05/10/2026
Si è svolta domenica 4 ottobre 2026 alle ore 11.15 al Cimitero del quartiere di Rebbio (Como) in via Ennodio, la commemorazione del compagno partigiano Alfonso Lissi, caduto durante lo scontro a fuoco contro i militi fascisti nella cosiddetta “battaglia di Lenno” il 3 ottobre 1944 e del partigiano combattente Erminio Lissi.
Ringraziamo tutti i presenti, in particolare i famigliari e Don Giusto Della Valle che è intervenuto alla breve cerimonia.
Di seguito pubblichiamo l’intervento tenuto da Renato Tettamanti in rappresentanza dell’ANPI:
A nome della sezione ANPI di Como ringrazio tutti i presenti alla commemorazione dei Partigiani Alfonso e Erminio Lissi oltre che di Wanda Auguadro moglie di Erminio mancata un mese fa.
Il mio compito è quello di ricordare la figura di Alfonso Lissi mentre Erminio e Wanda saranno ricordati dal loro figlio Giulio, a seguire ci sarà anche l’intervento di Don Giusto.
Li ricordiamo oggi come tutti gli anni in concomitanza con l’82° anniversario della
cosiddetta battaglia della Tremezzina (o di Lenno) del 3 ottobre 1944 in cui cadde
colpito a morte Alfonso Lissi, commissario politico del distaccamento Sozzi della 52°
Brigata Garibaldi.
I fatti sono noti, anche se sulla dinamica permangono dettagli e zone d’ombra che non
è il caso di riprendere in questa sede. Dopo la costituzione della RSI, le sponde occidentali del lago, la Tremezzina, Menaggio, Bellagio, erano diventati luoghi dove risiedevano, in ville e alberghi, parecchie personalità del mondo politico, militare ed economico fascista. Tra gli altri Guido Bufalini Guidi ministro dell’interno, Vittorio Mussolini fratello di Benito, Ermanno Amicucci direttore del Corriere della Sera durante la RSI e tra i firmatari del Manifesto della Razza.
Parallelamente si andavano costituendo i primi distaccamenti della 52° BrigataGaribaldi, sia in centro lago e valle d’Intelvi che in Alto Lago. In questi distaccamenticonfluivano militanti politici in specie del Partito comunista, ex militari e giovani renitenti alla leva. Diverse furono le azioni compiute dai partigiani tra la primavera e
l’estate del 44: in primis il recupero d’armi e di vettovagliamento, ma anche tessere
annonarie, macchine da scrivere ecc. Azioni che impensierirono le autorità fasciste e
che furono iniezioni di fiducia per i gruppi di resistenti.
In questo contesto venne decisa l’azione di Lenno: l’obbiettivo era il sequestro del ministro Guido Bufalini Guidi, che soggiornava presso l’Hotel SanGiorgio a Lenno, per scambiarlo con prigionieri e per allontanare dalla zona del lago i gerarchi che vi alloggiavano. Bufalini Guidi era l’uomo imposto dai tedeschi alla RSI, un personaggio squallido che si arricchiva anche personalmente con gli averi sottratti agli ebrei italiani dopo le leggi raziali.
Per questa azione vennero impegnati tutti i distaccamenti della 52°del Centro Lago e
della Valle D’Intelvi coadiuvati da distaccamenti dell’Alto Lago e dei Gap. Il comando dell’operazione fu affidato al distaccamento Sozzi, guidato dal capitano Ugo Ricci, un
ufficiale di carriera che non aveva aderito alla RSI e dal commissario politico Alfonso Lissi.
L’azione che puntava sulla sorpresa si tramutò in una tragedia. I militari di guardia all’hotel, forse a conoscenza di ciò che si stava preparando, aprirono il fuoco alla vista dei partigiani. Ugo Ricci e Alfonso Lissi vennero colpiti a morte prima che l’azione potesse iniziare. Ne nacque uno scontro a fuoco in cui vennero uccisi anche altri
partigiani, i cui nomi sono ricordati nella lapide posta di fronte all’Hotel SanGiorgio:
Guerino Morganti, Claudio Cavaliere, Silvio Bordoli.
Seguirono mesi di rastrellamenti e incursioni da parte dei fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana che portano a numerosi omicidi, arresti e scompiglio nelle bande partigiane nel duro inverno del ‘44, ma che non riuscirono a piegare la Resistenza, che di lì a pochi mesi preparò l’insurrezione del 25 aprile 1945.
Alfonso Lissi quando fu ucciso aveva 42 anni, i suoi compagni caduti a Lenno 31, 25,
23, 21 anni. Era il commissario politico: un compito gravoso a cui venivano chiamati i
militanti più preparati e di salda fede antifascista. Il suo compito consisteva nel fare
acquisire consapevolezza ai giovani partigiani del ruolo che si accingevano a compiere nella lotta di Liberazione. Formarli alle regole della lotta clandestina. Nessun doveva cedere, ad esempio, alla tentazione di razziare un capo di bestiame al pascolo per procurarsi cibo. Con i contadini, i paesani si dovevano stabilire rapporti di fiducia e
collaborazione, essenziali per la sopravvivenza delle formazioni partigiane.
Il Lissi a questo compito c’era arrivato con l’esperienza personale acquisita nella lotta
antifascista e nel lavoro in fabbrica già negli anni 30, quando con altri animava nei
quartieri di Camerlata e Rebbio le cellule clandestine comuniste. Il loro compito
consisteva principalmente nel favorire l’espatrio di antifascisti e di promozione della
stampa clandestina che arriva dall’estero attraverso la frontiera con la Svizzera.
Si riunivano nell’osterie tra Camerlata e Rebbio lungo la linea delle ferrovie Nord
Milano; forse la loro attività non era completamente consona ai criteri di vigilanza
antifascista, vennero infiltrati e traditi da spie dell’OVRA.
Con altri 11 compagni venne arrestato nell’aprile 1935 e condannato dal Tribunale
Speciale per la Difesa dello Stato a 8 anni di reclusione e a interdizione perpetua dai
pubblici uffici per appartenenza a organizzazione comunista e propaganda sovversiva.
Scontò la pena nel carcere di Fossano e fu poi scarcerato in seguito ad amnistia nel
marzo del 1938.
Il Lissi riprese la sua attività lavorativa senza abbandonare la lotta politica e sindacale.
Fu infatti tra gli organizzatori degli scioperi del 6 marzo 1944 alla Tintoria Comense e
alla Castagna come si legge nel rapporto del Questore di Como, Lorenzo Pozzoli, al
Tribunale Speciale: “uno degli organizzatori degli scioperi della nostra provincia è il
noto ricercato politico Alfonso Lissi, operaio comunista, segnalato più volte quale
agitatore comunista e feroce antifascista”.
Si diede alla clandestinità e sul monte Berlinghera, in alto lago (lo scorso anno come
ANPI abbiamo organizzato un percorso partigiano proprio sul Berlinghera) con altri
militanti antifascisti, tra cui Michele Moretti, si unì ad un gruppo di militari sbandati,
costituendo, una prima formazione partigiana, che diventerà il distaccamento
Puecher della 52°, che opererà e sopravviverà a 12 mesi di rastrellamenti, fino ad
essere protagonista nei giorni della Liberazione a Dongo.
Nel luglio del 44 il Lissi venne arrestato durante un rastrellamento dei tedeschi nella
zona di Gera Lario, riuscì a fuggire dal carcere di Monza e a ritornare nelle brigate
partigiane, fino al tragico epilogo della battaglia di Lenno.
Alfonso Lissi è stato insignito della medaglia di bronzo al valor militare e partigiano. A
lui come alle migliaia di uomini e donne che scelsero di partecipare in varie forme alla
lotta di Resistenza, a quanti scelsero di combattere per la libertà e la democrazia
esprimiamo la nostra viva e profonda gratitudine.
Dalla memoria attiva di quanti hanno pagato un contributo altissimo durante la
Resistenza, dal loro ricordo dobbiamo attingere la determinazione necessaria per
contrastare vecchi e nuovi fascismi, nonché per promuovere educazione e politiche
per la Pace oggi sempre più necessarie in un mondo attraversato da guerre senza fine.
È questo l’impegno dell’ANPI dal lontano giugno 1944 anno della sua fondazione. Con
la fiducia nella possibilità del cambiamento, attraverso l’unità e la partecipazione,
nello spirito della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Pace, uguaglianza,
giustizia sociale, libertà e partecipazione. Valori che non sono un’eredità da custodire
in modo passivo ma un impegno quotidiano da rinnovare di fronte alle sfide del
presente.