nel 1556 la famiglia Stocchi di Scigliano cedette la proprietà del territorio alla famiglia Scaglione.

Nel 1576 venne saccheggiata da sette galee barbaresche, capitanate da Kair ‘el Din, detto Barbarossa, che causò lo spopolamento del borgo. Secondo la leggenda, i pirati sarebbero arrivati a saccheggiare il paese su indicazione di un mercante romano che aveva ricevuto dei torti dai cirellesi (gli era stata consegnata una partita di vino annacquato). Fu oggetto di altre scorribande da parte dei pirati ottomani Sinam Cicala Pascià, Uccialì e Dragut Rays.

Secondo una tradizione orale, il 2 agosto del 1569, i saraceni guidati proprio da Dragut Rays rapirono la figlia del torreggiano dell’isola antistante la costa, costringendolo a non segnalare il loro arrivo. La bellissima donna fece voto alla Madonna dei Fiori di Cirella e venne risparmiata, ma la città fu invece distrutta, devastata e tanti uomini e donne furono rapiti o persero la vita.

Successivamente con la pestilenza del 1656 e i terremoti del 1638 e 1738 che colpirono la Calabria, il feudo cadde in rovina e la sua proprietà passò dalla famiglia Sanseverino ai Catalano Gonzaga.

Nel 1806-1807 un contingente di truppe napoleoniche assediò e occupò il borgo medievale. Dall’evento nacque la leggenda che il borgo fosse stato assalito da formiche rosse giganti, le quali divorarono uomini, donne e bambini e inghiottirono l’intero paese: la credenza popolare prende vita, sicuramente, dall’arrivo di un generale francese chiamato La Formique. Assaliti dalle formiche, i cirellesi furono costretti a spostarsi lungo la costa facendo sorgere la splendida Diamante e la sua frazione Cirella.

Nel 1808, la marina britannica, dal mare, effettuò un pesante bombardamento dell’avamposto francese, compresa la torre presente sull’isola di Cirella. L’ultimo uomo a lasciare l’abitato fu il parroco Francesco de Patto che decise di lasciare il borgo alla sua sorte portando con sé gli arredi sacri della chiesa. L’abitato sul monte venne cancellato definitivamente. Le strutture rimanenti vennero poi usate come cava di pietre e vandalicamente spogliate dei manufatti presenti.

Attualmente la vegetazione spontanea ha invaso i vicoli e le costruzioni, rendendo, in alcuni punti, difficile il passaggio. Da visitare tra i ruderi ci sono, oltre alle tantissime case diroccate e alle stradine sparse per tutta la città fantasma, sicuramente il castello che fu costruito e ampliato nei secoli con vari stili dalle famiglie che lo hanno abitato, la chiesa di San Nicola Magno, costruita a cavallo tra il XIV e il XV secolo, che conteneva affreschi bellissimi di cui oggi rimangono poche tracce e la chiesa dell’Annunziata dove oggi sono presenti solamente un altare, i muri perimetrali e dei banchi per i fedeli.

Foto: Armando Salerni

DISCLOSURE DAY: L'UMANITÀ È PRONTA AD UN CONTATTO EXTRATERRESTRE?E se il giorno della rivelazione fosse davvero arrivato...
17/06/2026

DISCLOSURE DAY: L'UMANITÀ È PRONTA AD UN CONTATTO EXTRATERRESTRE?

E se il giorno della rivelazione fosse davvero arrivato? 👽🌌

Non un’invasione aliena. Non una guerra tra mondi. Ma qualcosa di molto più inquietante: la fine della nostra certezza di essere soli nell’universo.

Disclosure Day, il nuovo film di Steven Spielberg, non parla semplicemente di extraterrestri. Racconta un segreto custodito per 79 anni, il conflitto tra una misteriosa organizzazione militare che vuole mantenere la verità nascosta e chi crede che l’umanità sia pronta a conoscerla.

Nel nostro nuovo approfondimento abbiamo esplorato i simboli nascosti del film: il mito della caverna di Platone, il concetto di "iniziati", il rapporto tra fede e vita extraterrestre, il significato del missing time, la memoria rimossa e l’idea di una comunicazione tra coscienze attraverso una sorta di sintonizzazione invisibile.

Forse la domanda più importante non è:

“Siamo pronti a incontrare gli alieni?”

La vera domanda è:

“Siamo pronti a smettere di considerarci il centro dell’universo?”

Il vero "Disclosure" potrebbe non essere una rivelazione proveniente dal cielo, ma una trasformazione della coscienza umana.

Leggi l’analisi completa sul sito Mistery Hunters 👇🏻

https://misteryhunters.it/studi-di-confine/disclosure-day-come-sara-il-giorno-della-rivelazione/

DALLA CALABRIA AL BRITISH MUSEUM: L'ASCIA VOTIVA DI SAN SOSTI DEVE RITORNARE NEL SUO LUOGO D'ORIGINESiamo stati a Londra...
14/06/2026

DALLA CALABRIA AL BRITISH MUSEUM: L'ASCIA VOTIVA DI SAN SOSTI DEVE RITORNARE NEL SUO LUOGO D'ORIGINE

Siamo stati a Londra per osservare da vicino e mostrarlo a tutti i calabresi un tesoro nostrano esposto nella Sala 73 del British Museum. Si tratta della famosa Ascia Votiva di San Sosti o di Kyniskos, una scure particolare di bronzo, da un'estremità ascia e dall'altra martello, rinvenuta nel 1846 a Casalini della Porta o Casolari della Porta della Serra, nel territorio comunale di San Sosti in provincia di Cosenza, luogo in cui si trovano i resti dell’antica e misteriosa città di Artemisia, non lontano dal noto Santuario della Madonna del Pettoruto.

Il sito archeologico nel tempo ha restituito tracce che vanno dalla protostoria fino al medioevo, ubicato in un area che nell’antichità lungo il percorso istmico che collegava il Mar Tirreno con il Mar Ionio. Artemisia potrebbe coincidere con la città di Artemision menzionata da Ecateo di Mileto, geografo greco vissuto nel VI secolo, quale insediamento enotrio finito sotto l’influenza di Sibari.

Nel 1852 l’ascia fu raffigurata in un disegno dal vibonese Vito Capialbi, letterato e studioso di archeologia, e su sua segnalazione pubblicata dall’archeologo napoletano Giulio Minervini che ne dette una descrizione sul “Bullettino Archeologico Napoletano” (figura in foto). Dunque fino a quella data l’ascia si trovava ancora in Italia e precisamente a San Sosti. Questo si desume anche dallo scritto del canonico Leopoldo Pagano che ne fa menzione in un suo volume del 1857: «La scure è conservata in San Sosti, attuale capoluogo del circondario (…)». Poi dopo quella data, del prezioso reperto se ne perdono le tracce documentali e iniziarono a circolare varie voci tra cui alcune riferirono che un signorotto locale senza scrupoli, un certo Isidoro La Cava, ex Sindaco del paese, la vendette, altre dissero che fu portata nel Museo Borbonico a Napoli per permettere una traduzione accurata dell’epigrafe. Tuttavia, essa scomparve "misteriosamente".

Si sa solo che il reperto fu acquistato (non si sa se legittimamente) dal collezionista e orafo romano Alessandro Castellani, che lo tenne con sé a Napoli e poi a Roma, e martedì 13 Maggio 1884 fu venduta all’asta con il numero 311 presso l’Hotel Drouot di Parigi, dove venne acquistata da Sir Charles Thomas Newton, archeologo responsabile del Dipartimento delle Antichità del British Museum della Real Casa Inglese, dove è esposta tuttora.

Il Castellani potrebbe aver acquistato il reperto a San Sosti attraverso una trattativa privata oppure, ancor più probabilmente, averlo ottenuto a Napoli, dove aveva numerosi interessi economici (fin dai primi anni ’60 vi aveva infatti aperto una succursale della propria ditta in via Chiatamone) e molti contatti tra gli archeologi ufficiali, tra cui lo stesso Giulio Minervini. In entrambe le circostanze, l’acquisizione sarebbe avvenuta potenzialmente in violazione del decreto borbonico che vietava l’esportazione di qualunque oggetto di interesse storico-artistico fuori dal Regno di Napoli, lasciando dubbi sulla legittimità dell’acquisto dell’ascia.

L’oggetto, infatti, fu subito ritenuto di grande pregio, e come disse Leopoldo Pagano all’ indomani della scoperta, “un indizio e un’ombra lontana di quel bello ideale, che i soli Greci sapevano cogliere, inventare, e poi imprimere con l’abilità della facile e dotta mano sulla più ruvida e inerte materia”.

È interessante notare che alcuni studiosi hanno recentemente individuato delle somiglianze tra una scure martello conservata presso l'Antiquarium della University of Pennsylvania e quella di San Sosti. Le caratteristiche comuni che suggeriscono un possibile "marchio di fabbrica" includono la forma simile, le decorazioni presenti sull’immanicatura, e l’assenza di decorazioni sul lato opposto, che risulta completamente liscio in entrambi i casi. Si tratta di una scoperta archeologica di grande rilevanza: sembra infatti che i due manufatti provengano da un’officina di elevato valore artistico, probabilmente situata in una delle maggiori poleis della Calabria centro-settentrionale, come Crotone o, più probabilmente, Sybaris-Thurii, ancora oggi indicata dal British Museum come luogo di produzione.

Il reperto visto dal vivo è bellissimo. All’altezza del foro di inserimento del ma**co mostra una elaborata decorazione con baccellature, perline e una sagoma stilizzata interpretata come una figura alata raffigurata in posizione frontale, probabilmente una sfinge. L’iscrizione è incisa sulla lama in sette righe con parole in dialetto greco acheo e caratteri dell’alfabeto dorico, uno dei più antichi esempi conosciuti, che la fa risalire al VI secolo a.C.. La scure non fu di guerra, ma un sacro dono, un voto che gli abitanti di Artemisia offrirono nel tempio alla dea Hera, e questa sua natura si evince dall’inidoneità della lama al taglio.

L’iscrizione sulla scure lascia parlare lo stesso oggetto, evocando dopo millenni la suggestiva atmosfera del luogo sacro che dovette accoglierlo: “Sono sacra proprietà di Hera nella pianura: Kyniskos il macellaio mi ha dedicato, come decima dei suoi lavori”. Hera della pianura è quella Hera Lacinia venerata nella Kroton magno greca.

Numerosi studiosi ritengono che esistesse un forte legame tra questa divinità dall’aspetto guerresco, armata di scudo e venerata come protettrice dei pascoli e della fertilità, e la marziale dea Hera di Argo. L’analogia tra le due divinità risiede anche nella condivisione dell’epiteto di Hoplosmia, ovvero “signora delle armi”. Ignoto il Kyniskos donante, sul cui “mestiere” ci sono discrepanze di significato: un macellaio, colui preposto ai sacrifici animali o un pugile proveniente dalla città greca di Mantinea, già vincitore dell’Olimpiade a metà del VI secolo a.C. e di cui lo scultore Polikletos ne commemorò la memoria con una scultura bronzea.

La Calabria invoca da tempo la restituzione dello splendido reperto magno-greco ritenendone illegittime la vendita e l’esportazione ma ogni proposta è stata rispedita al mittente. Oltre al danno, anche la beffa: sottratta indebitamente al suo luogo di origine, l’ascia fu a lungo esposta al British Museum con un’etichetta errata che riportava la provenienza da “Casilini di S. Agata”. L’intervento dell’archeologa Paola Zancani Montuoro negli anni ’60, portò alla correzione in “Casalini di S. Sosti”. Tuttavia, fino al 2008, rimase erroneamente indicata la Campania come regione di provenienza, anziché la Calabria, errore finalmente riparato grazie alla segnalazione dell’avvocato sansostese Vincenzo De Luca.

L’Ascia Votiva di Kyniskos tuttora risulta essere tra i Reperti Archeologici trafugati e rivendicati dallo Stato Italiano. Sono passati giusti 180 anni dal suo ritrovamento, forse è tempo che questo tesoro ritorni in Calabria.

Alfonso Morelli team Mistery Hunters
Foto: Alfonso Morelli (© all rights reserved)

GIOVANNI BATTISTA PALATINO: IL CALABRESE CHE HA INSEGNATO AL MONDO L'ARTE DELLA SCRITTURAQuante volte, davanti a un comp...
13/06/2026

GIOVANNI BATTISTA PALATINO: IL CALABRESE CHE HA INSEGNATO AL MONDO L'ARTE DELLA SCRITTURA

Quante volte, davanti a un computer, abbiamo scelto un carattere tipografico senza soffermarci sul suo nome? Eppure, tra i font più utilizzati al mondo, ce n'è uno che custodisce una sorprendente storia calabrese: il Palatino.

Dietro quel nome si nasconde infatti Giovanni Battista Palatino, nato a Rossano intorno al 1515, uno dei più grandi maestri della calligrafia europea. Una figura straordinaria che, come accade a molti protagonisti della storia della Calabria, è oggi poco conosciuta al grande pubblico nonostante abbia lasciato un'impronta profonda nella cultura occidentale.

La sua vicenda dimostra come la Calabria non sia stata soltanto terra di passaggio o periferia dell'Europa, ma luogo capace di generare uomini di talento che hanno contribuito a costruire la civiltà moderna.

Giunto a Roma ancora giovane, Palatino riuscì rapidamente a inserirsi negli ambienti culturali più prestigiosi del suo tempo. Ottenne la cittadinanza romana nel 1538, frequentò letterati e intellettuali di primo piano come Claudio Tolomei e Francesco Maria Molza e fu tra i protagonisti dell'Accademia degli Sdegnati, uno dei cenacoli culturali più vivaci del Rinascimento.

La sua fama, però, era legata soprattutto all'arte della scrittura. In un'epoca in cui la calligrafia rappresentava molto più di una semplice abilità tecnica, Palatino divenne un punto di riferimento assoluto. Le sue opere erano studiate, imitate e ammirate in tutta Europa. La sua maestria gli valse l'appellativo di "calligrafo dei calligrafi".

Nel 1540 pubblicò il celebre "Libro nuovo d'imparare a scrivere tutte sorte lettere antiche et moderne di tutte nationi, con nuove regole, misure et essempi", stampato da Cartolari, considerato ancora oggi uno dei più importanti trattati calligrafici del Rinascimento. Non era un semplice manuale, ma una vera esplorazione dell'universo della scrittura. Nelle sue pagine comparivano alfabeti provenienti da diverse tradizioni (latino, greco, ebraico, longobardo, caldaico, arabo, indiano, saraceno, etc.), esempi di caratteri eleganti, sistemi cifrati utilizzati nelle cancellerie oppure nei mercati (milanese, romano, veneziano, genovese) e perfino curiosità grafiche che mostravano la straordinaria creatività dell'autore come la lettera mancina da leggersi allo specchio e quella "trattizzata", oppure le 4 tavole di sonetti figurati che formano dei rebus.

Per Palatino la scrittura era molto più di una tecnica: ogni tratto doveva essere armonioso, proporzionato e capace di trasmettere bellezza. Studiò con attenzione ogni elemento che compone una lettera (aste, archi, anelli, bracci, occhielli, code) trasformando l'arte calligrafica in un'espressione estetica e spirituale, perfettamente in sintonia con l'ideale rinascimentale di equilibrio e perfezione.

Le sue opere suscitarono l'ammirazione del celebre tipografo francese Claude Garamond e, secoli dopo, Stanley Morison, creatore del Times New Roman, lo indicò come il massimo interprete della "cancelleresca", l'elegante scrittura corsiva adottata dalla Cancelleria pontificia e destinata a influenzare profondamente l'arte calligrafica europea.

Il suo talento fu tale che gli venne affidata anche la realizzazione dell'iscrizione monumentale della Porta del Popolo a Roma, uno degli ingressi più celebri della città eterna.

Ma la storia di Giovanni Battista Palatino non si conclude nel Cinquecento. A distanza di quasi quattro secoli, il grande designer tedesco Hermann Zapf si ispirò alle sue opere per creare il carattere tipografico Palatino, destinato a diventare uno dei font più diffusi al mondo. Con l'avvento dell'informatica e della videoscrittura, quel nome è entrato nei computer di milioni di persone attraverso il Palatino Linotype.

In altre parole, ogni volta che qualcuno utilizza quel carattere sul proprio schermo, porta inconsapevolmente con sé un frammento dell'eredità culturale lasciata da un uomo nato in Calabria oltre cinquecento anni fa.

La vicenda di Palatino invita anche a una riflessione più ampia. La storia della Calabria è ricca di studiosi, artisti, filosofi, scienziati e innovatori che hanno dato contributi fondamentali alla cultura europea, ma che spesso restano confinati nelle pagine degli specialisti. Recuperarne la memoria significa riscoprire una parte importante della nostra identità e comprendere che il patrimonio più prezioso della nostra terra non è fatto soltanto di paesaggi e monumenti, ma anche delle donne e degli uomini che, con il loro ingegno, hanno lasciato un segno nel mondo.

Tra questi, Giovanni Battista Palatino occupa certamente un posto speciale: il calabrese che trasformò la scrittura in arte e il cui nome continua ancora oggi a comparire sugli schermi di tutto il pianeta.

Alfonso Morelli team Mistery Hunters

MISTERY HUNTERS AL CINEMA: “DISCLOSURE DAY” DI STEVEN SPIELBERG, COSA CI ASPETTA IN FUTURO?Abbiamo appena visto Disclosu...
11/06/2026

MISTERY HUNTERS AL CINEMA: “DISCLOSURE DAY” DI STEVEN SPIELBERG, COSA CI ASPETTA IN FUTURO?

Abbiamo appena visto Disclosure Day, il nuovo attesissimo film di Steven Spielberg, un'opera che affronta uno dei misteri più affascinanti e controversi del nostro tempo: l'eventuale esistenza di civiltà extraterrestri e il loro possibile rapporto con l'umanità.

Il film intreccia alcuni dei temi più discussi dagli appassionati del fenomeno UFO: presunti programmi segreti governativi, misteriosi avvistamenti, rivelazioni custodite nell'ombra e il possibile impatto che una conferma ufficiale della presenza extraterrestre avrebbe sulla società mondiale.

Tra gli argomenti evocati dalla pellicola emergono questioni che da decenni alimentano dibattiti e ricerche: i racconti di presunti rapimenti alieni, le implicazioni che il contatto con una civiltà proveniente da un altro mondo potrebbe avere sulle religioni e sulle credenze dell'umanità, le teorie sulla retroingegneria derivata da presunti UFO precipitati e le ipotesi riguardanti rapporti segreti tra uomini di potere, compresi alcuni presidenti degli Stati Uniti, e visitatori non terrestri.

Si tratta di temi che dividono l'opinione pubblica tra scetticismo e curiosità, ma che continuano ad affascinare milioni di persone in tutto il mondo.

Da sempre il cinema di fantascienza anticipa paure, speranze e trasformazioni della società. Alcuni sostengono che i film abbiano persino la capacità di preparare il pubblico a scenari futuri, introducendo gradualmente temi che, se presentati improvvisamente nella realtà, potrebbero risultare psicologicamente sconvolgenti per le masse.

Attraverso il linguaggio dell'intrattenimento, concetti complessi e persino inquietanti diventano più familiari, aprendo la strada ad analisi che vanno ben oltre lo schermo.

Tra questi anche le riflessioni che accompagnano da decenni il dibattito sugli UFO e sulla cosiddetta "disclosure", la possibile rivelazione pubblica di informazioni tenute segrete. Non a caso, attorno a Disclosure Day si sono sviluppate numerose teorie e discussioni tra appassionati e ricercatori del fenomeno.

Che si tratti di semplice fantasia, di speculazione o di intuizioni sul futuro, Spielberg riesce nell'intento di far porre una domanda agli spettatori destinata a far discutere ancora a lungo:

Siamo davvero soli nell'universo?

Forse la risposta è più vicina di quanto immaginiamo. Per scoprirlo non resta che continuare a osservare, approfondire e, soprattutto, "rimanere in ascolto".

E a proposito di rivelazioni...

Presto vi sveleremo una sorpresa che molti aspettavano da tempo e che sarà strettamente collegata ai temi affrontati in questo film.

Stay tuned. 👽✨

IL PONTE DEL MISTERO DA DOVE I CANI SI LANCIANO NEL VUOTOOggi vogliamo raccontarvi una delle storie contemporanee più af...
10/06/2026

IL PONTE DEL MISTERO DA DOVE I CANI SI LANCIANO NEL VUOTO

Oggi vogliamo raccontarvi una delle storie contemporanee più affascinanti d’Europa.

Nella nebbiosa Scozia occidentale esiste un luogo dove il confine tra scienza e leggenda sembra assottigliarsi: il Ponte di Overtoun.

Decine di cani, sempre dallo stesso punto della struttura, da oltre 70 anni, si lanciano nel vuoto senza alcun apparente motivo. Un suicidio animale? Un richiamo invisibile? Una presenza che abita quelle antiche pietre?

La scienza propone una spiegazione sorprendente: il potentissimo olfatto dei cani, attratto dall’odore di visoni e altri piccoli mammiferi nascosti nella gola sottostante, unito alla particolare conformazione del ponte che nasconde la profondità del precipizio.

Eppure le storie non si sono mai fermate. C’è chi parla di energie del luogo, di spiriti legati alla vicina Overtoun House, di varchi tra mondi.

Scienza o soprannaturale? Il Ponte di Overtoun ci ricorda che ogni mistero è una porta aperta sulla conoscenza.

Leggi l'articolo completo qui 👇🏻
https://misteryhunters.it/scienze-umanistiche/folklore/il-ponte-di-overtoun-il-salto-nel-vuoto/

PER LA RUBRICA “CACCIATORI DI STORIE”IL LIBRO “COSENZA. MEDIOEVO E RINASCIMENTO”Ogni territorio custodisce storie che at...
09/06/2026

PER LA RUBRICA “CACCIATORI DI STORIE”
IL LIBRO “COSENZA. MEDIOEVO E RINASCIMENTO”

Ogni territorio custodisce storie che attendono di essere ascoltate. Alcune vivono nei paesaggi, tra pietre consumate dal tempo e silenzi antichi. Altre attraversano la memoria, trasformandosi in visione, identità e appartenenza.

Noi di Mistery Hunters continuiamo a cercarle.

“Cacciatori di Storie” non è una semplice presentazione di libri. È un attraversamento narrativo fatto di dialogo, riflessione e scoperta, dove ogni autore apre una soglia e ogni pagina può diventare una mappa.

Al centro del prossimo incontro ci sarà il libro “Cosenza. Medioevo e Rinascimento” di Fulvio Terzi, studioso appassionato della storia, dell'arte e delle bellezze del nostro territorio, da anni impegnato nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio culturale calabrese.

Attraverso le pagine di quest'opera andremo alla scoperta della Cosenza medievale e rinascimentale, ma anche dei suoi aspetti meno conosciuti, delle curiosità e dei misteri più nascosti che ancora oggi si celano tra vicoli, monumenti e antiche testimonianze del centro storico.

Un viaggio tra storia, memoria e identità che permetterà di guardare la città con occhi diversi, riscoprendone il fascino che il tempo ha custodito.

Durante la serata non ci limiteremo a presentare il volume. Intervisteremo l'autore ripercorrendo il suo percorso umano e culturale, approfondendo il lavoro di ricerca che lo ha portato a raccontare la città di Cosenza attraverso una delle sue epoche più affascinanti. Sarà anche l'occasione per conoscere più da vicino una persona che è stata sin dall'inizio molto vicino ai Mistery Hunters, tanto da meritare la tessera n. 100 della nostra associazione culturale.

A documentare la serata ci saranno anche LameziaTerme.it e Liberi.tv, che stanno seguendo da vicino il nostro viaggio.

Cacciatori di Storie è un incontro raccolto, autentico e condiviso. Per questo gli appuntamenti si svolgono gratuitamente nella nostra sede, a numero limitato, in uno spazio dove il dialogo resta diretto e ogni presenza conta davvero.

Chi entra non è spettatore.
È parte della spedizione.

📅 15 giugno 2026
🕖 Ore 19:00
📍 Sede Mistery Hunters
Cosenza – Via delle Medaglie d’Oro, 60
📖 Libro: Cosenza. Medioevo e Rinascimento
⭐ Ospite: Fulvio Terzi
⚠️ Posti limitati – prenotazione obbligatoria
📞 Prenotazioni: 335 6720794

La caccia continua.
Ti aspettiamo tra i Cacciatori di Storie.

L'ANELLO CALABRESE DEL GETTY MUSEUMTra le meraviglie custodite al Getty Museum di Los Angeles spicca un eccezionale anel...
07/06/2026

L'ANELLO CALABRESE DEL GETTY MUSEUM

Tra le meraviglie custodite al Getty Museum di Los Angeles spicca un eccezionale anello magno greco in oro, attribuito al maestro di Sant'Eufemia, risalente al 340-320 a.C. Questo raffinato manufatto non è solo un capolavoro dell'arte orafa dell'Italia meridionale, ma rappresenta anche un simbolo delle complesse questioni legate al traffico illecito di beni culturali, che ha segnato la storia archeologica della Calabria e del Mediterraneo.

L'anello raffigura una delle scene mitologiche più affascinanti dell'antichità: l'eroe greco Bellerofonte nell'atto di uccidere la Chimera, cavalcando il suo leggendario cavallo alato Pegaso. Questa scena, ricorrente nei vasi magnogreci del IV secolo a.C., è qui resa in modo unico. L'orafo creò un'elaborata lunetta a scatola in oro laminato, decorata su tutti i lati con filigrana floreale. La rappresentazione di Bellerofonte e della Chimera fu realizzata separatamente tramite la tecnica dello sbalzo e poi applicata alla lunetta. A completare l'opera, un anello di una catena d'oro utilizzato per indossarlo al dito e mascherato alla giunzione con eleganti palmette. Gli anelli a castone con scene mitologiche complesse come questa sono estremamente rari.

Questo esemplare si distingue per l'eccezionale maestria tecnica e per l'adattamento di un tema popolare tra i pittori di vasi dell'Italia meridionale, dimostrando così il profondo legame culturale tra diverse forme artistiche dell'epoca.

Bellerofonte è uno degli eroi più affascinanti della mitologia greca. Figlio di Poseidone e di Eurimede, sposò Filonoe e fu padre di Laodamia (madre di Sarpedonte), Ippoloco e Isandro. Secondo l'Iliade invece è nipote di Sisifo, figlio di Glauco. La versione più diffusa dice che il suo nome originario era Ippònoo o Leofonte e che proveniva dalla casa reale di Corinto. Uccise accidentalmente suo fratello, Bellero, e prese così il nome di Bellerofonte, che significa “l’assassino di Bellero”. Sopraffatto dal senso di colpa, lasciò Corinto e iniziò a vagare come supplicante.

Bellerofonte è noto per le sue imprese eroiche e per la sua tragica fine. L'impresa più celebre di Bellerofonte è la sconfitta della Chimera, una creatura mostruosa con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente, che sputava fuoco. Questa creatura terrorizzava la Licia e nessuno sembrava in grado di fermarla. Gli antichi narravano che fosse nata da Tifone ed Echidna, in un'età antichissima, quando le forze del male erano in grado di generare ogni sorta di esseri mostruosi. Nel linguaggio comune il termine 'chimera' ha assunto il significato di 'sogno irrealizzabile' perdendo ogni carattere negativo.

Secondo la leggenda, Bellerofonte, dopo aver domato Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue della Gorgone Medusa (icona di libertà, ispirazione e forza), con una briglia d'oro (simbolo della connessione tra l’umano e il divino) donata da Atena, riuscì a sconfiggere la Chimera attaccandola dall'alto e colpendola con una lancia di piombo che, sciogliendosi nel fuoco del respiro della creatura, la soffoca e la uccide. La vittoria di Bellerofonte simboleggia la realizzazione del potenziale umano quando si unisce coraggio, intelligenza e l’assistenza divina.

Tuttavia, la storia di Bellerofonte non si concluse con la gloria. Accecato dall'arroganza, tentò di raggiungere l'Olimpo in groppa a Pegaso per diventare immortale. Zeus, irritato dalla presunzione dell'eroe, mandò un tafano per far imbizzarrire Pegaso, che disarcionò Bellerofonte facendolo precipitare sulla terra. L'eroe visse il resto della sua vita vagando da solo, cieco e storpio, rappresentando la punizione divina per l'hybris umana, ovvero la presunzione che può portare alla rovina. La saggezza antica avverte che l’eccesso di orgoglio è pericoloso anche per gli uomini più valorosi e conduce sempre alla caduta.

Nonostante la sua innegabile bellezza, la storia di questo anello è avvolta da un'ombra. Acquistato dal Getty Museum nel 1988 dagli svizzeri Fritz Bürki & Son, l'anello è stato collegato a un gruppo di manufatti noti come il "Tesoro Di Sant’Eufemia" custodito al British Museum di Londra (ne abbiamo parlato qui con nostre foto esclusive https://www.facebook.com/share/p/1BhZUkxRNf/ ). Alcuni studiosi ipotizzano che possa essere uno dei pezzi mancanti di quel tesoro, proveniente dalla colonia magnogreca Terina dove era presente una bottega orafa di grande prestigio con a capo un “maestro-artigiano”, chiamato ormai nei cataloghi internazionali “Maestro di Sant’Eufemia". Le opere a “lui” attribuite si distinguono per l'uso magistrale della filigrana floreale, della granulazione e della tecnica dello sbalzo, tutte evidenti nell'anello custodito al Getty Museum.

La Calabria, culla di numerose colonie della Magna Grecia, ha subito per decenni scavi clandestini che hanno privato il territorio di preziosi frammenti della propria storia. Molti reperti, sottratti illegalmente, hanno poi trovato spazio in collezioni private e musei internazionali. Questi oggetti, separati dal loro contesto archeologico originario, perdono parte del loro valore storico e culturale, rendendo difficile la ricostruzione del passato e delle connessioni culturali.

La presenza di questo anello al Getty Museum solleva interrogativi sulle responsabilità dei musei occidentali nell'acquisizione di opere d'arte. L'acquisto di reperti da mercanti privi di documentazione chiara e trasparente alimenta il mercato nero dei beni culturali e contribuisce alla distruzione del patrimonio mondiale. Anche se il Getty Museum ha adottato negli anni politiche più rigorose per evitare simili situazioni, i casi controversi del passato restano una ferita aperta.

È fondamentale che i musei non solo espongano opere straordinarie, ma si facciano promotori di pratiche etiche, collaborando con i paesi d'origine dei beni trafugati o creando percorsi di valorizzazione condivisa. In questo modo, l'arte e la storia possono tornare a raccontare storie autentiche nei luoghi in cui sono nate.

La Calabria, con il suo immenso patrimonio, merita di vedere restituiti i propri tesori o, quanto meno, di partecipare al loro racconto. È solo attraverso pratiche museali trasparenti e responsabili che si potrà realmente onorare e preservare l'eredità culturale dell'umanità.

Alfonso Morelli team Mistery Hunters

Foto: Getty Museum

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